{"id":66460,"date":"2017-10-11T00:00:00","date_gmt":"2017-10-11T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/10\/11\/sul-referendum-per-lautonomia-della-provincia-di-belluno\/"},"modified":"2017-10-11T00:00:00","modified_gmt":"2017-10-11T00:00:00","slug":"sul-referendum-per-lautonomia-della-provincia-di-belluno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/10\/11\/sul-referendum-per-lautonomia-della-provincia-di-belluno\/","title":{"rendered":"Sul referendum per l&#8217;autonomia della Provincia di Belluno"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4264_image1.jpeg\" alt=\"4264_image1.jpeg\" \/><br \/>\n<br \/>&Egrave; difficile negarlo, vivere nel bellunese, ma pi&ugrave; che altro in alcune sue valli, comporta non pochi disagi. Non sono lacrime di coccodrillo di chi, ben agiato, vuole ancor pi&ugrave; la pancia piena (questi certo ci sono!), ma &egrave; una problematicit&agrave; che riguarda anche la classe lavoratrice e gli strati popolari bellunesi, riguarda le loro condizioni di vita, per ragioni elementari: la posizione e la conformazione geografica, inseriti nel dualismo centro-periferia sviluppato da secoli dal sistema economico di produzione capitalistico. Esiste quindi una specificit&agrave; del territorio bellunese, come per gli altri territori montani e periferici. Problematicit&agrave; che riguardano il lavoro, lo spopolamento, i servizi (sanit&agrave;, istruzione, sociale&#8230;), il trasporto, l&#8217;ambiente (schiavizzato al turismo predatore di massa), la rappresentativit&agrave;, spese maggiori su diversi fronti (riscaldamento prima di tutto). L&#8217;attacco del governo del PD, in questi ultimi anni, ha poi approfondito l&#8217;ingiustizia: eliminazione delle province, accorpamento dei comuni, taglio dei servizi essenziali (gi&agrave; scheletrici). La presenza ai confini di regioni e provincie autonome a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige) innalza il malcontento sociale. <\/p>\n<p>Da tempo la politica bellunese &egrave; sollecitata da queste problematicit&agrave;. Ad ogni ciclo sorgono movimenti che si fanno baluardo degli interessi di tutti i bellunesi. In realt&agrave; proprio tutti questi movimenti, o cadono nell&#8217;impostazione politica di fondo (sostenendo l&#8217;apparato politico generale dominante) o si caratterizzano come movimenti che difendono essenzialmente gli interessi di una determinata parte della popolazione (piccoli e medi imprenditori), ma che non hanno nulla a che fare con gli interessi della classe lavoratrice, cio&egrave; con la maggioranza dei bellunesi. Anche la stessa sinistra tradizionale &egrave; finita per andare alla ruota di quest&#8217;ultimi movimenti, incapace di dare una risposta autonoma. Ora con il referendum consultivo del 22 ottobre proposto dalla stessa Provincia di Belluno (e sostenuto dalla totalit&agrave; delle forze politiche presenti), la questione dell&#8217;autonomia del bellunese entra in una fase topica. Si chiedono &ldquo;maggiori forme di autonomia&rdquo;, oltre all&#8217;attuazione delle norme che prevedono il trasferimento a Belluno di rilevanti competenze (dal turismo all&rsquo;agricoltura, dall&rsquo;energia ai rapporti transfrontalieri). Ma l&#8217;attuale sentimento autonomista proviene dagli interessi della piccola e media borghesia bellunese che, egemonizzando la politica bellunese, pompa su questa richiesta. Le ultime dichiarazioni del BARD (il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti) lo riconfermano: l&#8217;autonomia &egrave; vista come un mezzo per accaparrarsi una buona fetta degli attuali residui fiscali sottraendoli alle regioni pi&ugrave; povere, per difendere gli interessi dei poteri forti del territorio, per ridurre ulteriormente le tasse al proprio padronato. Certo alcuni arrivano a costruirci poi, attorno a questo sentimento autonomista, una inesistente identit&agrave; bellunese.<\/p>\n<p>La classe lavoratrice non ha nulla da guadagnare seguendo percorsi battuti dalle proprie classi dirigenti locali, isolandosi alla ricerca di privilegi che non arriveranno. I lavoratori e le masse popolari hanno anzi l&#8217;interesse ad esser il pi&ugrave; unite possibile, su scala nazionale ed internazionale, dati gli interessi comuni, e lottare assieme contro le problematicit&agrave;, indotte dal sistema, delle zone periferiche e montane. Ancora il punto non &egrave; se comanda Roma, Venezia, o Belluno. Bens&igrave; chi comanda in questi centri di potere: se il capitale o il lavoro, se il padronato o i lavoratori. Per tutto questo boicotteremo il referendum bellunese con l&#8217;astensione. Ma, come detto, una problematicit&agrave; specifica del bellunese c&#8217;&egrave;, ed occorre lottare per risolverla. Prima di tutto non lasciando libero il campo al BARD o alla Lega Nord, forze populiste e reazionarie al servizio del capitale. Occorre organizzarsi in una battaglia contro le politiche antidemocratiche e di massacro sociale del governo nazionale, che coinvolga la classe lavoratrice e le masse popolari di tutti i territori periferici e montani. Per rivendicare innanzitutto la reintroduzione delle province elettive, maggiori risorse e migliori condizioni di vita, partendo da lavoro, servizi, sanit&agrave;, istruzione, settore sociale, trasporti, salvaguardia ambientale. Tutti elementi da porre sotto un controllo ed una gestione dei lavoratori. <\/p>\n<p>Rivendichiamo poi l&#8217;unit&agrave; di lotta e di intenti con i lavoratori e le masse popolari di tutta Italia, nativi o immigrati, per una gestione pubblica ed equa dell&#8217;intero territorio, fuori da ogni localismo.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; sezione di Belluno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; difficile negarlo, vivere nel bellunese, ma pi&ugrave; che altro in alcune sue valli, comporta non pochi disagi. 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