{"id":66583,"date":"2018-02-16T00:00:00","date_gmt":"2018-02-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/02\/16\/leni-nella-polveriera-del-medio-oriente\/"},"modified":"2018-02-16T00:00:00","modified_gmt":"2018-02-16T00:00:00","slug":"leni-nella-polveriera-del-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/02\/16\/leni-nella-polveriera-del-medio-oriente\/","title":{"rendered":"L&#8217;ENI nella polveriera del Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>Le mire espansionistiche e imperialistiche di Israele in Siria e contro il Libano vengono sempre pi&ugrave; a galla. La corsa alle materie prime e agli approvvigionamenti sviluppa nuovi fronti di guerra commerciale sul Bacino del Levante.<br \/>\n<br \/>L&#8217;ENI, nella competizione con la francese Total, si infila in contenziosi storici che coinvolgono le mire imperialistiche e di potenza di Israele e Turchia, trascinando con s&eacute; il governo italiano in primis e mettendo l&#8217;uno contro l&#8217;altro i governi locali, aumentando tensioni che possono aprire nuovi scontri militari<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4428_sAIPEM-eLI.jpg\" alt=\"4428_sAIPEM-eLI.jpg\" \/><br \/>\n<br \/><strong>Nel sud-ovest siriano proseguono le mire espansionistiche di Israele ai danni di Siria e Libano<\/strong><\/p>\n<p>Nella polveriera siriana, con l&#8217;ISIS in piena ritirata, tornano a galla le conflittualit&agrave; aperte e la lotta per la spartizione delle macerie dell&#8217;ex protettorato francese: la Turchia di Erdogan in aperta aggressione ai curdi della coalizione delle Forze Democratiche Siriane, Israele alla ricerca dello scontro con Hezbollah, il Libano e alla ricerca di territori in Siria oltre le alture del Golan, l&#8217;Iran in supporto all&#8217;esercito libanese in cambio di maggior agibilit&agrave; militare e politica per Hezbollah, etc.<br \/>\n<br \/>In questa baraonda infernale, uno dei fronti in maggior subbuglio &egrave; proprio quello che vede Israele in aperta proiezione espansionistica dopo aver macchinato nell&#8217;ombra o, meglio, nel silenzio.<\/p>\n<p>Il crollo del regime di Assad e la sua lotta per la sopravvivenza, che con l&#8217;arrivo in scena della Russia e dell&#8217;Iran ha drasticamente cambiato direzione impedendone la disfatta, ha sempre fatto molto gola al suo primo avversario regionale, Israele.<br \/>\n<br \/>Non per nulla quest&#8217;ultimo mantiene l&#8217;occupazione delle Alture del Golan fin dal 1967 e dalla Guerra dei sei giorni, una zona militarmente e commercialmente strategica in quell&#8217;intricato gioco di confini nel deserto. Quelle alture sono sempre state ragione di conflittualit&agrave; tra la Siria, che ne rivendica la sovranit&agrave;, il Libano, in supporto all&#8217;alleato siriano e poco propenso ad accettare di vedere le truppe israeliane a ridosso dei propri confini su postazioni vantaggiose, e l&#8217;usurpatore governo Israeliano.<\/p>\n<p>Proprio qui si sono giocati, negli ultimi anni, i tiri al bersaglio dell&#8217;aviazione israeliana contro l&#8217;esercito libanese e le milizie di Hezbollah in supporto alle milizie islamiste ribelli legate ad al-Nusra nelle regioni a sud-ovest della Siria &ndash; Dar&#8217;a, Sweida e Quneitra &ndash; per garantirsi una zona cuscinetto in cui non possano accedere n&eacute; il governo siriano n&eacute; quello libanese n&eacute; soprattutto i miliziani sciiti e i servizi iraniani.<br \/>\n<br \/>Proprio in quelle zone a fine gennaio Israele ha avviato la costruzione di porzioni di muro e barriere fortificate, riproducendo lo stesso copione avviato in Cisgiordania, per annettere di fatto territori contesi e innalzare il livello di conflittualit&agrave; e provocazione verso Libano e Siria. In questo caso si tratta della demarcazione ulteriore e del tentativo di forzare la linea che va dal Mediterraneo al monte Jabal Sheikh, facendo cos&igrave; spirare venti di guerra sempre pi&ugrave; forti.<\/p>\n<p><strong>Il gas e i nuovi equilibri del mare: dall&#8217;Egitto alla Turchia nuove corse all&#8217;oro blu<\/strong><\/p>\n<p>A tutto questo infatti si aggiunge la partita energetica che, invece, si gioca tutta nel Mediterraneo.<br \/>\n<br \/>Qui tutto risale alla scoperta lungo le coste egiziane di un enorme giacimento di gas da parte della compagnia dell&#8217;imperialismo italiano ENI, nel settembre del 2015, entro il cosiddetto Bacino del Levante, che si estende dall&#8217;Egitto, appunto, coinvolgendo le acque territoriali di Israele, Libano, Cipro e Siria.<\/p>\n<p>Dal 2009 in poi la gara all&#8217;apertura di nuovi blocchi di estrazione vede il continuo schianto delle aspirazioni israeliane di svolgere un ruolo dominante nella definizione di prezzi e accordi commerciali attraverso i propri giacimenti Leviatano, Tamar e Dalit.<br \/>\n<br \/>Con il giacimento egiziano, il governo della valle del Nilo si &egrave; assicurato la fornitura di 5,5 miliardi di barili di gas, con circa 64 accordi per circa 270 pozzi di gas e petrolio con svariate compagnie petrolifere nazionali ed estere, per un totale di 14,3 miliardi di dollari. L&#8217;Egitto si &egrave; reso autonomo e, anzi, minaccia le aspirazioni egemoniche israeliane sul versante dell&#8217;approvvigionamento energetico.<br \/>\n<br \/>Israele &egrave; cos&igrave; costretto alla ricerca di nuovi acquirenti, nonostante le proteste delle opposizioni interne per la scelta di fornire una posizione monopolistica alla compagnia statunitense Noble Energy.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, per&ograve;, si apre una nuova linea di scontro, e di nuovo finiscono nelle mire espansionistiche e imperialistiche israeliane il territorio e i mari di riferimento del Libano.<br \/>\n<br \/>Qui, di nuovo, gli squali Netanyahu e Lieberman si scagliano contro il Paese dei cedri, avviando un contenzioso territoriale rispetto alla sovranit&agrave; su un ricco e pregiato giacimento, che coinvolge una fascia di mare di circa 860 km quadrati che scorre lungo il bordo di ben tre blocchi del Bacino del Levante.<br \/>\n<br \/>Il Libano, infatti, con un coro unitario che coinvolge il capo di Stato Aoun, il premier Hariri e il movimento sciita Hezbollah in sostegno a questa operazione, ha assegnato i lavori di esplorazione del blocco 4 e del blocco 9 ad una compagnia estera composta per il 40% da ENI (Italia), il 40% da Total (Francia) e al 20% da Novatek (Russia).<br \/>\n<br \/>In risposta, i due squali israeliani hanno denunciato l&#8217;atto come una provocazione, sono arrivati a minacciare operazioni militari e addirittura lasciato intendere la possibilit&agrave; di un&#8217;invasione via mare rispetto alla quale invitano a non contrapporre la popolazione: &laquo;Non consentiremo scene come nel 2006, quando abbiamo visto i cittadini di Beirut sulla spiaggia mentre gli israeliani a Tel Aviv si trovavano nei rifugi&raquo;. In poche parole: se noi vi invadiamo, la popolazione non pu&ograve; reagire, altrimenti ne pagherebbe le conseguenze e i responsabili sarebbero solo ed esclusivamente Iran, Hezbollah e il governo libanese.<\/p>\n<p>&Egrave; in questo quadro che si pu&ograve; leggere una generale escalation del coinvolgimento aperto di Israele nel conflitto siriano, che per cercare pi&ugrave; spazio e peso nelle trattative tra i big e per lanciare avvertimenti ai protetti dell&#8217;Iran ha intensificato i propri raid negli ultimi giorni contro il governo di Assad, spingendosi fino a bombardare i dintorni di Damasco; operazione che ha portato all&#8217;abbattimento di un caccia israeliano dai sistemi contraerei siriani.<br \/>\n<br \/>La conclusione di questo accordo ha sicuramente spiazzato il governo italiano, che avrebbe voluto occuparsi di tutto fuorch&eacute; di una questione internazionale di questa portata, che potrebbe scoppiare da un momento all&#8217;altro finendo in mezzo ad un braccio di ferro tra Russia, Iran, Libano e la storica padrona di casa, la Francia, da una parte, e Israele e USA dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>Non solo. L&#8217;ENI sta giocando a mettere il piede in pi&ugrave; scarpe, e vantando una tradizione di rapporti speciali con i paesi arabi tendenzialmente ostili a Israele, cerca di ramificare il proprio intervento all&#8217;Egitto e al Libano, come abbiamo visto, e non solo. &Egrave; notizie delle ultime ore, infatti, l&#8217;esplosione dell&#8217;altro fronte aperto, quello che vede in scena Cipro e la Turchia, e sempre in riferimento ai blocchi del giacimento del Bacino del Levante.<br \/>\n<br \/>In questo contesto la dinamica &egrave; ancora pi&ugrave; complessa, perch&eacute; la gara all&#8217;accaparramento delle riserve contenute nel Bacino del Levante &egrave; spietata, e sia Total che ENI si contendono, in un rapporto tra concorrenti ologopolisti, il primato sui giacimenti.<br \/>\n<br \/>La contesa qui riguarda il blocco 6 e il blocco 3 del giacimento di Calypso, al largo della costa di Cipro e nelle acque economiche che internazionalmente sono riconosciute al governo di Nicosia. La Turchia per&ograve; occupa la parte nord di Cipro e si contende con il governo di Nicosia proprio la sovranit&agrave; su porzioni di mare e sulle riserve di risorse naturali, e non &egrave; escluso che sia una sorta di ritorsione nei confronti di ENI e Total e del loro affronto alle aspirazioni egemoniche di Israele andate in fumo grazie alla scoperta e allo sfruttamento di questi giacimenti (Zohr in Egitto, i blocchi 9 e 4 del Libano e i blocchi 6 e 3 di Calypso a Cipro).<br \/>\n<br \/>Da qui, dopo gli avvertimenti di Erdogan rivolti direttamente a Mattarella e Gentiloni nella sua visita in Italia, il &ldquo;sultano&rdquo; si &egrave; spinto al blocco della nave-piattaforma Saipem 12000 di ENI attraverso la Marina turca generando l&#8217;attuale impasse diplomatica tra Italia e Turchia.<\/p>\n<p><strong>I capitali imperialistici determinano le politiche dei governi. Per questo &egrave; necessaria una rivoluzione comunista<\/strong><\/p>\n<p>Capitali imperialistici italiani, francesi e russi tutti in gioco e competizione tra loro, ma tendenzialmente in una stessa cordata, si stanno muovendo tra le instabilit&agrave; della polveriera del Medio Oriente, perch&eacute; quella polveriera poggia su un letto di ricchezze strategiche.<br \/>\n<br \/>Il possesso, l&#8217;utilizzo e il profitto di quelle risorse modifica confini, alleanze politiche, diplomatiche e commerciali. Mette in moto gli eserciti e mette sull&#8217;altare dei sacrifici milioni e milioni di persone e intere citt&agrave;. I governi si piegano quindi alla battaglia commerciale per garantirsi l&#8217;approvvigionamento energetico e il consenso delle cordate di capitali che rappresentano o che vogliono attrarre.<\/p>\n<p>In sostanza la politica estera del governo Gentiloni, per quanto riguarda tutto ci&ograve; che passa dalla Turchia alla Siria, fino alla Grecia e all&#8217;Egitto, &egrave; determinata in larga parte dalle scelte dell&#8217;ENI nella corsa ai giacimenti e nella competizione con tutte le altre holding legate agli idrocarburi.<br \/>\n<br \/>Cos&igrave; vale per tutti i governi e gli eserciti, che stanno radendo al suolo un&#8217;intera porzione di mondo e di umanit&agrave;. Mentre viene presentato al pubblico pagante la narrazione dello scontro di civilt&agrave;, con due campi nettamente distinti in buoni e cattivi, non conta se non sia poi del tutto chiaro chi faccia parte di un campo o dell&#8217;altro. Cos&igrave; ci si dimentica che nel campo dei &ldquo;ribelli&rdquo; e dei &ldquo;democratici&rdquo; ci sono fondamentalisti islamici di ogni risma, governi che praticano apartheid e genocidi, mercenari di ogni tipo. Ci si dimentica che dall&#8217;altra parte ci siano altrettanti criminali, massacratori, despoti e fondamentalisti.<br \/>\n<br \/>Chi paga il reale prezzo di tutto questo &egrave; l&#8217;enorme massa di proletari e sottoproletari invischiati in queste lotte settarie e di potere di burocrazie, borghesie, caste religiose e cos&igrave; via. Masse condannate a condizioni di vita disumane, di privazione, di stenti, di fame e di miseria per garantire il libero scontro per il libero profitto di altri.<\/p>\n<p>L&#8217;unica speranza per quelle popolazioni, come per il mondo intero, &egrave; la rivoluzione contro tutto questo, contro il perenne stato di guerra, contro le divisioni etniche, religiose, sociali e nazionali &ndash; la maggior parte delle quali artificialmente imposte da un secolo a questa parte, contro la miseria e la fame.<br \/>\n<br \/>Una rivoluzione che permetta una ricostruzione basata sui bisogni delle masse e dei lavoratori, all&#8217;interno di una federazione socialista di tutte le nazionalit&agrave; arabe in rispetto all&#8217;autodeterminazione di tutte le identit&agrave; e le minoranze. Una rivoluzione che ponga sotto il controllo diretto dei lavoratori in quanto tali i settori dell&#8217;economia strategici, nell&#8217;ambito di un&#8217;economia centralizzata e pianificata che permetta un utilizzo razionale delle risorse e della produzione, in funzione dei bisogni delle masse e della classe lavoratrice.<\/p>\n<p>La necessit&agrave; per il proletariato in Italia &egrave; proprio quella di lottare contro le stesse borghesie che qui sfruttano e aggrediscono le condizioni di lavoro, e che utilizzano lo Stato, i governi e gli eserciti per le proprie mire e per i propri profitti, provocando guerre, miseria, fame, distruzione, fughe disperate di massa e un enorme dispendio di risorse pubbliche per la &#8220;distruzione creativa&#8221; del capitale, che dove rade al suolo ricostruisce per costruire nuovi imperi ed equilibri di sfruttamento.<br \/>\n<br \/>La necessit&agrave; del proletariato in Italia &egrave; proprio la stessa di tutto il proletariato mondiale: la lotta per il governo dei lavoratori e delle lavoratrici, per il comunismo. Lo strumento per questo obiettivo &egrave; la costruzione dell&#8217;organizzazione rivoluzionaria della classe, la leva con cui sollevare il mondo, il partito comunista classista, internazionalista e rivoluzionario.<\/p>\n<p>In questo solco sta il nostro impegno &ldquo;per una sinistra rivoluzionaria&rdquo;. Su questo tracciato sta la costruzione del Partito Comunista dei Lavoratori.<\/p>\n<p>Cristian Briozzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mire espansionistiche e imperialistiche di Israele in Siria e contro il Libano vengono sempre pi&ugrave; a galla. 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