{"id":66873,"date":"2019-02-22T00:00:00","date_gmt":"2019-02-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/02\/22\/3-la-donna-non-un-servizio-pubblico-dello-stato-borghese-2\/"},"modified":"2019-02-22T00:00:00","modified_gmt":"2019-02-22T00:00:00","slug":"3-la-donna-non-un-servizio-pubblico-dello-stato-borghese-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/02\/22\/3-la-donna-non-un-servizio-pubblico-dello-stato-borghese-2\/","title":{"rendered":"#3 La donna non &egrave; un servizio pubblico dello Stato borghese"},"content":{"rendered":"<p>Verso l&#8217;8 marzo!<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4785_welfare.jpg\" alt=\"4785_welfare.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Nella societ&agrave; borghese lo status sociale, l&#8217;essere donne borghesi, concede facili soluzioni per sfuggire al destino di oppressione che invece &egrave; garantito per le donne della classe lavoratrice.<br \/>\n<br \/>Non tutte condividono lo stesso destino, n&eacute; sul fronte del lavoro esterno alla casa, n&eacute; su quello domestico. Le condizioni economiche decidono per le donne: l&rsquo;eventuale libert&agrave; dal lavoro domestico dipende dalla possibilit&agrave; di pagare manodopera (anch&#8217;essa femminile per lo pi&ugrave;).<br \/>\n<br \/>Una lotta femminista coerente non pu&ograve; che avere come prospettiva la sovversione dell&rsquo;ordine sociale e quindi, di conseguenza, l&rsquo;ordine economico da cui deriva questa societ&agrave; oppressiva, perch&eacute; da questa derivano le condizioni di vita in cui prospera il paradigma dell&#8217;oppressione e dello sfruttamento.<br \/>\n<br \/>Le donne lavoratrici e disoccupate stanno pagando il prezzo pi&ugrave; alto delle politiche economiche degli ultimi 30 anni su pi&ugrave; piani: mentre su quello del lavoro aumentano precariet&agrave;, disoccupazione e si riducono i salari, le riforme allo stato sociale obbligano a colpi di legge gli anziani ad essere accuditi a casa, riducendo l&rsquo;assistenza pubblica domiciliare e le strutture pubbliche a favore di finanziamenti ai privati, cos&igrave; come si riducono gli orari o i posti disponibili negli asili pubblici e si tagliano le mense scolastiche. In questo modo lo stato borghese scarica i costi del lavoro di cura sulle famiglie ed in particolare sulle donne meno abbienti, le quali non hanno i mezzi economici per pagare servizi o strutture private.<br \/>\n<br \/>Un esempio? La &ldquo;tutela e valorizzazione delle persone anziane&rdquo;, Legge Regionale 5 del 1994 e la &ldquo;promozione della cittadinanza sociale&rdquo; Legge Regionale 2 del 2003 (in Emilia Romagna) che sanciscono che il luogo deputato alla cura degli anziani e delle persone non autosufficienti &egrave; la casa (che deve essere per legge &ldquo;prediletta&rdquo; prima del ricovero in una struttura). La presa in carico dell&rsquo;ammalato da parte della societ&agrave;, invece di rendere pi&ugrave; umana l&#8217;esperienza della vecchiaia e di rimandare l&#8217;ospedalizzazione, si &egrave; rivelata un pretesto per scaricare il peso economico e delle responsabilit&agrave; da parte dello Stato sulle spalle delle famiglie e quindi principalmente delle donne. L&#8217;esperienza della cura diviene cos&igrave; essenzialmente sacrificio e rinuncia a se stesse.<br \/>\n<br \/>Lo stesso avviene per gli asili. Le strutture sono insufficienti e non soddisfano la domanda sul territorio, e ancora, gli orari non soddisfano le esigenze delle donne che lavorano, almeno delle operaie il cui orario di lavoro &egrave; stato dilatato sempre pi&ugrave; dalle leggi europee e nazionali sul lavoro in nome di un sempre maggiore profitto per le aziende. Certamente per le donne lavoratrici, che non possono permettersi il part time o baby-sitter e asili privati (a rischio di impoverimento della famiglia) il costo in termini di vita e di autonomia &egrave; molto pi&ugrave; alto. Un altro problema &egrave; rappresentato dalle rette spesso troppo alte per una famiglia operaia: quando una retta rappresenta la met&agrave; di un salario a conti fatti si va a lavorare quasi gratis, a molte donne conviene economicamente starsene a casa, con buona pace dell&rsquo;asilo come diritto di tutti i bambini in quanto ambito di sviluppo psicopedagogico e socializzazione e con buona pace anche dell&rsquo;indipendenza e libert&agrave; delle donne che ancora una volta vengono usate come strumenti di riproduzione e principale soggetto sociale di educazione e crescita della prole.<br \/>\n<br \/>Cos&igrave;, mentre si tagliano milioni di euro alla scuola pubblica, alla sanit&agrave; e allo stato sociale in generale per poter finanziare la detassazione dei padroni e coprire il debito delle banche, la legge di bilancio prevede che alle famiglie che generano il terzo figlio venga regalato un pezzo di terra. &Egrave; evidentemente un ritorno grottesco al premio di maternit&agrave; di stampo fascista, orpello ideologico al fatto che &egrave; proprio la donna in ultima istanza a essere chiamata &ndash; e costretta &ndash; a fare da supplente di quel welfare pubblico che lo Stato non intende pi&ugrave; garantire. Dall&#8217;altro lato per&ograve;, insieme alla santificazione della maternit&agrave;, un ulteriore attacco di questo governo reazionario &egrave; particolarmente evidente sul versante del lavoro: la modifica del congedo di maternit&agrave; con cui avremo la mirabolante possibilit&agrave; di rimanere sul posto di lavoro fino al nono mese di gravidanza. Non &egrave; che un ulteriore regalo ai datori di lavoro, che imporranno alle donne di rimanere ai propri posti fino alla fine, un ostacolo a poter costruire un percorso di vita indipendente. I padri poi, potranno astenersi dal lavoro, 4 ricchi giorni.<\/p>\n<p><strong>Rivendichiamo<\/strong>:<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Effettiva tutela della maternit&agrave;<\/strong>. La tutela della maternit&agrave; va estesa a tutte le donne che lavorano (e anche in questo caso) &egrave; di fondamentale importanza l&rsquo;effettiva cancellazione di qualsiasi forma di lavoro precario, che non offre tutela alle madri. &Egrave; necessario inoltre creare una rete di sostegno anche in seguito alla maternit&agrave;, con servizi pubblici in supporto alla madre e alla famiglia del nascituro. Occorre potenziare e ampliare il congedo parentale maschile.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Nazionalizzare sotto controllo sociale i servizi legati alla cura di anziani e bambini<\/strong>, (aumento delle strutture di degenza e cura). La cura di bambini, anziani e disabili non deve essere di esclusiva responsabilit&agrave; della famiglia (e quindi spesso delle donne). Occorre inoltre eliminare totalmente i finanziamenti pubblici a enti privati e confessionali che operano in questi settori, privilegiando l&rsquo;ampliamento e la costruzione di un programma di welfare pubblico e di una rete di strutture statali deputate all&rsquo;assistenza gratuita di bambini, anziani e malati.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Tutela e ampliamento della legge 104 sotto attacco<\/strong>. La legge 104, che garantisce i permessi per l&rsquo;assistenza a famigliari disabili, deve essere ampliata ed estesa a tutte le tipologie di lavoro, e deve essere garantita la pi&ugrave; ampia flessibilit&agrave; al lavoratore o alla lavoratrice con famigliari non autosufficienti a carico. Attualmente la 104 &egrave; oggetto di pesanti attacchi da parte del padronato che, complice il solito silenzio delle burocrazie sindacali, tenta di svuotarla dall&rsquo;interno come tante altre conquiste sociali. Un esempio? Il CCNL dei metalmeccanici della triade sindacale prevede che &ldquo;il lavoratore presenti un piano di programmazione mensile degli stessi con un anticipo di 10 giorni rispetto al mese di fruizione&rdquo;. Un&rsquo;ulteriore beffa e danno alle famiglie proletarie.<\/p>\n<p>&#8211; <strong>Ampliamento dell&rsquo;offerta scolastica<\/strong> (tempo pieno, mense pubbliche e gratuite). La scuola deve essere pubblica, laica e gratuita. Non un euro deve essere elargito a scuole confessionali e private di alcun genere. Le donne hanno bisogno per i propri figli di scuole attrezzate, moderne e funzionali, possibilmente che non crollino sotto deboli scosse di terremoto e che garantiscano orari in grado di coprire il fabbisogno delle lavoratrici, con mense pubbliche gratuite e per tutti, con cibi sani e di qualit&agrave;. Devono essere inoltre gratuitamente accessibili i servizi di accompagnamento e doposcuola attualmente in mano a cooperative, ovviamente a pagamento.<\/p>\n<p>&#8211; Queste rivendicazioni hanno in comune come prospettiva ultima quella della <strong>socializzazione del lavoro domestico<\/strong>. Si tratta di una rivendicazione importante, senza la quale la schiavit&ugrave; domestica delle donne non potr&agrave; mai essere abbattuta. Non si potr&agrave; mai parlare di libert&agrave; e parit&agrave; se il lavoro di cura non viene socializzato e reso produttivo nel quadro di un nuovo sistema economico, dove non esister&agrave; pi&ugrave; alcuna forma di sfruttamento. Per far questo &egrave; necessaria una rivoluzione anticapitalista, che abbatta lo sfruttamento e la divisione in classi della societ&agrave;. In una societ&agrave; in cui i lavoratori e le lavoratrici hanno la propriet&agrave; dei mezzi di produzione, il lavoro domestico sar&agrave; un lavoro che potr&agrave; essere socializzato. In un quadro di un carico di lavoro minore per tutti, data la sua eguale distribuzione, con salari adeguati, il tempo per la vita personale e gli affetti sar&agrave; finalmente centrale.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; commissione oppressioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso l&#8217;8 marzo! 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