{"id":66796,"date":"2018-10-25T00:00:00","date_gmt":"2018-10-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/10\/25\/ambientalismo-la-necessit-di-una-prospettiva-anticapitalista\/"},"modified":"2018-10-25T00:00:00","modified_gmt":"2018-10-25T00:00:00","slug":"ambientalismo-la-necessit-di-una-prospettiva-anticapitalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2018\/10\/25\/ambientalismo-la-necessit-di-una-prospettiva-anticapitalista\/","title":{"rendered":"Ambientalismo: la necessit&agrave; di una prospettiva anticapitalista"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4693_mascheraantigas-960x400.jpg\" alt=\"4693_mascheraantigas-960x400.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Sono migliaia ormai le fonti che accertano i problemi ambientali a cui sta andando incontro il nostro pianeta, su scala locale e globale. Il senso di questo articolo non &egrave; quello di riportare i vari disastri, ma riprendere una tematica dal versante marxista, rivoluzionario, abbandonato e tradito dal riformismo e dallo stalinismo.<\/p>\n<p>Non stiamo andando verso la catastrofe ambientale, perch&eacute; la catastrofe sta gi&agrave; avvenendo. Bisogna quindi ripartire dalle basi, essere coscienti che viviamo in un posto fisicamente e biologicamente limitato e che l&rsquo;attuale sistema economico di sviluppo si scontra con dei limiti insuperabili. Ci&ograve; significa, ad esempio, mettere in primo piano le questioni della riconversione ecologica dell&rsquo;industria, dell&rsquo;agricoltura, dei trasporti; di strategie energetiche fondate sull&rsquo;efficienza, l&rsquo;uso appropriato delle risorse, lo sviluppo delle fonti rinnovabili; dell&rsquo;insostenibilit&agrave; del modo di vita contemporaneo, delle citt&agrave; sommerse dalle auto e dai veleni. Porre all&rsquo;attenzione i problemi riguardo l&rsquo;evoluzione dei mezzi di produzione (quantit&agrave; e qualit&agrave;) e la strategia per la transizione a modi di produzione socialmente ed ecologicamente sostenibili a lungo termine. <\/p>\n<p>IL RAPPORTO UOMO-NATURA<\/p>\n<p>Marx ed Engels non hanno tralasciato la questione nei loro scritti, la dialettica natura-societ&agrave; &egrave; un punto centrale della concezione materialistica della storia (il materialismo storico) la cui prima formulazione organica si trova nell&rsquo;Ideologia tedesca. <\/p>\n<p>&laquo;<em>L&rsquo;uomo &egrave; immediatamente ente naturale. Come ente naturale, e ente naturale vivente, &egrave; da una parte fornito di forze naturali, di forze vitali, &egrave; un attivo ente naturale, e queste forze esistono in lui come disposizioni e capacit&agrave;, come impulsi; e d&rsquo;altra parte, in quanto ente naturale, corporeo, sensibile, oggettivo, &egrave; un ente passivo condizionato e limitato, come &egrave; anche l&rsquo;animale, e la pianta: e cio&egrave; gli oggetti dei suoi impulsi esistono fuori di lui come oggetti del suo bisogno, oggetti indispensabili, essenziali alla manifestazione e conferma delle sue forze essenziali<\/em>&raquo; (1).<\/p>\n<p>Il rapporto fra l&rsquo;uomo e la natura &egrave; un rapporto storico mediato socialmente. L&rsquo;uomo &egrave;, infatti, un animale sociale che vive, produce e si riproduce entro una societ&agrave; determinata. La storia non &egrave; soltanto il risultato della lotta di classe, ma si intreccia strettamente, in modo dialettico, con la storia del rapporto ecologico fra la specie e la natura, non da semplificare appiattendo l&rsquo;una sull&rsquo;altra.<\/p>\n<p>L&rsquo;uomo non &egrave; solo parte passiva della natura ma anche attiva. Di conseguenza il rapporto tra uomo e natura non &egrave; immutabile, ma evolve: &ldquo;<em>la storia &egrave; la vera storia naturale dell&rsquo;uomo<\/em>&rdquo; (2). In ogni momento storico dato, sussistono determinate condizioni oggettive che delimitano un certo numero di possibilit&agrave; storiche di evoluzione. Entro questo spettro di possibilit&agrave;, l&rsquo;azione consapevole e inconsapevole degli uomini pu&ograve; determinare un esito oppure un altro.<\/p>\n<p>L&#8217;ATTIVIT&Agrave; PRODUTTIVA<\/p>\n<p>L&rsquo;intera attivit&agrave; produttiva degli uomini (il loro lavoro) si svolge quali che siano i rapporti sociali, come appropriazione e trasformazione di elementi naturali con l&rsquo;aiuto di mezzi e forze tratti dalla natura stessa, il cui scopo &egrave; la riproduzione della vita. I risultati della produzione sono frutto pertanto non solo dell&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;uomo ma anche di quella della natura.<\/p>\n<p>Nella produzione, nel capitalismo, l&rsquo;uomo opera in rapporto con i suoi simili socialmente. Ed &egrave; il capitalista, che aliena il lavoro dell&rsquo;uomo, non la natura. &laquo;<em>La propriet&agrave; privata &egrave; dunque il prodotto, il risultato, la necessaria conseguenza del lavoro espropriato, del rapporto estrinseco dell&rsquo;operaio alla natura e a se stesso<\/em>&raquo;; nello stesso tempo &laquo;<em>essa &egrave; il mezzo col quale il lavoro si espropria, la realizzazione di questa espropriazione<\/em>&raquo; (3).<\/p>\n<p>Il lavoro si svolge tramite l&rsquo;industria, che &egrave; quell&rsquo;attivit&agrave; produttiva che trasforma gli elementi della natura in base ai bisogni umani. Ma i bisogni umani contano soltanto nella misura in cui sono in grado di &ldquo;realizzare&rdquo; il valore di scambio dei valori d&rsquo;uso corrispondenti, cio&egrave; nella misura in cui sono in grado di pagarli secondo le necessit&agrave; del capitale che li produce. Il valore di scambio e denaro, sono ricchezza astratta (rappresentazioni sociali della ricchezza reale, ma pur dotati di potere reale su di essa), in contrapposizione alla concreta e materiale ricchezza rappresentata dai valori d&rsquo;uso (oggetti utili). La ricchezza astratta si riproduce, si moltiplica, si accumula con il solo scopo di aumentare: &egrave; il capitale.<\/p>\n<p>Quindi i bisogni che decidono che cosa, quanto e come produrre, non sono altro che i bisogni di un meccanismo sociale anarchico, incontrollabile, e non i bisogni reali degli uomini. Questa &egrave; la logica che conferisce al capitalismo l&rsquo;ostinato bisogno di produrre per produrre, ciclicamente interrotto dalle crisi e dalle sue contraddizioni. Si producono merci e non beni, si soddisfano profitti e non bisogni.<\/p>\n<p>Con il modo di produzione capitalistico la natura viene sistematicamente esplorata per scoprirne nuove potenzialit&agrave;, utili all&rsquo;accrescimento del capitale; viene integrata nei processi produttivi, viene modificata su larga scala secondi i bisogni del profitto: questa &egrave; la molla che spinge e orienta la produzione, non la soddisfazione dei bisogni umani individuali e sociali.<\/p>\n<p>IL DOMINIO DELLA NATURA<\/p>\n<p>Il concetto di &ldquo;dominio sulla natura&rdquo; che a volte ricorre in Marx e Engels, &egrave; tutto il contrario di un atteggiamento di sfruttamento, manipolazione, degradazione. Quella marxista &egrave; naturalmente una posizione antropocentrica, che vede come fatto positivo lo sviluppo dell&rsquo;utilit&agrave; della natura per l&rsquo;uomo. Non si vede d&rsquo;altra parte come potrebbe essere diversamente. Ci si preoccupa del surriscaldamento globale, o dell&rsquo;aumento dei gas serra nell&rsquo;atmosfera perch&eacute; mettono in pericolo la vita umana, non perch&eacute; interrompono un certo ordine mistico.<\/p>\n<p>Il controllo della natura si fonda per il marxismo sulla comprensione dell&rsquo;unit&agrave; tra essa e l&rsquo;uomo stesso. La soppressione della propriet&agrave; privata diviene conseguentemente non solo la condizione della riconciliazione dell&rsquo;uomo con l&rsquo;uomo ma anche dell&rsquo;uomo con la natura. Il rapporto unit&agrave;-lotta fra l&rsquo;umanit&agrave; e la natura che segna tutta la storia, assume una netta intonazione ecologica nell&rsquo;ultimo Engels, quello della Dialettica della natura. L&rsquo;interdipendenza di tutti i processi della biosfera e l&rsquo;interferenza nei cicli naturali delle azioni umane, specie di quelle rivolte alla ricerca miope del profitto immediato e privato.<\/p>\n<p>&laquo;<em>A ogni passo ci viene ricordato noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi &egrave; estraneo ad essa ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacit&agrave;, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle in modo appropriato.<\/em>&raquo; (4)<\/p>\n<p>&laquo;<em>Il comunismo come soppressione positiva della propriet&agrave; privata intesa come autoestraniazione dell&rsquo;uomo e quindi come reale appropriazione dell&rsquo;essenza dell&rsquo;uomo mediante l&rsquo;uomo e per l&rsquo;uomo; perci&ograve; come ritorno dell&rsquo;uomo per s&eacute;, dell&rsquo;uomo come essere sociale, cio&egrave; umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo comunismo s&rsquo;identifica, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; &egrave; la vera risoluzione dell&rsquo;antagonismo tra la natura e l&rsquo;uomo, tra l&rsquo;uomo e l&rsquo;uomo, la vera risoluzione della contesa tra l&rsquo;esistenza e l&rsquo;essenza, tra l&rsquo;oggettivazione e l&rsquo;autoaffermazione, tra la libert&agrave; e la necessit&agrave;, tra l&rsquo;individuo e la specie. &Egrave; la soluzione dell&rsquo;enigma della storia, ed &egrave; consapevole di essere questa soluzione.<\/em>&raquo; (5) <\/p>\n<p>L&rsquo;uomo &egrave; una specie vivente tra le altre specie viventi, la cui vita &egrave; strettamente legata all&rsquo;ambiente in cui vive (altri esseri viventi, risorse idriche etc.). Il rispetto per la natura e gli altri viventi &egrave; rispetto per l&rsquo;uomo stesso e per le condizioni che ne preservano la vita, senza allusioni verso qualsiasi romanticismo o verso il la metafisica di una certa &ldquo;armonia prestabilita&rdquo;, che non hanno nessun fondamento scientifico.<\/p>\n<p>LE FORZE PRODUTTIVE<\/p>\n<p>Le forze produttive sono l&rsquo;insieme dei mezzi materiali e spirituali, naturali e sociali di cui una societ&agrave; determinata pu&ograve; disporre in un momento dato, delle quali necessita per la produzione, e dalle quali dipende il suo rapporto con la natura. <\/p>\n<p>Lo sono innanzitutto la popolazione produttiva stessa, e la sua relativit&agrave; abilit&agrave; e cultura; i mezzi produttivi ereditati dal lavoro passato; il livello della divisione e della combinazione sociale del lavoro; lo sono le risorse naturali disponibili; lo sono le conoscenze scientifiche e tecniche che regolano la disponibilit&agrave; stessa delle risorse e il loro impiego efficiente. L&rsquo;idea di &ldquo;sviluppo delle forze produttive&rdquo;, quindi, ha anche il significato di uno sviluppo del grado di controllo sull&rsquo;ambiente naturale da parte di una determinata societ&agrave; umana.<\/p>\n<p>SVILUPPO STORICO DEL CAPITALISMO<\/p>\n<p>Gli ultimi decenni del capitalismo hanno mutato drasticamente la nostra societ&agrave;, compreso l&rsquo;ambiente, e sono l&rsquo;esemplare dimostrazione dell&rsquo;impatto dell&rsquo;uomo sulla natura. Nessuna societ&agrave; prima d&rsquo;ora aveva avuto una tale misura, introducendo modificazioni del territorio irreversibili su scala globale (non di certo cose irrilevanti come nell&rsquo;era precapitalistica).<\/p>\n<p>Processi di urbanizzazione incontrollati, applicazioni di tecnologie agricole con norme &ldquo;fantoccio&rdquo; (inutili), una rapida produzione di sostanze tossiche, scorie radioattive, prodotti chimici di sintesi e molto altro ancora hanno rapidamente sconvolto gli ecosistemi.<br \/>\n<br \/>Il motore di questi cambiamenti &egrave; l&rsquo;accumulazione del capitale, la cui caratteristica essenziale &egrave; quella di aver subordinato l&rsquo;aspetto meramente produttivo (volto cio&egrave; alla soddisfazione diretta o indiretta dei bisogni umani) all&rsquo;aspetto della autovalorizzazione de valore (concetto gi&agrave; esplicato nei paragrafi precedenti).<\/p>\n<p>Il saggio di profitto misura l&rsquo;accumulo del capitale. I moventi di questa valorizzazione sono la produttivit&agrave; del lavoro e il saggio di sfruttamento della forza-lavoro, ovvero dallo sfruttamento &ldquo;della terra e dell&rsquo;operaio&rdquo; (natura e uomo), le due fonti di ricchezza.<\/p>\n<p>Ci si pu&ograve; appropriare degli elementi naturali in due modi: possono essere comprati come merci se essi sono gi&agrave; stati trasformati in propriet&agrave; di qualcun altro; oppure il capitale se ne impossessa direttamente e gratuitamente (come l&rsquo;aria e l&rsquo;acqua che, dopo l&rsquo;utilizzo, sono spesso restituiti inquinati). La possibilit&agrave; avere gratuitamente un agente naturale della produzione (ad esempio una fonte di energia che non &egrave; liberamente disponibile per i suoi concorrenti) accresce il profitto per il capitalista.<\/p>\n<p>Ed eccoci di fronte ad un&rsquo;altra molla fondamentale dell&rsquo;imperialismo e della logica dell&rsquo;espansione capitalistica verso nuove terre ancora non monopolizzate. Per questo occorre considerare lo sviluppo del capitalismo su scala mondiale per comprenderlo, non limitarsi a isolare le problematiche locali.<\/p>\n<p>Lo sviluppo della tecnica nel capitalismo, si converte costantemente, per via dell&rsquo;accumulazione del capitale, in uno sviluppo di forze distruttive che degradano le fonti stesse della ricchezza, l&rsquo;uomo e la natura. <\/p>\n<p>In Marx troviamo addirittura una chiara anticipazione del concetto di &ldquo;sviluppo sostenibile&rdquo; (per il quale si intende un modo di soddisfare i bisogni materiali della societ&agrave; attuale senza compromettere la possibilit&agrave; di soddisfare i bisogni delle generazioni future), altro che positivismo, il marxismo non afferma il primato dell&rsquo;economia o della tecnica. Il fine dello sviluppo delle forze produttive diventa l&rsquo;uomo (che &egrave; al tempo stesso la principale forza produttiva), le vere ricchezze diventano i valori d&rsquo;uso e non di scambio (il tempo disponibile per le attivit&agrave; creative, le facolt&agrave; degli individui e le loro relazioni sociali liberate dallo sfruttamento e dall&rsquo;alienazione), questo &egrave; il fine del comunismo, in quanto stadio superiore della civilt&agrave; umana.<\/p>\n<p>AMBIENTALISMO OGGI<\/p>\n<p>Il problema dell&rsquo;ambientalismo di oggi &egrave; la scarsa considerazione delle radici sociali dei problemi ecologici. <\/p>\n<p>Il compito dei rivoluzionari &egrave; far capire la necessit&agrave; di una prospettiva marxista, di una societ&agrave; senza propriet&agrave; privata per soddisfare le sue aspirazioni.<\/p>\n<p>L&rsquo;ecologia scientifica di oggi ci fornisce gli strumenti per una critica potenzialmente radicale degli assetti sociali esistenti in tutto il pianeta, in quanto ne mette in luce l&rsquo;insostenibilit&agrave; da un punto di vista tecnico, complementare e non contraddittorio, rispetto al marxismo (e questo &egrave; vero al di l&agrave; del fatto che questa potenzialit&agrave; si sia espressa finora soltanto parzialmente nei movimenti ecologisti e verdi che abbiamo conosciuto). Pertanto, l&rsquo;incontro tra marxismo e ambientalismo radicale &egrave; necessario, per non dire obbligato. Esso &egrave; indispensabile per integrare nel pensiero e nella pratica dell&rsquo;alternativa rivoluzionaria la dimensione della crisi ecologica e la sensibilit&agrave; dei nuovi bisogni emergenti.<\/p>\n<p>In termini generali, un approccio che riconosce le fratture sociali e politiche che attraversano la questione ambientale, sia come determinanti strutturali della devastazione dell&rsquo;ambiente, sia come interessi e opzioni politiche che orientano l&rsquo;adozione, o la non adozione, delle soluzioni possibili.<\/p>\n<p>Questo per&ograve; non pu&ograve; esaurirsi solo nella critica dell&rsquo;esistente, ma deve tradursi in progetti e strategie di trasformazione dei meccanismi economici, dei rapporti sociali, delle relazioni politiche che sottostanno alle scelte tecnologiche e ai modelli di consumo strutturalmente incompatibili con gli equilibri ambientali.<\/p>\n<p>Bisogna portare avanti iniziative e proposte nella prospettiva di spostare in avanti i rapporti di forza, di attivare il protagonismo di massa, di far crescere la consapevolezza collettiva, di costruire gli strumenti dell&rsquo;autoorganizzazione e della democrazia proletaria, una forma di contropotere alla democrazia borghese. <\/p>\n<p>L&rsquo;approccio da portare avanti &egrave; quello che rifiuta le compatibilit&agrave; stabilite dalla classe dominante, che vuole conservare lo stato di cose presenti, ed &egrave; l&rsquo;unico approccio, con una reale prospettiva di cambiamento, che non sfocia nell&rsquo;illusione, nel fallimento ed infine nella rassegnazione.<\/p>\n<p>&Egrave; sui discrimini di classe che intersecano i problemi ambientali e sulle condizioni politiche della loro risoluzione, che deve intervenire la nostra iniziativa programmatica. Chi decide? Chi paga? Chi controlla? Ecco le domande con cui fare i conti.<\/p>\n<p>&Egrave; forse una logica astratta, estranea al movimento reale? Di certo &egrave; una posizione controcorrente rispetto all&rsquo;opportunismo che prevale oggi nella cosiddetta sinistra radicale, ma la verifica della necessit&agrave; di queste proposte viene espressa in quelle mobilitazioni di massa nel mondo (Frente de Izquierda y de los Trabajadores argentino per esempio), che riescono a conquistare progressi grazie alla chiara demarcazione e prospettiva di classe. Bisogna lavorare a costruire un fronte unico di massa, sostenendo e unificando tutti i movimenti progressisti che si battono per la salvaguardia dell&rsquo;ambiente, come per esempio in Italia No Grandi Navi, No TAV, No TAP etc.<\/p>\n<p>OCCUPAZIONE E RICONVERSIONE. IL PROBLEMA RIGUARDO LE INDUSTRIE OGGI<\/p>\n<p>In alcuni ambienti si ha la percezione di una contraddizione insanabile fra difesa dell&rsquo;ambiente e occupazione, ma questi due termini possono e devono essere coniugati tra loro.<\/p>\n<p>La strategia politica non deve farsi condizionare dalle compatibilit&agrave; (economiche, politiche, istituzionali) dell&rsquo;ordine vigente, ma deve partire dai bisogni e fondarsi sulla mobilitazione dal basso e sul protagonismo dei soggetti interessati alla trasformazione. In altre parole far acquisire il controllo della produzione agli operai.<\/p>\n<p>I problemi riguardo alla riconversione delle industrie inquinanti (ad esempio il caso ILVA) sono all&rsquo;ordine del giorno nel nostro paese, ed ogni volta &egrave; costante il problema dell&rsquo;occupazione. Il bivio di solito &egrave; tra gli ambientalisti che rivendicano la chiusura e i lavoratori, in ostaggio dalla propriet&agrave; privata, che vogliono salvare il posto di lavoro. Di solito si conclude con un compromesso, dove si utilizzano finanziamenti pubblici per la riconversione (di aziende private, e che quindi hanno sempre massimizzato i profitti personali) e la cassa integrazione per i lavoratori, di solito anticamera del licenziamento.<\/p>\n<p>Una proposta complessivamente si dovrebbe articolare su queste posizioni:<\/p>\n<p>&bull; Occorre stabilire il principio che chi inquina sopporta tutti i costi che derivano dalle conseguenze della sua attivit&agrave;, cio&egrave; i danni ambientali, i costi del ripristino, gli eventuali oneri sociali diretti e indiretti. <\/p>\n<p>&bull; Nei casi di sospensione della produzione o di chiusura di un reparto o di una fabbrica per motivi ambientali, si rivendica il divieto dei licenziamenti collettivi. Quando la riconversione non sia possibile, e si renda inevitabile la chiusura degli impianti e la mobilit&agrave; degli addetti, questi provvedimenti sono accettabili a condizione della contestuale ricollocazione produttiva dei lavoratori senza interruzione del rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>&bull; Qualora la chiusura porti alla fine dell&rsquo;azienda, occorre rivendicare l&rsquo;esproprio a fini di risarcimento di tutti i beni aziendali a copertura dei costi che la collettivit&agrave; si assume per avviare un&rsquo;altra attivit&agrave; o per ricollocare i lavoratori.<\/p>\n<p>&bull; L&rsquo;esproprio e la pubblicizzazione dell&rsquo;azienda vanno rivendicati anche in tutti quei casi in cui la propriet&agrave; si sottrae all&rsquo;obbligo della riconversione e\/o al divieto di licenziare.<\/p>\n<p>&bull; Diritto per le organizzazioni aziendali e territoriali dei lavoratori e dei consumatori e per le associazioni ecologiste liberamente promosse dai cittadini, di esercitare il controllo su tutte le attivit&agrave; produttive e di altro genere, condotte dai privati o dagli enti pubblici, che possono costituire pregiudizio per la salute e\/o per l&rsquo;ambiente naturale e storico-artistico. (Si pu&ograve; prendere ad esempio l&rsquo;art. 9 dello Statuto dei lavoratori che conferisce alle rappresentanze sindacali il diritto di controllo in materia di prevenzione e di antinfortunistica sui luoghi di lavoro.)<\/p>\n<p>&bull; Diritto d&rsquo;accesso a tutte le informazioni disponibili, pubbliche e private, con il solo onere del costo di riproduzione. <\/p>\n<p>&bull; Facolt&agrave; per gli organismi di tipo sindacale o ambientalista di attivare l&rsquo;intervento d&rsquo;urgenza delle autorit&agrave; pubbliche preposte alla tutela della salute pubblica e dell&rsquo;ambiente.<\/p>\n<p>Questi sono soltanto alcuni punti fondamentali, sicuramente non sufficienti, i rivoluzionari devono saper far proprie le istanze ecologiche integrandole con il programma di rottura con il sistema.<\/p>\n<p>Paradossalmente quando l&rsquo;ambientalismo coinvolge larghi settori della societ&agrave;, anche il capitale scopre il suo lato ecologico (chiaramente truffaldino). Bisogna smascherare le false politiche ambientali, far capire che non pu&ograve; esistere una &ldquo;coscienza della specie&rdquo;, un&rsquo;etica ecologica di validit&agrave; universale, condivisibile dall&rsquo;operaio e dal capitalista, dal fabbricante di cannoni e dal contadino del Terzo mondo, capace di proporre modelli di vita sostenibili. <\/p>\n<p>Il riformismo ecologico non fa altro che rattoppare, proponendo soluzioni temporanee e molto circoscritte senza andare alla radice dei problemi. Per quanto le proposte possano avere validit&agrave; scientifiche, la strategia &egrave; totalmente fallimentare. <\/p>\n<p>I DISASTRI AMBIENTALI DELLO STALINISMO<\/p>\n<p>In Unione Sovietica i provvedimenti degli anni 1918-1923 furono la base per uno sviluppo economico-ecologico. Sulle linee guida di Lenin, negli anni successivi si instaur&ograve; una collaborazione tra il governo sovietico e i ricercatori. Per tutelare l&rsquo;ambiente si crearono organizzazioni e strutture amministrative per intervenire nello sviluppo industriale che stava andando incontro il Paese.<\/p>\n<p>Il primo congresso panrusso per la conservazione della natura, tenutosi a Mosca nel 1929, cos&igrave; si espresse:<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>L&rsquo;attivit&agrave; economica dell&rsquo;uomo &egrave; sempre in un modo o nell&rsquo;altro uno sfruttamento delle risorse naturali&hellip; La natura e il ritmo della crescita economica possono essere correttamente determinate soltanto dopo uno studio dettagliato dell&rsquo;ambiente e una valutazione delle sue capacit&agrave; produttive al fine della sua conservazione, sviluppo e arricchimento. Questo &egrave; ci&ograve; di cui si occupa [il movimento per] la conservazione [della natura].<\/em>&raquo; (6)<\/p>\n<p>A partire dagli anni Trenta, con l&rsquo;ascesa di Stalin e il consolidamento della burocrazia sovietica, il dibattito relativamente libero, fra le varie posizioni scientifiche e filosofiche, venne meno con la &ldquo;bolscevizzazione&rdquo; della scuole e della cultura: artisti e studiosi dovettero uniformarsi ai criteri ideologici imposti dall&rsquo;alto. Agli studiosi che si dedicavano all&rsquo;ecologia, venne negata la discussione degli obiettivi dei piani quinquennali. Gli unici dati a cui bisognava far riferimento erano le scadenze e gli obiettivi imposti dalla burocrazia. Lo sviluppo del &ldquo;socialismo reale&rdquo; venne misurato soltanto in base alle tonnellate di carbone o acciaio prodotte, o alle realizzazioni industriali; tutto questo al prezzo di un&rsquo;ingente devastazione ambientale.Questo port&ograve; all&rsquo;inquinamento del Lago Bajkal, alla morte del Lago d&rsquo;Aral e ai tentativi di invertire il corso dei fiumi siberiani. La contraddizione tra attivit&agrave; produttiva e ambiente quindi si ripresent&ograve;: l&rsquo;amministrazione economica dipendeva dagli obiettivi, puramente quantitativi, imposti dal sistema gerarchico della burocrazia.<\/p>\n<p>La crisi ambientale prodotta &egrave; stata portata clamorosamente alla luce con l&rsquo;incidente di Chernobyl del 1986, dove non solo si progettarono su enormi reattori nucleari risparmiando il pi&ugrave; possibile sulla sicurezza, ma si consent&igrave; di fare esperimenti al di l&agrave; delle norme di sicurezza. La presunzione della burocrazia port&ograve; a conseguenze gravissime. I livelli di inquinamento atmosferico e idrico che si registrarono in alcune zone dell&rsquo;URSS abbassarono la vita media delle persone di una decina d&rsquo;anni.<\/p>\n<p>Lo stato aveva aderito acriticamente a modelli capitalistici di industrializzazione, scegliendo tecnologie con impatti fortemente inquinanti. L&rsquo;assenza di democrazia operaia nel sistema sovietico contribu&igrave; a portare la burocrazia a non interessarsi dei bisogni dei lavoratori, ed infine ad ignorare ogni forma di compatibilit&agrave; ambientale.<\/p>\n<p>Trotsky nel 1936 scriveva:<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>La pianificazione amministrativa ha rivelato a sufficienza la sua forza e, nello stesso tempo, i limiti della sua forza. Un piano economico concepito a priori [&hellip;] non &egrave; un dogma immutabile, ma un&rsquo;ipotesi di lavoro da verificare e trasformare nel corso dell&rsquo;esecuzione [&hellip;]. Due leve debbono servire a regolare ed adattare il piano: una leva politica, creata dalla partecipazione reale alla direzione da parte delle masse interessate, il che non pu&ograve; essere concepito senza democrazia sovietica; e una leva finanziaria, risultante dalla verifica effettiva tramite un equivalente generale, il che non &egrave; concepibile senza un sistema monetario stabile.<\/em>&raquo; (7)<\/p>\n<p>Il bilancio che possiamo trarre dall&rsquo;esperienza dei paesi del cosiddetto &ldquo;socialismo reale&rdquo; &egrave; questo: con l&rsquo;abolizione della propriet&agrave; privata dei mezzi di produzione, si creano le condizioni per superare la costrizione di ignorare i vincoli ambientali che non creano ricchezza monetaria. Ma quest&rsquo;ostacolo non pu&ograve; essere superato completamente fin tanto che la pianificazione rimane sotto il controllo degli interessi di una minoranza al potere, la quale sopprime l&rsquo;autonomia, l&rsquo;interesse e la partecipazione consapevole della massa dei produttori.<\/p>\n<p>IN PROSPETTIVA<\/p>\n<p>Ci troviamo in un periodo in cui l&rsquo;andamento della produzione si allontana sempre di pi&ugrave; da quello dell&rsquo;occupazione. Accade che quando diminuisce la produzione, nelle fasi di recessione, diminuisce anche la forza lavoro occupata; ma quando la produzione torna a crescere, nelle fasi di espansione, il numero degli occupati non aumenta, continua anzi a diminuire o al pi&ugrave; ristagna. Lo sviluppo tecnologico fa guadagnare di produttivit&agrave; alle aziende ma non viene tradotto in una diminuzione del lavoro socialmente necessario per via del profitto. La conseguenza &egrave; un aumento della disoccupazione, le nuove tecnologie risparmiano lavoratori, non lavoro.<\/p>\n<p>La soluzione proposta dai governi (siano essi di centro destra o centro sinistra) &egrave; sempre quella di rilanciare una produzione fine a se stessa, riprendendo i disastrosi &ldquo;modelli di sviluppo&rdquo; del passato: spreco crescente di risorse naturali, umane e finanziarie, devastazione ambientale e degrado della vita sociale.<\/p>\n<p>Nell&rsquo;attuale fase di crisi, una ripresa meramente nazionale &egrave; illusoria, il che si concretizza in una combinazione di politiche restrittive, a zig-zag, a seconda del momento. Manovre restrittive quali riduzione dei salari, riduzione della spese sociali, svalutazione, aumento dei tassi d&rsquo;interesse, e dall&rsquo;altro lato le aspirazioni impotenti all&rsquo;espansione con piani &ldquo;straordinari&rdquo; e grandi opere inutili. Il tutto in sintonia con la costante riduzione del salario sociale (stipendi, pensioni). Lo vediamo ora con la nuova &ldquo;finanziaria del popolo&rdquo;, che cercando di uscire dalla crisi capitalistica aumenta di 70 miliardi il debito pubblico, sostenendo il padronato e reprimendo il lavoro.<\/p>\n<p>La strada da intraprendere &egrave; un&rsquo;altra, ovvero la riduzione dell&rsquo;orario di lavoro a parit&agrave; di salario e reintroducendo la scala mobile dell&rsquo;orario di lavoro. Sia come strumento per ridurre la disoccupazione sia come condizione per diminuire la fatica di chi lavora.<\/p>\n<p>Ma da sola la riduzione dell&rsquo;orario di lavoro non basta, un modo diverso da quello capitalistico di organizzare e gestire l&rsquo;economia, in funzione dei bisogni e non dei profitti. Un piano economico nazionale da definire in forme democratiche e da attuare sotto il controllo dei lavoratori. <\/p>\n<p>Come reperire le risorse? Bisogna far pagare chi non ha mai pagato, far pagare ai ricchi.<\/p>\n<p>Il nuovo governo Italiano prosegue nella direzione opposta, con la flat tax e i condoni, bisogna rispondere con una manovra radicale tanto quando &egrave; radicale la crisi e l&rsquo;attacco del padronato, porre all&rsquo;attenzione soluzioni come l&rsquo;esproprio delle aziende (a partire da quelle che licenziano o inquinano) senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori.<\/p>\n<p>La radice dei problemi ambientali risiede dunque nei rapporti sociali, non baster&agrave; affidarsi ai progressi della conoscenza scientifica per risolverli. Non basta la sola conoscenza, occorre un completo capovolgimento del modo di produzione.<\/p>\n<p>Note: <\/p>\n<p>1: K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 267.<\/p>\n<p>2: K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 269<\/p>\n<p>3: K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 203.<\/p>\n<p>4: Friedrich Engels, La dialettica della natura.<\/p>\n<p>5: K. Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, Torino 1970, p. 111.<\/p>\n<p>6: Citato da Weiner, in Gare, p. 124.<\/p>\n<p>7: L. Trotsky, La rivoluzione tradita.<\/p>\n<p>Per ulteriori approfondimenti: Marxismo ed Ecologia, Tiziano Bagarolo, Nuove Edizioni Internazionali 1989.<\/p>\n<p>Luca Gagliano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono migliaia ormai le fonti che accertano i problemi ambientali a cui sta andando incontro il nostro pianeta, su scala locale e globale. 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