{"id":67133,"date":"2020-02-25T00:00:00","date_gmt":"2020-02-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/02\/25\/un-virus-ma-non-solo\/"},"modified":"2020-02-25T00:00:00","modified_gmt":"2020-02-25T00:00:00","slug":"un-virus-ma-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/02\/25\/un-virus-ma-non-solo\/","title":{"rendered":"Un virus ma non solo"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5144_corona.jpg\" alt=\"5144_corona.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Coronavirus: un fattore imprevedibile investe l&#8217;economia internazionale, la vita ordinaria di centinaia di milioni di esseri umani, la stessa societ&agrave; italiana. L&#8217;immaginario collettivo e il discorso pubblico conoscono per questa via una improvvisa distrazione di segno, un cambio di vocabolario. Sembra che la stessa vita politica sia in qualche modo sospesa, ovunque rimpiazzata dalla emergenza virus. Nel merito fioriscono interpretazioni discordanti, spesso opposte, nella stessa comunit&agrave; scientifica, tra chi minimizza il fenomeno trattandolo alla stregua di una normale influenza, seppure pi&ugrave; perniciosa, e chi invece giunge a paragonarlo alla spagnola del primo &#8216;900 (che fece, per inciso, decine di milioni di vittime). Non saremo noi a improvvisare un giudizio clinico, non avendo le competenze scientifiche richieste. Vogliamo invece formulare prime considerazioni e proposte da un punto di vista di classe. Perch&eacute; &egrave; vero che il virus non distingue le classi sociali, ma le risposte che si danno ad esso e le loro ricadute sono tutt&#8217;altro che socialmente neutre.<\/p>\n<p>Una prima considerazione riguarda la percezione e rappresentazione pubblica del contagio, delle sue proporzioni, della sua progressivit&agrave;, della sua incidenza mortale.<br \/>\n<br \/>Al netto delle diverse interpretazioni scientifiche, e della necessaria verifica del suo itinere, parliamo di un fenomeno ancora relativamente circoscritto su scala planetaria. Il tasso di mortalit&agrave; &egrave; in Cina attorno al 3%, e dell&#8217;1% fuori della Cina: un tasso sicuramente pi&ugrave; alto di una normale influenza ma contenuto. Inoltre le vittime si concentrano nella fascia alta di et&agrave;, in particolare tra persone molto anziane, gi&agrave; debilitate e\/o immunodepresse. Come dire che l&#8217;effetto mortale sar&agrave; determinato da ritmo e raggio della propagazione del virus pi&ugrave; che dalla sua potenza in quanto tale. Vi sono stati e vi sono paesi poveri semicoloniali, lontani dallo sguardo dei media d&#8217;occidente, segnati da fenomeni pi&ugrave; devastanti relativamente al proprio territorio. &Egrave; il caso dello Yemen, colpito dal colera, con una altissima mortalit&agrave; infantile, o dell&#8217;Africa subsahariana dove nel solo 2001 l&#8217;AIDS fece oltre due milioni di morti. Solo per dare l&#8217;ordine delle proporzioni.<br \/>\n<br \/>Naturalmente non possiamo ad oggi valutare la portata del coronavirus, lo si potr&agrave; fare solo a bilancio. Non sappiamo se le sue dimensioni finali saranno simili, o poco superiori, a quelle della Sars del 2003 (700 decessi nel mondo) o dell&#8217;Asiatica del 1957 (2 milioni di morti), o peggio ancora della terribile spagnola del 1918-1920. Diciamo che la rappresentazione pubblica del fenomeno &egrave; oggi condizionata da due fattori, tra loro intrecciati, non strettamente clinici: la sua ricaduta potenziale sull&#8217;economia mondiale, gi&agrave; in fase di ulteriore rallentamento (netto calo della crescita USA, nuova possibile recessione in Giappone, calo della produzione industriale in Germania, Francia, Italia), e il fatto di essersi prodotto in Cina, prima potenza manifatturiera su scala globale, oggi minacciata come mai in precedenza da una regressione marcata del suo tasso di crescita, con effetti moltiplicati sul capitalismo internazionale. <\/p>\n<p>La seconda considerazione attiene ai rimedi. La borghesia non sa bene come fronteggiare l&#8217;emergenza. Le stesse classi dominanti che hanno tagliato la spesa sanitaria per pagare il debito pubblico alle banche sono alle prese con gli effetti dell&#8217;austerit&agrave;: dal taglio degli investimenti nella ricerca scientifica, totalmente appaltata all&#8217;industria farmaceutica; alla carenza ovunque di personale medico e paramedico oggi in Italia costretto nelle zone interessate dal contagio a turni di lavoro massacranti (oltre le 12 ore giornaliere).<br \/>\n<br \/>Nulla pi&ugrave; del coronavirus rende evidente l&#8217;irrazionalit&agrave; della societ&agrave; borghese. Crescono ovunque i bilanci militari, trainati dalla nuova grande corsa tra potenze imperialiste vecchie e nuove per la spartizione del mondo; cresce a dismisura il parassitismo del capitale finanziario, con migliaia di miliardi investiti dalle aziende nell&#8217;acquisto delle proprie azioni, per sostenerne il valore di borsa (mentre arretra la produzione reale e si distruggono i posti di lavoro). In compenso nella sola Italia 9 milioni di persone non riescono ad accedere alle cure sanitarie, o perch&eacute; non possono affrontarne le spese, o perch&eacute; debbono aspettare un anno per una visita medica, o perch&eacute; semplicemente l&#8217;ospedale del territorio &egrave; stato soppresso. Mentre i lavoratori e le lavoratrici della sanit&agrave; pubblica si vedono negato persino il rinnovo del contratto, e quelli\/e della sanit&agrave; privata lo aspettano da ben 13 anni.<br \/>\n<br \/>Oggi questa organizzazione capitalistica preposta alla distruzione ordinaria della sanit&agrave; &egrave; incapace di fronteggiare un&#8217;emergenza straordinaria. E per questo ricorre di fatto a misure draconiane di ordine pubblico, sino a vietare ogni forma di manifestazione ben al di l&agrave; dei territori contagiati. In una corsa panica tra governatori regionali e governo nazionale a cautelarsi da un possibile disastro, mentre le forze pi&ugrave; reazionarie inzuppano in pane nel coronavirus per rilanciare pulsioni xenofobe e securitarie.<\/p>\n<p>&Egrave; necessario fronteggiare l&#8217;emergenza con ben altre misure: esame sanitario capillare di tutte le persone che possono essere entrate a contatto col virus; approntamento di nuovi presidi sanitari capaci di gestire sul territorio questo intervento straordinario; assunzione massiccia di nuovo personale medico e paramedico; investimento concentrato nella ricerca pubblica, scientifica e sanitaria; una patrimoniale straordinaria sulle grandi ricchezze per finanziare tali misure; nazionalizzazione dell&#8217;industria farmaceutica, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori.<\/p>\n<p>A pagare il conto siano i capitalisti, gli azionisti, i banchieri, non i lavoratori e le lavoratrici!<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Coronavirus: un fattore imprevedibile investe l&#8217;economia internazionale, la vita ordinaria di centinaia di milioni di esseri umani, la stessa societ&agrave; italiana. 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