{"id":66735,"date":"2018-07-31T00:00:00","date_gmt":"2018-07-31T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/07\/31\/cosa-accade-in-nicaragua\/"},"modified":"2018-07-31T00:00:00","modified_gmt":"2018-07-31T00:00:00","slug":"cosa-accade-in-nicaragua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/07\/31\/cosa-accade-in-nicaragua\/","title":{"rendered":"Cosa accade in Nicaragua"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4633_ortega-murillo-cardinal.jpg\" alt=\"4633_ortega-murillo-cardinal.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La dinamica politica del Nicaragua ripropone l&#8217;esigenza di un&#8217;analisi marxista contro ogni lettura impressionistica, sia essa genericamente democratica, sia essa all&#8217;opposto di natura campista.<\/p>\n<p>Chi presenta la vicenda nicaraguense come aggressione imperialista a un governo progressista dovrebbe fare i conti con la realt&agrave;.<br \/>\n<br \/>Il Nicaragua sandinista non &egrave; Cuba, che ancora si regge nonostante tutto su rapporti di produzione socialisti (nonostante la natura burocratica del suo regime politico e la prospettiva di restaurazione del capitalismo). Ma non &egrave; neppure equivalente al Venezuela di Chavez e Maduro, che pur tutelando la propriet&agrave; borghese e pagando il debito estero all&#8217;imperialismo, &egrave; in qualche modo politicamente indipendente da quest&#8217;ultimo. Il regime di Daniel Ortega e Rosaria Murillo, gi&agrave; al suo terzo mandato consecutivo, ha governato per undici anni come garante diretto dell&#8217;imperialismo in Nicaragua; ha regalato al capitale straniero le risorse naturali del paese; ha sviluppato il progetto del canale transoceanico, direttamente dettato dal grande capitale, con effetti devastanti sulla condizione di ampi settori contadini e sulle comunit&agrave; indigene; ha favorito la concentrazione della propriet&agrave; terriera; ha promosso privatizzazioni nella (modesta) industria, nei servizi, nel terziario; ha applicato le ricette del FMI in fatto di politiche di bilancio per pagare regolarmente il debito estero; ha precarizzato il lavoro e bloccato i salari. <\/p>\n<p>La lunga stabilit&agrave; politica del Nicaragua negli ultimi lustri &#8211; fatto eccezionale in Centro America &#8211; &egrave; stata al servizio di questa politica. <\/p>\n<p>DANIEL ORTEGA AL SERVIZIO DEL FMI<\/p>\n<p>Tutto questo &egrave; talmente vero che il fatto scatenante della protesta popolare degli ultimi mesi &egrave; stata proprio l&#8217;applicazione dell&#8217;ennesima ricetta economica del FMI.<\/p>\n<p>Il 17 aprile il governo Ortega varava per decreto l&#8217;aumento dei contributi di lavoratori e imprese al fondo pensionistico, assieme ad un taglio sulle pensioni. Si trattava di applicare le disposizioni del FMI sulle politiche finanziarie per mettere &#8220;in stabilit&agrave;&#8221; il sistema pensionistico: le stesse misure lacrime e sangue oggi in corso in Brasile ed Argentina, e gi&agrave; sperimentate in forme diverse in tutto il mondo capitalista. Ma questa volta la classica goccia ha fatto traboccare il vaso. La reazione sociale &egrave; stata vasta, nelle strade e nelle piazze di tutte le principali citt&agrave; nicaraguensi a partire da Managua. Ha coinvolto una massa popolare multiforme, composta da popolazione povera, disoccupati, settori declassati della piccola borghesia, larga parte della giovent&ugrave; studentesca. La classe operaia non ha fatto ancora irruzione diretta sulla scena. Il suo ingresso nella lotta pu&ograve; essere decisivo nel bilanciamento delle forze e nel segnare la dinamica della mobilitazione. In ogni caso, la mobilitazione popolare ha avuto gi&agrave; un impatto talmente dirompente da costringere Ortega a revocare il decreto, nella speranza di disinnescare la protesta.<\/p>\n<p>Ma la revoca del decreto non ha posto termine alle proteste. La protesta sociale, incoraggiata dal primo risultato raggiunto, si &egrave; rapidamente intrecciata con la protesta politica democratica contro il regime. La repressione del governo ha ulteriormente saldato i due elementi. La repressione &egrave; stata brutale ed &egrave; in pieno corso. Ha utilizzato non solo le forze regolari di polizia ma l&#8217;apparato paramilitare delle milizie sandiniste. Quattrocento morti nelle piazze, migliaia di feriti, centinaia di desaparecidos. Assediato nel proprio bunker, Daniel Ortega si &egrave; rivelato disposto a tutto pur di preservare il potere. Un potere sempre pi&ugrave; familista, raccolto attorno ad una cerchia cortigiana di fedelissimi, inviso ormai a parte significativa dello stesso FLSN.<\/p>\n<p>IL DISEGNO DELLE DESTRE E DELLA CHIESA<\/p>\n<p>Questo scenario esplosivo ha innescato il riposizionamento politico di diversi attori, a partire dalla Confindustria nicaraguense. <\/p>\n<p>La COSEP (Consiglio Superiore dell&#8217;Impresa Privata) aveva sostenuto attivamente e a lungo il governo Ortega, perch&eacute; il FSLN garantiva alle politiche confindustriali una base sociale d&#8217;appoggio sicuramente invidiabile. Ma nel momento della frattura tra regime e masse, perch&eacute; arrischiare le proprie fortune per legarsi alle incerte sorti di Ortega? Meglio provvedere sin che si &egrave; in tempo ad una soluzione politica alternativa &#8211; la pi&ugrave; indolore possibile &#8211; che tuteli i propri interessi. Da qui la nuova saldatura tra COSEP e lo schieramento politico della destra (Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia) nella richiesta di elezioni politiche anticipate. Mentre la gerarchia ecclesiastica, con la benedizione di Papa Francesco, rivendica un &#8220;dialogo nazionale&rdquo; per la pace (&#8230;tra le classi) che possa regalarle il ruolo di regista.<\/p>\n<p>In realt&agrave; la ricerca di una soluzione negoziata o di un ricambio politico perseguono in forme diverse lo stesso obiettivo: prevenire e disinnescare una precipitazione rivoluzionaria della crisi politica e sociale che possa aprire il varco ad un&#8217;alternativa di classe. Garantire la continuit&agrave; del potere dei capitalisti, degli agrari, del capitale finanziario, dall&#8217;urto destabilizzante di una insurrezione popolare.<br \/>\n<br \/>Non &egrave; un caso se la destra sventola la sola bandiera &ldquo;democratica&rdquo;, senza toccare i temi sociali della mobilitazione.<\/p>\n<p>PER UNA SOLUZIONE CLASSISTA, ANTICAPITALISTA, SOCIALISTA<\/p>\n<p>Si tratta allora di battersi per la prospettiva esattamente opposta.<\/p>\n<p>Via le leggi di precarizzazione del lavoro, abolizione del latifondo e ripartizione della terra, rifiuto del pagamento del debito estero e suo annullamento, cancellazione di tutte le misure imposte dal FMI (a partire da pensioni, sanit&agrave;, istruzione), rifiuto del Canale transoceanico imposto dalle potenze imperialiste, esproprio del capitale finanziario, nazionalizzazione del commercio con l&#8217;estero e dell&#8217;industria estrattiva, controllo generale dei lavoratori sulla produzione. Questa &egrave; l&#8217;unica via che possa dare alla mobilitazione popolare una prospettiva di alternativa vera: classista, anticapitalista, socialista. &Egrave; la prospettiva di un governo dei lavoratori e dei contadini poveri, il solo governo che possa realizzare queste misure di rottura.<\/p>\n<p>La popolazione povera del Nicaragua ha una tradizione rivoluzionaria alle proprie spalle.<br \/>\n<br \/>Lo sciopero generale di 28 giorni consecutivi nel 1978 fu decisivo per innescare il rovesciamento della dittatura di Anastasio Somoza nell&#8217;anno successivo. La direzione nazionalista del FSLN &#8211; che il grosso del centrismo internazionale, inclusi i &ldquo;trotskisti&rdquo; del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, salut&ograve; allora come &ldquo;bolscevica&rdquo; &#8211; contenne in realt&agrave; la spinta di massa dentro i limiti di una economia mista rispettosa della borghesia nazionale, rifiutando apertamente la via cubana (col consenso pubblico di Fidel Castro). Cos&igrave; facendo si espose prima alla controrivoluzione reazionaria della Contras sostenuta dagli USA e da Israele, poi a un lungo logoramento, infine alla caduta (1990) a vantaggio delle forze imperialiste. <\/p>\n<p>Nel nuovo quadro internazionale post &#8217;89, segnato dal crollo dello stalinismo e dal riflusso\/involuzione degli stessi movimenti nazionalprogressisti, il FSLN ha rifondato col tempo la propria natura per trasformarsi in un normale partito borghese con influenza di massa che si candida a gestire l&#8217;alternanza di governo in Nicaragua, dentro il quadro della subordinazione all&#8217;imperialismo e a garanzia di quest&#8217;ultimo. Cos&igrave;, dopo quasi mezzo secolo, il Daniel Ortega &ldquo;rivoluzionario&rdquo; nazionalista del 1979 &egrave; divenuto il Daniel Ortega Bonaparte che impugna il crocifisso reprimendo il popolo nel sangue. Lo stesso popolo che nel 1979 lo port&ograve; al potere. L&#8217;alternativa di prospettiva storica tra rivoluzione socialista o reazione capitalista (e imperialista) ha dunque trovato anche in Nicaragua la propria conferma. Di questo ci parla il trasformismo sandinista, smentendo clamorosamente ogni illusione, vecchia e nuova.<\/p>\n<p>Ma ogni popolo conserva la memoria delle proprie esperienze, seppur in forma confusa e frammentaria. Cos&igrave; la popolazione povera Nicaraguense. Se nel 1979 insorse contro Somoza, oggi pu&ograve; insorgere contro Ortega. Ma come insegna anche l&#8217;esperienza del &#8217;79, non &egrave; sufficiente il rovesciamento di un dittatore se poi si preserva il potere della borghesia. &ldquo;Rifare il &#8217;79&rdquo;, sollevarsi contro il nuovo regime, ma per rompere una volta per tutte, a differenza di allora, con la borghesia nazionale e con l&#8217;imperialismo: questa pu&ograve; e deve essere la parola d&#8217;ordine dei marxisti rivoluzionari in Nicaragua.<\/p>\n<p>Lavorare ad estendere la mobilitazione popolare, a partire dal rifiuto delle ricette del FMI; rivendicare la libert&agrave; dei prigionieri politici e piene libert&agrave; democratiche; promuovere e organizzare l&#8217;irruzione in campo della classe lavoratrice, e delle sue autonome rivendicazioni; sviluppare, coordinare, centralizzare i comitati di autodifesa popolare contro la repressione; portare nella mobilitazione di massa il programma di un&#8217;alternativa di sistema, fuori e contro l&#8217;operazione truffa delle destre: questa &egrave; la via per onorare il sangue dei caduti e riscattare la memoria di quaranta anni fa.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dinamica politica del Nicaragua ripropone l&#8217;esigenza di un&#8217;analisi marxista contro ogni lettura impressionistica, sia essa genericamente democratica, sia essa all&#8217;opposto di natura campista. 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