{"id":66254,"date":"2017-04-14T00:00:00","date_gmt":"2017-04-14T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/04\/14\/alitalia-il-nuovo-capitolo-di-unaggressione-al-lavoro\/"},"modified":"2017-04-14T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-14T00:00:00","slug":"alitalia-il-nuovo-capitolo-di-unaggressione-al-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/04\/14\/alitalia-il-nuovo-capitolo-di-unaggressione-al-lavoro\/","title":{"rendered":"Alitalia: il nuovo capitolo di un&#8217;aggressione al lavoro"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4004_Alitalia.2017.jpg\" alt=\"4004_Alitalia.2017.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Nuovo capitolo della vicenda Alitalia. Nuova operazione di ristrutturazione aziendale sulla pelle di chi lavora. Nuova regalia di soldi pubblici ai capitalisti.<\/p>\n<p>Nel 2008, a seguito di un durissimo scontro sindacale, governo Berlusconi e burocrazie sindacali imposero la privatizzazione della compagnia di bandiera. Una parte della societ&agrave; (la bad company) fu accollata coi suoi debiti alla gestione commissariale, cio&egrave; all&#8217;erario pubblico. L&#8217;altra parte, liberata da una grande massa di lavoratori e lavoratrici e dei loro diritti sindacali (e contrattuali), fu venduta a una cordata di banchieri e capitalisti tricolori, capitanata da Roberto Colaninno (la Cai). Questa soluzione fu presentata da governo e burocrazie confederali come premessa del futuro rilancio. Una parte del sindacalismo di base (SdL, futura USB), pur critica, rinunci&ograve; alla lotta. Solo la CUB, e al suo fianco il nostro partito, ingaggi&ograve; una opposizione reale all&#8217;accordo, attorno alla parola d&#8217;ordine della nazionalizzazione dell&#8217;azienda sotto il controllo dei lavoratori. Ma il boicottaggio degli altri sindacati (e l&#8217;indifferenza delle sinistre) chiuse ogni varco.<\/p>\n<p>I fatti hanno dimostrato che quel pesantissimo accordo antioperaio non solo comport&ograve; un drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di chi rimaneva, ma era del tutto incapace di &ldquo;rilanciare&rdquo; l&#8217;azienda. Tra il 2012 e il 2014 la crisi della cordata capitalistica italiana, nonostante il sostegno di enormi risorse pubbliche, precipit&ograve; ininterrottamente. La compagnia fu salvata dal capitale finanziario degli Emirati Arabi Uniti, attraverso l&#8217;ingresso della loro compagnia di bandiera (Etihad) col 49% delle azioni. Anche in questo caso nuove restrizioni e sacrifici per i lavoratori quale merce di scambio per l&#8217;ingresso del capitale arabo. Anche in questo caso mirabolanti annunci circa il salvataggio &ldquo;definitivo&rdquo; e il rilancio della compagnia. Il governo Letta e il PD furono i massimi alfieri dell&#8217;operazione di propaganda.<\/p>\n<p>Ma i fatti ancora una volta hanno dimostrato l&#8217;ipocrisia degli attori. La nuova gestione Montezemolo si rivel&ograve; fallimentare. L&#8217;obiettivo di tornare in utile nel 2017 si tradusse nel passaggio da 199 milioni di perdite annue a ben 400 milioni di perdite. Da qui il nuovo intervento del governo Renzi e poi di Gentiloni per l&#8217;ennesimo salvataggio della compagnia, sotto la dettatura di creditori ed azionisti. Le grandi banche italiane di sistema &#8211; Banca Intesa e Unicredit &#8211; hanno condizionato il proprio &#8220;soccorso&#8221; al varo dell&#8217;ennesimo piano di lacrime e sangue contro i lavoratori: un nuovo pesante abbattimento di posti di lavoro (tra esuberi e mancato rinnovo dei contratti a termine) in una azienda che dal 2004 ad oggi &egrave; gi&agrave; passata da 22.000 dipendenti a 13.000; un nuovo aumento dei carichi di lavoro per il personale navigante; una ulteriore riduzione degli stipendi, incluse le indennit&agrave; di missione; una riduzione delle ferie annuali; un salario dimezzato per i nuovi assunti. Il governo copre il tutto con una manciata di mini-ammortizzatori.<\/p>\n<p>Come ogni volta, tutti i protagonisti, vecchi e nuovi, annunciano la buona novella (pasquale) della resurrezione di Alitalia. Come ogni volta mentono. Non a caso la stessa stampa borghese parla gi&agrave; di una soluzione ponte di due anni in attesa di una possibile vendita della compagnia a Lufthansa. La quale, inutile dirlo, porr&agrave; a sua volta le proprie condizioni d&#8217;acquisto in fatto di tagli al lavoro e ai salari. Sino a quando? Da qui il nostro no all&#8217;accordo siglato, nelle assemblee e nel referendum annunciato. <\/p>\n<p>Ma la vicenda richiama considerazioni pi&ugrave; generali, che vanno alla radice del problema. In realt&agrave; le vecchie compagnie tradizionali di bandiera sono vittima in tutto il mondo della liberalizzazione del mercato della mobilit&agrave; aerea. La moltiplicazione delle compagnie low cost, che praticano tariffe stracciate anche grazie a privilegi fiscali e alla privazione dei diritti sindacali, ha trascinato una competizione selvaggia per l&#8217;abbattimento del costo del lavoro nelle compagnie aeree. Ci&ograve; che spesso si traduce (come nel sistema ferroviario) in riduzione di manutenzione e sicurezza anche per i viaggiatori. Ma l&#8217;aspetto meno noto &egrave; che questa libert&agrave; del mercato, celebrata come somma virt&ugrave; dalla cultura dominante, &egrave; foraggiata da risorse pubbliche infilate nel portafoglio di tutti gli azionisti privati. Cos&igrave;, se lo Stato italiano, secondo calcoli di Mediobanca, avrebbe pagato quasi otto miliardi i ripetuti salvataggi delle compagnie private Alitalia negli ultimi dieci anni, le compagnie low cost come Ryanair ricevono complessivamente centinaia di milioni di risorse pubbliche da parte di Regioni e Comuni, attraverso le quali possono concorrere con Alitalia e piegarla. &Egrave; il caso di dire che lo Stato borghese &egrave; davvero il rappresentante dell&#8217;interesse generale dei capitalisti, al di l&agrave; dei confini di bandiera e di compagnia, nella loro guerra di tutti contro tutti per la massimizzazione dei profitti. Una guerra scaricata in primo luogo sui lavoratori.<\/p>\n<p>Una volta di pi&ugrave; si conferma che la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori dell&#8217;azienda Alitalia e di tutto il trasporto aereo &egrave; l&#8217;unica via per salvare le condizioni dei lavoratori (e degli utenti) dagli effetti del mercato capitalistico, riorganizzando alla radice il trasporto aereo come trasporto pubblico al servizio esclusivo della collettivit&agrave;, secondo un piano razionale.<\/p>\n<p>Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici potr&agrave; realizzare questa misura di svolta.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuovo capitolo della vicenda Alitalia. Nuova operazione di ristrutturazione aziendale sulla pelle di chi lavora. Nuova regalia di soldi pubblici ai capitalisti. 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