{"id":67173,"date":"2020-03-22T00:00:00","date_gmt":"2020-03-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/03\/22\/coronavirus-ad-arezzo-favorire-il-privato-pagano-i-lavoratori\/"},"modified":"2020-03-22T00:00:00","modified_gmt":"2020-03-22T00:00:00","slug":"coronavirus-ad-arezzo-favorire-il-privato-pagano-i-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/03\/22\/coronavirus-ad-arezzo-favorire-il-privato-pagano-i-lavoratori\/","title":{"rendered":"Coronavirus ad Arezzo. Favorire il privato, pagano i lavoratori"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5192_arezzo_coronav.jpg\" alt=\"5192_arezzo_coronav.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Lo scenario che si presenta &egrave; inquietante: ci stiamo preparando per andare in guerra. Stiamo aspettando l&rsquo;arrivo del picco coronavirus.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;ospedale di Arezzo &egrave; in allerta per l&rsquo;emergenza assoluta ed &egrave; stato trasformato totalmente in &#8220;ospedale Covid-19&#8221;. Tutto l&rsquo;ospedale: non esistono pi&ugrave; i reparti. Sono state spostate prima l&rsquo;ortopedia all&rsquo;ospedale della Gruccia e oculistica sulla Fratta di Cortona, il Direttore Generale della ASL Toscana sud-est e il Direttore di tutta la rete ospedaliera toscana Calamai hanno preso accordi per trasferire i restanti reparti al Centro Chirurgico Toscano e alla Clinica San Giuseppe, due strutture private. In particolare, al Centro Chirurgico saranno spostate la chirurgia generale, l&rsquo;urologia, la ginecologia, parte della vascolare, interventi non rinviabili (in testa quelli oncologici), e tutte le urgenze, cos&igrave; come la robotica. La Chirurgia Ortopedica andr&agrave; al San Giuseppe, insieme alla traumatologia minore e all&rsquo;Hospice. <\/p>\n<p>Occuparsi di politica da sempre &egrave; come se ci avesse dotato di un terzo occhio, che fotografa e rimanda alla mente la prima analisi: socializzare il grosso della spesa sanitaria della nostra zona, privatizzare ci&ograve; che &egrave; pubblico. Perch&eacute;?<br \/>\n<br \/>Il decreto legge a firma Conte del 17 marzo parla chiaro: &ldquo;Al fine di fronteggiare l&rsquo;eccezionale carenza di personale medico e delle professioni sanitarie, in conseguenza dell&rsquo;emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19, in quanto ricoverato o in stato contumaciale a causa dell&rsquo;infezione da Covid-19, le strutture private, accreditate e non, su richiesta delle regioni o delle province autonome di Trento e Bolzano o delle aziende sanitarie, mettono a disposizione il personale sanitario in servizio nonch&eacute; i locali e le apparecchiature presenti nelle suddette strutture. Le attivit&agrave; rese dalle strutture private di cui al presente comma sono indennizzate ai sensi dell&rsquo;articolo 6, comma 4.&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Per far fronte all&rsquo;emergenza, verranno messe a disposizione le cliniche private DIETRO INDENNIZZO; che &egrave; esattamente il contrario di quello che noi affermiamo dovrebbe essere fatto per affrontare questo pericolo, ovvero requisire, s&igrave;, le cliniche private per far fronte all&rsquo;emergenza, ma SENZA INDENNIZZO ALCUNO, in modo da non gravare ancor di pi&ugrave; sulla collettivit&agrave; e sui lavoratori.<br \/>\n<br \/>Questo &egrave; proprio l&rsquo;apice di un sistema di cui si vedono i cancri ormai evidenti. Anni di tagli, anni di chiusure di ospedali piccoli ma funzionanti, di servizi territoriali, di tutte quelle strutture che potevano raccogliere la domanda crescente e dare una risposta pi&ugrave; celere, specialmente in una popolazione che diveniva con gli anni sempre pi&ugrave; anziana e dunque bisognosa, la presenza di comorbilit&agrave; e l&rsquo;attenzione nello studiare risposte adeguate a fronteggiare una gamma di patologie in persone spesso immunodepresse: questo lo sviluppo significativo che il Sistema Sanitario avrebbe dovuto inseguire.<\/p>\n<p>Invece negli anni abbiamo paradossalmente assistito a una dinamica di accentramento. A fronte di uno smembramento del SSN, il potere &egrave; passato nelle mani dei Servizi Sanitari Regionali, cos&igrave; ogni regione (ogni &#8220;governatore&#8221; di turno) poteva utilizzare le proprie risorse ed esercitare influenza politica favorendo gli amici che lo avevano portato al potere. In realt&agrave; si sono riuniti pi&ugrave; servizi in uno solo, si sono create ex novo le Case della Salute (quale la loro utilit&agrave;?), si sono invece eliminati servizi territoriali, come i consultori, sguarnendo intere porzioni di territorio; si &egrave; creato l&rsquo;Ospedalone (accentrare, dunque), ma allo stesso tempo si sono tagliati all&rsquo;interno dell&rsquo;Ospedalone interi reparti, posti letto, personale; si &egrave; creata l&rsquo;&#8221;ASLona&#8221; (accentrare di nuovo) che riunisce le ex ASL provinciali a gruppi di tre ASL; si &egrave; creata un unico Ente di Supporto Tecnico-Amministrativo Regionale (accentrare ulteriormente), addirittura regionale: come si pu&ograve; pensare oltretutto, nel caso dell&rsquo;Ospedalone, creato in grande per motivi economici, ovvero di risparmio, di far funzionare una grande struttura con poche risorse? E nel caso dell&rsquo;Aslona, come si pu&ograve; non pensare che le risorse, prima destinate a ognuna delle ASL provinciali (ma prima ripartite fra le USL!), adesso destinate ad una unica ASL, non siano oggetto di mercanteggiamento (&#8220;concedi tutti questi presidi alla mia ex ASL, a te sar&agrave; destinato qualcos&rsquo;altro&hellip;&#8221;), viste le carenze sotto gli occhi di tutti? E l&rsquo;ESTAR unica regionale, nata dall&rsquo;accorpamento dei tre ESTAV precedentemente costituiti, come pu&ograve; dare risposte immediate rispetto all&rsquo;approvvigionamento di presidi, DPI e farmaci, dopo la trasformazione in un unico carrozzone? &Egrave; naturale pensare che un magazzino unico regionale non possa rispondere in tempo reale alle esigenze di un territorio vasto come una intera regione.<\/p>\n<p>Sono scelte che si pagano e che mostrano tutti i loro limiti, a maggior ragione in tempo di guerra, al quale &egrave; paragonabile il dramma che stiamo vivendo adesso. Le risposte sono lente e inadeguate.<br \/>\n<br \/>Mancano le strutture, i presidi, i DPI, i servizi, i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari. Mancano da anni.<br \/>\n<br \/>Accentrare ha anche significato, in tempi di pandemia, raggruppare pi&ugrave; persone insieme, e questo crea problemi di diffusioni virali. Non a caso si dice di non afferire all&rsquo;Ospedale, si &egrave; riscoperta l&rsquo;importanza del medico di Medicina Generale (qualche governatore del Nord ne aveva dichiarato ormai l&rsquo;inutilit&agrave;, se ricordate).<\/p>\n<p>Ed ecco, morale della favola, alla fine siamo arrivati anche da noi a ricorrere al privato, quel privato che in Lombardia, spingendosi a sostituire quasi del tutto il pubblico, non ha saputo logicamente far fronte a un&rsquo;emergenza, mancando di tutto.<br \/>\n<br \/>Perch&eacute; il mantra del privato, cresciuto alla scuola del capitalismo, &egrave; sempre quello: massimo profitto col minimo costo.<br \/>\n<br \/>Quel privato al quale, in altre regioni, sono anni che si concede di sostituire il pubblico, essendosi annesso addirittura interi reparti e macchinari costosi; quel privato che verr&agrave; puntualmente indennizzato secondo il decreto Conte (sapremo mai quanto sar&agrave; costato tutto questo al pubblico?). Quel privato che certamente qualcosa di suo &ndash; anzi, comunque sempre di nostro &ndash; investir&agrave; in questa operazione di accentramento nelle proprie strutture, e questo investimento non lo vorr&agrave; perdere.<\/p>\n<p>La domanda sorge spontanea: siamo sicuri che, una volta terminata l&rsquo;emergenza, tutto ritorner&agrave; al pubblico? Siamo sicuri che l&rsquo;emergenza, una volta messa in piedi, non diventi consuetudine e che per operarsi non si debba maggiormente accedere al privato, convenzionato certo, e pagato dunque con fondi sottratti al pubblico? Perch&eacute; per far fronte alla pandemia non si sono utilizzate strutture gi&agrave; in essere, una volta sedi di eccellenze ma abbandonate nonostante siano in buono stato e parzialmente funzionanti? Temiamo le situazioni emergenziali pi&ugrave; della pandemia, temiamo pi&ugrave; la toppa del buco, perch&eacute; &egrave; sull&rsquo;emergenza che si fanno affari, maggiormente sulla pelle dei lavoratori.<\/p>\n<p>Per quanto ancora dovremo pagare lo scempio della sanit&agrave; pubblica e la sciagurata dinamica dell&rsquo;accentramento? Fino a quando noi lavoratori non prenderemo coscienza che siamo una classe di sfruttati e che &egrave; sulla nostra testa che vengono prese decisioni che riguardano la nostra salute. E rispetto alla quale dobbiamo pretendere indietro tutto ci&ograve; che ci &egrave; stato sottratto.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; cellula lavoratori della salute, sezione di Arezzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scenario che si presenta &egrave; inquietante: ci stiamo preparando per andare in guerra. Stiamo aspettando l&rsquo;arrivo del picco coronavirus. 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