{"id":66607,"date":"2018-03-05T00:00:00","date_gmt":"2018-03-05T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/03\/05\/un-pessimo-risultato-per-i-lavoratori\/"},"modified":"2018-03-05T00:00:00","modified_gmt":"2018-03-05T00:00:00","slug":"un-pessimo-risultato-per-i-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/03\/05\/un-pessimo-risultato-per-i-lavoratori\/","title":{"rendered":"Un pessimo risultato per i lavoratori"},"content":{"rendered":"<p>Il voto del 4 marzo ha espresso un risultato estremamente negativo per i lavoratori e il movimento operaio. La crisi  del renzismo &egrave; precipitata, ma &egrave; stata capitalizzata da forme diverse di populismo reazionario: dal Movimento 5 Stelle, in particolare nel Sud e nelle Isole, dove realizza un autentico sfondamento; da un centrodestra a trazione Salvini, in particolare nel Nord. La sinistra, nel suo insieme, &egrave; pesantemente marginalizzata dal nuovo scenario<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4457_salvini-di-maio.jpg\" alt=\"4457_salvini-di-maio.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Il voto del 4 marzo ha espresso un risultato estremamente negativo per i lavoratori e il movimento operaio. La crisi  del renzismo &egrave; precipitata, ma &egrave; stata capitalizzata da forme diverse di populismo reazionario: dal Movimento 5 Stelle, in particolare nel Sud e nelle Isole, dove realizza un autentico sfondamento; da un centrodestra a trazione Salvini, in particolare nel Nord. La sinistra, nel suo insieme, &egrave; pesantemente marginalizzata dal nuovo scenario.<\/p>\n<p>IL SUCCESSO DEL POPULISMO REAZIONARIO<\/p>\n<p>Il PD di Renzi consuma una disfatta. Il duplice fallimento del renzismo &#8211; mancato sfondamento nel blocco sociale di centrodestra e insuccesso dell&#8217;operazione diga verso il grillismo sul terreno della competizione populista &#8211; era gi&agrave; inscritto da tempo nello scenario politico, come ha mostrato la stessa sconfitta referendaria del 4 dicembre 2016. Il voto del 4 marzo l&#8217;ha sanzionato nei termini pi&ugrave; pesanti. Una legge elettorale concepita per penalizzare il M5S nei collegi uninominali e consentire la campagna del voto utile per il PD ha favorito, nelle condizioni date, una dinamica opposta, a partire dal Meridione.<\/p>\n<p>Il M5S ha riportato un successo elettorale e politico molto rilevante. Nel Meridione ha capitalizzato la combinazione dello sfaldamento dei vecchi potentati clientelari e del richiamo della bandiera del cosiddetto reddito di cittadinanza, sino a raggiungere risultati da plebiscito. Nel Nord ha consolidato un blocco elettorale che tiene insieme voto operaio e settori di piccola borghesia. Nei fatti il M5S ha sommato l&#8217;eredit&agrave; del &ldquo;voto contro&rdquo; i partiti dominanti con l&#8217;immagine di possibile carta di ricambio sul terreno del governo, quale nuovo garante e protettore sociale di interessi compositi. Il trasformismo governista del nuovo corso di Di Maio non solo &#8211; al momento &#8211; non ha penalizzato il M5S, ma ha allargato la sua capacit&agrave; di presa.<\/p>\n<p>Il centrodestra ha complessivamente conseguito l&#8217;obiettivo di coalizione di maggioranza relativa, ma il netto sorpasso della Lega su Forza Italia segna un successo indiscutibile del salvinismo. La campagna centrale per la cacciata degli immigrati (&ldquo;prima gli italiani&rdquo;), combinandosi con l&#8217;impegno ad abolire la legge Fornero, ha connotato un richiamo politico fortemente caratterizzato capace di polarizzare attorno a s&eacute; un blocco sociale reazionario molto eterogeneo. I risultati della Lega nel Sud incoraggiano a loro volta la nuova linea della Lega nazionale. Parallelamente, la sconfitta di Forza Italia, che fallisce il recupero sulla Lega nei collegi del Sud a vantaggio del M5S, va molto al di l&agrave; del dato elettorale e pu&ograve; sancire il tramonto politico definitivo del berlusconismo, ridisegnando in prospettiva la stessa geografia del centrodestra.<\/p>\n<p>LA SCONFITTA DELLA SINISTRA<\/p>\n<p>La sinistra, nel suo insieme, esce pesantemente sconfitta dalla prova elettorale.<\/p>\n<p>Liberi e Uguali ha totalmente fallito l&#8217;obiettivo di ricomposizione attorno a s&eacute; del popolo della sinistra. Prima una scissione del PD molto tardiva e senza riconoscibilit&agrave; sociale, poi una campagna elettorale attorno a Grasso giocata su una disponibilit&agrave; alla ricollocazione di governo assieme al PD (e addirittura a Berlusconi) hanno portato LeU in un vicolo cieco. La soglia del 3,3% sancisce una disfatta che mina alla radice non solo il progetto dichiarato di costruzione del nuovo partito della sinistra, ma la stessa tenuta dell&#8217;aggregazione.<br \/>\n<br \/>L&#8217;aggregazione riformista di Potere al Popolo (Je so&#8217; Pazzo, Rifondazione Comunista, PCI, Eurostop&#8230;) manca largamente l&#8217;obiettivo massimo del 3%, e anche l&#8217;obiettivo intermedio del 2%, attestandosi attorno all&#8217;1,12%. Nonostante il relativo successo di immagine in un bacino ristretto di avanguardia, la recita di un movimentismo antagonista in assenza di un movimento reale non &egrave; riuscita a capitalizzare lo spazio a sinistra di LeU se non in misura modesta. In ogni caso PaP &egrave; e resta segnato da un&#8217;assenza di progetto generale che vada al di l&agrave; della raccolta di rivendicazioni immediate. Peraltro il commento entusiastico del dato elettorale (&laquo;siamo contentissimi&raquo;, ha dichiarato Viola Carofalo) sembra rimuovere non solo la realt&agrave; del voto conseguito da PaP rispetto alle ambizioni dichiarate, ma il pessimo scenario politico generale.<br \/>\n<br \/>Il PC stalinista di Marco Rizzo, di impronta nordcoreana, ha investito nel nostalgismo del vecchio PCI (&ldquo;il Partito Comunista &egrave; tornato&rdquo;) con una pronunciata caratterizzazione di partito, conseguendo un risultato non disprezzabile (0,32, con presenza nel solo 60% del paese). Ma si tratta di un fenomeno d&#8217;immagine autocentrato, senza linea e proposta di massa, attorno all&#8217;immagine pubblica del segretario, con diversi elementi politicamente equivoci (ad esempio sull&#8217;antifascismo, sui migranti, sui diritti civili&#8230;) emersi durante la stessa campagna elettorale, e mirati volutamente ad ammiccare ad un elettorato &ldquo;trasversale&rdquo;.<\/p>\n<p>&ldquo;PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA&rdquo;. UN RISULTATO MOLTO NEGATIVO E LA CONFERMA DELLE NOSTRE RAGIONI<\/p>\n<p>La lista &ldquo;Per una sinistra rivoluzionaria&rdquo;, che il PCL ha promosso assieme ai compagni e alle compagne di Sinistra Classe Rivoluzione, ha registrato un risultato molto negativo (0,12 al Senato, 0,08 alla Camera, corrispondente a un bacino di circa lo 0,15, vista la presenza solo nella met&agrave; del paese). Da rivoluzionari non rimuoviamo la realt&agrave;, n&eacute; vogliamo abbellirla. Siamo stati in questa campagna elettorale l&#8217;unica reale presenza anticapitalista, classista, internazionalista. Molti fattori congiunti hanno militato contro di noi: uno scenario generale di deriva reazionaria segnato dall&#8217;arretramento profondo della coscienza politica della classe, la concorrenza inedita di tre formazioni a sinistra del PD molto pi&ugrave; equipaggiate di noi in termini di forza organizzata o proiezione pubblica, un simbolo elettorale e un nome della lista con l&#8217;esplicito riferimento alla &#8220;sinistra&#8221; in assenza di una chiara connotazione comunista legato all&#8217;accordo tra i soggetti componenti il cartello. A tutto questo si &egrave; aggiunta una riduzione degli spazi mediatici d&#8217;accesso maggiore che in passato, senza paragone con altri soggetti concorrenti. L&#8217;insieme di questi fattori ha concorso a un risultato obiettivamente pessimo, ma non ne sono l&rsquo;unica motivazione.<\/p>\n<p>Ma da marxisti rivoluzionari non ci facciamo certo demotivare da un risultato elettorale. Naturalmente nei prossimi giorni, a partire dai nostri organismi dirigenti, faremo un&#8217;analisi approfondita del voto e un bilancio politico. Ma i risultati elettorali non sono mai la misura delle ragioni, quanto il riflesso di uno scenario dato e dei relativi rapporti di forza. Mentre tutte le ragioni che abbiamo sostenuto nella stessa campagna elettorale, e che pi&ugrave; in generale sono alla base del nostro intervento di classe, continuano a corrispondere alla realt&agrave; delle cose. Su due terreni complementari.<\/p>\n<p>In primo luogo, la situazione sancita dal voto del 4 marzo conferma una volta di pi&ugrave; che solo una irruzione del movimento operaio sul terreno della lotta di classe potr&agrave; segnare una svolta reale e aprire dal basso un nuovo scenario politico. Senza la ripresa di un&#8217;opposizione sociale di classe e di massa che scomponga i blocchi sociali reazionari e segni nuovi rapporti di forza, l&#8217;intera situazione politica continuer&agrave; ad avvitarsi lungo la china in atto. &Egrave; la dinamica di questi anni che il voto ha registrato. Non ci sono scorciatoie politiciste o marchingegni elettorali che possano aggirare questa verit&agrave;.<\/p>\n<p>Parallelamente, proprio il profondo arretramento della coscienza politica della classe lavoratrice, che i risultati elettorali confermano clamorosamente, ripropone la necessit&agrave; di costruire controcorrente il partito rivoluzionario, cio&egrave; quell&#8217;organizzazione dell&#8217;avanguardia che porta la coscienza nella classe, contrasta i suoi pregiudizi, combatte i seminatori di vecchie e nuove illusioni, riconduce ogni esperienza alla necessit&agrave; della rivoluzione e di un governo dei lavoratori. Ogni rimozione della centralit&agrave; della costruzione del partito d&#8217;avanguardia come portatore di coscienza &egrave; smentita ancora una volta proprio dal voto del 4 marzo.<\/p>\n<p>COSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>Se il risultato elettorale del 4 marzo &egrave; pessimo per il movimento operaio, &egrave; ben lungi dall&#8217;aver risolto i problemi della borghesia. Il padronato &egrave; forte nei luoghi di lavoro, e certo capitalizzer&agrave; su quel terreno anche l&#8217;esito del voto. Ma il voto del 4 marzo segna anche un nuovo passaggio della crisi di governabilit&agrave; borghese. La Seconda repubblica del vecchio bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra &egrave; da tempo tramontata. Ma la Terza repubblica annunciata da Di Maio e dal M5S quale nuovo pilastro politico e istituzionale &egrave; ancora lontana dall&#8217;essere realizzata. E Salvini non sembra disporre ad oggi dei numeri necessari per formare attorno a s&eacute; un nuovo governo di centrodestra. Chi dunque si intester&agrave; nel nuovo quadro i nuovi programmi di austerit&agrave; imposti dal capitale finanziario (e furbescamente rimossi in campagna elettorale da tutti i principali attori)?<\/p>\n<p>Detto questo, nessuna contraddizione borghese, nessuna dinamica obiettiva degli avvenimenti, porter&agrave; una  soluzione progressiva della crisi italiana senza l&#8217;irruzione nella lotta della classe lavoratrice e l&#8217;affermazione di una sua nuova direzione. Questo &egrave; il punto decisivo. Sono le ragioni del Partito Comunista dei Lavoratori e della sua costruzione quotidiana.<\/p>\n<p>Tanti nuovi compagni e compagne hanno preso contatto con il nostro partito durante la campagna elettorale, come alcune realt&agrave; di classe di avanguardia a livello di fabbrica. Il nostro difficile lavoro controcorrente di costruzione e radicamento continuer&agrave;, nell&#8217;interesse obiettivo del movimento dei lavoratori e dell&#8217;unica possibile soluzione alternativa: una soluzione anticapitalista e rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto del 4 marzo ha espresso un risultato estremamente negativo per i lavoratori e il movimento operaio. 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