{"id":67054,"date":"2019-11-24T00:00:00","date_gmt":"2019-11-24T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/11\/24\/il-movimento-delle-sardine-la-destra-reazionaria-la-classe-e-noi\/"},"modified":"2019-11-24T00:00:00","modified_gmt":"2019-11-24T00:00:00","slug":"il-movimento-delle-sardine-la-destra-reazionaria-la-classe-e-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2019\/11\/24\/il-movimento-delle-sardine-la-destra-reazionaria-la-classe-e-noi\/","title":{"rendered":"Il movimento delle sardine, la destra reazionaria, la classe e noi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5032_movimento-delle-sardine.jpg\" alt=\"5032_movimento-delle-sardine.jpg\" \/><br \/>\n<br \/><strong>In queste settimane abbiamo visto un nuovo movimento riempire le piazze, a partire dall&rsquo;Emilia Romagna<\/strong>. Migliaia di persone, spesso giovani e giovanissimi, hanno iniziato a mobilitarsi contro Salvini e le politiche reazionarie da lui impersonate. Si &egrave; cio&egrave; finalmente alzato nuovamente un soffio di vento che prova a spezzare quella cappa di passivit&agrave; che sta segnando questo paese. <\/p>\n<p><strong>La scorsa primavera si era gi&agrave; alzato un vento simile.<\/strong> Basti pensare allo scorso marzo: &#8220;People&#8221;, la grande dimostrazione di Milano in difesa dei diritti dei migranti; i cortei dell&rsquo;8 marzo; la manifestazione di Verona contro l&rsquo;integralismo familistico; i tanti lenzuoli sui balconi contro Salvini. Sono state mobilitazioni importanti, nel momento in cui tracimava senza nessun apparente freno sociale il protagonismo autoritario del ministro dell&rsquo;interno, si imponeva un senso comune di massa reazionario sul terreno dei profughi e dei migranti, cresceva il consenso leghista nel paese.<\/p>\n<p><strong>Un vento, per&ograve;, contraddittorio.<\/strong> Infatti, se da una parte queste mobilitazioni hanno rappresentato un&rsquo;occasione importante di resistenza, dall&rsquo;altra si sono poste in continuit&agrave; con l&rsquo;involuzione di classe di questi anni. In queste mobilitazioni infatti si &egrave; spesso imposta una cifra moltitudinaria: costruite su eventi e una simbologia generica; focalizzate talvolta su un personaggio di grande evidenza pubblica o a contrario su ristretti gruppi promotori anonimi; segnate dall&rsquo;annegamento di ogni caratterizzazione programmatica nella moltiplicazione di tavoli, piattaforme e rivendicazioni; volte in particolare alla valorizzazione di ampie alleanze negli appuntamenti e nelle iniziative. Di fatto, cio&egrave;, si sono caratterizzate come <em>fronti popolari di massa<\/em>, coinvolgendo trasversalmente diversi soggetti e blocchi sociali: studenti, lavoratori e lavoratrici, piccola e media borghesia, talvolta anche frazioni delle stesse classi dominanti. Pi&ugrave; che <em>un popolo di sinistra<\/em>, con un determinato riferimento sociale per quanto generico e <em>ancora in testa vaghe idee di socialismo, un popolo dei diritti<\/em> progressista che difende le libert&agrave; individuali e collettive, prescindendo per&ograve; da ogni dimensione di classe e da ogni pur vaga propensione di cambiamento del modo di produzione vigente.<\/p>\n<p><strong>Questi movimenti rappresentano una contraddizione per chi, da un versante classista e rivoluzionario, vuole <em>abolire lo stato di cose esistenti<\/em>.<\/strong> Non solo, e soprattutto non tanto, per la tendenza di questi anni a osteggiare i soggetti organizzati, rifiutare ogni appartenenza politica esplicita, vietare simboli e bandiere di partito nelle dimostrazioni. Quanto, pi&ugrave; strutturalmente, per la fluidit&agrave; organizzativa e programmatica che spesso li contraddistingue, che in fondo occulta la tendenza a negare le diverse <em>partigianit&agrave;<\/em> della dialettica sociale. E quindi ogni conflitto di classe. Nella rappresentazione cio&egrave; del popolo e dell&rsquo;<em>&eacute;lite<\/em>, dei cittadini e della casta, delle persone e dei <em>politici<\/em>, si evita infatti di prendere in considerazione i diversi interessi che attraversano la societ&agrave;. Si evita cio&egrave; di riconoscere la differenza tra classi dominanti e classe subalterne e, in primo luogo, la diretta contrapposizione tra interessi del lavoro e interessi del capitale. Una negazione che si esprime non solo nei simboli e nelle rappresentazioni (che sono comunque parte fondante delle forme di mobilitazione dell&rsquo;oggi e, in fondo, non solo dell&rsquo;oggi), ma anche nelle rivendicazioni e quindi nel segno politico complessivo di queste mobilitazioni.<\/p>\n<p><strong>Differenze e <em>partigianit&agrave;<\/em> di classe non sono per&ograve; scomparse<\/strong>, ma anzi agiscono prepotentemente proprio nel tessuto sociale dei nostri tempi. L&rsquo;innesco nel 2007\/08 di una di quelle periodiche grandi crisi che contraddistinguono il modo di produzione capitalista ha amplificato ovunque differenze e disuguaglianze. In una dinamica ineguale e combinata si sono quindi acuiti i conflitti imperialistici e, nei paesi a capitalismo avanzato come nelle periferie, si sono diffusi processi di impoverimento, precarizzazione e ampia disoccupazione. Processi sospinti non solo dai picchi di depressione e dalla lunga stagnazione economica, ma anche da una gestione capitalistica della crisi che ha tentato di rilanciare il ciclo con gradi iniezioni finanziarie (gli interventi delle banche centrali, perpetuando cos&igrave; politiche di austerit&agrave;) e continue ristrutturazioni che stanno incrementando lo sfruttamento del lavoro. Le disparit&agrave; sono quindi diventate sempre pi&ugrave; salienti, e nelle classi subordinate si sono ampiamente diffusi sentimenti di insicurezza, fatica, paura e rabbia. Questa rinnovata differenziazione sociale, per&ograve;, non si esprime sul terreno del conflitto, dello sviluppo della coscienza collettiva, della costruzione di un&rsquo;autonoma rappresentanza della classe. Non lo ha fatto a causa dei processi di disorganizzazione del lavoro e delle conseguenti sconfitte di quest&rsquo;ultimo decennio, come (e forse soprattutto) per le responsabilit&agrave; di una sinistra e di una direzione confederale che ha testardamente cercato l&rsquo;alleanza con settori delle classi dominanti (sul terreno delle esperienze di governo come su quello degli accordi sindacali). E cos&igrave; questo rinnovato divario di classe si esprime soprattutto sul versante dell&rsquo;avversione verso le <em>&eacute;lite<\/em> cosmopolite, la difesa dalla comunit&agrave;, l&rsquo;identificazione col proprio territorio, la discriminazione verso gli stranieri. In maniera immediata e confusa, spesso al seguito di culture e movimenti sociali della piccola e media borghesia colpita da questa stessa Grande Crisi. Questo rinnovato divario di classe gonfia cio&egrave; il consenso a soggetti e movimenti politici di stampo reazionario. <\/p>\n<p><strong>Quel vento di primavera &egrave; stato allora seguito dal gelo delle elezioni europee.<\/strong> Le mobilitazioni di marzo e di maggio non hanno infatti intaccato il consenso reazionario, soprattutto perch&eacute; non hanno interpretato e dato voce a questa faglia di classe. Proprio la moltitudinariet&agrave; di quelle manifestazioni, la loro trasversalit&agrave; e fluidit&agrave; sociale, sono stati incapaci di cogliere e accogliere le insicurezze delle classi subalterne, di penetrare nelle loro rappresentazioni sociali e quindi di contrastarne il senso comune dominante. Lo si &egrave; visto in particolare nelle periferie, nei sobborghi e nella metropoli dispersa che caratterizza la provincia italiana. Lo si &egrave; visto nel voto, con il consenso di Lega e Fratelli d&rsquo;Italia che cresce proprio nelle classi subalterne. Alle europee come in tante amministrazioni locali, a partire da storiche roccaforti che dal dopoguerra non avevano mai conosciuto giunte di centrodestra (da Piombino a Ferrara). Un consenso non a caso confermato, contro le attese di molti, anche nei risultati dell&rsquo;autunno (nonostante l&rsquo;alleanza elettorale tra PD, Cinque stelle e settori di sinistra; nonostante la perdita di slancio di Salvini e del salvinismo per la disastrosa conduzione della crisi politica estiva). Non sono per&ograve; solo le urne a segnalarlo. &Egrave; stato il silenzio ed i mugugni con cui le assemblee di lavoratori e lavoratrici accoglievano le critiche al governo giallo-blu (cos&igrave; evidenti durante il congresso della CGIL), come la difficolt&agrave; a coinvolgerli nelle mobilitazioni (evidente tanto sul versante della solidariet&agrave; ai migranti quanto al corteo nazionale del 9 febbraio CGIL-CISL-UIL, segnato pi&ugrave; dal quadro attivo del sindacato che dall&rsquo;avanguardia larga nei luoghi di lavoro). &Egrave; stato il consenso che quello stesso governo giallo-blu aveva raggiunto, e ancora aveva nel corso dell&rsquo;estate, mentre esplodeva la sua crisi politica, proprio nelle fabbriche e nella classe operaia centrale, anche in realt&agrave; combattive e di avanguardia, persino tra molti delegati e attivisti sindacali (non solo confederali, ma anche di base). Lo segnala, cio&egrave;, la forza e la penetrazione di quel senso comune reazionario anche nelle cosiddette aree rosse, negli insediamenti operai e nei quartieri popolari. <\/p>\n<p><strong>In un quadro politico molto diverso dalla primavera, un movimento molto diverso da quelli della primavera<\/strong> riattiva oggi questa dinamica contraddittoria, democratica e moltitudinaria.<br \/>\n<br \/><strong>Le piazze infatti si riempiono contro Salvini, quando Salvini&#8230; &egrave; all&rsquo;opposizione: da pi&ugrave; di due mesi governa il paese una nuova maggioranza e un nuovo esecutivo<\/strong>, sebbene guidato dallo stesso Presidente del Consiglio (in s&eacute;, un inedito politico). Un governo composto da M5S, PD, il nuovo partito di Renzi e una parte della sinistra (LeU). Un esecutivo della <em>speranza<\/em>, nato sotto il segno della rottura con Salvini (il discorso parlamentare di Conte) e della richiesta di discontinuit&agrave; (in particolare da parte del PD e della sinistra). Un governo che per&ograve; si &egrave; rapidamente rivelato fragile, confuso e rissoso. Soprattutto, un governo ben diverso dalle speranze suscitate alla sua nascita. Partorito in realt&agrave; sotto l&rsquo;egida delle forze europeiste e delle classi dirigenti continentali, ha subito impostato una legge di bilancio di semplice continuit&agrave; con le politiche neoliberiste (nessun investimento nella spesa sociale, elusione dell&rsquo;aumento dell&rsquo;IVA con tagli alla spesa pubblica e altre tasse, salvaguardia dei liberi professionisti e dell&rsquo;impresa, un ridottissimo taglio al cuneo fiscale). Non ha cambiato una sola norma del precedente governo giallo-blu (neanche i famigerati decreti sicurezza contro cui si scagliavano le mobilitazioni primaverili), e quando ne ha cambiato gli impegni, come sul precariato della scuola, lo ha fatto contro il lavoro. Ha confermato la politica criminale libica (criminale nel verso senso della parola, sostenendo e appoggiandosi su bande criminali e milizie contro profughi e migranti, senza preoccuparsi della repressione, delle torture, dei campi di concentramento). Sull&rsquo;Ilva, come sull&rsquo;Alitalia, non vuole uscire dalla logica del primato dell&rsquo;impresa (privata), schiacciandosi sugli interessi del padronato e quindi incapace non solo di impostare qualunque logica di nazionalizzazione, ma anche solo di affrontare una qualunque politica industriale. <\/p>\n<p><strong>Contro questo governo, quel che rimane della sinistra politica ha fatto fatica ad attivarsi<\/strong>. Anche solo a prendere una posizione. Se alcune forze lo sostengono apertamente, ed anzi sono organicamente parte dell&rsquo;esecutivo (da Articolo Uno a Sinistra Italiana), altre ne hanno salutato la nascita <em>contro le destre<\/em> ed ancora oggi ne valutano positivamente la formazione, in funzione di loro argine (da larga parte del gruppo dirigente della CGIL a larga parte di quello del PRC). Non &egrave; solo un problema di semplice collocazione politica, &egrave; anche un problema di radicalit&agrave; e chiarezza programmatica: ancora oggi, quando <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/nazionalizzare-lilva-e-il-solo-modo-per-fermare-la-macchina-assassina\/\">Revelli scrive sul Manifesto<\/a>, lo fa per chiedere una nazionalizzazione temporanea dell&rsquo;Ilva, finalizzata a &laquo;<em>un grande piano di bonifica e recupero, per poi, solo a quel punto, ridotto nella condizione di non nuocere, restituirlo al mercato a un giusto prezzo<\/em>&raquo; (cio&egrave;, nazionalizzare le perdite per poi privatizzare i profitti: sarebbe questa la sinistra?). In questo quadro, larga parte della sinistra diffusa (le migliaia di quadri, militanti e attivisti delle organizzazioni sociali e politiche articolate nei territori), attende gli eventi sbigottita, paralizzata dalla paura di Salvini come un gattino ipnotizzato dalla luce dei fari. &Egrave; quindi importante <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6298\">l&rsquo;assemblea unitaria delle sinistre di opposizione<\/a>, per unire le lotte contro il governo padronale e le destre reazionarie, convocata a Roma il prossimo 7 dicembre da PCL, PCI e SA, e che sta raccogliendo importanti adesioni (da Potere al Popolo alla partecipazione, con un proprio ragionamento, dello stesso PRC). Importante, perch&eacute; nello sbigottimento e nella paralisi diffusa, ha finalmente dato un segnale di reazione, permettendo alle organizzazioni politiche di provare a riaggregare un&rsquo;opposizione politica e sociale alla deriva in corso. Un segnale importante, ma che appare ancora limitato: indicativa la mancanza di protagonismo e partecipazione in questo percorso dei soggetti sindacali e delle esperienze di lotta di questo periodo; indicativa la divisione e la distanza dalle piazze emiliane.<br \/>\n<br \/><strong>Le sardine infatti si presentano oggi in piazza senza nessuna posizione, iniziativa o opinione nei confronti di questo governo e della sua azione.<\/strong> Di pi&ugrave;. Rispetto alle mobilitazioni della scorsa primavera, anche il loro profilo contro la destra reazionaria appare molto pi&ugrave; fluido e generico. Sebbene esplicitamente nate contro Salvini (in occasione e in contrasto con i suoi comizi, a partire da quello a Bologna al PalaDozza), &egrave; assente nelle loro rivendicazioni, nella loro rappresentazione e nella loro comunicazione il contrasto netto ai decreti sicurezza, alle politiche reazionarie contro la famiglia, all&rsquo;autoritarismo salviniano che dominava le piazze del marzo scorso. <a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2019\/11\/21\/news\/il_manifesto_delle_sardine_cari_populisti_ci_avete_risvegliato_-241558593\/\">Le sardine si configurano infatti in termini molto pi&ugrave; generici e sfumati<\/a>: &laquo;<em>Cari populisti [!!??], Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi [noi chi? mah]&hellip; Siamo un popolo di persone normali [!!], di tutte le et&agrave;: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell&rsquo;aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creativit&agrave;, l&rsquo;ascolto<\/em>&raquo;. Pi&ugrave; che un nuovo movimento democratico, sono temi e toni di una <em>nuova maggioranza silenziosa<\/em> che prende voce contro ogni conflitto sociale. La voce <em>benpensante<\/em> di chi richiama lo smussamento delle polarizzazioni politiche, occultando che queste polarizzazioni politiche sono diretta conseguenza della divaricazione delle condizioni sociali. <\/p>\n<p><strong>Questa divaricazione tra l&rsquo;assemblea del 7 dicembre e le piazze delle sardine salta agli occhi.<\/strong> Non credo si possa risolvere, o anche solo affrontare, pensando di portare il 7 dicembre nelle piazze emiliane [e in quelle del resto del paese che si stanno sviluppando su questa impostazione]. Non credo cio&egrave; che il problema della dinamica politica di questo movimento democratico fluido e interclassista si possa risolvere semplicemente sviluppando un intervento, una propaganda ed una demarcazione rivoluzionaria in quelle piazze. <\/p>\n<p><strong>Pi&ugrave; che stare in quelle piazze, bisogna infatti proporsi di cambiare quelle piazze.<\/strong> Il punto non &egrave; quello di osteggiare o contrastare queste mobilitazioni. Non bisogna negare quel vento che si &egrave; alzato, che per quanto debole e contraddittorio pu&ograve; comunque contribuire a rompere la cappa di passivit&agrave; che ancora perdura sul paese. Anzi. Il punto &egrave; che in quelle piazze manca il lavoro. Mancano i suoi interessi, le sue rivendicazioni e le sue identit&agrave;. Allora la priorit&agrave; oggi non &egrave; quella di portare in quelle piazze qualche bandiera e qualche volantino del PCL, di portare in quelle mobilitazioni le parole ed il programma anticapitalista e rivoluzionario (distinto e distante non solo dalle impostazioni proposte, ma anche dalla stessa composizione sociale di quelle piazze). La priorit&agrave; &egrave; quella di introdurre in quelle piazze una polarizzazione ed una faglia di classe: portare in quelle mobilitazioni, contro la destra reazionaria ed a difesa dei diritti di tutti, gli operai, i lavoratori e le lavoratrici, il frammentato mondo del precariato. Portare gli operai dell&rsquo;Ilva e quelli della Continental di Pisa, gli addetti di Alitalia, i precari della scuola ed i <em>riders<\/em>; i cassaintegrati di Piombino e gli operatori dei call center sempre sulla soglia del licenziamento. <\/p>\n<p><strong>La priorit&agrave; allora non &egrave; tanto quella di portare le bandiere o i simboli di partito<\/strong>, ma quella di portare gli striscioni delle RSU, delle fabbriche, dei grandi magazzini, della logistica. Portare in quelle piazze e in quel movimento cartelli e rivendicazioni contro il precariato, il Jobs act, il part time obbligatorio, i salari di fame, l&rsquo;aumento dei ritmi e degli orari di lavoro, il taglio della sanit&agrave; e il degrado della scuola, il rinnovo dei contratti. Il problema principale &egrave; quello di spingere e sospingere, con un metodo transitorio e la capacit&agrave; di sviluppare rivendicazioni in stretta connessione con la coscienza di classe, l&rsquo;unificazione delle lotte e la loro generalizzazione. Perch&eacute; la lotta contro la destra reazionaria, la sua risposta autoritaria e le sue politiche comunitarie non si gioca sulle proclamazioni di principio, <em>contro le caciare e dicendo grazie<\/em> [<a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2019\/11\/21\/news\/il_manifesto_delle_sardine_cari_populisti_ci_avete_risvegliato_-241558593\/\">vedi appunto il documento delle sardine<\/a>]: si combatte nel contrasto ad una gestione capitalistica della crisi che schiaccia ogni cosa, dalla salute alla dignit&agrave; delle persone, per cercare di mantenere un minimo margine di profitto. <\/p>\n<p><strong>La lotta alla destra reazionaria si sviluppa cio&egrave; in primo luogo sul terreno sociale e sul terreno del conflitto di classe, riportando nelle piazze e in quelle piazze la faglia della contrapposizione degli interessi di classe.<\/strong> Aprendo quindi nuove linee di articolazione e divisione in queste mobilitazioni, politiche e in primo luogo sociali, per provare a connettere la resistenza contro Salvini e contro le destre con le classi subalterne, i loro interessi, il loro punto di vista. Per far uscire quindi queste mobilitazioni, e in generale la sinistra, <em>dalle ZTL e dagli apericena<\/em>, costruendo di nuovo una faglia di partigianit&agrave; sociale. Dalla parte del lavoro e non dalla parte dei padroni. Solo accompagnando la propaganda e l&rsquo;intervento di partito in queste piazze con questa spinta e con questo impegno, solo rivolgendo la propria azione all&rsquo;attivazione del conflitto sociale e non solo alla proclamazione della propria identit&agrave;, si pu&ograve; provare a dare prospettive e sviluppare una strategia anticapitalista e rivoluzionaria. <\/p>\n<p><strong>Il PCL, proprio a partire dal suo impegno nello sviluppo di ogni occasione di fronte unico in difesa degli interessi di classe<\/strong>, proprio a partire del suo impegno politico nell&rsquo;assemblea nazionale del 7 dicembre, pu&ograve; proporsi nel movimento delle sardine e all&rsquo;avanguardia sociale, ai lavoratori ed alle lavoratrici in lotta, con questo impegno, con questo cammino, con questa prospettiva.<\/p>\n<p>Luca Scacchi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In queste settimane abbiamo visto un nuovo movimento riempire le piazze, a partire dall&rsquo;Emilia Romagna. Migliaia di persone, spesso giovani e giovanissimi, hanno iniziato a&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-67054","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67054","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67054"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67054\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}