{"id":67095,"date":"2020-01-12T00:00:00","date_gmt":"2020-01-12T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/01\/12\/nuovo-governo-di-centrosinistra-in-spagna\/"},"modified":"2020-01-12T00:00:00","modified_gmt":"2020-01-12T00:00:00","slug":"nuovo-governo-di-centrosinistra-in-spagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/01\/12\/nuovo-governo-di-centrosinistra-in-spagna\/","title":{"rendered":"Nuovo governo di centrosinistra in Spagna"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5083_Sanchez-Iglesias.jpg\" alt=\"5083_Sanchez-Iglesias.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Un nuovo governo di centrosinistra &egrave; nato in Spagna. Lo dirige il Presidente Pedro Sanchez in continuit&agrave; col governo uscente, che gi&agrave; godeva prima delle ultime elezioni dell&#8217;appoggio parlamentare della sinistra cosiddetta radicale di Podemos. La novit&agrave; &egrave; che adesso Podemos ha ottenuto i sospirati ministeri. Quelli che invano aveva chiesto in estate.<\/p>\n<p>Governo &ldquo;di svolta&rdquo;? &Egrave; la tesi sbandierata da Iglesias e da Alberto Garzon (Unidos Podemos), beneficiari dei nuovi ministeri, con tanto di lacrime di commozione in Parlamento. Soprattutto &egrave; la tesi ripresa con solidale entusiasmo da Rifondazione Comunista: &laquo;Per la prima volta dalla fine della guerra civile i comunisti tornano al governo in Spagna&#8230; &Egrave; stata la forza, la determinazione e l&rsquo;unit&agrave; della sinistra radicale a costringere i socialisti a un accordo su un programma di discontinuit&agrave; rispetto alle politiche neoliberiste dei precedenti governi&raquo;. (Maurizio Acerbo, Paolo Ferrero).<\/p>\n<p>Un &#8220;programma di discontinuit&agrave;&rdquo;?<br \/>\n<br \/>In primo luogo, lo stesso programma formale del nuovo governo &egrave; assai pi&ugrave; prudente di chi lo esalta. Lo sbandierato aumento del salario minimo &egrave; scaglionato lungo l&#8217;arco della legislatura. L&#8217;intervento sulle famigerate leggi del lavoro del governo del PPE resta vago e indeterminato quanto basta per non assumere impegni vincolanti. Le politiche sull&#8217;immigrazione sposano &ldquo;attenzione umanitaria e sicurezza&rdquo; nel classico frasario del centrosinistra continentale. L&#8217;Unione Europea &egrave; omaggiata come colonna d&#8217;Ercole insuperabile, naturalmente rivestita come si conviene di premurose preoccupazioni sociali e democratiche. La NATO, manco a dirlo, resta un pilastro intoccabile riverniciato da preghiere pacifiste. Quanto alla Catalogna, i suoi dirigenti restano in galera mentre il principio stesso di autodeterminazione &egrave; esplicitamente negato. Sarebbe questo un programma di discontinuit&agrave;?<\/p>\n<p>Ma il punto centrale non &egrave; questo. Il punto &egrave; che nessun governo pu&ograve; essere giudicato in base alla letteratura delle sue promesse. La natura sociale di un governo poggia sulla costituzione materiale delle sue relazioni col capitale finanziario e con gli apparati dello Stato, sulla composizione politica dei ministeri chiave, sui suoi rapporti con l&#8217;alta burocrazia, le gerarchie militari, i corpi diplomatici. Tanto pi&ugrave; nel caso di un paese imperialista come la Spagna. Da questo punto di vista la teoria della discontinuit&agrave; appare davvero grottesca.<\/p>\n<p>Il &ldquo;nuovo&rdquo; governo Sanchez &egrave; guidato dallo stesso presidente uscente. Il suo partito &egrave; il PSOE, la socialdemocrazia di governo che per pi&ugrave; tempo ha governato la Spagna dopo la caduta di Franco. Un partito di sistema che ha incardinato il &#8220;regime del &#8217;78&#8221;, con le sue norme di garanzia per la monarchia spagnola e gli apparati militari: lo stesso sistema politico-istituzionale che ha consentito la repressione del movimento catalano e l&#8217;incarcerazione dei suoi leader. Un partito di sistema che dispone di una rete strutturata di relazioni materiali con la borghesia spagnola e con le istituzioni dell&#8217;Unione Europea.<\/p>\n<p>Al PSOE, o alla sua area di riferimento, spettano non a caso, come in passato, le leve ministeriali fondamentali: il ministero chiave dell&#8217;economia, con Nadia Calvi&ntilde;o, molto gradita negli ambienti del capitale finanziario, con una lunga carriera a Bruxelles; il ministero degli interni, con Fernando Grande-Marlaska, fiduciario delle Forze Armate e della Guardia Civil, tanto pi&ugrave; importante nel contenzioso con la Catalogna; il ministero degli esteri, con Arancha Gonzalez Laya, una liberale esperta in commercio quale procacciatrice d&#8217;affari per la borghesia spagnola, a partire dalla America Latina; il ministero della giustizia, col giudice Campo, a tutela della magistratura, da sempre vicina alla monarchia, come si &egrave; visto con le sentenze infami contro l&#8217;indipendentismo catalano; il ministero di sicurezza sociale e migrazioni, con Jos&eacute; Luis Escriv&aacute; Belmonte, uomo dalla lunga carriera all&#8217;interno della BCE, figura di tecnico indipendente stile Monti. El Pais (11 gennaio) parla di un governo semitecnico, tanto &egrave; il peso della presenza diretta di alti funzionari dell&#8217;apparato economico e statale. Di pi&ugrave;, vede nel sovraccarico di figure tecniche, fiduciarie del grande capitale, un segnale di rassicurazione ai mercati. Come dire: &ldquo;tranquilli, nulla cambia per voi, i ministri della sinistra radicale sono solo decorativi&rdquo;.<\/p>\n<p>In effetti. Podemos incassa una vicepresidenza (Pablo Iglesias), il ministero dell&#8217;universit&agrave; con Manuel Castells, il ministero del lavoro con Yolanda Diaz, il ministero del consumo (?) con Alberto Garzon, il ministero dell&#8217;uguaglianza con Irene Montero&#8230; Nel migliore dei casi i classici ministeri (come quello del lavoro) che nei governi di coalizione vengono riservati alle socialdemocrazie, con la funzione di abbellire l&#8217;immagine, di ammortizzare i conflitti e gestire le patate bollenti di misure sociali indigeste. Certo qualcosa di pi&ugrave; significativo del ministero degli affari sociali riservato a Paolo Ferrero nell&#8217;ultimo governo Prodi. Ma ci&ograve; che conta in un governo &egrave; la corresponsabilit&agrave; politica d&#8217;insieme. Come Ferrero cogest&igrave; la pi&ugrave; grande detassazione dei profitti dell&#8217;intero dopoguerra voluta da Prodi (con l&#8217;IRES dal 34% al 27%), cos&igrave; Iglesias e Garzon cogestiranno la continuit&agrave; delle missioni militari e delle politiche migratorie amministrate da Sanchez. Peraltro Iglesias non ha perso tempo per conformarsi al suo nuovo ruolo: &laquo;Emerge un profilo pi&ugrave; moderato di Pablo Iglesias&#8230; Si appella alla Costituzione, al rispetto del Re&#8230; Applaude le parole di Sanchez&#8230; Si presenta come un uomo di Stato&#8230; n&eacute; altera la sua voce quando qualcuno gli ricorda che appena cinque anni fa aveva promesso di rompere col regime del &#8217;78&raquo;. Cos&igrave; El Pais (12 gennaio) commenta estasiato il discorso di Iglesias in parlamento nella veste di futuro ministro. &Egrave; il plauso dovuto al ritorno del figliol prodigo. E siamo solo all&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Si obietta che un nuovo governo Sanchez-Iglesias &egrave; comunque migliore di quello della destra post-franchista, tanto pi&ugrave; oggi con l&#8217;ascesa di Vox. Grazie. Ma cosa ha pi&ugrave; concimato l&#8217;ascesa di Vox se non l&#8217;unit&agrave; nazionale di PPE e PSOE a difesa della monarchia spagnola contro il movimento democratico catalano? Cosa ha legittimato di pi&ugrave; la canea xenofoba contro i migranti dell&#8217;estrema destra se non la continuit&agrave; delle politiche discriminatorie condotte dai governi a guida PPE e PSOE (da Zapatero a Sanchez) che hanno siglato col Marocco accordi infami, simili a quelli stipulati da Minniti e Salvini con la Libia?<br \/>\n<br \/>In Spagna come ovunque la destra capitalizza i disastri della sinistra. Pensare che un &ldquo;nuovo&rdquo; governo capitalista a guida PSOE con qualche ministro di Unidos Podemos possa essere l&#8217;argine contro la destra significa rimuovere l&#8217;esperienza degli ultimi trent&#8217;anni in tutta Europa.<\/p>\n<p>&ldquo;I comunisti tornano al governo in Spagna dopo ottant&#8217;anni&rdquo;. Vero. Salvo trarre da questo paragone temerario tutte le dovute implicazioni.<br \/>\n<br \/>Ottanta anni fa, nel nome del fronte popolare antifascista, i ministri del PCE agli ordini di Stalin subordinarono la rivoluzione spagnola alla coalizione di governo con la borghesia repubblicana, anzi, come disse Trotsky, col &ldquo;fantasma della borghesia&rdquo; (perch&eacute; industriali ed agrari erano schierati compatti col generale Franco). Il risultato della sconfitta della rivoluzione fu quello di spianare la strada al fascismo. Ottant&#8217;anni dopo, gli eredi sbiaditi di quella tragedia riformista, con un peso infinitamente minore, tornano al governo del capitalismo spagnolo per coprire a sinistra la socialdemocrazia e disinnescare il rischio di un&#8217;esplosione sociale. La differenza &egrave; che oggi accettano persino&#8230; la monarchia. Sarebbe questa la trincea contro la reazione? <\/p>\n<p>Acerbo e Ferrero pensano forse che l&#8217;esempio spagnolo possa contagiare un domani anche l&#8217;Italia e riportarli al governo col PD.<br \/>\n<br \/>Noi pensiamo che l&#8217;opposizione di classe, aperta e chiara, al nuovo governo del centrosinistra spagnolo sia non solo una questione di principio invalicabile, ma anche una necessit&agrave; politica proprio in funzione della contrapposizione alla destra. &Egrave; la linea sostenuta dai compagni e dalle compagne di Izquierda Anticapitalista Revolucionaria e della sinistra rivoluzionaria spagnola, cui va tutto il nostro sostegno.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo governo di centrosinistra &egrave; nato in Spagna. 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