{"id":66641,"date":"2018-04-17T00:00:00","date_gmt":"2018-04-17T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/04\/17\/i-riders-fra-precarizzazione-e-attacchi-ai-diritti-sociali-e-sindacali-dei-lavoratori\/"},"modified":"2018-04-17T00:00:00","modified_gmt":"2018-04-17T00:00:00","slug":"i-riders-fra-precarizzazione-e-attacchi-ai-diritti-sociali-e-sindacali-dei-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/04\/17\/i-riders-fra-precarizzazione-e-attacchi-ai-diritti-sociali-e-sindacali-dei-lavoratori\/","title":{"rendered":"I riders fra precarizzazione e attacchi ai diritti sociali e sindacali dei lavoratori"},"content":{"rendered":"<p>Prima assemblea nazionale dei fattorini, ospitata da Riders Union Bologna<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4519_riders.jpeg\" alt=\"4519_riders.jpeg\" \/><br \/>\n<br \/>Mercoled&igrave; 11 aprile 2018 si &egrave; tenuta al Tribunale di Torino sezione Lavoro la prima causa civile intentata da sei ex lavoratori di Foodora contro il colosso multinazionale. I ricorrenti denunciavano l&#8217;illegittimit&agrave; del licenziamento, avvenuto nel 2016, a seguito delle prime proteste dei riders autorganizzati contro l&#8217;abbassamento della retribuzione oraria, ovvero l&#8217;improvvisa interruzione del rapporto di lavoro, per il riconoscimento della natura subordinata della prestazione lavorativa, per il mancato versamento dei contributi. <\/p>\n<p>Da quell&#8217;udienza &egrave; stata prodotta la prima sentenza in materia in Italia. Una sentenza classista e filopadronale, che ribatte la natura di lavoratori autonomi dei sei ex Foodora, dando ragione all&#8217;azienda. <\/p>\n<p>La difesa dei riders toccava pi&ugrave; punti: ovvero smentiva la retorica della libert&agrave; di scelta lavorativa in merito ai turni e all&#8217;accettazione degli ordini, sulla base di testimonianze dei lavoratori stessi, vessati in molti casi di rifiuto ordini a causa della fine del turno o di manifesta illegittimit&agrave; dell&#8217;assegnazione (per distanza chilometrica o condizioni meteo, ad esempio). Si denunciava la questione del controllo a distanza dei lavoratori, tramite l&#8217;app della piattaforma la quale, anche per il fatto di non essere riconosciuta tra le app disponibili nel play store dello smartphone, poteva accedere a dati personali, gps, e informazioni del lavoratore, e quindi seguirlo tramite geolocalizzazione per tutto il percorso svolto in turno. Inoltre, a conferma di ci&ograve;, si hanno testimonianze di ordini che arrivavano anche senza avere effettuato il log in nell&#8217;app. Infatti i legali chiedevano un risarcimento di ventimila euro per violazione della legge sulla privacy e 100 euro al giorno per il mancato rispetto delle norme antinfortunistiche. Senza contare la parte relative al trattamento retributivo: da 5 euro iniziali un paio d&#8217;anni fa, a 3 euro e 60 netti, fino all&#8217;introduzione sempre pi&ugrave; diffusa del cottimo. <\/p>\n<p>Il lavoratore non pu&ograve; rifiutare ordini, e la sua prestazione &#8211; e quindi la possibilit&agrave; di trovare turni &#8211; si misura secondo un sistema di rating vessatorio che determina l&#8217;apertura dei calendari delle ore di lavoro: pi&ugrave; consegne realizzi, pi&ugrave; il tuo punteggio si alza, e prima puoi accedere alla prenotazione delle ore. Da aggiungere che, a 48 ore dall&#8217;inizio del turno, non &egrave; pi&ugrave; possibile annullare la prenotazione.<br \/>\n<br \/>Infatti il contrasto al rating e l&#8217;abolizione del ranking (il punteggio del singolo rider, un algoritmo che considera numero di consegne, tempi e disponibilit&agrave;) sono al centro delle rivendicazioni dei riders in generale. Le applicazioni delle piattaforme comprendono una valutazione delle performance che incide sulla possibilit&agrave; effettiva di riservare ore per lavorare: un punteggio alto permette che il calendario turni si apra prima, creando quindi un clima di ansia, competizione ed esclusione.<br \/>\n<br \/>Rientra nello stesso ambito di pratiche opprimenti anche il sistema di bonus (a partire da quelli relativi al meteo, assegnati in caso di pioggia o neve), ovvero percentuali minime sulla retribuzione totale, il cui reale scopo &egrave; quindi di mettere i lavoratori in condizioni di estrema pressione durante la prestazione lavorativa (aumentare la velocit&agrave; per effettuare la consegna, nonostante la pericolosit&agrave; delle strade), oppure i bonus legati a determinati giorni o momenti della giornata, in veste di contentino, quindi temporanei e rispondenti pi&ugrave; ai bisogni economici delle singole aziende che cos&igrave; sperano di accrescere il loro organico.<br \/>\n<br \/>Controllo, pressione psicologica, competizione al ribasso: gli algoritmi che presiedono alla gestione di queste app e datori del lavoro fantasma determinano i tempi di vita e lavoro dei ciclo &#8211; fattorini a costo fattore lavoro zero e senza alcuna tutela del tipo assicurativo e nel non rispetto delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. <\/p>\n<p>Questo &egrave; quello contro cui i riders ex Foodora e i riders in generale si battono.<br \/>\n<br \/>Chiaramente la sentenza riflette il clima di pesante attacco alla classe lavoratrice, agli studenti e ai giovani lavoratori che, nel contesto di precarizzazione assoluta del mondo del lavoro, si trovano a fronteggiare, assieme tutti i settori, la brutale stretta rincarata da anni di riforme filopadronali di svendita dei diritti sociali e di conquiste pluridecennali del movimento operaio.<br \/>\n<br \/>Non a caso la sentenza, di cui si attendono le motivazioni, &egrave; stata pronunciata da quello stesso Tribunale che, solo qualche mese fa, giustific&ograve; il licenziamento ai danni di una dipendente di una societ&agrave; di smaltimento rifiuti, a seguito dell&#8217;appropriazione da parte della lavoratrice di un monopattino, escluso dal ciclo di smaltimento, da regalare al figlio minore. Alla lavoratrice, in condizioni economiche disagiate, assegnataria di casa popolare e con problemi di affitto, il Tribunale si pronunci&ograve; per un versamento di 18 mensilit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Uno scorcio di situazione di fatto che dimostra la condizione comune che vive la classe operaia oggi, e che dai riders a tutto il mondo del lavoro chiama ad una convergenza delle mobilitazioni.<\/p>\n<p>Detto ci&ograve;, la premessa comincia dal dato di struttura di queste piattaforme del food delivery.<br \/>\n<br \/>Partiamo dall&#8217;esempio di un&#8217;altra azienda, Glovo. Quest&#8217;ultima nasce in Spagna come start up nel 2015, e fa il suo ingresso in Italia nel 2016 tramite un&#8217;altra start up di consegna a domicilio, milanese, Foodhino srl, che attualmente stipula i contratti di lavoro con i fattorini. Nelle condizioni d&#8217;uso dell&#8217;app emerge quindi che la capogruppo con sede a Barcellona &egrave; Glovoapp23 s.l.<br \/>\n<br \/>Da un rapporto relativo al mercato della consegna del cibo a domicilio in Italia, emerge che i dati in merito al transato aggregato dichiarato nel 2017 dalle aziende corrisponde per Deliveroo a pi&ugrave; di 20 milioni di euro, mentre Foodora, JustEat, UberEATS, CosaOrdino, Sgnam, MyMenu e Glovo non hanno dichiarato nulla. Anche sul valore economico dei capitali raccolti nei giri di investimento in Italia, non &egrave; dichiarato da praticamente nessuna di queste imprese, a parte Sgnam che dichiara di aver raccolto 450 mila euro. Idem per quanto riguarda il quantitativo di ordini annui gestiti.<br \/>\n<br \/>Sulle sedi legali, emerge il dato che Glovo ha sede legale a Barcellona, e quindi opera nella pratica in Italia come Foodinho, mentre invece Foodora o Deliveroo hanno sede a Milano. Di conseguenza a quale legislazione neoliberista rispondono? Con il beneplacito della retorica UE sulla libera circolazione dei fattori di produzione, di capitali e lavoro, le imprese battezzano la propria sede in base alle agevolazioni fiscali e al basso costo del lavoro. E a questa logica partecipano chiaramente anche le imprese nel settore del food delivery. Eludendo qualsiasi normativa, a partire da quella fiscale: il numero di dipendenti dichiarato &egrave; irrisorio. Sempre con riferimento a Glovo, dal rapporto ne risultano pi&ugrave; di 100, ma dalla visura camerale si appura che i lavoratori dipendenti erano 9 e i collaboratori 14. Inoltre, per quanto riguarda i fattorini, essendo Glovo operante in 10 citt&agrave;, dovrebbe avere pi&ugrave; di 2000 fattorini, i quali devono pagare una cauzione per il materiale (cubo, powerbank, carta aziendale, portacellulare, pantaloni e giacca antipioggia). Per cui, non avendo mai depositato bilanci, tramite Foodinho che opera in Italia per Glovo, non &egrave; dato sapere quale sia la trattenuta aziendale che frutta dalle cauzioni raccolte. Di conseguenza, il mancato deposito dei bilanci, fra i requisiti richiesti per mantenere lo status di start up, pu&ograve; far venir meno l&#8217;aderenza di questa impresa all&#8217;interno della categoria, con tutti i benefici fiscali, di sgravi e riduzione del costo del lavoro che ci&ograve; comporta.<br \/>\n<br \/>Elusione totale delle tutele di lavoro e delle norme antinfortunistiche che passa inosservata agli occhi delle istituzioni borghesi, le quali scelgono di legalizzare ulteriori attacchi per la precarizzazione dei giovani. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda il lato contrattuale, al 99% all&#8217;insegna della prestazione autonoma (art. 2222 c.c.), comporta che non esistano assicurazione, ferie, malattie, con costo del materiale a carico del fattorino (spesso non a norma, da ultimo i caschi forniti da Deliveroo ne sono un esempio), utilizzo di propri mezzi (dalla bici alla moto, passando per il forfait internet e quindi il cellulare), per i quali la manutenzione &egrave; affare del lavoratore, zero contributi e imposizione di una partita IVA fantoccio superata la soglia dei cinquemila euro.<br \/>\n<br \/>Un esempio pratico che si cala alla perfezione nell&#8217;evoluzione mostruosa della legislazione del lavoro italiana: dal co.co.pro al co.co.co, al voucher alla nuova normativa sulla prestazione occasionale e il libretto di famiglia nel quadro ultimo del Jobs Act e successive modifiche.<br \/>\n<br \/>Ebbene, il contratto d&#8217;opera, ovvero il lavoro autonomo occasionale ex 2222 c.c., si differenzia da queste ultime, essendo imponibile, prevedendo quindi una ricevuta per prestazione occasionale con tanto di ritenuta di acconto del 20% pagata dal committente. Tutto ci&ograve; spesso nella difficolt&agrave; di fatture ambigue, che portano come conseguenza un iter ad ostacoli per quando riguarda la dichiarazione dei redditi percepiti o il tentativo di recuperare in parte le ritenute di acconto versate, poich&eacute; la detrazione per redditi di lavoro autonomo risulta un abbaglio.<br \/>\n<br \/>Di fatto quanto entra in tasca al rider? Una miseria, anche solo prendendo in considerazione l&#8217;esempio di Glovo, che ha abbassato il minimo orario da 6,40  euro netti a 4,40 euro netti. Senza contare che, da Glovo in poi, le aziende mirano, passato il primo periodo di espansione, a ridurre la paga fino all&#8217;introduzione del cottimo tout court. Prima fra tutte, appunto, Foodora, che da 5,60 euro l&#8217;ora pass&ograve; a 4 euro lordi a consegna, ovvero 3,60 euro a consegna netti. Fu anche a partire da ci&ograve; che iniziarono le prime mobilitazioni a Torino e a Milano, e da qui la ritorsione, di cui sono stati vittime anche i 6 riders della vicenda giudiziaria, del &#8221;nuovo tipo di licenziamento&#8221; della gig economy: il blocco dell&#8217;app da parte della azienda, di modo che, da un momento all&#8217;altro, il lavoratore si ritrova &#8220;sloggato&#8221; e non riceve pi&ugrave; consegne. Quindi, di fatto, viene licenziato.<\/p>\n<p>A latere del modello prevalente di finto lavoratore autonomo, vi sono alcuni casi di applicazione del co.co.co (collaborazioni coordinate continuative) post-Jobs Act (dlgs 81\/2015), ovvero la parasurbordinazione, che comporta contributi a carico 1\/3 del lavoratore e 2\/3 al committente.<br \/>\n<br \/>Ma appunto la linea di tendenza attuale delle piattaforme &egrave; quella del passaggio a cottimo su tutto il territorio nazionale: dal graduale abbassamento delle paghe orarie fino all&#8217;istituzione del pagamento a consegna. Come per esempio a Milano con Deliveroo o a Torino con Foodora. <\/p>\n<p>Si tratta quindi di un modello lavorativo che punta anche a dividere ed isolare i lavoratori, oltre che a regalare agevolazioni fiscali e altri vantaggi alle piattaforme, sulla pelle di chi lavora, esposto a rischi relativi alla sicurezza e alla salute personale. Purtroppo, solo a Bologna, negli ultimi mesi si sono registrati vari incidenti che hanno colpito riders in turno, senza che ci&ograve; destasse alcun clamore. <\/p>\n<p>In questo contesto di degrado e pericolosit&agrave; lavorativa, le risposte in termini di mobilitazioni non si sono fatte per&ograve; attendere. Da Torino e Milano, fino a Bologna, attraverso l&#8217;autorganizzazione su pi&ugrave; livelli (da assemblee di piattaforma fino ad assemblee generali della categoria), si &egrave; arrivati a creare innanzitutto una rete di solidariet&agrave; fra lavoratori, per combattere in primis l&#8217;isolamento al quale le aziende vogliono condannare sotto ricatto i riders.<br \/>\n<br \/>Dai bisogni immediati, ovvero con la collettivizzazione di servizi per la manutenzione di bici o l&#8217;offerta di spazi dove potersi fermare fra un turno e l&#8217;altro, alla risoluzione di problemi che possono insorgere durante l&#8217;orario di lavoro, fino alla gestione collettiva in delegazione per l&#8217;imposizione di rivendicazioni contrattuali faccia a faccia con i rappresentati delle aziende.<br \/>\n<br \/>Nel contesto bolognese &egrave; nata infatti Riders Union Bologna, che &egrave; riuscita a riunire le lotte e le esigenze provenienti dalle assemblee dei riders delle varie piattaforme cittadine, da quelli di Deliveroo a quelli di Glovo. In un&#8217;ottica di promozione e riunione delle mobilitazioni, a seguito dello sciopero dei lavoratori di Glovo in febbraio contro la riduzione della paga oraria, ha rilanciato la mobilitazione attraverso uno sciopero generale di tutti i riders cittadini verso la fine del mese, anche per denunciare la normale pratica delle piattaforme di costringere a lavorare con condizioni meteo avverse, ovvero con in un periodo di fortissime nevicate e temperature abbondantemente sotto zero.<br \/>\n<br \/>Le condizioni di lavoro estremamente dure, e d&#8217;altra parte la combattivit&agrave; dei lavoratori delle singole piattaforme nella rivendicazione di tutele maggiori, a Bologna e nel resto del paese oltre che in tutta Europa, ha spinto alla ricerca dell&#8217;unit&agrave; e della convergenza delle lotte, della risposta collettiva alla repressione e alle ritorsioni, e al collegamento con il resto del mondo del lavoro sfruttato.<\/p>\n<p>Da qui l&#8217;importantissima giornata del 15 aprile, data in cui si &egrave; tenuta la prima assemblea nazionale dei lavoratori del settore, a Bologna, organizzata da Riders Union Bologna. Presenti riders da Torino, Milano, Roma, Modena, La Spezia, Padova e tante altre citt&agrave;, senza contare la presenza di due lavoratori del Collectif des coursier-e-s (Belgio) e del Collectif livreurs autonomes de Paris CLAP (Francia), oltre che di tante realt&agrave;, sindacali e non, venute ad assistere.<br \/>\n<br \/>Un&#8217;iniziativa necessaria e fondamentale per organizzarsi nelle rivendicazioni e nelle pratiche, sulla base delle molteplici esperienze, come quella della &#8220;Carta dei diritti dei lavoratori digitali&#8221; presentata in Comune a Bologna. Iniziativa messa in atto dai riders cittadini come primo strumento di negoziazione a livello territoriale, con l&#8217;obiettivo di porre delle regole alle piattaforme che operano localmente e quindi fissare delle tutele per chi lavora, e da portare avanti nelle mobilitazioni sui singoli punti.<br \/>\n<br \/>Il contenuto di questa Carta scaturisce dai bisogni e dalle rivendicazioni espresse dalle assemblee di piattaforma, secondo un&#8217;autorganizzazione su pi&ugrave; livelli, dallo specifico al generale, ovvero Riders Union Bologna, in questo caso. Monte orario garantito, salario minimo orario contro il cottimo, assicurazione totale contro gli infortuni, indennit&agrave; complete (maltempo, ferie, malattia, contributive&#8230;), sicurezza nelle condizioni di lavoro (materiali e attrezzature lavorative, etc.), rifiuto di trattamenti discriminatori (ranking, rating, violazioni della privacy e dati personali&#8230;), per i diritti sindacali e di organizzazione, per la trasparenza dei contratti. <\/p>\n<p>Si tratta cio&egrave; delle tutele e dei diritti per i quali un intero settore sta lottando da mesi, in un contesto generale di precarizzazione del mondo del lavoro post-Jobs Act, di politiche antisociali e di offensiva contro la classe operaia. Rivendicazioni che sono emerse e sono state ribadite con forza dall&#8217;assemblea.<br \/>\n<br \/>L&#8217;incontro ruotava infatti sull&#8217;organizzazione delle esperienze e delle rivendicazioni attraverso le differenti modalit&agrave; di mobilitazione e iniziative messe in campo dai ciclo-fattorini, in quanto modalit&agrave; complementari e autorganizzate, all&#8217;insegna del coordinamento, dell&#8217;unit&agrave; e poi della solidariet&agrave; e del legame con il resto del mondo del lavoro in lotta, a partire da quello della logistica. Per questo motivo l&#8217;assemblea ha segnato un fondamentale momento di confronto, in vista inoltre del lancio di un Primo maggio di lotta generalizzata e internazionale.<\/p>\n<p>M.P.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima assemblea nazionale dei fattorini, ospitata da Riders Union Bologna Mercoled&igrave; 11 aprile 2018 si &egrave; tenuta al Tribunale di Torino sezione Lavoro la prima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-66641","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66641","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66641"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66641\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}