{"id":66865,"date":"2019-02-15T00:00:00","date_gmt":"2019-02-15T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/02\/15\/1-il-lavoro-autodeterminazione\/"},"modified":"2019-02-15T00:00:00","modified_gmt":"2019-02-15T00:00:00","slug":"1-il-lavoro-autodeterminazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/02\/15\/1-il-lavoro-autodeterminazione\/","title":{"rendered":"#1 Il lavoro &egrave; autodeterminazione"},"content":{"rendered":"<p>Verso l&#8217;8 marzo<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4781_Primo_punto.jpg\" alt=\"4781_Primo_punto.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Uno dei fondamenti dell&rsquo;attuale sistema economico capitalista &egrave; l&rsquo;accettazione della povert&agrave; come fattore intrinseco al sistema e inevitabile stato naturale delle cose. Tale visione &egrave; ovviamente utile al capitale per continuare a perpetuarsi, mantenere inalterati i rapporti tra classi sociali e riprodurre la povert&agrave; come strumento di sfruttamento degli esseri umani.<br \/>\n<br \/>In una societ&agrave; basata sullo sfruttamento di una classe sull&rsquo;altra, non stupisce che le donne sperimentino due livelli di oppressione, di genere e di classe, in termini economici, culturali, politici, sessuali e lavorativi. Non stupisce che subiscano violenze di ogni sorta dentro e fuori la famiglia, dentro e fuori il posto di lavoro.<br \/>\n<br \/>Fin quando in una societ&agrave; ci sar&agrave; spazio per una qualsiasi forma di sfruttamento, possiamo essere sicure che la donna sar&agrave; la prima a subirlo. Pertanto dobbiamo rigettare con forza ogni organizzazione sociale che produce sfruttati e sfruttatori, che produce povert&agrave; in nome del profitto e ogni pensiero politico che accetti la povert&agrave; e la divisione in classi come un dato di fatto.<br \/>\n<br \/>Come donne dobbiamo rigettare inoltre con forza tutte quelle soluzioni intermedie che non risolvono il problema alla radice e di sicuro non impensieriscono gli sfruttatori. Basta disperdere le lotte delle donne in mille rivoli che presi singolarmente sono condannati all&rsquo;insignificanza. &Egrave; ora di riconoscere che i problemi delle donne hanno un unico comune denominatore: la societ&agrave; patriarcale e in ultima analisi lo sfruttamento da parte del sistema capitalista. Patriarcato e capitalismo vanno a braccetto e vanno abbattuti insieme.<br \/>\n<br \/> Lottiamo per una societ&agrave; libera dalla povert&agrave; e dallo sfruttamento, vogliamo le donne libere dall&rsquo;uomo e tutti e due liberi dal capitale. Per queste ragioni riteniamo di primaria importanza l&rsquo;indipendenza economica delle donne dagli uomini come il primo passo verso la liberazione dalla schiavit&ugrave; imposta da questo sistema economico e la necessit&agrave; imminente di recuperare tutti quei diritti che ci sono stati tolti dalle riforme del lavoro e dello stato sociale.<br \/>\n<br \/>La soluzione &egrave; un reddito di cittadinanza o autodeterminazione? Assolutamente no. La truffa del reddito di cittadinanza proposto da questo governo dimostra che non &egrave; tramite un&rsquo;elemosina che la donna pu&ograve; emanciparsi. Un&rsquo;elemosina statale per mantenere la donna confinata entro quattro mura non far&agrave; altro che accrescere la violenza patriarcale che la vede dispensatrice di forza lavoro gratuita e ora forse destinataria anche di un reddito su cui il pater familias non esiter&agrave; a mettere le mani. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo Lega-M5S, lungi dall&rsquo;emancipare le donne, le lega ancor pi&ugrave; strettamente al nucleo familiare e a eventuali partner violenti.<br \/>\n<br \/>Non &egrave; di elemosine che hanno bisogno le donne. &Egrave; di lavoro. E pi&ugrave; precisamente di un lavoro dignitoso, in cui vengano ripristinati quei diritti che sono stati tolti a tutti e tutte, ma la cui assenza si fa pi&ugrave; acuta tra le donne. Per questo invece di un reddito di cittadinanza, pretendiamo il ripristino dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. &Egrave; il lavoro, non una generica assistenza pubblica, che garantisce alle donne la possibilit&agrave; di autodeterminarsi, oltre a un welfare che preveda la socializzazione dei compiti di cura (#3), l&rsquo;autonomia riproduttiva (#4), l&rsquo;accesso all&rsquo;istruzione e alla formazione professionale (#5) e il diritto alla casa (#6). <\/p>\n<p><strong>Rivendichiamo<\/strong>:<\/p>\n<p>&#8211; <strong>L&rsquo;abolizione del reddito di cittadinanza cos&igrave; come concepito da questo governo misogino<\/strong> e la sua sostituzione con un dignitoso salario di disoccupazione, pari ad almeno 1200 euro o all&#8217;80% dell&#8217;ultimo stipendio. Il reddito di cittadinanza prevede l&rsquo;accettazione di lavori di qualsiasi tipo e con qualsiasi retribuzione anche a notevole distanza dalla residenza, pena l&rsquo;esclusione da questa elemosina di stato. Parallelamente per&ograve; lo stato fornir&agrave; incentivi ai datori di lavoro che assumeranno i destinatari del reddito. Di fatto quindi il reddito di cittadinanza non &egrave; che un&rsquo;ulteriore scusa per versare carrettate di denaro pubblico in tasche private, sempre le stesse, escludendo dal mondo del lavoro pi&ugrave; appetibile (perch&eacute; incentivato) le donne e gli uomini che non avranno la possibilit&agrave; di accettare queste condizioni capestro.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>L&rsquo;abolizione del Jobs act e del decreto sicurezza<\/strong>. L&rsquo;assenza di diritti sul posto di lavoro ci pone in condizione di continuo ricatto da parte dei padroni e non ci garantisce la necessaria indipendenza economica dalla famiglia naturale o acquisita, cos&igrave; come non ci consente un percorso di vita autonomo. Una legge che ha cercato di venderci lo smantellamento dei diritti (abolizione dell&rsquo;art. 18) in cambio di assunzioni con contratto a tempo indeterminato la cui entit&agrave; si &egrave; rivelata molto modesta rispetto ai licenziamenti senza giusta causa e all&rsquo;utilizzo spropositato di forme contrattuali precarie come voucher o contratti a termine. Ci&ograve; che &egrave; risultato invece rilevante sono i 10 miliardi di euro di sgravi fiscali alle aziende che sono venuti meno nelle casse dell&rsquo;INPS e che i lavoratori e le lavoratrici dovranno pagare. In poche parole si finge di combattere la precariet&agrave; precarizzando anche i contratti stabili. E il nuovo governo? Conferma e rafforza lo smantellamento dei diritti, criminalizzando le lotte sindacali, rendendo illegali scioperi e blocchi stradali, togliendo di fatto il diritto di protestare a chi lavora. Non pago, questo governo reazionario e misogino ci regala il &ldquo;diritto&rdquo; di lavorare fino al nono mese di gravidanza, condizioni che non si vedevano dall&rsquo;Ottocento e dai romanzi di Dickens.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Abolizione di ogni forma di precariet&agrave; e di flessibilit&agrave;<\/strong>, che sono solo strumenti in mano al padronato per sfruttare ancora pi&ugrave; intensamente lavoratrici e lavoratori, utilizzandoli secondo le proprie esigenze. Abolizione del lavoro precario, delle false partite IVA, dei tirocini non pagati e di tutte le forme di lavoro gratuito, del lavoro in somministrazione, dei part-time involontari, la chiusura di quella vergognosa forma di caporalato legalizzato che sono le agenzie interinali, imprese che fanno profitti sulla pelle di chi non ha un lavoro. Abolizione delle esternalizzazioni, appalti e privatizzazioni e ripubblicizzazione dei servizi. Abolizione del lavoro festivo e domenicale, tranne che per i servizi indispensabili. Il lavoro senza diritti &egrave; schiavit&ugrave;.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>La reintroduzione ed estensione dell&rsquo;articolo 18 a tutti e tutte i lavoratori dipendenti<\/strong>. L&rsquo;abolizione dell&rsquo;articolo 18, passata sotto il silenzio e la complicit&agrave; dei sindacati, ha dato mano libera al padronato per licenziare impunemente e ha intensificato enormemente lo sfruttamento su lavoratori e lavoratrici. La possibilit&agrave; di licenziare agevolmente rende ancora pi&ugrave; forte il padrone e pi&ugrave; ricattabile la lavoratrice all&rsquo;interno del rapporto di lavoro, dando origine a vere proprie forme di schiavit&ugrave; salariata. &Egrave; sempre pi&ugrave; difficile chiedere condizioni di lavoro migliori, lottare per i propri diritti, reagire a eventuali molestie o mobbing. Il potere di ricatto &egrave; totale. Ma reintrodurre l&rsquo;articolo 18 non basta. &Egrave; necessario estenderlo anche a tutte quelle realt&agrave; medio-piccole che vedono impiegate in particolare le donne. Non ci sono lavoratori di serie A e di serie B. Senza una tutela seria del posto di lavoro, senza il ripristino di un diritto fondamentale come l&rsquo;articolo 18, tutte le chiacchiere sulla tutela della maternit&agrave; e la promozione dell&rsquo;occupazione femminile sono inutili.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Lotta alla schiavit&ugrave;, al caporalato e alla violenza fisica e sessuale<\/strong> di cui sono vittime molte lavoratrici, tra cui anche le donne immigrate (badanti, braccianti) provenienti da paesi di nuova colonizzazione o in guerra, le quali vengono considerate come oggetti, rinchiuse come animali e sottoposte ad ogni forma di violenza sotto gli occhi compiacenti delle forze dell&rsquo;ordine e il silenzio di gran parte della societ&agrave; civile.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>L&#8217;adeguamento dei salari a valori dignitosi<\/strong>: non si pu&ograve; vivere una vita che abbia questo nome se il salario minimo mensile &egrave; sotto 1500 euro, siamo destinate a una vita da povere che lavorano, soprattutto quando si rompono i legami familiari. Inoltre &egrave; necessaria una normativa che garantisca la parit&agrave; di salario a lavoro eguale.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Nazionalizzazione sotto il controllo operaio e senza indennizzo<\/strong> per le imprese che chiudono, inquinano o delocalizzano.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Altro che quota 100, vogliamo poter andare in pensione!<\/strong> I requisiti pensionistici nel famoso provvedimento del governo in realt&agrave; sono uno schiaffo alle donne che, caricate dei compiti di cura di anziani e bambini non riusciranno mai a totalizzare gli anni di contributi necessari per vedersi riconosciuta la pensione.  Le donne infatti raggiungono in media 25 anni di contributi, ben lontani dai 38 previsti dal governo. L&rsquo;opzione donna, poi, &egrave; proprio una beffa, che consente alle donne di andare pensione a 58 anni ma solo versando un obolo  allo stato in media del 30\/40% su quanto spetta loro, fino anche al 50% in meno rispetto a quanto prenderebbero con i requisiti normali. Una prospettiva che destina le donne alla povert&agrave; e alla dipendenza.<br \/>\n<br \/>A differenza di quanto deciso dai provvedimenti di questo governo, rivendichiamo il ritorno al sistema retributivo e che la pensione, come lo stipendio, debba essere equiparata al reale costo della vita per garantirci benessere, l&rsquo;indipendenza economica e la possibilit&agrave; di curarci adeguatamente.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Abrogazione della Legge Fornero<\/strong>. L&rsquo;abbassamento dell&rsquo;et&agrave; pensionabile sulla base del riconoscimento ed ampliamento di tutti quei lavori maggiormente usuranti. Bisogna andare in pensione con 60 anni di vecchiaia e 35 di anzianit&agrave;, con la possibilit&agrave; per le donne di avere riconosciuto il maggiore carico di vita. Il capitale e lo stato spremono le lavoratrici e i lavoratori fino all&rsquo;ultima goccia di sangue. &Egrave; paradossale che le donne proletarie, le quali svolgono in genere lavori usuranti e sottopagati, nell&rsquo;et&agrave; in cui il lavoro dovrebbe essere terminato si trovino spesso ad accudire famigliari e nipoti mentre parallelamente lo stato taglia i servizi pubblici ad anziani e bambini privatizzandoli, rendendoli cos&igrave; economicamente inaccessibili alle classi sociali pi&ugrave; deboli e privandole di fatto del diritto alla salute e all&rsquo;assistenza. E scaricando tutto il welfare sulle donne.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; commissione oppressioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso l&#8217;8 marzo Uno dei fondamenti dell&rsquo;attuale sistema economico capitalista &egrave; l&rsquo;accettazione della povert&agrave; come fattore intrinseco al sistema e inevitabile stato naturale delle cose.&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-66865","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66865","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66865"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66865\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}