{"id":67393,"date":"2020-08-13T00:00:00","date_gmt":"2020-08-13T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/08\/13\/imposta-patrimoniale-progressiva-e-nazionalizzazione-terza-e-ultima-parte\/"},"modified":"2020-08-13T00:00:00","modified_gmt":"2020-08-13T00:00:00","slug":"imposta-patrimoniale-progressiva-e-nazionalizzazione-terza-e-ultima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/08\/13\/imposta-patrimoniale-progressiva-e-nazionalizzazione-terza-e-ultima-parte\/","title":{"rendered":"Imposta patrimoniale progressiva e nazionalizzazione (terza e ultima parte)"},"content":{"rendered":"<p>Completiamo la pubblicazione del saggio del compagno Cermignani, La prima parte la trovate <strong><a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6664\">qui<\/a><\/strong>, la seconda <strong><a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6669\">qui<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5439_wallet-2292428_960_720.jpg\" alt=\"5439_wallet-2292428_960_720.jpg\" \/><br \/>\n<br \/><strong>I nodi del capitalismo, la soluzione socialista ed il governo dei lavoratori<\/strong><\/p>\n<p>Se questi sono i &ldquo;nodi&rdquo; distruttivi in cui si avviluppa il capitale ed i suoi apparati politici, &egrave; possibile, come si &egrave; spiegato, uscire in modo progressivo dalla spirale di un sistema che &ldquo;strozza&rdquo; i lavoratori ed immiserisce le grandi masse popolari, solo costruendo un&#8217;organizzazione economico-sociale radicalmente diversa, un ordinamento socialista, in cui cio&egrave; siano i lavoratori a &ldquo;governare&rdquo;, dirigere ed organizzare democraticamente l&rsquo;economia &ldquo;collettiva&rdquo; e la politica (ossia lo Stato).<\/p>\n<p>Il primo ed essenziale passo concreto in questa direzione &egrave;, in questa fase, quello di annullare per legge (ossia cancellare completamente sul piano giuridico) l&#8217;obbligazione consistente nel pagamento del debito pubblico (e dei correlati interessi) verso le banche, nazionalizzare gli stessi gruppi bancari e le compagnie di assicurazione (&ldquo;ganglio&rdquo; essenziale dello sfruttamento e della accumulazione capitalistica), senza alcun indennizzo per i grandi azionisti (cio&egrave; per i &ldquo;proprietari&rdquo;); procedere all&rsquo;unificazione di tutti gli istituti di credito, in un&rsquo;unica banca pubblica sotto il controllo sociale.<\/p>\n<p>La necessit&agrave; prioritaria di trasferire la propriet&agrave; ed il controllo del capitale bancario-creditizio alla societ&agrave;, alla collettivit&agrave; sociale nel suo complesso, cio&egrave; all&#8217;organizzazione sociale istituzionale &ldquo;generale&rdquo; di tutti i lavoratori e di tutte le masse popolari sfruttate (dunque la necessit&agrave; di collettivizzare\/socializzare lo stesso capitale bancario sotto il controllo di uno Stato socialista dei lavoratori, in modo che tale capitale possa essere destinato al servizio degli interessi fondamentali dell&#8217;intera collettivit&agrave; sociale), risiede innanzitutto proprio nell&#8217;intrinseco &ldquo;carattere sociale&rdquo; assunto dal capitale complessivo nella sua estrema fase di sviluppo storico.<\/p>\n<p>Tale &ldquo;carattere sociale&rdquo; (ossia tale natura di potenza oggettivamente sociale\/collettiva &#8211; frutto del lavoro associato -, controllata ed appropriata tuttavia in modo &ldquo;privato&rdquo;, per cui il profitto medio del singolo capitalista &egrave; determinato &ldquo;come parte proporzionale del capitale complessivo&rdquo;), dice Marx nel Terzo Libro del Capitale, &ldquo;&egrave; reso possibile e attuato integralmente dal pieno sviluppo del sistema creditizio e bancario&rdquo; in cui &ldquo;n&egrave; chi d&agrave; in prestito, n&eacute; chi impiega questo capitale ne &egrave; proprietario o produttore&rdquo; e che &ldquo;mette a disposizione dei capitalisti commerciali ed industriali tutto il capitale disponibile e anche potenziale della societ&agrave;&rdquo;; lo sviluppo capitalistico attraverso il sistema creditizio e bancario &ldquo;elimina con ci&ograve; il carattere privato del capitale e contiene in s&eacute;, ma solamente in s&eacute;, la soppressione del capitale stesso (&hellip;). Non vi &egrave; dubbio che il sistema creditizio servir&agrave; da leva potente, durante il periodo di transizione dal modo capitalistico al modo di produzione del lavoro associato; ma solo come un elemento in connessione con le altre grandi trasformazioni organiche dello stesso modo di produzione (&#8230;)&rdquo;. <\/p>\n<p>La nazionalizzazione\/collettivizzazione del capitale bancario\/assicurativo sotto il controllo dei lavoratori, in sostanza ed in pratica, significa: a) espropriazione per &ldquo;pubblica utilit&agrave; e necessit&agrave;&rdquo; dei &ldquo;possessori&rdquo; delle grandi concentrazioni finanziarie, ad opera e sotto la direzione di un &ldquo;Governo dei lavoratori&rdquo; (espressione diretta ed immediata di lavoratori e masse popolari); b) fusione delle banche espropriate in un&rsquo;unica banca pubblica sotto il controllo del Governo dei lavoratori, cio&egrave; dell&rsquo;istituzione politico-esecutiva &ldquo;generale&rdquo; delle masse lavoratrici.<br \/>\n<br \/>Questa prima (ed essenziale) misura, insieme con l&#8217;introduzione (in un&#8217;ottica &ldquo;transitoria&rdquo; verso il socialismo) di un&#8217;imposta fortemente progressiva sui grandi patrimoni oltre che sui grandi profitti e sulle ingenti rendite parassitarie finanizraie ed immobiliari, consentirebbe innanzitutto di &ldquo;liberare&rdquo; dall&#8217;appropriazione privata enormi risorse economiche da redistribuire e convogliare verso beni collettivi (erogazione e distribuzione pubblica di acqua potabile, efficiente produzione e distribuzione di risorse energetiche, tutela dell&#8217;ambiente ed igiene pubblica, etc.) e servizi di utilit&agrave; pubblica (salute di tutti i cittadini e servizio sanitario pubblico strutturato ed efficiente, scuola ed istruzione pubblica, trasporti pubblici, previdenza ed assistenza sociale etc.) offerti gratuitamente o a prezzi &ldquo;politici&rdquo; o &ldquo;pubblici&rdquo; nettamente inferiori a quelli di mercato, con il contestuale finanziamento di un piano generale e nazionale del lavoro finalizzato all&#8217;organizzazione ed all&#8217;erogazione di funzioni\/attivit&agrave; e beni di pubblica utilit&agrave;, che riduca la disoccupazione fino al suo completo riassorbimento ed aumenti sensibilmente i salari medi dei lavoratori.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, il &ldquo;controllo sociale&rdquo; sul sistema bancario, insieme alla connessa e necessaria espropriazione e nazionalizzazione anche delle grandi imprese industriali e commerciali capitalistiche &#8211; sempre sotto il controllo dei lavoratori (in via immediata\/particolare, dei comitati operai-impiegati di fabbrica o azienda ed in via mediata\/generale dello Stato socialista dei lavoratori) -, eliminando in radice i grandi profitti e le grandi rendite di pochi parassiti sociali, consentirebbe una reale pianificazione &ldquo;democratica&rdquo;, razionale ed equa (cio&egrave; conforme a razionali principi di giustizia distributiva) dell&rsquo;economia complessiva; consentirebbe, quindi, una redistribuzione egualitaria del prodotto sociale ed in definitiva una riorganizzazione dell&#8217;intera societ&agrave; in funzione degli universali bisogni, interessi e diritti individuali e collettivi: blocco dei licenziamenti; riduzione dell&rsquo;orario di lavoro a parit&agrave; di salario con riassorbimento integrale della disoccupazione generata dal sistema capitalistico; incremento progressivo delle retribuzioni dei lavoratori; riconversione del sistema economico a fini ecologici, di tutela dell&rsquo;ambiente e della salute collettiva; piano di investimenti pubblici (e dunque piano complessivo del lavoro), sotto il controllo sociale, nei settori del risanamento ambientale, dello sviluppo e recupero della rete ferroviaria, della rete stradale e della rete idrica, della produzione e distribuzione di energia, del sistema ospedaliero e di assistenza socio-sanitaria, dell&rsquo;edilizia scolastica e residenziale pubblica; imposizione fiscale marcatamente progressiva [1] sui grandi patrimoni (oltre che sui redditi elevati) finalizzata al finanziamento massivo di tutti i servizi pubblici essenziali (in primo luogo, del sistema sanitario nazionale, di quello dell&#8217;istruzione e di quello delle abitazioni pubbliche &ndash; per garantire effettivamente i fondamentali diritti alla salute, alla cultura ed all&#8217;abitazione).<br \/>\n<br \/>&Egrave; questa, in sintesi, la &ldquo;prospettiva socialista&rdquo;: la costruzione di un&rsquo;organizzazione sociale pi&ugrave; giusta, pi&ugrave; razionale, pi&ugrave; &ldquo;democratica&rdquo;, meno distruttiva di risorse umane ed ambientali. <\/p>\n<p>Presupposto politico per l&rsquo;attuazione del programma di liberazione del lavoro dal profitto e dal capitale, &egrave; per&ograve; il necessario passaggio del governo generale e del &ldquo;potere pubblico&rdquo; ai lavoratori, alle loro organizzazioni istituzionali, ai loro organi rappresentativi e &ldquo;legislativo-esecutivi&rdquo;, alle forze politiche (comuniste e socialiste) che esprimono i loro interessi di classe e li traducono in atti legislativi di indirizzo generale ed in provvedimenti di amministrazione concreta.<\/p>\n<p>Quindi uno Stato nuovo ed un governo nuovo, basato sulla forza e sull&rsquo;autorganizzazione democratica dei lavoratori, su una rete di organi assembleari elettivi (consigli e\/o comitati, cio&egrave; i &ldquo;Soviet&rdquo;) che rappresentino immediatamente e direttamente le masse lavoratrici e popolari senza distinzioni di categoria; organismi istituzionali della classe lavoratrice che devono essere costituiti, sviluppati ed estesi; che vanno coordinati e connessi tra loro in &ldquo;conferenze&rdquo; e &ldquo;congressi&rdquo; periodici, dove le decisioni vengano deliberate collettivamente e democraticamente dai delegati dei lavoratori.<\/p>\n<p>Tutto il sistema statale socialista del lavoro dovr&agrave; basarsi necessariamente anche sulle gi&agrave; esistenti strutture organizzative pi&ugrave; forti ed articolate della classe lavoratrice: cio&egrave; sulle organizzazioni sindacali, le quali, depurate dalle loro burocrazie opportuniste, costituiranno oggettivamente l&rsquo;unica istituzione operaia in grado di svolgere efficacemente (insieme agli apparati statali ed in appoggio ad essi) funzioni esecutive e di effettiva amministrazione nei vari settori produttivi.<\/p>\n<p>La direzione politica dell&rsquo;organizzazione statale spetter&agrave; ovviamente al Partito comunista (o meglio ai partiti comunisti e socialisti tutti legittimamente e proporzionalmente rappresentati nei Consigli dei lavoratori e tutti parte integrante della &ldquo;democrazia sovietica&rdquo; o &ldquo;democrazia socialista&rdquo;), avanguardia e coscienza avanzata della classe lavoratrice, motore ultimo ed insostituibile del processo rivoluzionario di trasformazione socialista: anche il Partito, &egrave; chiaro, delibera al suo interno secondo procedure altamente democratiche, basate sul principio del libero confronto dialettico tra soggetti e tendenze, con decisione finale vincolante presa a maggioranza; convoca i suoi congressi periodicamente e regolarmente, decide secondo i meccanismi del centralismo democratico e della delega rappresentativa.<\/p>\n<p>Quanto sopra descritto, in effetti, si &egrave; gi&agrave; concretamente verificato nel corso della storia, con la Rivoluzione dell&rsquo;Ottobre 1917 in Russia e di ci&ograve; viene dato conto da Lenin, tra le varie opere, ne &ldquo;L&rsquo;estremismo malattia infantile del comunismo&rdquo; (aprile-maggio 1920): la &ldquo;realizzazione pratica della dittatura del proletariato&rdquo;, il &ldquo;meccanismo generale del potere proletario&rdquo;, cio&egrave; del &ldquo;governo dei lavoratori&rdquo;, vengono infatti sinteticamente e magistralmente definiti dal grande dirigente rivoluzionario e teorico marxista, come &ldquo;un&rsquo;istituzione cos&igrave; democratica che non ha avuto e non ha ancora riscontro nelle migliori repubbliche democratiche del mondo borghese&rdquo;.<\/p>\n<p>Il &ldquo;socialismo&rdquo;, il &ldquo;governo dei lavoratori&rdquo; e la &ldquo;democrazia sovietica&rdquo; non esistono dunque solo nel mondo delle idee, non sono (solo) costruzioni concettuali astratte o puramente &ldquo;ideali&rdquo;: essi costituiscono anche &ldquo;fatti oggettivi&rdquo; che si sono verificati nel concreto processo storico, rappresentando la pi&ugrave; alta realizzazione dialettica della sua razionalit&agrave; (pur subendo, contraddittoriamente, negli anni &#8211; con l&rsquo;infame &ldquo;deviazione&rdquo; stalinista &ndash; regressioni, fenomeni degenerativi e distorsioni burocratiche che ne hanno snaturato il corso e determinato il fallimento).<br \/>\n<br \/>L&rsquo;esperienza rivoluzionaria dell&rsquo;Ottobre sovietico rappresenta in ogni caso un poderoso passo avanti nella storia della civilt&agrave; umana, un progresso epocale nello sviluppo dialettico-razionale della realt&agrave; complessiva. <\/p>\n<p>Principalmente, essa costituisce la conferma concreta ed inoppugnabile dell&rsquo;intuizione fondamentale di Marx ed Engels, di ci&ograve; che ne fa, a tutt&rsquo;oggi, i maggiori e pi&ugrave; rivoluzionari &ldquo;scienziati sociali&rdquo; che siano mai esistiti: l&rsquo;Ottobre Rosso &egrave;, in sintesi, la conferma storica dell&rsquo;idea che l&rsquo;&ldquo;iniquit&agrave;&rdquo; (e l&#8217;irrazionalit&agrave;) delle &ldquo;regole distributive&rdquo; della ricchezza sociale &egrave; destinata ad essere costantemente e progressivamente superata nel processo dialettico reale, che conduce, in modo oggettivo (e sempre pi&ugrave; razionale), a nuove forme di &ldquo;propriet&agrave; collettiva&rdquo; (pi&ugrave; razionali in quanto pi&ugrave; aderenti al concetto stesso di &ldquo;giustizia distributiva&rdquo;). Marx ed Engels parlavano di &ldquo;propriet&agrave; dei produttori associati&rdquo; o &ldquo;propriet&agrave; sociale&rdquo;, per indicare tale nuova forma di propriet&agrave; collettiva (o &ldquo;pubblica&rdquo;) sui mezzi di produzione, necessariamente generata dallo sviluppo economico-sociale delle forze produttive accanto alla diretta &ldquo;propriet&agrave; personale&rdquo; o diritto di uso\/godimento\/disposizione personale, sui beni di consumo prodotti dalla societ&agrave; e ripartiti razionalmente\/equamente tra tutti i componenti della stessa (cfr. Marx-Engels, Il Manifesto del Partito Comunista, 1848, Trad. it., Milano, 1978). <\/p>\n<p>Ovviamente, in un&rsquo;ottica marxista, vi &egrave; un ineludibile &ldquo;presupposto politico&rdquo; a tutto ci&ograve;: la &ldquo;rottura rivoluzionaria&rdquo; dell&rsquo; &ldquo;ordine&rdquo; (o sarebbe meglio dire del &ldquo;disordine&rdquo;) capitalistico e la &ldquo;conquista&rdquo; del potere politico da parte del proletariato, quella che nel Manifesto viene definita &ldquo;conquista della democrazia&rdquo; da parte dei lavoratori. Dunque, l&rsquo; &ldquo;ordine&rdquo; socialista pu&ograve; essere costruito e sviluppato (sulle basi oggettive dell&rsquo;evoluzione capitalistica) solo se la classe lavoratrice riesce (sotto la direzione del partito marxista) a &ldquo;realizzare&rdquo; la &ldquo;propria&rdquo; democrazia (la democrazia socialista), il &ldquo;proprio&rdquo; Stato ed il &ldquo;proprio&rdquo; governo: in sintesi, il proprio ordinamento politico-giuridico generale dotato di una superiore, universale ed oggettiva razionalit&agrave; reale. <\/p>\n<p><strong>Sviluppo socialista della realt&agrave; e materialismo dialettico<\/strong><\/p>\n<p>Dunque il &ldquo;socialismo&rdquo;, con i suoi rapporti di produzione\/distribuzione fondati sulla propriet&agrave; collettiva\/comune dei mezzi di produzione, con i suoi superiori principi di giustizia distributiva incardinati sull&#8217;uguaglianza del lavoro e sull&#8217;uguaglianza della ripartizione dei prodotti sociali in proporzione alla quantit&agrave; di lavoro fornita ed ai bisogni individuali e collettivi, con le sue pi&ugrave; democratiche istituzioni politiche e sociali (consigli rappresentativi e Stato dei lavoratori), con il suo progredito ordinamento giuridico fondato su norme\/regole prescrittive di condotta funzionali ad indirizzare\/disciplinare razionalmente l&#8217;azione generale nei rapporti intersoggettivi al fine di garantire al meglio la coesistenza e l&#8217;integrazione sociale (norme giuridiche che, proprio in quanto frutto della progressiva evoluzione storica, sono &ldquo;naturalmente&rdquo; pi&ugrave; razionali, pi&ugrave; giuste e pi&ugrave; &ldquo;civili&rdquo; rispetto alle precedenti, che pure &ndash; nella loro parte migliore &ndash; vengono dalle stesse norme socialiste integrate, assorbite e superate dialetticamente), &egrave; il prodotto necessario del continuo sviluppo razionale della realt&agrave; complessiva ed &egrave; soprattutto la dimostrazione oggettiva della profonda ed indissolubile\/inscindibile unit&agrave; dialettica concreta di ragione e realt&agrave; (per cui &ndash; secondo l&#8217;interpretazione materialistica e &ldquo;dinamica&rdquo; di Hegel fornita giustamente da Engels &#8211; &ldquo;ci&ograve; che &egrave; reale deve essere razionale e ci&ograve; che &egrave; razionale deve essere reale&rdquo;). [2]<\/p>\n<p>Alla base vi &egrave; la tesi materialistico-dialettica (essenza filosofica del marxismo) la quale afferma &ldquo;(con Spinoza e con Hegel) che la razionalit&agrave; &egrave; un principio generale dell&#8217;universo e che la razionalit&agrave; dell&#8217;uomo &egrave; valida in quanto si inserisce nello sviluppo di tale principio&rdquo;; che &ldquo;le tecniche della ragione umana (sempre relative allo sviluppo sociale dell&#8217;uomo che le crea, e perci&ograve; sempre mutabili e perfezionabili) traggono il proprio valore non dall&#8217;uomo che se ne serve, ma dalla razionalit&agrave; dell&#8217;universo che esse riescono a cogliere in parte pi&ugrave; o meno grande&rdquo;. [3]<br \/>\n<br \/>La tesi materialistico-dialettica si fonda sull&#8217;identit&agrave; tra ragione e realt&agrave; per cui la razionalit&agrave; oggettiva dell&#8217;universo costituisce il fondamento della ragione umana (che &egrave; parte integrante della stessa razionalit&agrave; universale); dunque la ragione umana riflette e riproduce (sotto il profilo logico-concettuale e pratico-operativo) la complessiva razionalit&agrave; dell&#8217;universo reale (di cui essa stessa &egrave; il prodotto) e si sviluppa dialetticamente all&#8217;interno di tale razionalit&agrave; oggettiva (insieme ad essa, contestualmente ad essa).<\/p>\n<p>Ne consegue l&#8217;assoluta unit&agrave; dialettico-razionale dell&#8217;intera realt&agrave; (materiale\/oggettiva e cosciente &ldquo;spirituale&rdquo;\/soggettiva), l&#8217;assoluta identit&agrave; di pensiero\/ragione e realt&agrave; materiale, che seguono entrambi, nella loro evoluzione, i criteri della logica dialettica (la quale consente di individuare le profonde correlazioni razionali di tutti i molteplici elementi del reale e, quindi, la sua essenziale unit&agrave; materiale e concettuale); &egrave; in questo senso che, da un lato, la ragione si sviluppa dialetticamente nella realt&agrave; materiale facendole assumere forme di progressiva e concreta maggiore razionalit&agrave;, e, dall&#8217;altro, che la realt&agrave; materiale (e sociale) acquisisce, a sua volta, forme di progressiva maggiore razionalit&agrave; nella sua concreta evoluzione storico-dialettica.<\/p>\n<p>La razionalit&agrave; del reale si attua pertanto dialetticamente (attraverso appunto la logica razionale dei rapporti dinamici tra tesi, antitesi e sintesi, cio&egrave; tramite contraddizioni e compenetrazione, soluzione e superamento di tali contraddizioni) per mezzo dell&#8217;interazione reciproca tra gli elementi della realt&agrave; materiale (tra loro e con il tutto) e tra i concetti che costituiscono la loro rappresentazione astratta\/razionale, il loro &ldquo;riflesso&rdquo; unitario, generale ed universale (ossia &ldquo;ideale&rdquo;) nel cervello, nella coscienza, nella mente e nell&#8217;intelletto degli esseri umani [4]<br \/>\n<br \/>In tale contesto &egrave; evidente che lo &ldquo;spirito&rdquo;, la coscienza, la ragione sono &ldquo;funzioni&rdquo; corrispondenti ad una forma di organizzazione della materia, sono una &ldquo;propriet&agrave;&rdquo; della materia e del suo continuo sviluppo dialettico: ragione\/coscienza e realt&agrave; materiale coincidono e si compenetrano in un&#8217;unit&agrave; reale superiore ed onnicomprensiva che si sviluppa e procede secondo i principi razionali della logica dialettica; tale logica governa tutto il reale e connette le singole parti del molteplice in una coerente unit&agrave; razionale in continua evoluzione, per cui la ragione ed il pensiero sono la stessa realt&agrave; materiale che, nel processo storico-naturale, diventa progressivamente cosciente ed autocosciente.<\/p>\n<p>L&#8217;essere umano, con la sua sensibilit&agrave;, la sua coscienza, il suo pensiero, la sua ragione (ossia la sua capacit&agrave;\/propriet&agrave; soggettiva di elaborare concettualmente il dato sensibile e la percezione della realt&agrave; oggettiva, di connettere logicamente i concetti astratti ed universali ricavati induttivamente dalla molteplicit&agrave; del reale e riflettenti la essenziale ed unitaria struttura logico-razionale della realt&agrave; materiale, ovvero i concetti riflettenti\/riproducenti la necessaria e dialettica connessione di &ldquo;derivazione causale&rdquo; che governa, in modo intrinsecamente razionale, l&#8217;insieme di tutti gli elementi che costituiscono le essenziali porzioni costitutive della medesima realt&agrave; oggettiva), &egrave; esso stesso parte integrante e &ldquo;prodotto&rdquo; evoluto della realt&agrave; materiale complessiva, &egrave; cio&egrave; esso stesso materia cosciente\/razionale ed elemento costitutivo della materia universale, anch&#8217;essa, nel suo flusso dialettico-evolutivo e nelle correlazioni causali reciproche dei suoi elementi costitutivi, necessariamente ed intrinsecamente razionale.<\/p>\n<p>Ci&ograve; in quanto la realt&agrave; materiale universale assume, nel suo continuo processo di sviluppo, nel suo movimento dialettico &#8211; attraverso il quale essa si trasforma e si evolve -, forme diverse di organizzazione (pi&ugrave; o meno complesse) e corrispondenti diversi livelli\/gradi, pi&ugrave; o meno sviluppati, di sensibilit&agrave; (nel senso di capacit&agrave; di percezione sensoriale del mondo esterno e di capacit&agrave; di &ldquo;sentire&rdquo; o provare sensazioni), di coscienza ed autocoscienza, di pensiero e di intelletto o ragione (tutte &ldquo;propriet&agrave; della materia in movimento&rdquo;). All&#8217;interno di questo onnicomprensivo divenire storico-naturale, l&#8217;uomo, gli animali, le piante (materia organica) e la materia inorganica, sono evidentemente parti del tutto, in stretta ed indissolubile relazione dialettico-razionale reciproca e con la stessa totalit&agrave; universale del reale [5].<\/p>\n<p>Ne deriva che, per il materialismo dialettico, le idee ed i concetti (con le loro connessioni\/correlazioni logico-dialettiche) costituiscono il riflesso universale (la riproduzione o rappresentazione logico-concettuale) nella coscienza e nel pensiero umano, della realt&agrave; materiale oggettiva\/esterna nel suo profondo sviluppo dialettico (che ricomprende necessariamente anche lo stesso pensiero e la stessa coscienza individuale e collettiva in perenne evoluzione); essi cio&egrave; costituiscono l&#8217;astrazione, la generalizzazione e l&#8217;unificazione razionale (&ldquo;induttiva&rdquo;) della molteplicit&agrave; del dato sensibile, della pluralit&agrave; dei &ldquo;fatti&rdquo; (o &ldquo;elementi fenomenici&rdquo;) materiali oggettivi percepiti attraverso i sensi.<\/p>\n<p>Il pensiero, la coscienza e la &ldquo;conoscenza&rdquo; sono dunque il prodotto dell&#8217;evoluzione storica della realt&agrave; materiale complessiva ed universale (che li implica e li include) e la dialettica &egrave; &ldquo;la forma di pensiero pi&ugrave; importante, perch&egrave; essa sola offre le analogie e i metodi per comprendere i processi di sviluppo della natura&rdquo; [6]; per Engels (e per Marx) la dialettica &egrave; la logica (la &ldquo;ragione&rdquo;) attraverso cui tutto l&#8217;essere reale (tutto ci&ograve; che esiste), si muove, si sviluppa, scorre e si trasforma; ci&ograve; implica che, posta l&#8217;indissolubile unit&agrave; del reale (cio&egrave; di ragione\/pensiero e realt&agrave;), se l&#8217;essenziale struttura del pensiero &egrave; una struttura dialettico-razionale, a questa deve necessariamente corrispondere una analoga struttura dialettico-razionale dell&#8217;intera realt&agrave; materiale (che in essa ricomprende ed assorbe &ndash; come l&#8217;universale implica l&#8217;elemento particolare e come il tutto ricomprende la parte &ndash; la stessa struttura dialettico-razionale superiore del pensiero umano), altrimenti vi sarebbe un irrazionale dualismo tra pensiero e realt&agrave; e la &ldquo;prassi&rdquo; umana (cio&egrave; l&#8217;attivit&agrave; teorico-pratica di interazione con la realt&agrave; e di trasformazione della stessa) sarebbe inefficace e impossibile.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, come parte del tutto, ha quindi il compito non soltanto di capire e &ldquo;contemplare&rdquo; o riflettere concettualmente lo sviluppo della realt&agrave;, ma anche di operare in essa per trasformarla, di essere cio&egrave; la coscienza del divenire dialettico della realt&agrave; (materiale e sociale) e la volont&agrave; consapevole di intervenire in essa in senso &ldquo;rivoluzionario&rdquo; per mutarla in modo sempre pi&ugrave; razionale: da qui il ruolo essenziale del Partito marxista-rivoluzionario come coscienza collettiva avanzata della classe lavoratrice e dell&#8217;intero processo storico, e come elemento &ldquo;soggettivo&rdquo; necessario di propulsione del reale verso le forme organizzative pi&ugrave; razionali del &ldquo;socialismo&rdquo; e del &ldquo;comunismo&rdquo;.<\/p>\n<p>Per citare ancora Engels (&ldquo;La situazione della classe operaia in Inghilterra&rdquo; &#8211; 1845): &ldquo;Per i suoi principi, il comunismo &egrave; al di sopra del conflitto tra borghesia e proletariato, giustificandolo storicamente nel presente, non per il futuro; esso sopprime tale conflitto ma riconosce, finch&egrave; permane il conflitto di classe, che l&#8217;ostilit&agrave; del proletariato verso i suoi oppressori &egrave; una necessit&agrave; e rappresenta la leva pi&ugrave; importante del movimento operaio al suo inizio; ma va oltre tale ostilit&agrave;, perch&egrave; il comunismo &egrave; la causa di tutta l&#8217;umanit&agrave;, non solo della classe operaia&rdquo;.<\/p>\n<p>Riassumendo: la realt&agrave; materiale complessiva integra un unico processo dialettico-razionale incentrato sulla necessaria connessione\/concatenazione causale e &ldquo;logica&rdquo; di tutti gli enti che costituiscono il reale (inteso come unit&agrave; dialettica di ragione\/pensiero e realt&agrave; naturale); esso si sviluppa in una continua ed ininterrotta evoluzione dinamica che rappresenta appunto il movimento di trasformazione dialettica della realt&agrave; stessa nella sua intima razionalit&agrave;; le idee, il pensiero soggettivo, la ragione e la coscienza (come propriet&agrave; soggettive) riflettono sul piano &ldquo;logico-concettuale&rdquo; tale movimento dialettico della realt&agrave; e la sua pi&ugrave; ampia razionalit&agrave; oggettiva, sostanziale ed universale, essendo la coscienza una &ldquo;propriet&agrave;&rdquo; connessa a determinate &ldquo;forme di organizzazione della materia&rdquo; (cfr. in questo senso Lenin, Materialismo ed empiriocriticsmo) che esprime l&#8217;essenza razionale della medesima materia in continuo sviluppo.<\/p>\n<p>In altri termini, la ragione, attraverso la dialettica, consente di comprendere l&#8217;unit&agrave; assoluta del reale pur nella sua molteplicit&agrave; contraddittoria e conflittuale (anzi proprio attraverso essa); la logica dialettica quindi non concerne solo il discorso umano ma la realt&agrave; stessa, proprio in virt&ugrave; della profonda identit&agrave;\/unit&agrave; di ragione e realt&agrave;, che procedono entrambe secondo i medesimi principi incentrati sul rapporto, sul collegamento, sulla relazione tra tesi ed antitesi; rapporto e collegamento che conducono ad un&#8217;unit&agrave; superiore &ndash; la sintesi &ndash; comprensiva dei due elementi contraddittori ed espressiva della loro connessione razionale.<\/p>\n<p>La dialettica &egrave; quindi il processo reale e logico-razionale (proprio del pensiero e dell&#8217;universo materiale) che conserva e supera, nella sintesi, sia la tesi che l&#8217;antitesi come momenti diversi dello sviluppo della realt&agrave; e della ragione; essa &egrave; la logica razionale che consente di cogliere l&#8217;unit&agrave; di tutto il reale e, dunque, la sostanziale unit&agrave; della stessa ragione con la realt&agrave;, i cui processi seguono i medesimi principi razionali della logica dialettica, cio&egrave; della logica che svela il perenne movimento del reale e le connessioni che riconducono il molteplice ad unit&agrave; universale e razionale.<\/p>\n<p>Pertanto la ragione umana &egrave; perfettamente in grado di cogliere l&#8217;intima razionalit&agrave; del reale proprio perch&eacute; ne &egrave; parte cosciente, proprio perch&eacute; ragione e realt&agrave; sono inscindibilmente unite, procedono entrambe dialetticamente e si compenetrano in un&#8217;unit&agrave; assoluta in cui &ldquo;ci&ograve; che &egrave; reale &egrave; razionale e ci&ograve; che &egrave; razionale &egrave; reale&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Il socialismo ed il comunismo, in definitiva, sono l&#8217;esito necessario dello sviluppo razionale della realt&agrave;: essi sono dunque, sul piano della necessit&agrave; storica, la razionalit&agrave; del reale e la realt&agrave; della ragione.<br \/>\n<br \/>&Egrave; questa la grande lezione di Marx, di Engels e (prima ancora, per la parte pi&ugrave; feconda e vitale del suo sistema filosofico) di Hegel; questa &egrave; la grande lezione del materialismo dialettico.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1 &#8211; &Egrave; progressiva l&#8217;imposta che cresce pi&ugrave; che proporzionalmente al crescere della base imponibile (ricchezza soggettiva) e che perci&ograve; colpisce in modo &ldquo;progressivamente&rdquo; pi&ugrave; rilevante i pi&ugrave; ricchi.<\/p>\n<p>2 &#8211; Engels riassume l&#8217;idea della razionalit&agrave; del reale &ldquo;istituendo l&#8217;equazione tra razionalit&agrave;, realt&agrave; e necessit&agrave; storica (A. Burgio, &ldquo;Strutture e catastrofi: Kant, Hegel, Marx&rdquo;, Roma, 2000, 128). &laquo;Per Hegel non tutto ci&ograve; che esiste &egrave;, per ci&ograve; stesso, anche reale. Secondo lui l&#8217;attributo della realt&agrave; si addice solo a ci&ograve; che &egrave;, al tempo stesso, anche necessario: la realt&agrave; si manifesta come necessit&agrave; nel suo sviluppo (&hellip;). Ma ci&ograve; che &egrave; necessario si dimostra in ultima istanza anche razionale. (&hellip;) E cos&igrave;, in virt&ugrave; della dialettica hegeliana, l&#8217;affermazione di Hegel si trasforma nel suo contrario: tutto ci&ograve; che nel contesto della storia umana &egrave; reale diviene, col tempo, irrazionale, &egrave; dunque tale nella sua stessa destinazione, &egrave; affetto da irrazionalit&agrave; sin dall&#8217;origine; per contro, tutto ci&ograve; che vi &egrave; di razionale nelle menti degli uomini &egrave; destinato a realizzarsi, per quanto radicalmente possa contrastare alla apparente realt&agrave; data. Conformemente a tutte le regole del modo di pensare hegeliano, l&#8217;affermazione della razionalit&agrave; di tutto il reale si risolve nell&#8217;altra: tutto ci&ograve; che esiste &egrave; degno di scomparire&raquo; (F. Engels, Ludwig Feuerbach e l&#8217;approdo della filosofia classica tedesca, citato da A. Burgio, Strutture e catastrofi cit., 128, note 171 e 172). <\/p>\n<p>Questo significa che, nel divenire dialettico della realt&agrave;, tutto ci&ograve; che &egrave; reale deve (dovr&agrave;) necessariamente essere (o diventare) razionale, posto che &egrave; reale solo ci&ograve; che &egrave; anche necessario e che &egrave; necessario solo ci&ograve; che &egrave; anche razionale; dunque la realt&agrave; deve necessariamente, progressivamente e dialetticamente, assumere forme di maggiore razionalit&agrave; oggettiva (ci&ograve; che &egrave; reale deve &ndash; o dovr&agrave; &ndash; essere razionale), mentre tutto ci&ograve; che &egrave; dotato di razionalit&agrave; dovr&agrave; necessariamente (sar&agrave; destinato a) realizzarsi, concretizzarsi dialetticamente nel processo di sviluppo storico della realt&agrave; oggettiva (ci&ograve; che &egrave; razionale deve &ndash; o dovr&agrave; &ndash; necessariamente essere reale).<\/p>\n<p>Sono interessanti le riflessioni di Burgio in proposito, laddove afferma che: &laquo;Engels desume da queste premesse (&hellip;) le linee portanti di una filosofia della storia nella quale il processo storico &egrave; concepito come successione di forme di realt&agrave; sempre pi&ugrave; ricche di ragione, una successione governata da un conflitto tra ragioni contrapposte nel quale &egrave; destinata a prevalere la ragione pi&ugrave; ricca di realt&agrave; (cio&egrave; pi&ugrave; conforme all&#8217;essenza della situazione storica). (&hellip;) Hegel concepisce la storia alla stregua di un processo di razionalizzazione della realt&agrave;: in ogni epoca la realt&agrave; incorpora pi&ugrave; ragione di quanta ne contenesse nella precedente. Ora Hegel ritiene che tale processo (per effetto del quale la storia si risolve in un progresso irreversibile) obbedisca ad una necessit&agrave; oggettiva. Nondimeno (&hellip;) esso si sviluppa in virt&ugrave; dell&#8217;azione di un soggetto. Lo &ldquo;spirito del mondo&rdquo; &egrave; &ldquo;l&#8217;individuo&rdquo; della storia, lo svolgimento della quale consiste nel &ldquo;prodursi&rdquo; dello spirito stesso (&hellip;). In prosa, ci&ograve; equivale a dire che la razionalit&agrave; superiore della nuova epoca &ndash; razionalit&agrave; &ldquo;destinata a realizzarsi&rdquo; &#8211; ha sede in primo luogo &ldquo;nelle menti degli uomini&rdquo; che ne promuovono l&#8217;avvento [F. Engels, &ldquo;Ludwig Feuerbach e l&#8217;approdo&#8230;&rdquo; cit., 266-267] (&hellip;). La realt&agrave; &egrave; razionale (sempre di pi&ugrave; nel corso del tempo) perch&eacute; (nella misura in cui) &egrave; il prodotto dell&#8217;attivit&agrave; dell&#8217;uomo, la ragione del quale cessa di essere pura astrazione (pura soggettivit&agrave;) via via che si incarna nella realt&agrave; (nell&#8217;oggettivit&agrave;) informandola di s&eacute;. (&#8230;)&raquo; (A. Burgio, Strutture e catastrofi cit., 128-130).<\/p>\n<p>&Egrave; precisamente su questo contesto concettuale &ldquo;generale&rdquo; che si innesta &ldquo;l&#8217;idea marxiana di prassi&rdquo;, di agire soggettivo pratico-razionale (o teorico-pratico), di &ldquo;attivit&agrave; pensante&rdquo;, cosciente e consapevole (ossia &ldquo;razionale&rdquo;), diretta a modificare la realt&agrave; naturale\/materiale, ad interagire dialetticamente con essa, a trasformarla (subendone al contempo un&#8217;azione trasformatrice) in funzione dei propri bisogni, in funzione della produzione e riproduzione della propria vita ed esistenza (parte integrante della stessa realt&agrave; naturale\/materiale complessiva ed indissolubilmente connessa a quest&#8217;ultima).<\/p>\n<p>Marx &ldquo;registra i progressi dell&#8217; &ldquo;autocoscienza&rdquo; (&#8230;)&rdquo; e &ldquo;ne ravvisa il &ldquo;presupposto pratico assolutamente necessario&rdquo; in un processo materiale, nell&#8217; &ldquo;universale sviluppo delle forze produttive&rdquo; (K. Marx, &ldquo;L&#8217;ideologia tedesca&rdquo;, cit. da A. Burgio, Strutture e catastrofi cit., 135); &ldquo;in virt&ugrave; della sua struttura dialettica, questo processo &egrave; causa dello sfruttamento sempre pi&ugrave; radicale di quanti sono costretti a svolgere attivit&agrave; manuali e, al tempo stesso, fonte della nuova soggettivit&agrave; della componente sociale messa al lavoro, di una soggettivit&agrave; sempre pi&ugrave; consapevole della propria situazione e delle proprie potenzialit&agrave;, sempre pi&ugrave; in grado di concepire e realizzare la propria autonomia&rdquo; (A. Burgio, Strutture e catastrofi cit., 135-136). <\/p>\n<p>Una componente (o classe) della societ&agrave; sempre pi&ugrave; vasta e sempre pi&ugrave; in grado cio&egrave; di comprendere appieno il reale sviluppo &ldquo;sociale&rdquo; (integrato, coordinato, associato e collettivo) delle forze produttive del lavoro umano ed il suo essenziale contrasto con le forme capitalistiche di appropriazione &ldquo;privata&rdquo; del prodotto di tale lavoro associato; sempre pi&ugrave; in grado dunque di raggiungere la piena coscienza della necessit&agrave; storico-razionale di abolire i rapporti di produzione\/propriet&agrave; capitalistici sostituendoli con forme di propriet&agrave; collettiva socialista e con conseguenti forme pi&ugrave; razionali e pi&ugrave; giuste di distribuzione ugualitaria dello stesso prodotto sociale in funzione del pieno soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi dell&#8217;intera societ&agrave;.<\/p>\n<p>Ne &ldquo;Il Capitale&rdquo; (Libro I cit.) Marx definisce il concetto di lavoro &ldquo;indipendentemente da qualsiasi forma sociale determinata&rdquo;: &ldquo;il lavoro &egrave; innanzitutto un processo tra uomo e natura, un processo nel quale l&#8217;uomo media, regola e controlla il proprio metabolismo con la natura per il tramite della propria attivit&agrave;. Egli si contrappone alla materia naturale come una potenza naturale. Le forze naturali appartenenti alla sua corporeit&agrave; &ndash; braccia, gambe, testa e mano &ndash; egli le mette in movimento allo scopo di appropriarsi della materia naturale in una forma utilizzabile per la propria vita. Nel momento stesso in cui, attraverso questo movimento, agisce sulla natura fuori di s&eacute; e la trasforma, egli trasforma al tempo stesso la natura sua propria&rdquo;.<\/p>\n<p>Ci&ograve; che caratterizza questa complessa attivit&agrave; pratico-produttiva &ldquo;&egrave; non solo la sua bilateralit&agrave; (l&#8217;essere sempre luogo di riproduzione e trasformazione di s&eacute; e del mondo&rdquo; (A. Burgio, Strutture e catastrofi cit., 137), l&#8217;assumere la dimensione dialettica del rapporto &ldquo;organico&rdquo; di interazione reciproca tra l&#8217;essere umano (il &ldquo;soggetto&rdquo;), come parte essenziale della realt&agrave; materiale\/naturale complessiva, e la stessa realt&agrave; materiale\/naturale oggettiva &ndash; rapporto attraverso il quale si attua concretamente la trasformazione e l&#8217;evoluzione dinamica della natura universale (dell&#8217;essere umano e del suo ambiente) &#8211; &ldquo;ma anche la sua razionalit&agrave;, la sua dimensione sostanzialmente razionale, &ldquo;di agire teleologicamente strutturato&rdquo; (A. Burgio, Strutture e catastrofi cit. 137), di agire pratico guidato da modelli\/schemi concettuali sempre pi&ugrave; razionali e universali, cio&egrave; sempre pi&ugrave; conformi, sul piano sociale, a criteri razionali di giustizia, correttezza ed equit&agrave;. <\/p>\n<p>3 &#8211; L. Geymonat, &ldquo;Storia del pensiero filosofico&rdquo;, III, Milano, 1982, 355-356, il quale afferma anche che il pi&ugrave; importante contributo al materialismo dialettico, dopo i testi di Marx ed Engels, &egrave; stato dato da Lenin con l&#8217;opera &ldquo;Materialismo ed empiriocriticismo&rdquo; (1908) che contiene un&#8217;aspra polemica contro i seguaci di Mach (quindi di Berkely e di Hume) inserendosi autorevolmente nel dibattito che oppone materialismo dialettico ed empiriocriticismo, cio&egrave; &ldquo;in una delle questioni filosofiche pi&ugrave; serie del nostro secolo&rdquo;. <\/p>\n<p>4 &#8211; Per dirla con Engels, vi sono tre leggi fondamentali della dialettica, ricavabili induttivamente dalla storia della natura, che ricomprende la storia della societ&agrave; umana, ed esse sono anche leggi logiche del pensiero: la legge della conversione della quantit&agrave; in qualit&agrave; e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione (ossia della sintesi dialettica delle contraddizioni). Il principio di contraddizione &egrave; il fondamento della dialettica ed &egrave; presente in tutti i fenomeni naturali (anche e soprattutto nel pensiero, in quanto fenomeno naturale che &ldquo;riflette&rdquo; i fenomeni naturali): esso &egrave; &ldquo;la contraddizione che continuamente si pone e continuamente si risolve&rdquo; (Engels, Dialettica della natura, 1883); nel processo dialettico (hegeliano e poi marxengelsiano) l&#8217;affermazione di un concetto (e l&#8217;esistenza di un correlato ente o fatto reale &ndash; data la coincidenza tra la struttura logico-razionale del pensiero equella della realt&agrave; materiale) costituisce la tesi; l&#8217;affermazione di un concetto (e l&#8217;esistenza di un correlato ente o fatto materiale) contraddittorio costituisce l&#8217;antitesi; dalla loro connessione (o &ldquo;mediazione&rdquo;) dialettica scaturisce la &ldquo;sintesi, che accoglie tesi ed antitesi in una unit&agrave; superiore, in cui entrambe vengono conservate come momenti diversi&rdquo; (L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico, III, Milano, 1982, 63). <\/p>\n<p>Si parte dal principio di identit&agrave; che afferma che A=A (tesi); questa affermazione, svolta con coerenza, porta necessariamente ad affermare il non-A (antitesi): se si afferma, infatti, che A &egrave; A, bisogna riconoscere che A non &egrave; non-A (principio di non contraddizione, A &egrave; diverso da non-A), ossia che &ldquo;il non-A limita A, lo nega, lo condiziona&rdquo;; la sintesi che ne scaturisce &egrave; costituita dal profondo collegamento\/rapporto dialettico esistente tra A e non-A (dalla concreta mediazione dialettica tra tesi ed antitesi), che conduce a riconoscere logicamente che (in modo non astratto) A non sta da s&eacute;, non &egrave; isolato, ma che esso &egrave; il momento di un complesso reale e razionale pi&ugrave; vasto, il quale comprende, in un dinamico e perpetuo movimento dialettico, tanto A quanto il suo opposto (cfr. L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico cit., 63).<\/p>\n<p>Nel sopra descritto significato Engels parla di &ldquo;compenetrazione degli opposti&rdquo; (cio&egrave; di connessione\/correlazione dialettica dei termini antitetici), cos&igrave; come, analogamente, nota che nei fenomeni naturali si dimostra costantemente che i mutamenti quantitativi producono mutamenti qualitativi della materia e viceversa (e tali cambiamenti concreti si riflettono nel pensiero e vengono perfettamente rappresentati sul piano razionale-concettuale &#8211; generale e astratto -, essendo tale piano concettuale comunque e sempre un prodotto della materia in movimento).<\/p>\n<p>La negazione della negazione, ossia la superiore sintesi della contraddizione dialettica, viene affermata da Engels citando Marx, laddove, ne &ldquo;Il Capitale&rdquo;, scrive che &ldquo;Il modo di appropriazione capitalistico che nasce dal modo di produzione capitalistico, e quindi la propriet&agrave; privata capitalistica, sono la prima negazione della propriet&agrave; individuale, fondata sul lavoro personale. Ma la produzione capitalistica genera, essa stessa, con l&#8217;ineluttabilit&agrave; di un processo naturale, la propria negazione. &Egrave; la negazione della negazione. E questa non ristabilisce la propriet&agrave; privata, ma invece la propriet&agrave; individuale fondata sulle conquiste dell&#8217;era capitalistica, sulla cooperazione e sul possesso collettivo della terra e dei mezzi di produzione prodotti dal lavoro stesso&rdquo;. In altri termini, la rivoluzione comunista, il potere politico dei lavoratori ed il nuovo modo di produzione socialista, sono la sintesi (la &ldquo;negazione&rdquo; del modo di produzione, dei rapporti di propriet&agrave; e del potere politico del capitale, a loro volta &ldquo;negazione&rdquo; della propriet&agrave; individuale fondata sul lavoro personale) che introduce storicamente la nuova propriet&agrave; individuale dei beni di consumo (equamente distribuiti) fondata sulla propriet&agrave; socialista (comune) dei mezzi di produzione concentrati e sviluppati, generati dallo stesso lavoro collettivo, organizzato e disciplinato (il quale trova la sua origine storica gi&agrave; all&#8217;interno del modo di produzione e della formazione economico-sociale capitalistica). <\/p>\n<p>Engels peraltro, significativamente e rendendo omaggio alla migliore tradizione filosofica precedente, cita anche il Rousseau del &ldquo;Discorso sull&#8217;origine e i fondamenti dell&#8217;ineguaglianza tra gli uomini&rdquo;, che vede nello stato di natura una condizione di uguaglianza tra gli uomini, negato dal progresso storico-sociale che introduce la disuguaglianza, la discriminazione e l&#8217;oppressione; queste aumentano fino al loro culmine, sotto la &ldquo;tirannia&rdquo;, la quale rende tutti gli uomini uguali (tranne pochi), perch&egrave; &ldquo;tutti non sono niente&rdquo; e tutti dovranno spezzare la tirannide dei pochi: &ldquo;&Egrave; cos&igrave; la disuguaglianza si muta a sua volta in uguaglianza, non per&ograve; nell&#8217;antica uguaglianza naturale degli uomini primitivi privi di linguaggio, ma in quella pi&ugrave; elevata del contratto sociale. Gli oppressori vengono oppressi. &Egrave; la negazione della negazione&rdquo; (che ristabilisce l&#8217;uguaglianza e la libert&agrave; sostanziale di tutti gli uomini, attraverso la volont&agrave; collettiva, generale ed universale, del contratto sociale, forma altamente &ldquo;democratica&rdquo; della coesistenza sociale). <\/p>\n<p>5 &#8211; In questo senso, V.I. Lenin, &ldquo;Materialismo ed empiriocriticismo&rdquo;, trad. it., Milano, 2004, 57, 59 e 87, afferma &laquo;(&#8230;) il materialismo, in pieno accordo con le scienze naturali, considera come dato primordiale la materia e come dato secondario la coscienza, il pensiero, la sensazione; poich&eacute; la sensibilit&agrave; &egrave; connessa, in una forma chiaramente espressa, unicamente alle forme superiori della materia (materia organica), mentre &ldquo;nelle fondamenta dell&#8217;edificio stesso della materia&rdquo; si pu&ograve; soltanto supporre l&#8217;esistenza di una facolt&agrave; simile alla sensibilit&agrave;. (&#8230;)&rdquo;; la sensazione &egrave; cio&egrave; &ldquo;connessa soltanto a determinati processi che si svolgono nella materia organizzata in un determinato modo (&#8230;)&rdquo; e le vere concezioni dei materialisti &ldquo;non consistono nel dedurre la sensazione dal movimento della materia o nel ridurre la sensazione al movimento della materia, ma nel considerare la sensazione come una delle propriet&agrave; della materia in movimento. (&hellip;). Le scienze naturali affermano con sicurezza che la terra esisteva in condizioni tali che n&eacute; l&#8217;uomo n&eacute; in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva e poteva esistere su di essa. La materia organica &egrave; un fenomeno ulteriore, frutto di un lunghissimo sviluppo. (&hellip;) La materia &egrave; primordiale, il pensiero, la coscienza, la sensazione sono il prodotto di uno sviluppo molto elevato. Questa &egrave; la teoria materialistica della conoscenza, sulla quale poggiano istintivamente le scienze naturali&raquo;.<\/p>\n<p>6 &#8211; F. Engels, &ldquo;La dialettica della natura&rdquo;, 1883<\/p>\n<p>Mario Cermignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Completiamo la pubblicazione del saggio del compagno Cermignani, La prima parte la trovate qui, la seconda qui. 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