{"id":67147,"date":"2020-03-11T00:00:00","date_gmt":"2020-03-11T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/03\/11\/o-la-borsa-o-la-vita\/"},"modified":"2020-03-11T00:00:00","modified_gmt":"2020-03-11T00:00:00","slug":"o-la-borsa-o-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/03\/11\/o-la-borsa-o-la-vita\/","title":{"rendered":"O la Borsa o la vita"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5162_coronavirus_borsa.jpg\" alt=\"5162_coronavirus_borsa.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>L&#8217;altalena delle borse in tutto il mondo dimostra che il contagio in corso non &egrave; solo quello del virus. O pi&ugrave; precisamente, che il coronavirus non si occupa solo della vita delle persone ma anche della borsa dei capitalisti.<\/p>\n<p>Quella parte del commentario borghese che cerca di minimizzare la crisi sanitaria per paura della recessione usa tra i suoi vari argomenti quello per cui molti tra i malati che muoiono non muoiono per il coronavirus ma a causa di patologie pregresse e per la precariet&agrave; generale della salute. Il virus agirebbe come semplice concausa del decesso. Non sappiamo se questo argomento pu&ograve; consolare i defunti, ma non &egrave; privo di un fondamento. Ecco, lo stesso vale in un certo senso per l&#8217;impatto del coronavirus sull&#8217;evoluzione economica  mondiale. Con l&#8217;unica differenza, non secondaria, che&#8230; nessun decesso del capitalismo &egrave; possibile per effetto di una crisi economica, per quanto grave essa sia, ma solo per mano di una rivoluzione sociale. Ma questo &egrave; un altro discorso.<\/p>\n<p>LE PATOLOGIE PREGRESSE DEL CAPITALE<\/p>\n<p>Le tendenze alla recessione internazionale preesistono al coronavirus, e hanno le loro radici nella crisi apertasi nel 2008. <\/p>\n<p>La grande crisi del capitalismo del 2008-2009 non &egrave; stata risolta nel suo fondamento strutturale: una gigantesca sovrapproduzione di merci e capitale che investe tutti i rami principali dell&#8217;economia e della produzione, a partire dall&#8217;acciaio e dall&#8217;automobile. <\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo decennio quella crisi &egrave; stata tamponata dal combinarsi di due elementi: da un lato la tenuta dello sviluppo cinese favorita dal gigantesco investimento pubblico infrastrutturale promosso dal regime di Pechino dopo il 2008 proprio per sottrarsi alla crisi internazionale; dall&#8217;altro lato l&#8217;enorme iniezione di liquidit&agrave; sui mercati finanziari da parte di tutte le banche centrali, e degli stessi bilanci pubblici, in proporzioni sconosciute alla intera storia del capitalismo. <\/p>\n<p>Il punto &egrave; che entrambi questi fattori, se hanno contenuto la precipitazione, hanno concorso per altra via ad estendere le basi materiali di una nuova crisi.<br \/>\n<br \/>Per un verso il grande sviluppo capitalistico della Cina e la sua proiezione imperialista su scala mondiale hanno concorso in molti settori ad accrescere la sovrapproduzione complessiva (si pensi all&#8217;acciaio); per altro verso l&#8217;iniezione di liquidit&agrave; nelle vene dell&#8217;economia mondiale ha prodotto una bolla finanziaria molto pi&ugrave; grande di quella che esplose nel 2007-2008 negli USA attorno ai mutui subprime, coinvolgendo oggi la stessa Cina. L&#8217;emissione di titoli finanziari da parte delle imprese come forma di autofinanziamento parallelo al credito bancario, e la pratica di acquisto da parte dei capitalisti di azioni della propria azienda (buy-back) per farle lievitare sul mercato hanno rappresentato un nuovo veicolo di sviluppo del debito privato, mentre gli Stati nazionali impegnati a ridurre le tasse dei capitalisti per contendersi gli investimenti esteri hanno continuato a finanziarsi a debito presso il capitale finanziario. La risultante &egrave; che oggi la somma di debito pubblico e privato nel mondo raggiunge la cifra iperbolica di 235.000 miliardi. &Egrave; la misura del parassitismo del capitale.<\/p>\n<p>La ripresa eccezionalmente prolungata del capitalismo USA &ndash; effetto di rimbalzo della grande crisi del 2008, e in qualche modo drogata a partire dal 2016 dalle politiche fiscali di Trump &ndash; ha tenuto su, nonostante tutto e in una certa misura, il tono dell&#8217;economia mondiale. Ma nell&#8217;ultimo biennio ha cominciato a delinearsi un nuovo giro di boa. La guerra dei dazi tra USA e Cina, e tra USA e UE, sospinta dalla saturazione dei mercati, dalle contraddizioni interimperialiste, e dal nuovo corso nazionalista dell&#8217;imperialismo USA; il rallentamento netto del tasso di sviluppo cinese; la tendenza al ripiegamento del Giappone; il nuovo rallentamento delle principali economie europee con l&#8217;arretramento della produzione industriale di Germania, Italia e Francia, hanno configurato nel loro insieme, e nella loro successione, il possibile innesco di una tendenza mondiale recessiva. Non una certezza, ma neppure un&#8217;eventualit&agrave; remota.<\/p>\n<p>L&#8217;IRRUZIONE DEL CORONAVIRUS IN UNA ECONOMIA MALATA<\/p>\n<p>Il coronavirus ha fatto la propria irruzione in questo scenario instabile. Ha colpito una economia cinese infinitamente pi&ugrave; interconnessa col mercato globale che nei primi anni 2000; e al tempo stesso ha colpito il capitalismo europeo a partire dall&#8217;Italia, gi&agrave; trascinata al ribasso dalla crisi tedesca. Lo stesso crollo del prezzo del petrolio &egrave; l&#8217;effetto non solo della guerra saudita e russa allo shale oil americano, ma anche dell&#8217;arretramento dello sviluppo cinese e del calo della produzione industriale che il virus sospinge.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia &egrave; ormai in recessione, con elementi di autentico crollo per settori portanti della sua struttura economica (manifattura, turismo, ristorazione, trasporti, logistica), e la recessione della seconda potenza industriale d&#8217;Europa ricadr&agrave; a sua volta su una economia continentale gi&agrave; stagnante. Il virus &egrave; gi&agrave; sbarcato in America, in un paese privo di un sistema sanitario pubblico, in cui i malati tenderanno a nascondersi per evitare il licenziamento o il costo insostenibile delle cure, col rischio di una propagazione ancor pi&ugrave; drammatica che in Europa. Il rodeo delle elezioni presidenziali USA sar&agrave; funestato da questo ospite imprevedibile, che Trump fin che pu&ograve; finger&agrave; di ignorare, col solito fare bullesco, ma che a modo suo si occuper&agrave; (anche) di Trump.<\/p>\n<p>Le borse mondiali registrano come un sismografo tutto questo scenario, perch&eacute; il virus pu&ograve; agire come punta di spillo sulla bolla finanziaria che si &egrave; ingrandita nel decennio. Il mercato azionario in giro per il mondo aveva registrato autentici record negli ultimi anni, da Wall Street a Piazza Affari. I tassi di interesse bassi o nulli assieme al fiume di liquidit&agrave; hanno spinto il capitale finanziario verso l&#8217;investimento di borsa. Gli azionisti si sono divertiti a comprare e ricomprare le proprie stesse azioni per aumentarne il valore e ingrassare i dividendi. I manager al loro servizio si sono gettati nella corsa per compiacere gli azionisti e gonfiare i propri sontuosi stipendi. Ma quando si sale troppo in alto ci si fa male quando poi si cade. Il divario tra la festa delle borse e la miseria dell&#8217;economia reale si era fatto troppo grande per evitare una nuova crisi. Vedremo i suoi tempi, la sua intensit&agrave;, e le sue forme. Segnaliamo solo il fatto che i margini di intervento delle banche centrali in funzione anticrisi sono minori di dieci anni fa per via dei tassi d&#8217;interesse piatti, e i bilanci pubblici degli Stati capitalisti sono gravati da un debito pubblico cresciuto a dismisura proprio per i costi del salvataggio di banche e imprese durante il decennio trascorso.<\/p>\n<p>Una nuova valanga si abbatter&agrave; sulle condizioni dei salariati. Il coronavirus &egrave; una minaccia, il capitalismo una certezza. Ed &egrave; una patologia infinitamente pi&ugrave; grave. Lo stesso sistema sociale che ha demolito ovunque i servizi sanitari per sostenere i capitalisti e le banche riverser&agrave; nuovamente la propria crisi sulla maggioranza della societ&agrave; a partire dal lavoro.<\/p>\n<p>Anche per questo la guerra contro il coronavirus &egrave; inseparabile da quella contro il capitalismo. &Egrave; il caso di dire: o la Borsa o la vita.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altalena delle borse in tutto il mondo dimostra che il contagio in corso non &egrave; solo quello del virus. 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