{"id":66623,"date":"2018-03-26T00:00:00","date_gmt":"2018-03-26T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/03\/26\/gela-i-lavoratori-della-turco-in-lotta-contro-i-licenziamenti\/"},"modified":"2018-03-26T00:00:00","modified_gmt":"2018-03-26T00:00:00","slug":"gela-i-lavoratori-della-turco-in-lotta-contro-i-licenziamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/03\/26\/gela-i-lavoratori-della-turco-in-lotta-contro-i-licenziamenti\/","title":{"rendered":"Gela, i lavoratori della Turco in lotta contro i licenziamenti"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4483_turco.jpg\" alt=\"4483_turco.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Arriva da Gela una nuova e triste vicenda riguardante nuovi licenziamenti e stipendi arretrati da versare. Le vittime in questione sono i lavoratori edili della ditta &laquo;Turco costruzioni&raquo;. Vista la difficile situazione in cui loro malgrado versano, i 36 lavoratori licenziati hanno iniziato da oltre un mese una protesta proprio contro i licenziamenti e il mancato pagamento di stipendi arretrati, riscontrando la solidariet&agrave; da parte dei loro colleghi, che hanno partecipato all&#8217;iniziativa davanti gli ingressi della raffineria ENI, bloccandoli di fatto. A seguito di ci&ograve;, i sindacati locali si sono attivati per far cessare la protesta (come invocato da Sicindustria e Legacoop, le cui aziende facenti parte dell&rsquo;indotto ENI si dicevano ormai vicini al fallimento e sollecitato dal prefetto di Caltanissetta) e cercare una ricollocazione per i lavoratori per i quali la Turco ha deciso che non c&#8217;&egrave; pi&ugrave; posto in ditta. Si &egrave; cos&igrave; aperto un tavolo di trattativa tra i rappresentanti sindacali e i vertici di imprese, impegnatesi a garantire l&rsquo;assorbimento dei lavoratori licenziati, che ha portato alla sospensione delle proteste.<\/p>\n<p>La tregua ha permesso il rientro in fabbrica dei dipendenti dello stabilimento di Piana del signore e delle imprese appaltatrici, con la conseguente ripresa dei lavori di riconversione della raffineria in bioraffineria. Ma le imprese non hanno mantenuto le promesse fatte al tavolo del negoziato, e i lavoratori non hanno ricevuto alcuna chiamata in vista di una loro ricollocazione, n&eacute; si sono visti corrispondere gli stipendi arretrati, cos&igrave; nei giorni scorsi sono tornati a protestare davanti ai cancelli del petrolchimico, impedendo l&#8217;ingresso ai lavoratori delle aziende dell&rsquo;indotto. Se non ci saranno soluzioni alla vicenda, la protesta potrebbe assumere nuovamente i toni iniziali. I lavoratori, fatti fuori con un colpo di spugna, non ci stanno a diventare nuova carne da macello di padroni che dopo averli spremuti vogliono liberarsi di loro perch&eacute; non servono pi&ugrave;. Questo &egrave; d&#8217;altronde il modus operandi di imprese (piccole e grandi che siano) che mirano solo al profitto, a qualsiasi costo, e per le quali i lavoratori sono solo un mezzo per raggiungerlo, infischiandosene della solidariet&agrave; umana, delle vicende personali e quant&#8217;altro. Ben venga quindi la lotta di questi lavoratori che non abbassano la testa contro queste ingiustizie e prevaricazioni padronali. Non possiamo che sostenerli ed esprimere solo massima solidariet&agrave;, oltre che monitorare costantemente la vicenda.<\/p>\n<p>Gela vive una grave crisi economica e sociale da quando i vertici ENI hanno decretato la chiusura della succitata raffineria cittadina. L&#8217;ENI per decenni si &egrave; servita della citt&agrave; per i suoi profitti, inquinandola a tutto spiano, devastando il suo territorio (in particolare le acque marine) e provocando gravi danni alla salute dei cittadini, soprattutto ai nascituri che spesso nascono con gravi malformazioni congenite, nell&#8217;impunit&agrave; generale. Per non parlare del tasso di mortalit&agrave;, altissimo nella citt&agrave; nissena, dovuto principalmente ai tumori. Qualche suo dirigente &egrave; sotto processo, ma anche stavolta &egrave; scontato non pagher&agrave; nessuno, al di l&agrave; di qualche milione di compensazione che il colosso degli idrocarburi verser&agrave; al Comune come forma di compensazione per i gravi danni ambientali. Ad un certo punto l&#8217;ENI ha deciso di chiudere i battenti, a Gela come in altre citt&agrave;, gettando in mezzo alla strada o trasferendo altrove i lavoratori. &Egrave; chiaro che molte imprese che lavoravano intorno a quell&#8217;indotto, private delle commesse, hanno dovuto chiudere, lasciando senza lavoro e futuro i loro lavoratori che non trovano ricollocazione. Ci&ograve; a dimostrazione che persino una grande azienda, pubblica al 33%, (con lo Stato italiano che quindi ne detiene la golden share) persegue solo la ricerca del saggio di profitto e non il bene comune, se come nel caso dell&#8217;Italia, lo Stato &egrave; borghese e il sistema economico che lo guida &egrave; quello capitalista. &Egrave; anche vero che dal 1992 (anno delle privatizzazioni selvagge per poter entrare nell&#8217;unione dei capitalisti europei) la situazione &egrave; precipitata sempre di pi&ugrave;, ma anche quando ENI era del tutto pubblica le cose non sono andate tanto diversamente, pur in un quadro di grande sviluppo capitalistico. Se lo Stato agisce da capitalista collettivo &egrave; chiaro che a beneficiarne non possano esserne i lavoratori delle sue imprese, ma chi gestisce le sue leve.<\/p>\n<p>Da qualche tempo ENI ha poi deciso di riconvertire la raffineria cittadina in bioraffineria, e i lavori a tal fine sono ancora in corso. &Egrave; sicuramente un palliativo che non ridar&agrave; i posti di lavoro ai tanti lavoratori che l&#8217;hanno perso, ma raffinerie meno inquinanti possono essere un buon viatico per il futuro. Anche in questo caso i lavoratori della raffineria e dell&#8217;indotto hanno dato luogo a forti proteste, e se ENI ha deciso di non scappare del tutto, &egrave; frutto di tutto ci&ograve;, a dimostrazione che se i lavoratori si organizzano e decidono di lottare, possono ancora prendere in mano le sorti del proprio destino. La strada della lotta &#8211; una lotta ben organizzata e guidata dalla avanguardie sindacali e politiche &#8211; &egrave; la strada che tutti i lavoratori devono seguire, anche perch&eacute; nessun posto di lavoro pu&ograve; essere pi&ugrave; al sicuro, in un regime come quello capitalista in crisi.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; sezione di Ragusa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriva da Gela una nuova e triste vicenda riguardante nuovi licenziamenti e stipendi arretrati da versare. 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