{"id":66980,"date":"2019-08-22T00:00:00","date_gmt":"2019-08-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/08\/22\/la-crisi-politica-a-un-passaggio-cruciale-verso-un-governo-pd-m5s\/"},"modified":"2019-08-22T00:00:00","modified_gmt":"2019-08-22T00:00:00","slug":"la-crisi-politica-a-un-passaggio-cruciale-verso-un-governo-pd-m5s","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/08\/22\/la-crisi-politica-a-un-passaggio-cruciale-verso-un-governo-pd-m5s\/","title":{"rendered":"La crisi politica a un passaggio cruciale. Verso un governo PD-M5S?"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/4930_zingamaio.jpg\" alt=\"4930_zingamaio.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La crisi politica aperta da Matteo Salvini &egrave; giunta a un passaggio cruciale.<br \/>\n<br \/>La dinamica della crisi &egrave; ormai scoperta. Salvini ha rotto col M5S, dietro la rassicurazione fornitagli da Zingaretti che il PD gli avrebbe fatto sponda. E Zingaretti avrebbe fatto volentieri sponda a Salvini nella corsa alle elezioni per cambiare i gruppi parlamentari del PD, oggi a trazione renziana.<br \/>\n<br \/>Ma qui ha fatto irruzione la pi&ugrave; imprevedibile delle variabili: il capovolgimento di posizione da parte di Renzi verso l&#8217;accordo di governo col M5S, in funzione della salvaguardia dei &ldquo;propri&rdquo; gruppi parlamentari e della conquista di tempo prezioso per costruire il proprio partito. Questo clamoroso fatto politico ha mutato lo scenario della crisi, aprendo la possibilit&agrave; reale di un governo PD-M5S; possibilit&agrave; sdoganata parallelamente da Casaleggio e Grillo, entrati direttamente in scena.<\/p>\n<p>&Egrave; presto per dire se questa soluzione decoller&agrave; e giunger&agrave; al suo approdo. Restano sul campo diversi scogli: i tempi stretti richiesti dal Quirinale, al fine di evitare l&#8217;esercizio provvisorio del bilancio; il difficile punto di equilibrio tra PD e M5S nella ricerca della soluzione di premiership e composizione ministeriale (tra richiesta della presidenza Conte da parte del M5S e la sua difficile accettazione da parte del PD); i diversi interessi politici di Zingaretti e Di Maio impegnati in prima persona nella trattativa e al tempo stesso paradossalmente possibili vittime del suo successo nei rispettivi campi (finendo entrambi in quel caso <em>sub iudice<\/em> dei renziani, determinanti nella eventuale maggioranza parlamentare).<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa certa &egrave; che non esiste alcun ostacolo programmatico dirimente tra le due forze politiche in questione. Le cosiddette &#8220;cinque condizioni&rdquo; poste da Zingaretti alla base del negoziato, nella loro indeterminata fumosit&agrave;, sono emblematiche. Come &egrave; significativo il giudizio positivo immediatamente fornito dal M5S sulle condizioni del PD. &Egrave; naturale: il PD &egrave; il principale partito dell&#8217;establishment, legato organicamente a doppio filo al grande capitale, agli ambienti UE, all&#8217;alta burocrazia statale. Il suo insperato approdo di governo sarebbe un&#8217;occasione decisiva per recuperare la rappresentanza diretta dei poteri forti, nel segno di una &ldquo;normale&rdquo; governabilit&agrave; di sistema. Sull&#8217;altro versante, il M5S ha come scopo principale la propria sopravvivenza politica e istituzionale. La ricomposizione di governo col PD, un anno fa bloccata da Renzi ed oggi liberata proprio da Renzi, sarebbe l&#8217;occasione di una definitiva legittimazione agli occhi dell&#8217;establishment nazionale ed europeo. Il recente ingresso del M5S nella cosiddetta &#8220;maggioranza Ursula&#8221; a livello UE va nella stessa direzione. Altro che &ldquo;governo di svolta&#8221;, come lo chiama Zingaretti! Basterebbe  il richiamo esplicito tra le sue condizioni a &ldquo;solidariet&agrave;, legalit&agrave;, sicurezza&rdquo; nella gestione dell&#8217;immigrazione per capire che persino sul terreno democratico pi&ugrave; elementare si ripartir&agrave; da Minniti, che il Fatto Quotidiano oggi reclama a gran voce (non a caso) come futuro ministro dell&#8217;interno.<\/p>\n<p>Certo, la formazione di un governo PD-M5S bloccherebbe temporaneamente la corsa di Salvini alle urne. Ma al tempo stesso gli fornirebbe la rendita dell&#8217;unica opposizione al governo &#8220;dell&#8217;inciucio&rdquo;, lungo la linea di una campagna gi&agrave; iniziata in queste ore, col rischio di creare le condizioni di un consolidamento del suo blocco sociale reazionario.<\/p>\n<p>Per tutto questo il pubblico sostegno di Sinistra Italiana e del Partito della Rifondazione Comunista alla prospettiva di un governo PD-M5S non &egrave; solo l&#8217;ennesimo appoggio a una soluzione borghese di governo che subordina i lavoratori e le lavoratrici agli interessi sociali dei loro avversari, ma &egrave; anche un disarmo del movimento operaio nella contrapposizione alla reazione. Tanto pi&ugrave; grave a fronte dello sfondamento del salvinismo tra i lavoratori salariati nell&#8217;ultimo anno.<\/p>\n<p>Solo una linea di opposizione di classe a tutti i governi del capitale, solo il rilancio di una mobilitazione di massa attorno a un programma di rivendicazioni sociali unificanti possono disgregare i blocchi sociali reazionari e sgombrare la via di un&#8217;alternativa vera. Ogni altra politica ripercorre sentieri gi&agrave; battuti e gi&agrave; falliti: un disastro per i lavoratori e le sinistre.<\/p>\n<p>Marco Ferrando<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi politica aperta da Matteo Salvini &egrave; giunta a un passaggio cruciale. La dinamica della crisi &egrave; ormai scoperta. 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