{"id":66727,"date":"2018-07-22T00:00:00","date_gmt":"2018-07-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/07\/22\/intervista-a-stefania-prandi\/"},"modified":"2018-07-22T00:00:00","modified_gmt":"2018-07-22T00:00:00","slug":"intervista-a-stefania-prandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/07\/22\/intervista-a-stefania-prandi\/","title":{"rendered":"Intervista a Stefania Prandi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4625_Prandi.jpg\" alt=\"4625_Prandi.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>&ldquo;<em>Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo<\/em>&rdquo; (ed. Settenove) &egrave; uno di quei libri-pugno nello stomaco. In un&rsquo;agilissima narrazione di meno di un centinaio di pagine, l&rsquo;autrice indaga tutte le pieghe del bracciantato femminile in Spagna, Italia e Marocco, frutto di un lavoro di ricerca e approfondimento di oltre due anni. Una narrazione agile, fotografica, ma che non tralascia nessun aspetto di una condizione che definire disperata &egrave; poco.<br \/>\n<br \/>&ldquo;Delicate, pazienti e costano poco.&rdquo; Ma non finisce qui. Non solo queste lavoratrici sono pagate meno degli uomini a parit&agrave; di lavoro, ma con una frequenza atroce sono costrette a subire violenze e stupri, in un clima di omert&agrave; a cui partecipa tutta la societ&agrave; civile, che si schiera a tutela della ricchezza del territorio, dell&rsquo;oro rosso.<\/p>\n<p>Di seguito pubblichiamo un&rsquo;intervista con l&rsquo;autrice, la fotografa, giornalista e scrittrice Stefania Prandi.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>Perch&eacute; hai scelto proprio di indagare il bracciantato femminile tra tutte le tematiche con cui sei venuta a contatto nella tua professione?<\/strong><br \/>\n<br \/>Da anni mi occupo di questioni di genere e di temi sociali legati al mondo del lavoro e alla violenza. Il progetto Oro rosso &egrave; cominciato con un lavoro fotografico in Sicilia, nella zona di Vittoria. Dopo averlo pubblicato all&rsquo;estero, ho pensato di approfondire il tema con letture di testi accademici, partecipando a convegni, e ho deciso poi di allargare il progetto per verificare se esistesse un vero e proprio fenomeno di violenza di genere sul lavoro in agricoltura anche in altre aree del Mediterraneo dove la manodopera &egrave; in maggioranza femminile.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>In tempi di polemiche per il #metoo e l&rsquo;ondata di victim shaming che ha interessato le attrici coinvolte nel caso Weinstein, cosa hanno in comune il dorato mondo di Hollywood e i campi di Ragusa?<\/strong><br \/>\n<br \/>Il meccanismo della violenza di genere sul lavoro &egrave; lo stesso a diversi livelli. C&rsquo;entra con il potere maschile, con il sessismo e la discriminazione contro le donne.<br \/>\n<br \/>Il caso Weinstein ha scosso l&rsquo;opinione pubblica in tutto il mondo, ma in alcuni Paesi come l&rsquo;Italia si &egrave; assistito a una reazione negativa al movimento di discussione che si stava formando. Sui giornali, radio e televisioni, e sui social media siamo state testimoni di un ripetuto victmin blaming, termine inglese che significa colpevolizzazione della vittima. Questo processo &egrave; molto diffuso nell&rsquo;area dei Paesi del Mediterraneo ed &egrave; stato messo in atto da uomini e da donne. Purtroppo, infatti, sono molte le donne che ancora introiettano il sistema di oppressione sessista. Il victim blaming consiste nel ritenere la vittima di un abuso o di un crimine parzialmente o interamente responsabile di ci&ograve; che le &egrave; accaduto. Un atteggiamento di colpevolizzazione dovuto all&rsquo;idea che le colpe non vanno ricercate nell&rsquo;aggressore, ma in chi subisce, nelle donne che dovrebbero &ldquo;svegliarsi&rdquo;, smettere di credere che il mondo dovrebbe essere un posto pi&ugrave; giusto, e imparare ad adattarsi, a schiavare i colpi della &ldquo;sorte&rdquo;.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>In tutto il libro emerge come le braccianti siano sottoposte a una doppia oppressione, di classe (lo sfruttamento del loro lavoro a condizioni indegne) e di genere (le molestie e le violenze sessuali). Filo comune di tutte le esperienze &egrave; l&rsquo;autocolpevolizzazione delle donne, che non denunciano n&eacute; parlano anche per non vedersi addossata la responsabilit&agrave; della violenza. Come pensi si possa spezzare questo malsano rapporto vittima-aguzzino? Che ruolo ha la morale, il patriarcato, in questo business?<\/strong><br \/>\n<br \/>In realt&agrave; molte delle donne che ho incontrato hanno denunciato o comunque hanno adottato strategie di ribellione quotidiana. Le donne vogliono parlare e vogliono avere giustizia. Molte sono consapevoli della loro condizione di subalternit&agrave; e vorrebbero avere pi&ugrave; diritti, ma non sanno come. &Egrave; chiaro che c&rsquo;&egrave; la paura di parlare, per ragioni anche di incolumit&agrave; fisica. I datori sanno di essere impuniti. Considerano le lavoratrici loro propriet&agrave;. Per le donne &egrave; difficile dire di no perch&eacute; per farlo hanno bisogno di rendersi conto subito di quello che sta succedendo. Purtroppo la violenza pu&ograve; arrivare alla fine di un&rsquo;escalation di fatti apparentemente tollerabili. Inoltre, bisogna sapersi difendere e avere un&rsquo;alternativa per salvarsi.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>La violenza a cui sono sottoposte le braccianti &egrave; rivoltante. Anche noi, come sicuramente avrai fatto tu, ci siamo chieste &ldquo;come fare in modo che non accada pi&ugrave;?&rdquo; Ti sei data una risposta?<\/strong><br \/>\n<br \/>Ho cercato di raccontare degli spaccati di realt&agrave; e mostrare la possibile ampiezza di un fenomeno sistematico come quello della violenza sul lavoro. Credo che gi&agrave; un primo passo, per chi &egrave; interessato a capire le condizioni di chi raccoglie e impacchetta la verdura che arriva sulle nostre tavole, sia quello di rendersi conto di come stanno le cose. Il passo successivo &egrave; fare in modo che si crei un&rsquo;opinione pubblica per un cambiamento concreto. Siamo molto lontane dalla soluzione al problema, mancano ancora gli strumenti per risolverlo.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>Qual &egrave; l&rsquo;atteggiamento dei sindacati? Difendono le donne, le aiutano, o in alcuni casi vengono coinvolti dall&rsquo;omert&agrave; che circonda il business dell&rsquo;oro rosso?<\/strong><br \/>\n<br \/>Dipende dalle zone e dai sindacati. Soprattutto in Puglia c&rsquo;&egrave; una parte della societ&agrave; civile che vorrebbe un cambiamento e anche parte del sindacato. In Sicilia ci sono persone come Don Beniamino Sacco che da anni denuncia gli abusi, nonostante le critiche. Inoltre, &egrave; stata approvata la legge anti-caporalato che dal punto di vista formale fornisce uno strumento importante per la punibilit&agrave; di caporali e proprietari che compiono i crimini. Certamente tutto questo non &egrave; ancora abbastanza. A frenare le spinte di cambiamento ci sono fattori socioculturali e un mercato del lavoro deregolarizzato, dove non ci sono diritti per i pi&ugrave; deboli, ma vige la legge del pi&ugrave; forte. &Egrave; incredibile come in Italia decenni di conquiste sul lavoro siano state spazzate via in pochi anni e a pagarne le conseguenze siano proprio le classi meno abbienti e le donne.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>Anche le associazioni caritatevoli non sembrano offrire una valida alternativa. Noi non vediamo altra soluzione se non l&rsquo;autorganizzazione delle lavoratrici. Pensi che sia fattibile, nonostante le condizioni tanto difficili e la loro estrema dispersione?<\/strong><br \/>\n<br \/>Oro rosso fa anche parte dell&rsquo;inchiesta realizzata con la giornalista tedesca Pascale Mueller, uscita in Germania su BuzzFeed e Correctiv e su BuzzFeed in spagnolo. A poche settimane dalla pubblicazione di questi articoli in Spagna &egrave; scoppiato il caso. Politici e pubblici ministeri, appellandosi alla nostra inchiesta, hanno chiesto che venissero aperte delle indagini per fare chiarezza sulla situazione delle braccianti di Huelva. Nella provincia andalusa, solo quest&rsquo;anno, sono state impiegate 18mila donne marocchine. Oltre a loro, nei campi, lavorano polacche, bulgare, romene e anche spagnole, soprattutto nel settore della trasformazione. Le donne migranti vivono a gruppi di 20, 50, anche 100, in casolari fatiscenti in mezzo alla campagna, in container immersi nelle serre, in alcuni casi circondati dal filo spinato e dalle guardie. Ogni anno nella provincia di Huelva si fatturano oltre 320 milioni di euro, un giro di denaro tale che bench&eacute; tutti sappiano degli abusi, nessuno voglia parlarne.<br \/>\n<br \/>Nelle scorse settimane diverse braccianti della zona di Huelva, straniere e spagnole, hanno sporto denuncia e 400 braccianti marocchine sono scese in piazza spontaneamente a manifestare appoggiate dal SAT, Sindicato Andaluz de Trabajadores. I processi per&ograve; devono ancora cominciare e al momento le braccianti sono di base sole sul territorio. Racconto questo per spiegare che l&rsquo;auto-organizzazione &egrave; possibile, ma senza un sostegno del territorio e della societ&agrave; non si va molto lontano.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>In generale, su un piano meramente umano, qual &egrave; stata la cosa pi&ugrave; difficile e dolorosa che hai affrontato in questo lungo reportage?<\/strong><br \/>\n<br \/>Molti aspetti sono stati difficili. Essendo un lavoro da freelancer, la ricerca dei fondi &egrave; stata laboriosa e lunga perch&eacute; per ogni zona che ho visitato avevo bisogno di un budget minimo per coprire le spese degli spostamenti, dell&rsquo;alloggio, di chi mi ha messo in contatto con le lavoratrici e ha tradotto le lingue che non conoscevo, come l&rsquo;arabo. Per riuscire a sostenere i costi vivi del progetto ho vinto dei grant e ho collaborato all&rsquo;organizzazione di un crowdfunding. &Egrave; stato difficile condurre l&rsquo;inchiesta a causa della mancanza di consapevolezza e dell&rsquo;omert&agrave; diffusa nei territori. Spesso mi &egrave; stato consigliato, o meglio intimato, di lasciare perdere. La violenza sul lavoro, che include molestie sessuali, insulti, aggressioni fisiche, ricatti, fino al vero e proprio stupro, nei paesi del Mediterraneo sui quali mi sono concentrata perch&eacute; sono tra i principali esportatori di verdura e frutta in Europa, &egrave; ancora tab&ugrave;. &Egrave; difficile da riconoscere e nominare per associazioni e sindacati, non viene considerata a dovere da chi ha il compito di esercitare la legge e quindi per le donne &egrave; difficilissimo sperare di avere giustizia. Anche l&rsquo;organizzazione del materiale &egrave; stata complessa perch&eacute; ho sempre cercato di non appropriarmi dei discorsi altrui, di non parlare per le altre, di non cadere nel pietismo o nel sensazionalismo, di non cedere alla vittimizzazione.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>Boicottare le aziende che sfruttano la manodopera femminile nel modo che hai descritto &egrave; una soluzione fattibile? Come possiamo essere certi di non incentivare ulteriormente questo sfruttamento con i nostri consumi? O forse &egrave; necessaria una soluzione pi&ugrave; radicale?<\/strong><br \/>\n<br \/>Sono domande difficili che credo andrebbero indagate a livello collettivo e con diverse professionalit&agrave;. Da parte mia credo che boicottare aziende che compiono crimini sia doveroso, ma senza un cambio di sistema si risolve davvero poco. Anzi, il rischio &egrave; di trovare capri espiatori &ldquo;facili&rdquo;. Lo sfruttamento e la violenza di genere sul lavoro sono un fenomeno che va affrontato in quanto tale, nella sua ampiezza e complessit&agrave;.<\/p>\n<p>&ndash; <strong>Anche davanti a proposte quali il reddito di cittadinanza o di autodeterminazione, noi abbiamo sempre rivendicato il diritto al lavoro, ossia un&rsquo;indipendenza economica e professionale di lungo periodo, che per&ograve; non sia sfruttamento. Secondo te, il lavoro senza sfruttamento pu&ograve; essere in fondo la vera chiave di volta per la liberazione femminile, anche per le braccianti?<\/strong><br \/>\n<br \/>Le molestie sessuali sono un abuso di potere e contribuiscono a mantenere le donne in una posizione subordinata. Non vanno interpretate come incidenti isolati e personali, ma come una questione sociale che riguarda sette donne su dieci nell&rsquo;arco della vita lavorativa. Le donne vengono molestate in quanto donne, cio&egrave; appartenenti al genere femminile. Questo fa s&igrave; che le molestie siano una vera e propria discriminazione sessuale. Lavorare &egrave; fondamentale per essere indipendenti, e le molestie sessuali penalizzano l&rsquo;accesso al reddito da lavoro delle donne.<\/p>\n<p>Collettivo Femminista Rivoluzionario<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo&rdquo; (ed. Settenove) &egrave; uno di quei libri-pugno nello stomaco. In un&rsquo;agilissima narrazione di meno di un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-66727","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66727\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}