{"id":66272,"date":"2017-04-26T00:00:00","date_gmt":"2017-04-26T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/04\/26\/alitalia-nazionalizzazione-unica-soluzione\/"},"modified":"2017-04-26T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-26T00:00:00","slug":"alitalia-nazionalizzazione-unica-soluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/04\/26\/alitalia-nazionalizzazione-unica-soluzione\/","title":{"rendered":"Alitalia: nazionalizzazione unica soluzione"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4026_referendumAlitalia.jpg\" alt=\"4026_referendumAlitalia.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Il voto dei lavoratori e delle lavoratrici Alitalia per il no all&#8217;accordo sindacale &egrave; un fatto politico di straordinaria rilevanza. Quasi il 70% di no ad un accordo che prevedeva tagli ai posti di lavoro per pi&ugrave; di 1.500 licenziamenti, ingenti tagli ai salari e incremento della cosiddetta produttivit&agrave; facendo ricadere su sempre meno dipendenti turni sempre pi&ugrave; massacranti.<br \/>\n<br \/>Questo nuovo capitolo della vicenda Alitalia la rilancia sullo scenario della lotta di classe, col portato combinato della nuova aggressione padronale e questa prima reazione straordinaria e significativa dei lavoratori e delle lavoratrici.<\/p>\n<p>2008-2017 IL SACCHEGGIO CAPITALISTA DI ALITALIA SULLA PELLE DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>Siamo gi&agrave; tornati nei giorni passati sulla vicenda Alitalia nel suo complesso degli ultimi anni (1) ma &egrave; utile ed opportuno disegnare un quadro d&#8217;insieme.<\/p>\n<p>Nel 2008 il governo Berlusconi impose la privatizzazione di Alitalia a seguito di un pesantissimo scontro sindacale. La cordata dei capitalisti italiani (la CAI) guidata da Colaninno, chiese ed ottenne da un lato la divisione della societ&agrave; attraverso l&#8217;operazione &ldquo;bad company&rdquo; in modo da scaricare sui contribuenti (ovvero in larga misura sulle tasche dei lavoratori) i debiti della compagnia, dall&#8217;altro la cancellazione con un colpo di spugna di 10.000 posti di lavoro. Un accordo che fece scuola, stabilendo il principio di derogabilit&agrave; dal contratto nazionale in caso di crisi aziendale; un vero e proprio sfondamento padronale agli albori della grande crisi capitalistica mondiale il cui solco informer&agrave; di s&eacute; negli anni successivi parte della dinamica sindacale e dei rapporti di forza tra le classi. Su quella sconfitta pesano le enormi responsabilit&agrave; delle burocrazie sindacali confederali, che si prestarono a vendere il fumo dell&#8217;accordo come la base imprescindibile per il rilancio aziendale, ma anche l&#8217;assenza della sinistra politica e la rinuncia alla lotta di una parte del sindacalismo di base (in particolare l&#8217;SdL mantenne un profilo esclusivamente &ldquo;critico&rdquo; senza dare indicazioni di lotta) a fronte di una mobilitazione dei lavoratori, che in mezzo ad una condizione oggettiva particolarmente sfavorevole riuscirono a mettere in piedi una lotta significativa, fatta di cortei interni all&#8217;aeroporto di Fiumicino, coinvolgimento dei lavoratori di altre compagnie e un grande impatto mediatico, che definivano le condizioni per un potenziale deflagrante della lotta.<\/p>\n<p>La CUB e il PCL furono i soli in quella lotta, sia sul versante sindacale a respingere interamente l&#8217;accordo aziendale, sia su quello politico a porre apertamente e pubblicamente la centralit&agrave; della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio come unica soluzione progressiva possibile alla crisi Alitalia.<br \/>\n<br \/>Sei anni dopo quella sconfitta, i fatti si incaricarono di dimostrare come quell&#8217;accordo antioperaio non fosse solamente un brutale colpo di accetta sui salari e i diritti dei lavoratori superstiti, ma come fosse anche completamente inefficace per il rilancio dell&#8217;azienda. Malgrado l&#8217;erogazione di enormi risorse pubbliche, l&#8217;azienda e la CAI proseguirono in un vortice di crisi senza fine e solo il cedimento del 49% delle azioni ad Etihad (compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti) la salv&ograve; dal fallimento. Salvataggio che si consum&ograve; ancora una volta con il sacrificio dei lavoratori, con le fanfare del governo Renzi e del PD ad annunciare la definitiva rinascita della compagnia.<br \/>\n<br \/>Ma l&#8217;enorme inserimento di risorse non &egrave; bastato a risollevare le sorti di Alitalia, stritolata dalla concorrenza fiorita con la liberalizzazione del mercato mondiale del trasporto aereo, liberalizzazione che ha portato in dote l&#8217;abbattimento dei diritti e dei salari dei lavoratori del settore. E cos&igrave; veniamo ad oggi, alla nuova crisi di Alitalia e al nuovo tentativo di scaricarla per l&#8217;ennesima volta sulle spalle dei lavoratori.<\/p>\n<p>IL SIGNIFICATO POLITICO DEL NO ALL&#8217;ACCORDO ALITALIA<\/p>\n<p>I lavoratori e le lavoratrici di Alitalia hanno respinto in massa l&#8217;accordo. &Egrave; stato un gesto d&#8217;orgoglio politico dai significati molteplici.<br \/>\n<br \/>In primo luogo ha respinto la pretesa di banche, azionisti ed Etihad di garantire i loro profitti continuando a spremere i lavoratori seguendo la consolidata prassi padronale di ridurre il numero dei lavoratori e di intensificare il loro sfruttamento. Il 70% di no ha respinto un pacchetto che comprendeva licenziamenti, intensificazioni di turni, tagli salariali per i lavoratori rimasti e anche per quelli di nuova assunzione (a salario ridotto) con il malcelato intento di sostituire un blocco consistente di lavoratori con una nuova mandata di sottopagati.<\/p>\n<p>In secondo luogo, ha respinto la logica e la politica a perdere con cui le burocrazie sindacali portano avanti le trattative in questa stagione. &Egrave; un segnale di vitalit&agrave; e di resistenza che si aggiunge agli importanti segnali che vengono da ampi settori di classe, dal 40% di no che il rinnovo del CCNL metalmeccanico ha ottenuto nelle grandi fabbriche alla vertenza Almaviva, dalla logistica agli scioperi in Fincantieri a Palermo.<br \/>\n<br \/>Segnali di resistenza che non possono essere lasciati soli ad affrontare lo scontro di classe.<\/p>\n<p>TRASFORMARE IL NO ALL&#8217;ACCORDO IN UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTA<\/p>\n<p>Ancora oggi come nel 2008 e nel 2014 ci opponiamo incondizionatamente alla svendita politica e sindacale del lavoro in Alitalia.<br \/>\n<br \/>Il no all&#8217;accordo deve essere il punto di atterraggio di una spirale distruttiva di lavoro e diritti che prosegue da nove anni. E dev&#8217;essere la spinta per il rilancio di una mobilitazione radicale e generalizzata, l&#8217;unica che pu&ograve; salvare la compagnia dallo smantellamento e dal fallimento.<br \/>\n<br \/>Ogni opzione padronale in questo senso si &egrave; rivelata per quello che era, un&#8217;illusione (di salvataggio) e una truffa (per i lavoratori, i loro salari e i loro diritti).<\/p>\n<p>&Egrave; solo estendendo questa mobilitazione e unificando le vertenze intorno ad una piattaforma generale che si possono aprire gli spiragli per una vittoria; quindi a partire da tutti i lavoratori e le lavoratrici Alitalia bisogna mettere in campo le necessarie e radicali forme di lotta di cui la classe operaia &egrave; capace: per questo &egrave; necessaria la convocazione di un&#8217;assemblea permanente di tutti i lavoratori e lavoratrici che possa chiamare ad uno sciopero ad oltranza sino al ritiro di ogni proposta di liquidazione e di svendita; che decida le occupazioni delle palazzine e strutture Alitalia; che chiami alla solidariet&agrave; attiva i lavoratori delle altre compagnie e degli altri settori dei trasporti a partire da quelli pubblici.<br \/>\n<br \/>Solo una mobilitazione generale di tutto il mondo del lavoro, basata sui suoi metodi di azione, sulla sua forza come classe pu&ograve; invertire la rotta e farla finita con i ricatti padronali che hanno prodotto in questi anni tutti i peggiori scempi e le peggiori sconfitte. <\/p>\n<p>Ma la necessaria mobilitazione di lotta immediata non &egrave; per&ograve; sufficiente. Perch&eacute; questa vertenza abbia la possibilit&agrave; di uno sbocco positivo, quello sbocco va indicato sotto forma di soluzione alternativa alla crisi permanente di Alitalia. Una soluzione che parta dalle ragioni dei lavoratori e del servizio pubblico, e in quanto tale contraria all&#8217;interesse e alla logica di profitto e sfruttamento degli azionisti Alitalia, nostrani e internazionali.<\/p>\n<p>NAZIONALIZZARE ALITALIA SENZA INDENNIZZO E SOTTO CONTROLLO DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>Ora che il ricatto dell&#8217;accordo &egrave; stato respinto dai lavoratori in maniera cosciente e determinata, &egrave; pi&ugrave; che mai necessario indicare una soluzione di fondo che possa incanalare quella coscienza e possa trasformarla in una forza uguale e contraria a quella che i capitalisti e i loro governi mettono in campo per imporre i loro ricatti. Alitalia deve essere nazionalizzata senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, all&#8217;interno di un quadro complessivo di pubblicizzazione dell&#8217;intero sistema dei trasporti. Solo questa soluzione pu&ograve; tutelare il lavoro e rilanciarlo, e pu&ograve; rispondere alla necessit&agrave; generale di un servizio di trasporto pubblico efficiente e sicuro. <\/p>\n<p>&#8216;Licenziare i licenziatori&#8217; deve diventare una parola d&#8217;ordine centrale. Ed &egrave; anche un elemento di razionalizzazione dell&#8217;esperienza recente: tutte le amministrazioni che si sono susseguite sino ad oggi in capo ad Alitalia non hanno fatto altro che farla sprofondare di pi&ugrave; nel baratro, scaricando tutte le conseguenze sui lavoratori. Se c&#8217;&egrave; una lezione che si pu&ograve; trarre da tutta questa vicenda &egrave; che dei padroni, degli azionisti, degli amministratori delegati e dei loro fiduciari si pu&ograve; e si deve fare a meno.<\/p>\n<p>Lottare per questa soluzione, per la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori di Alitalia e del trasporto in generale, significa opporsi frontalmente alla societ&agrave; capitalista e alle sue logiche di concorrenza e di mercato. Nessun governo borghese &egrave; in grado di fornire una soluzione nella crisi capitalista in corso che non sia quella di licenziare e tagliare diritti e salari. Nessun amministratore delegato superpagato &egrave; in grado di offrire ad Alitalia una soluzione che possa contemporaneamente tenerla a galla e conservare e rilanciare il lavoro, i salari e i diritti.  Proprio per questo, lottare per una soluzione alternativa significa porre la vertenza Alitalia all&#8217;interno di un pi&ugrave; ampio orizzonte che abbia il governo dei lavoratori e delle lavoratrici, come espressione del loro potere politico organizzato, il riferimento principale.<\/p>\n<p>Come Partito Comunista dei Lavoratori siamo a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Alitalia nella loro lotta e rivendichiamo la necessit&agrave; del pi&ugrave; ampio fronte di mobilitazione unitario e di massa del mondo del lavoro, che si stringa attorno a questa vertenza e che rilanci una mobilitazione generale della classe lavoratrice e degli sfruttati, strumento imprescindibile per invertire la rotta nella crisi senza fine del capitalismo.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>(1) si veda a proposito l&#8217;articolo: &#8220;Alitalia, il nuovo capitolo di un&#8217;aggressione al lavoro&#8221;, http:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=5458<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto dei lavoratori e delle lavoratrici Alitalia per il no all&#8217;accordo sindacale &egrave; un fatto politico di straordinaria rilevanza. 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