{"id":67378,"date":"2020-07-14T00:00:00","date_gmt":"2020-07-14T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/07\/14\/1970-2020-la-lezione-dei-moti-di-reggio-calabria\/"},"modified":"2020-07-14T00:00:00","modified_gmt":"2020-07-14T00:00:00","slug":"1970-2020-la-lezione-dei-moti-di-reggio-calabria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/07\/14\/1970-2020-la-lezione-dei-moti-di-reggio-calabria\/","title":{"rendered":"1970-2020, la lezione dei moti di Reggio Calabria"},"content":{"rendered":"<p>Un&#8217;iniziativa del PCL in Calabria sui moti di Reggio<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5420_Moti_di_Reggio_Calabria_1970.jpg\" alt=\"5420_Moti_di_Reggio_Calabria_1970.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>I moti di Reggio Calabria furono uno snodo significativo della storia italiana. Il dibattito che oggi si sta sviluppando &egrave; paralizzato dalla riproposizione banale di posizioni che, da un lato, si presentano come una rivolta di popolo contro un ceto politico prevaricatore guidata dai &ldquo;boia chi molla&rdquo; e, dall&rsquo;altro, rivendicano al gruppo dirigente del PCI il &ldquo;merito&rdquo; di avere garantito la stabilit&agrave; delle istituzioni. In questi termini si perde, in maniera interessata, l&rsquo;occasione di una riflessione adeguata.<\/p>\n<p>Su questi problemi la Commissione meridionale del Partito Comunista dei Lavoratori ha, invece, promosso una conferenza che ha discusso aspetti essenziali sui quali riflettere per farne tesoro in questo momento cruciale.<br \/>\n<br \/>Nel clima di omologazione oggi imperante va indubbiamente rilevata la scarsa attenzione che gli organi di informazione hanno riservato all&rsquo;iniziativa. Essa &egrave; partita dalla lucida ricostruzione dei fatti sviluppata dal compagno Brunetti, all&rsquo;epoca segretario regionale del PSIUP, che &egrave; partito dal riferimento generale al contesto italiano.<\/p>\n<p>Negli anni seguiti alla nascita del centrosinistra, la societ&agrave; meridionale vide lo sviluppo di mobilitazioni di massa di grande rilievo condotte da lavoratori, contadini e da settori importanti delle giovani generazioni. Dopo la repressione delle lotte per la riforma agraria, stroncate nel dopoguerra dalle stragi di Melissa, e il consolidamento di un blocco reazionario e mafioso nel Sud, le masse finalmente tornavano in campo.<br \/>\n<br \/>Ci&ograve; accadeva anche nella citt&agrave; di Reggio Calabria, con ferrovieri, studenti, ampi settori di un proletariato cresciuto con lo sviluppo demografico e l&rsquo;inurbamento di migliaia di lavoratori che si stavano mobilitando contro emarginazione e sfruttamento.<br \/>\n<br \/>La mobilitazione toccava aspetti di grande significato, come l&rsquo;opposizione all&rsquo;imperialismo, l&rsquo;occupazione delle scuole, il riconoscimento dei diritti del lavoro.<br \/>\n<br \/>C&rsquo;era, in altri termini, la possibilit&agrave; di costruire un grande movimento che unisse la societ&agrave; meridionale alle masse del Nord e alle loro lotte.<br \/>\n<br \/>Il malessere del Sud emergeva con la manifestazione di bisogni di massa che talvolta venivano espressi anche con elementi di confusione. Quando questo malessere si incroci&ograve; con la scelta del capoluogo regionale, la sinistra avrebbe dovuto essere presente nella societ&agrave; con una proposta che giocasse al rialzo e ponesse al centro la necessit&agrave; di spezzare l&rsquo;ordine sociale sulle questioni del lavoro, della mafia, e che parlasse con la voce dell&rsquo;anticapitalismo; se ci&ograve; fosse avvenuto, le masse di Reggio Calabria non sarebbero state consegnate all&rsquo;egemonia della destra.<\/p>\n<p>Il gruppo dirigente del PCI fece totalmente altro, con una scelta che rimuoveva le indicazioni di Gramsci e cancellava il compito di unire le masse di tutto il paese, per privilegiare invece il suo ruolo di forza politica nazionale che garantisse la tenuta dell&rsquo;ordine sociale e la stabilit&agrave; delle istituzioni borghesi.<br \/>\n<br \/>Le posizioni del PSIUP calabrese, che si muovevano su una prospettiva radicalmente diversa e di classe, furono pesantemente attaccate come irresponsabili e costrette all&rsquo;isolamento, anche con la complicit&agrave; del gruppo dirigente nazionale dello stesso PSIUP.<br \/>\n<br \/>Posizioni che furono ben altra cosa rispetto a quelle prodotte in maniera estemporanea da esponenti di Lotta Continua.<br \/>\n<br \/>A ben considerare, la posizione assunta dal PCI era in stretta continuit&agrave; con la linea imposta al partito da Togliatti e da tutto il gruppo dirigente staliniano con la svolta di Salerno.<br \/>\n<br \/>La sconfitta sui fatti di Reggio, che il responsabile meridionale del PCI Gerardo Chiaromonte classific&ograve; come &ldquo;una ragazzata di quattro teppisti&rdquo;, port&ograve; conseguenze pesanti, con il definitivo arroccamento del PCI al governismo e alla collaborazione di classe. Tutto ci&ograve; con conseguenze che ricadono fino ad oggi, momento in cui globalizzazione e imperialismo producono, anche per la crisi del movimento operaio, una miseria pi&ugrave; grande e nuovi spaventosi sviluppi.<\/p>\n<p>Cinquanta anni dopo i moti si evidenzia come la Caporetto della sinistra governista, che &egrave; durata nel tempo, ha contribuito a una crisi generale gravissima.<br \/>\n<br \/>Nel suo quadro si collocano la situazione di un&rsquo;area mediterranea sempre pi&ugrave; povera e uno sconvolgimento che tocca aree geografiche e sociali sempre pi&ugrave; grandi.<br \/>\n<br \/>La speranza che l&rsquo;Europa degli imperialisti possa produrre un riequilibrio &egrave; solo una pia illusione. Solo un&rsquo;Europa diversa basata sull&rsquo;unione dei lavoratori del vecchio continente e delle masse dei paesi poveri costrette all&rsquo;immigrazione pu&ograve; invertire la rotta. La proposta di un piano per il nuovo lavoro e un&rsquo;economia non pi&ugrave; fondata sul capitalismo &egrave; di fondamentale importanza.<\/p>\n<p>Altri aspetti sono stati puntualizzati dal compagno Pino Siclari, coordinatore della Commissione meridionale del PCL. La cecit&agrave; delle burocrazie politiche e sindacali e il loro naufragio sui fatti di Reggio emersero anche con la sottovalutazione del problema del capoluogo inserita nella riforma che al momento del varo della Costituzione introduceva l&rsquo;ordinamento regionale. Essi avevano tutto il tempo per disinnescare questa mina vagante e per evitare tutte le sue catastrofiche conseguenze sulla realt&agrave; sociale calabrese. Le scelte adottate dal PCI diedero spazio all&rsquo;egemonia reazionaria e consentirono alla destra di costruire un blocco sociale contrapposto al movimento operaio e collaterale, se non collegato, alla strategia della tensione e delle stragi.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;errore prosegu&igrave; nel tempo; ancor prima del governo Andreotti, in Calabria si costitu&igrave; una maggioranza regionale allargata al PCI.<br \/>\n<br \/>Poi il compromesso storico, la svolta dell&rsquo;EUR con i sacrifici che, imposti nel sacro nome dello sviluppo del Sud, avrebbero penalizzato ulteriormente le masse meridionali.<br \/>\n<br \/>E poi ancora la mutazione dell&rsquo;identit&agrave; esteriore del PCI e la sua inequivoca collocazione nel campo delle forze borghesi con la nascita del PDS e dei DS.<br \/>\n<br \/>Infine una considerazione sul lascito culturale dell&rsquo;egemonia reazionaria: la protesta contro i misfatti dei &ldquo;politici&rdquo;.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;odierna &ldquo;antipolitica&rdquo; non pu&ograve; essere considerata una proiezione di quel delirio &#8220;rivoluzionario&#8221; che oggi si ripropone con Grillo e Salvini?<br \/>\n<br \/>In questo momento di emergenza, a una sinistra pi&ugrave; debole e mal messa si ripropone lo stesso dilemma di allora: o essere l&rsquo;elemento di garanzia per il mondo di lorsignori o parlare il linguaggio della rivoluzione.<\/p>\n<p>Altri interventi, come quelli dei compagni Demetrio Cutrupi e Antonio Messineo, hanno puntualizzato la responsabilit&agrave; di quei gruppi dirigenti che lasciarono campo aperto alla destra e resero ancor pi&ugrave; esplicito l&rsquo;abbandono delle categorie politiche di Antonio Gramsci. Quelle categorie politiche che invece la conferenza del PCL ha rimesso al centro, e con le quali ha letto i moti di Reggio, rendendo la loro lezione utile sul terreno della prospettiva politica nel nome e per conto dell&rsquo;interesse dei lavoratori.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;iniziativa si &egrave; conclusa con l&rsquo;annuncio di una prossima sessione degli &#8220;itinerari gramsciani&rdquo; dedicata ai moti di Reggio e con l&rsquo;indicazione di un&rsquo;assemblea meridionale della sinistra di opposizione da tenersi nei mesi a venire.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; Commissione meridionale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;iniziativa del PCL in Calabria sui moti di Reggio I moti di Reggio Calabria furono uno snodo significativo della storia italiana. 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