{"id":66586,"date":"2018-02-22T00:00:00","date_gmt":"2018-02-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/02\/22\/il-movimento-studentesco-nel-processo-indipendentista-catalano\/"},"modified":"2018-02-22T00:00:00","modified_gmt":"2018-02-22T00:00:00","slug":"il-movimento-studentesco-nel-processo-indipendentista-catalano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/02\/22\/il-movimento-studentesco-nel-processo-indipendentista-catalano\/","title":{"rendered":"Il movimento studentesco nel processo indipendentista catalano"},"content":{"rendered":"<p>In Catalogna &egrave; presente storicamente un sentimento ed un movimento indipendentista popolare, che appunto rivendica l&#8217;indipendenza politica completa della regione dalla Spagna. Rompere totalmente con lo stato monarchico spagnolo, a partire dalla sua struttura fino ai suoi valori, per fondare una nuova repubblica catalana. Questo l&#8217;obiettivo, che deriva da differenti ragioni: storiche, politiche, economiche..<br \/>\n<br \/>Un movimento che unisce liberali e socialdemocratici, conservatori e &ldquo;anticapitalisti&rdquo;, spesso uniti in un blocco unico, che solo a volte lascia trasparire la presenza di lievi differenziazioni interne sulle questioni strategiche. Pur se da un punto di vista storico dialettico oggi la rivendicazione dell&#8217;indipendenza della Catalogna trova nella piccola e media borghesia la sua naturale base sociale di riferimento, rispecchiando i suoi interessi e le sue ambizioni, il movimento nell&#8217;insieme si sovrappone a un movimento democratico progressista, interclassista.<br \/>\n<br \/>Da decenni queste aspirazioni, che si sono manifestate seguendo fasi alternate di sviluppo e riflusso, sono state soffocate dal potere centrale di Madrid, che in maniera continua non solo combatte le pressioni e le rivendicazioni indipendentiste, ma nega al popolo catalano anche il semplice diritto democratico di autodeterminazione, cio&egrave; il diritto di decidere autonomamente (in concreto attraverso un referendum) se fare parte dello stato spagnolo o se esistere in maniera indipendente. Compito dei marxisti, al di l&agrave; di appoggiare o no l&#8217;istanza indipendentista a seconda dell&#8217;opportunit&agrave; (quindi affermativamente nel solo caso di un possibile sviluppo di una rottura anticapitalista, fuori da ogni nazionalismo), resta innanzitutto quello di difendere quest&#8217;ultimo diritto elementare, il diritto a decidere.<br \/>\n<br \/>Il primo ottobre 2017 finalmente il referendum sull&#8217;indipendenza entra nel calendario politico catalano, grazie alla pressione delle masse popolari e all&#8217;azione delle forze politiche indipendentiste, quest&#8217;ultime vittoriose alle elezioni del 2015 (il processo indipendentista inizia nel XX, con il governo filo indipendentista di Artur Mas).<br \/>\n<br \/>In risposta a questo il governo spagnolo ricorre ad ogni azione per impedire lo svolgimento di questa consultazione referendaria, a partire dall&#8217;utilizzo dei propri apparati militari e polizieschi. La Guardia Civil spagnola &egrave; stata inviata ad &ldquo;occupare&rdquo; la Catalogna e rimpiazzare le forze di polizia catalane per gestire l&#8217;ordine pubblico e sconfiggere il referendum, la stessa ha occupato molti seggi dove si sarebbe dovuto votare e posto sotto arresto personalit&agrave; indipendentiste, oltre a figure politiche e amministrative di spicco, aprendo procedure penali. Ma grande e forte &egrave; stata fin dall&#8217;inizio la risposta popolare contro la repressione esercitata dallo stato centrale e per difendere il diritto di autodeterminazione. Manifestazioni di piazza, scioperi generali, scontri con le forze dell&#8217;ordine, boicottaggi, occupazioni, creazioni di comitati popolari.<br \/>\n<br \/>Allo scoccare delle mobilitazioni di piazza a Barcellona ed in Catalogna, a fine estate, non si &egrave; fatto attendere il movimento studentesco che, con la sua forza numerica ed organizzativa, si &egrave; imposto come attore protagonista all&#8217;interno del movimento democratico ed indipendentista.<br \/>\n<br \/>Come diceva Lenin &ldquo;la giovent&ugrave; &egrave; la fiamma pi&ugrave; viva della rivoluzione&rdquo;, ma oltre al fattore biologico e psicologico ha pesato il fatto che i tentacoli della repressione sono entrati pesantemente negli &ldquo;spazi vitali&rdquo; degli studenti: le scuole ed i vari istituti erano fisicamente le sedi dove si sarebbe svolta la consultazione referendaria. Il governo e la magistratura spagnoli, preventivamente, avevano dato ordine di procedere a fermi ed interrogatori indirizzati ai direttori dei centri educativi dove si sarebbero svolte le votazioni, la Guardia Civil fu mandata poi ad occupare fisicamente i seggi per impedire ad ogni costo il referendum. Anche per questo il movimento studentesco, trovandosi quasi obbligatoriamente in prima fila a fare i conti con la repressione spagnola, ha reagito con grande animo e forza, diventando anche un catalizzatore del movimento generale.<br \/>\n<br \/>Il 21 settembre veniva occupato il rettorato dell&#8217;Universit&agrave; di Barcellona, poi vengono indetti scioperi dagli studenti medi per il 27 ed il 28. Gli universitari scioperano il 29. Il tutto in una dinamica evolutiva di massa, che si intreccia con l&#8217;intero movimento catalano.<br \/>\n<br \/>Quasi in ogni facolt&agrave; vengono indette assemblee, che dibattono programmi e decidono sulle forme di lotta da portare avanti. I lavoratori della scuola sono anch&#8217;essi in prima fila con gli studenti. Le manifestazioni studentesche e popolari si susseguono sempre pi&ugrave; frequentemente, fino alle grandi giornate di sciopero generale del 3 ottobre e 8 novembre.<br \/>\n<br \/>Dopo il giorno del referendum (primo ottobre), alla luce del suo esito (vittoria a grandissima maggioranza del SI), il movimento democratico e indipendentista &egrave; restato in balia delle mosse codarde e sconclusionate della direzione borghese catalana che proprio fin l&igrave; l&#8217;aveva trascinato. I partiti ed i rappresentanti della borghesia catalana, indipendentisti, non potendo andare fino in fondo alla dinamica di scontro con lo stato spagnolo, anche per paura che il movimento popolare ed operaio prendesse il sopravvento nelle piazze con proprie parole d&#8217;ordine, prima, con grande imbarazzo, ha fatto una mezza dichiarazione di indipendenza (restando fino all&#8217;ultimo in attesa di una risposta da parte del governo centrale sull&#8217;offerta di dialogo in materia di concessioni), poi ha cercato di smobilitare le piazze e &ldquo;disarmare&rdquo; il movimento anche a fronte dell&#8217;offensiva diretta e feroce che riproponeva il governo spagnolo con il commissariamento della Catalogna (attraverso l&#8217;articolo 155 della Costituzione) e l&#8217;arresto del suo governo.<br \/>\n<br \/>Perci&ograve; nell&#8217;ultima fase prima delle elezioni del 21 dicembre, mezzo quest&#8217;ultimo che avrebbero dovuto ristabilire l&#8217;ordine istituzionale, il movimento indipendentista e democratico &egrave; stato colto, pur con spasmi, da una dinamica discendente, proprio quando avrebbe avuto ancora maggior ragioni di esprimere la propria forza.<br \/>\n<br \/>Se la direzione del movimento popolare e del processo indipendentista generale &egrave; in mano alle forze riformiste borghesi e piccolo borghesi, stessa cosa avviene nell&#8217;ambito studentesco.<br \/>\n<br \/>All&#8217;interno del movimento studentesco esistono tutt&#8217;ora varie e differenti posizioni, ma fin dall&#8217;inizio sono state le giovanili dei partiti sovranisti riformisti, forze indipendentiste borghesi (PDeCat, ERC, SEPC) che sono riuscite ad egemonizzare e dirigere il movimento studentesco, che hanno costituito il fronte &ldquo;Universitats per la Republica&rdquo; (UxR), Universit&agrave; per la Repubblica. Parimenti questo fronte studentesco teme il protagonismo di base degli studenti, delle masse popolari e della classe lavoratrice, e si attesta quindi su una linea difensiva. Si concedono cio&egrave; assemblee e mobilitazioni, pur che siano confinate e controllate burocraticamente, per ricalcare la direzione ed il sentiero di Puigdemont e Junqueras; costruire un fronte con i vari rettori e con il governo catalano, arginare ogni spinta di autoorganizzazione di base, di conflitto sociale, di posizioni indipendenti dalle classi dominanti. Non a caso UxR afferma insistentemente che occorre &ldquo;separare il nazionale dal sociale&rdquo;, quindi mettere al margine tutte le istanze propriamente studentesche e sociali per concentrarsi su quelle nazionali. E cos&igrave; si ha il paradosso (apparente, per chi ha poca familiarit&agrave; con queste dinamiche) che le mobilitazioni studentesche, dirette da UxR, mancano di contenuti studenteschi.<br \/>\n<br \/>Ma non c&#8217;&egrave; solo UxR, per fortuna. C&#8217;&egrave; anche un vasto settore studentesco combattivo che &egrave; critico con il fronte riformista, che vuole avanzare ed unire le rivendicazioni democratiche per l&#8217;autodeterminazione e contro la repressione a quelle studentesche e sociali, e che cerca di costruirsi attraverso l&#8217;auto-organizzazione. Questi settori studenteschi nelle assemblee e nelle mobilitazioni portano avanti rivendicazioni per chiedere maggiori investimenti, la fine della precariet&agrave; nelle scuole e nelle universit&agrave;, un&#8217;educazione pubblica, gratuita, democratica e di qualit&agrave;. Parole d&#8217;ordine che si scontrano proprio con i partiti al potere in Catalogna e con le loro politiche di tagli, di privatizzazioni e di degrado di tutti questi anni.<br \/>\n<br \/>Per liberare queste rivendicazioni basilari e per avanzare in un processo di conquiste pi&ugrave; avanzate, dove lo studente si trovi protagonista del suo tempo e del suo futuro, il movimento studentesco ha bisogno di una vera rottura trasversale con UxR, altrimenti l&#8217;intero movimento studentesco verr&agrave; trascinato all&#8217;inconcludenza pi&ugrave; totale, come gi&agrave; sta dimostrando la direzione dei partiti riformisti nel movimento generale. Poi occorre intraprendere un percorso realmente rivoluzionario che si ponga il fine di unire il movimento studentesco a quello operaio, mantenendo l&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza di classe. Nessun asse con i rettori, servitori degli interessi del padronato, nessuna illusione nelle elezioni (che si confermano essere un&#8217;inutile valvola di sfogo sedicente democratica), nessuna fiducia in queste istituzioni borghesi.<br \/>\n<br \/>Rilanciare il movimento studentesco organizzato attraverso un coordinamento catalano democratico sulla base di assemblee e delegati, rilanciare quindi i Comitati di Difesa della Repubblica per trasformarli in organismi della classe lavoratrice, delle masse popolari e degli studenti, con poteri decisionali reali. Esprimere la propria forza attraverso uno sciopero generale ad oltranza, contro il governo centrale spagnolo ma anche contro i partiti delle classi dominanti catalane responsabili delle politiche di tagli e della crisi, occupare i luoghi di lavoro e di studio. Rivendicare, innanzitutto, la nazionalizzazione sotto controllo operaio delle grandi imprese, la nazionalizzazione delle banche, l&#8217;annullamento del debito pubblico, la fine del lavoro precario, un&#8217;educazione pubblica, gratuita, laica e al servizio delle masse popolari. Tutto ci&ograve; significa lottare per una repubblica socialista, l&#8217;unica capace di soddisfare le esigenze pi&ugrave; basilari dei lavoratori, degli studenti e di tutti gli oppressi. Fuori da ogni prospettiva nazionalista, perch&eacute; la questione non &egrave; tanto se il potere risiede a Barcellona, a Madrid o a Bruxelles. Se si &egrave; sotto una Monarchia parlamentare borghese o sotto una Repubblica costituzionale borghese. E&#8217; la questione della natura del potere che fa la differenza: se chi comanda &egrave; la classe padronale o la classe lavoratrice, se la borghesia o il proletariato. Non si tratta di una questione nazionale, ma di una questione di classe.<\/p>\n<p>Nicola Ruoppolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Catalogna &egrave; presente storicamente un sentimento ed un movimento indipendentista popolare, che appunto rivendica l&#8217;indipendenza politica completa della regione dalla Spagna. 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