{"id":67397,"date":"2020-08-20T00:00:00","date_gmt":"2020-08-20T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/08\/20\/a-80-anni-dallassassinio-del-nostro-compagno-trotsky\/"},"modified":"2020-08-20T00:00:00","modified_gmt":"2020-08-20T00:00:00","slug":"a-80-anni-dallassassinio-del-nostro-compagno-trotsky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/08\/20\/a-80-anni-dallassassinio-del-nostro-compagno-trotsky\/","title":{"rendered":"A 80 anni dall&rsquo;assassinio del nostro compagno Trotsky"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5446_trotsky_1.jpg\" alt=\"5446_trotsky_1.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Ottanta anni fa, a Coyoac&aacute;n in Messico, il 20 agosto, Ram&oacute;n Mercader, sicario al soldo di Stalin, colpiva a morte con una piccozza Lev Trotsky. Se ne andava cos&igrave; (per la precisione il 21, dopo un giorno di agonia) quella che possiamo definire la quinta e ultima colonna degli &ldquo;imprescindibili&rdquo; del marxismo, dopo Marx, Engels, Rosa Luxemburg e Lenin.<\/p>\n<p>La perdita &egrave; stata cos&igrave; grande e rovinosa che sono palpabili ancora oggi le conseguenze, non solo nel campo d&rsquo;avanguardia del marxismo militante, ma anche e soprattutto nel movimento operaio, privo com&rsquo;&egrave; da troppo tempo di una guida autorevole in grado di interrompere la sequela di sconfitte cui l&rsquo;hanno portato riformisti e stalinisti di tutte le razze e le sfumature.<\/p>\n<p>Se a Marx dobbiamo in particolare il nocciolo dell&rsquo;analisi anatomica del capitalismo, a Engels l&rsquo;approfondimento del rapporto tra il materialismo dialettico e le scienze naturali, a Rosa la definitiva codificazione che separa i rivoluzionari dai riformisti, a Lenin la teorizzazione della costruzione del partito e l&rsquo;analisi della fase monopolistica del capitalismo, Trotsky &egrave; fondamentale per l&rsquo;analisi materialista della degenerazione stalinista dello stato sovietico. Senza Trotsky non si pu&ograve; capire pienamente la dinamica che va dall&rsquo;ascesa di Stalin alla caduta dell&rsquo;URSS, e quindi al disastro attuale. Ma prima di questo, Trotsky fu il brillante teorico della rivoluzione permanente, cio&egrave; del processo che port&ograve; alla rivoluzione socialista in Russia (come ricordava Gramsci nel 1924). E poi dello sviluppo diseguale e combinato del capitalismo, e dei processi rivoluzionari.<\/p>\n<p>Naturalmente, come Marx, Engels, Lenin e Rosa Luxemburg furono molto altro rispetto a quanto abbiamo sinteticamente ricordato, alla stessa maniera non vogliamo sminuire i tanti meriti di Lev. Trotsky fu oratore d&rsquo;eccezione, cos&igrave; bravo da conquistarsi giovanissimo la guida del Soviet di Pietrogrado nel &ldquo;prologo&rdquo; rivoluzionario del 1905; fu in grado di guidare l&rsquo;Armata Rossa nel 1917 come un &ldquo;Napoleone bolscevico&rdquo; portandola alla vittoria contro i bianchi nella guerra civile; fu una delle migliori penne (&ldquo;Penna&rdquo; era appunto uno dei suoi primi soprannomi) non solo del movimento operaio ma anche della letteratura russa, e quindi mondiale, tanto che molti, per il suo stile, lo paragonano a Tolst&ograve;j. E se, non avendo scritto romanzi e racconti, la sua scrittura non pu&ograve; avere quella penetrazione psicologica a tutto tondo che ha reso eterna l&rsquo;opera di Tolst&ograve;j, certo la lingua di Trotsky pu&ograve; fregiarsi di quella precisione scientifica che la filosofia della &ldquo;non violenza&rdquo; di Tolst&ograve;j si &egrave; solo sognata.<\/p>\n<p>Anche se non dimentichiamo affatto tutte queste cose, &egrave; lo stesso Trotsky a scrivere, nel suo diario d&rsquo;esilio, che per quanto fosse stato importante durante gli anni d&rsquo;oro della Rivoluzione d&rsquo;ottobre, anche senza di lui in qualche modo le cose sarebbero andate come sono andate, a condizione che Lenin fosse stato presente. Trotsky si riteneva insostituibile solo per la fase successiva. Non c&rsquo;era nessuno, oltre a lui, in grado di armare una nuova generazione con le idee pi&ugrave; taglienti e affilate del marxismo. Cre&ograve; la Quarta Internazionale per questo; perch&eacute; si potesse, nel pi&ugrave; breve tempo possibile, tornare a vincere.<\/p>\n<p>Trotsky fino alla morte aggiorn&ograve; il marxismo mettendolo alla prova durissima dei fatti salienti della sua epoca. Eventi come il fascismo, il nazismo e lo stalinismo erano assolute novit&agrave; nel panorama politico del tempo. Non era quindi facile fare un&rsquo;analisi corretta di questi fenomeni. Eppure &ndash; e non lo diciamo per piaggeria verso il nostro ultimo grande maestro, non ne abbiamo bisogno n&eacute; noi n&eacute; lui &ndash; esiste una e una sola analisi precisa e corretta di tutti quegli eventi: la sua, quella del marxismo di Trotsky.<\/p>\n<p>Trotsky ha avuto ragione in tutti i principali snodi della storia. Il &ldquo;socialismo in un solo paese&rdquo; di Stalin, tanto realista e lungimirante come una talpa, si &egrave; trasformato nel 1989-&#8217;91, nel &ldquo;capitalismo permanente&rdquo;, come preannunciato dal presunto utopista fuori dal mondo, Trotsky: &laquo;<em>La burocrazia stalinista non &egrave; altro che il primo stadio della restaurazione borghese<\/em>&raquo;, cos&igrave; scriveva in un&rsquo;appendice del suo ultimo lavoro rimasto incompiuto, lo &ldquo;Stalin&rdquo; appunto. E del resto lo aveva scritto gi&agrave; tantissime volte in tantissimi altri articoli e libri: senza una rivoluzione politica che abbattesse la burocrazia staliniana, questa prima o poi, frenando e impantanando sempre di pi&ugrave; l&rsquo;economia sovietica, si sarebbe girata da un giorno all&rsquo;altro verso il capitalismo. &Egrave; quello che &egrave; avvenuto, con la burocrazia sovietica passata armi e bagagli nel campo della borghesia. Trotsky lo predisse settanta anni prima, non come un veggente, ma come un materialista che sa usare come nessuno quello strumento raffinatissimo dell&rsquo;analisi storico-sociale che prende il nome di marxismo. <\/p>\n<p>Ebbe cos&igrave; tanta ragione che l&rsquo;ebbe pure contro i suoi biografi pi&ugrave; brillanti, come il Deutscher (e quelli che nello stesso movimento trotskista erano in accordo con lui), che ai tempi della &ldquo;destalinizzazione&rdquo; di Chru&scaron;c&euml;v convert&igrave; la sua immensa presunzione alle pretese dello stalinismo: &laquo;<em>Pu&ograve; essere riformato, Lev si &egrave; sbagliato!<\/em>&raquo;, cos&igrave; andava ripetendo in giro lo storico famoso per la trilogia del &ldquo;profeta armato&rdquo;, dimostrando solo che il metodo marxista s&rsquo;intende, molto pi&ugrave; degli storici, di storia presente, passata e soprattutto futura.<\/p>\n<p>Ha avuto ragione contro i borghesi che equiparano bolscevismo e stalinismo, non sapendo spiegare (neanche provandoci) perch&eacute; la logica rivoluzionaria di Lenin debba finire in quella controrivoluzionaria di Stalin. Troppo complicata la dialettica per le menti logico-formali dei borghesi. Per mettere assieme Lenin e Stalin e ridurre tutto a una dittatura e a un colpo di stato, come i tanti a cui la borghesia ci ha abituato, bisogna vedere, e pure distorcendolo, solo un aspetto del bolscevismo, la violenza, chiudendo un occhio sui &ldquo;dettagli&rdquo; pi&ugrave; giganteschi che la storia abbia mai prodotto: &laquo;<em>l&rsquo;abolizione della monarchia e della nobilt&agrave;, la restituzione della terra ai contadini, l&rsquo;espropriazione del capitale, l&rsquo;introduzione dell&rsquo;economia pianificata, l&rsquo;educazione atea, ecc.<\/em>&raquo; (<em>Bolscevismo e stalinismo<\/em>, 1937).<\/p>\n<p>&laquo;<em>Lo stalinismo non &egrave; la logica evoluzione del bolscevismo, bens&igrave; la sua negazione dialettica termidoriana<\/em>&raquo;, non tanto perch&eacute; lo ha scritto Trotsky, ma soprattutto perch&eacute; questa &egrave; stata la dinamica storica effettivamente verificatasi e conclusasi nel 1989-&#8217;91. Una dinamica che la cecit&agrave; borghese non pu&ograve; vedere, tanto pi&ugrave; che, una volta messi sullo stesso piano Lenin e Stalin, non troverete storico apparentemente antistalinista e ferocemente antibolscevico che tra Stalin e Trotsky non si schieri dalla parte del primo, sempre visto come genio e grande stratega, di contro al secondo sempre liquidato come visionario e politicamente fesso, per&ograve; ugualmente macabro, se non peggio: la mediocrit&agrave; degli storici borghesi si riflette sempre a meraviglia nella mediocrit&agrave; di Stalin. <\/p>\n<p>Trotsky ha avuto ragione nella rivoluzione cinese del 1925-&#8217;27, quando scrisse in presa diretta che la politica di Bucharin e Stalin, che sottomettevano il Partito Comunista Cinese al Kuomitang borghese, ripristinando di fatto la rivoluzione a tappe menscevica, avrebbe portato al suicidio, puntualmente avvenuto a Shanghai, quando operai e comunisti furono massacrati dall&rsquo;Esercito Rivoluzionario Nazionale che avevano contribuito ad armare.<\/p>\n<p>Molto si &egrave; discusso sugli errori di Lenin e Trotsky e dei bolscevichi che avrebbero spianato la strada a Stalin, dalla proibizione delle frazioni al X Congresso del partito, alla repressione di Kron&scaron;tadt mai messa in discussione da Trotsky (se non nella forse ineluttabile necessit&agrave;, almeno nella modalit&agrave;, specialmente l&rsquo;inutile massacro di molti dei prigionieri a rivolta gi&agrave; completamente domata), alla esclusione dai soviet dei partiti socialisti a vittoria ottenuta.<\/p>\n<p>Sarebbe sciocco negare che tutto questo abbia pesato nel corso dell&rsquo;involuzione staliniana della rivoluzione, ma poich&eacute; tutti questi sono fattori sostanzialmente interni e secondari, noi con Trotsky riteniamo che il fattore decisivo sia stato all&rsquo;interno lo sviluppo, in un quadro di arretratezza economica e sociale, di un nuovo ceto privilegiato, e all&rsquo;esterno, nel quadro della lotta di classe su scala internazionale, la sostanziale non comprensione dei bolscevichi, eccetto Lenin e Trotsky e pochi altri, della teoria della rivoluzione in permanenza, cio&egrave; della rivoluzione borghese che &ldquo;trascresce&rdquo; in socialista senza soluzione di continuit&agrave; e senza tappe. Questa tesi di Trotsky fu compresa per il rotto della cuffia da Lenin con le famose <em>Tesi d&rsquo;aprile<\/em> del 1917, ma non fu mai assimilata nel profondo dal resto dei bolscevichi. Stalin us&ograve; scientemente i fronti popolari con la borghesia e la rivoluzione a tappe per far fallire le rivoluzioni socialiste, ma questo si pu&ograve; dire solo dall&rsquo;ascesa di Hitler in poi, prima non ne fu del tutto cosciente, fu pi&ugrave; il retaggio di una concezione che i bolscevichi avevano tenuto dal febbraio del 1917 fino all&rsquo;arrivo di Lenin, per poi accettarne le tesi senza esserne troppo convinti. L&rsquo;incomprensione delle tesi di Trotsky sulla rivoluzione in permanenza e delle sue implicazioni a livello internazionale pes&ograve; pi&ugrave; di cento Kron&scaron;tadt nell&rsquo;involuzione politica dell&#8217;Internazionale Comunista, riflesso di quella sociale del regime sovietico stalinizzato.<\/p>\n<p>Trotsky ebbe ragione quando scrisse che il fascismo era una reazione che si appoggiava sulla piccola borghesia inferocita e resa isterica dalla crisi capitalistica, ma che una volta al potere era tutto tranne che la piccola borghesia al potere. Quanto &egrave; ancora attuale questa lezione!<\/p>\n<p>Ebbe ragione contro la teoria del &ldquo;socialfascismo&rdquo;, che equiparava i riformisti socialdemocratici ai nazisti, anzi temendo pi&ugrave; i primi e incoraggiando i secondi: &#8220;<em>Scagliamoci contro i riformisti, lasciamo che i nazisti vadano al potere, dopo di loro toccher&agrave; a noi<\/em>&#8220;, cos&igrave; arringava gli stalinisti il capostipite degli stalinisti, l&rsquo;ottuso Stalin e il suo rappresentante in Germania Ernst Th&auml;lmann, che infatti&hellip; mor&igrave; in un campo di sterminio nazista. Invano Trotsky disse di far fronte unico comune coi riformisti contro i nazisti, perch&eacute; dopo i nazisti non sarebbe arrivato nessuno, tanto meno i comunisti, i primi ad essere fatti fuori dai nazisti, prima di stalinisti e riformisti, subito dopo. Stalin e gli stalinisti irrisero questi avvertimenti, ma pi&ugrave; di loro risero Hitler e la borghesia. E con loro la storia, che ride ancora adesso di una simile, strampalata teoria, forse la pi&ugrave; cretina che sia mai circolata nel movimento operaio.<\/p>\n<p>Fu di una lucidit&agrave; che ha dell&rsquo;incredibile per chi non comprenda la grandezza inarrivabile del marxismo, quando nel 1931, praticamente un decennio prima, scriveva: &laquo;<em>Una vittoria del nazismo in Germania significherebbe una guerra inevitabile contro l&rsquo;Urss [&hellip;] Oggi nessuno dei &ldquo;normali&rdquo; governi parlamentari borghesi pu&ograve; rischiare una guerra contro l&rsquo;URSS perch&eacute; comporterebbe la minaccia di immense complicazioni interne. Ma se Hitler arrivasse al potere e annientasse l&rsquo;avanguardia degli operai tedeschi, polverizzando e demoralizzando l&rsquo;intero proletariato, il governo fascista sar&agrave; il solo in grado di ingaggiare una guerra contro l&rsquo;URSS [&hellip;] In questa impresa, il governo di Hitler sarebbe soltanto l&rsquo;organo esecutivo del capitalismo mondiale nel suo insieme<\/em>&raquo; (<em>La chiave della situazione &egrave; in Germania<\/em>, 1931). In queste poche righe &egrave; la spiegazione scientifica dell&rsquo;Operazione Barbarossa, che per molti borghesi resta qualcosa che solo la testa di Hitler, ormai pi&ugrave; vuota della loro, saprebbe spiegare.<\/p>\n<p>Fu proprio l&rsquo;ascesa di Hitler, senza colpo ferire da parte degli stalinisti (e dei socialdemocratici, pronti ad usare la violenza contro la rivoluzione proletaria, come nel 1919, ma non contro la reazione fascista), che port&ograve; Trotsky a concludere che fossero necessari nuovi partiti comunisti e un&rsquo;Internazionale nuova di zecca, la Quarta appunto, perch&eacute; la Terza si stava trasformando in controrivoluzionaria. Ci vollero ancora cinque anni prima che la Quarta fosse varata ufficialmente, nel 1938 col ben noto <em>Programma di transizione<\/em>. C&rsquo;&egrave; chi ha visto questa scelta come troppo in ritardo o, invece, troppo in anticipo. Quello che conta sul piano storico &egrave; che nei brevissimi anni in cui prov&ograve; a costruirla, Trotsky fece ancora in tempo ad avere ragione al suo interno, nelle dispute feroci che l&rsquo;accompagnarono sulla natura dell&rsquo;URSS. <\/p>\n<p>Non &egrave; secondario, alla luce del crollo dell&rsquo;URSS, che le teorie che volevano l&rsquo;Unione Sovietica come un &ldquo;capitalismo di Stato&rdquo; o come il primo stadio di un collettivismo burocratico che avrebbe pian piano coinvolto tutto il mondo, si siano rivelate errate, di contro a quella di Trotsky che la riteneva uno &ldquo;stato operaio deformato&rdquo; dalla burocrazia, e poi degenerato. Per Trotsky, la pianificazione sovietica differiva profondamente dalla semi-statalizzazione dei fascismi o del New Deal di Roosevelt. Primo, perch&eacute; la pianificazione sovietica sviluppava, come mai prima di allora, le forze produttive, mentre New Deal e fascismi le imbrigliavano. Secondo, perch&eacute; nessuno stato capitalistico si sarebbe mai spinto, come pensava Bruno Rizzi, principale teorico della &ldquo;burocratizzazione del mondo&rdquo;, alla pianificazione integrale. Quanto al &#8220;capitalismo di Stato&#8221;, tra le varie contraddizioni a cui una simile teoria andava incontro, Trotsky segnalava che un capitalismo, in qualunque salsa si fosse presentato, avrebbe sempre avuto bisogno di una classe che lo esprimesse, e la burocrazia non era una classe. Inoltre, un capitalismo, anche di stato, sempre capitalismo era, pertanto non poteva eliminare le sue caratteristiche naturali: espansione, boom, recessione e cicliche crisi di sovrapproduzione. <\/p>\n<p>Il crollo dell&rsquo;URSS nel 1989-&#8217;91 ha messo la parola fine anche queste dispute. Crollata l&rsquo;URSS, il capitalismo mondiale si &egrave; avviato verso il pi&ugrave; grande periodo di privatizzazioni che si ricordi, l&rsquo;opposto di quanto teorizzato da Rizzi. Inoltre, le tristi immagini dei negozi vuoti in Russia dimostrano come la crisi che port&ograve; alla dissoluzione dell&rsquo;URSS fu una crisi di penuria, l&rsquo;opposto di quello che viviamo dal 2008 in avanti, da quando il capitalismo &egrave; entrato nella sua pi&ugrave; grande crisi da sovrapproduzione. Infine non si &egrave; mai visto il crollo di un capitalismo di Stato, che copre mezzo mondo, che non comporti anche un avanzamento &ndash; per quanto parziale &ndash; della classe operaia. Il fatto che in soli trent&#8217;anni la classe operaia su scala mondiale sembri ricacciata indietro di secoli la dice lunga su quale teoria sulla natura dell&rsquo;URSS abbia avuto ragione. In effetti, sulle macerie dello stato sovietico, dal punto di vista teorico, troneggia l&rsquo;analisi di Trotsky, troneggia cio&egrave; il marxismo. La ragione di Trotsky &egrave; la dimostrazione pratica di quanto ancora sia valido e brillante questo metodo.<\/p>\n<p>Mentre discuteva coi &ldquo;suoi&rdquo; sulla natura dell&rsquo;URSS, Trotsky continu&ograve; ad aver ragione quando denunci&ograve; che il Patto Hitler-Stalin era il viatico della Seconda Guerra mondiale, non solo perch&eacute; fu usato da Stalin per spartirsi la Polonia e fornire l&rsquo;&ldquo;amico&rdquo; Hitler di armi e petrolio &ndash; al contrario di quello che vuole la vulgata stalinista che vede nella firma la necessit&agrave; di prendere tempo (perdendolo!) &ndash; ma anche perch&eacute; giunse al termine di un altro disastro senza il quale la Seconda Guerra mondiale non sarebbe manco scoppiata: la sconfitta della guerra civile in Spagna. Nel 1936, con i contadini che a differenza della Russia del 1917 non volevano la terra per s&eacute;, ma formavano gi&agrave; da loro comuni, Stalin riusc&igrave; nell&rsquo;impresa di riconsegnarla ai borghesi con la scusa di combattere Franco. Fu il capolavoro dei fronti popolari e della rivoluzione a tappe, oggi appeso per sempre nel museo degli orrori controrivoluzionari. Il tutto condito dai soliti massacri di operai e comunisti.<\/p>\n<p>Trotsky, di fronte alla provocazioni staliniste che domandavano sofisticamente ai troskisti perch&eacute; mai non difendessero la repubblica borghese quando la sua vittoria era per loro un passo avanti del progresso contro la reazione, sorrideva amaro e rispondeva cos&igrave;: &laquo;<em>Senza rivoluzione proletaria, la vittoria della democrazia significa soltanto un giro a vuoto, per poi sfociare esattamente nel fascismo<\/em>&raquo; (<em>&Egrave; possibile la vittoria?<\/em>, 1937). Quel che avvenne puntualmente. Anzi, Franco non ebbe nemmeno bisogno del giro a vuoto della vittoria a tappe della impossibile rivoluzione borghese: la sconfisse subito grazie agli stalinisti e ai loro alleati\/avversari anarchici, repubblicani e socialisti.<\/p>\n<p>Trotsky era lontano, in Messico. Si scusava incredibilmente per non poter essere pi&ugrave; preciso, quando ancora oggi nessuno &egrave; stato pi&ugrave; preciso di lui. Critic&ograve; aspramente il POUM di Andr&eacute;s Nin, il partito &ldquo;trostkisteggiante&rdquo; pi&ugrave; vicino se non alle sue posizioni, almeno alla sua sensibilit&agrave;. Ma quando questo partito entr&ograve; nel fronte popolare, subordinato ai borghesi, non lesin&ograve; parole di fuoco, che portarono alla totale rottura. La critica a Nin e ai suoi fu cos&igrave; spietata che pure suo figlio, Lev Sedov, scrisse in una lettera amareggiata che cos&igrave; scoraggiava anche coloro che tutto sommato erano dalla sua parte.<\/p>\n<p>Anche in questo caso sarebbe sciocco idealizzare Trotsky e negare che nelle parole del figlio non ci fosse qualcosa di vero sui limiti del carattere del padre. Ma non si pu&ograve; nemmeno dimenticare che per quanto fosse stata dura e implacabile la critica di Trotsky, se Nin e i suoi l&rsquo;avessero ascoltata, non avrebbero certo avuto le orecchie pi&ugrave; lunghe di dieci centimetri e pi&ugrave; rosse per le tremende tirate del &ldquo;vecchio&rdquo;, ma avrebbero avuto salva la vita. E con loro, il proletariato spagnolo e mondiale.<\/p>\n<p>Invece, ottanta anni dopo questa sequela interminabile di sconfitte e di vere e proprie batoste, l&rsquo;obiettivo che gi&agrave; allora, a causa dello sterminio di tutta la vecchia guardia bolscevica, era qualcosa di molto difficile, pare ora ancor pi&ugrave; lontano. La Quarta Internazionale resta divisa in mille rivoli e la strada per la sua ricostruzione sembra interminabile. Oggi i trotskisti sono pochi, ma se ieri facevano cos&igrave; paura che gli stalinisti li sterminavano e i borghesi rifiutavano loro il diritto di asilo politico, ora ai pi&ugrave; (almeno in Italia, perch&eacute; in altri paesi, come in Argentina, non &egrave; cos&igrave;), come a Matteo Pucciarelli su <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2020\/08\/19\/news\/trotzky_trotskisti_comunisti-264950541\/\">La Repubblica<\/a>, fanno sorridere.<\/p>\n<p>Noi, che abbiamo pi&ugrave; <em>sense of humor<\/em> di lui, sappiamo da dove viene questo sorrisino di sufficienza: dalla superficialit&agrave; e dal pressappochismo borghese e piccolo-borghese. Solo a questo livello, infatti, si pu&ograve; credere che il trotskismo sia ridotto com&rsquo;&egrave; ridotto per le baruffe chiozzotte sulle virgole. Infatti, senza voler assolutamente negare i nostri errori e le nostre insufficienze, noi trotskisti sappiamo bene che siamo ridotti come siamo ridotti per le sconfitte ormai secolari del proletariato, intervallate da un&rsquo;unica grande vittoria che ha permesso anche le poche altre vittorie, sempre mutilate da stalinisti e riformisti. Senza vittorie significative del proletariato, difficilmente il trotskismo potr&agrave; crescere, anche se ha sempre avuto ragione. E in fondo quando Pucciarelli ride della nostra &ldquo;insignificanza&rdquo;, infischiandosene delle vittorie della classe operaia, dimostra che il problema non sta nelle virgole, ma nel suo linguaggio che non va pi&ugrave; in l&agrave; della &#8220;sinistra&#8221;, cio&egrave; del carrozzone del centrosinistra, il carrozzone borghese della Repubblica, il quotidiano del &ldquo;cretinismo parlamentare&rdquo; per cui scrive. Se, come a noi, gli stessero a cuore pi&ugrave; le sorti del proletariato che del suo ombelico, capirebbe che le cose sono molto pi&ugrave; complesse. Non possiamo sperare di crescere e basta, come sperano gli altri partiti, altrimenti saremmo delle nullit&agrave; intellettuali come i loro profeti sulla carta stampata.<\/p>\n<p>Le baruffe con gli stalinisti e gli altri sedicenti comunisti &ndash; non lo scriviamo per Pucciarelli, che non se lo merita, ma per quelli che ancora sinceramente lo credono &ndash; non sono affatto roba del passato. Anzi, come speriamo di aver mostrato, &egrave; roba pi&ugrave; attuale che mai. Di pi&ugrave;: la contrapposizione tra Trotsky e Stalin &egrave; il nodo cruciale per l&rsquo;avanguardia del proletariato. Le &#8220;baruffe&#8221; sono necessarie perch&eacute; la lotta allo stalinismo e ai suoi sottoprodotti &egrave; la lotta tra chi vuole davvero dare al proletariato la possibilit&agrave; di vincere e chi lo vuole invece eternamente sconfitto.<\/p>\n<p>Noi non possiamo vincere senza il proletariato, <em>perch&eacute; le armi della critica non possono sostituire la critica delle armi<\/em>. Senza farsi carne e sangue nella gran massa dei proletari, le idee del marxismo non possono vincere. Ma la condizione perch&eacute; prima o poi si possano riallacciare alle masse &egrave; che abbiano ragione, almeno in via teorica. Col torto marcio che hanno avuto, tutte le altre idee si possono riallacciare solo altre sconfitte. Come in effetti avviene da novant&#8217;anni a questa parte.<\/p>\n<p>Trotsky con la Quarta Internazionale ha potuto solo arare il terreno. In ottant&#8217;anni i frutti non sono stati dei migliori, eppure la pianta era e resta buona. Nonostante gli errori, il profumo di trotskismo &egrave; stato sufficiente per i migliori elementi per non smarrire il filo del bolscevismo. La pianta quindi pu&ograve; rinascere forte e rigogliosa.<\/p>\n<p>Il trotskismo ha avuto ragione praticamente su tutto nella storia recente. E anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo avuto ragione, nell&rsquo;ultimo capitolo importante della storia del movimento operaio italiano, quello relativo a Rifondazione Comunista. Come scrive Andrea Furlan ne <em>I Forchettoni rossi<\/em> (Massari Editore, 2007), che ricostruisce la storia della fine ingloriosa di Rifondazione in parlamento, i trotskisti (racchiusi allora in Progetto Comunista) &laquo;<em>sono stati gli unici nel PRC che hanno saputo formulare un&rsquo;analisi esatta del bertinottismo e gli unici che lo hanno contrastato realmente, denunciando volta a volta i reali obiettivi politici del Segretario<\/em>&raquo;.<br \/>\n<br \/>Aver avuto ragione anche in Rifondazione ci d&agrave; la forza e la voglia di continuare.<\/p>\n<p>Ottanta anni fa, poco prima di essere colpito a tradimento, Trotsky guardava fuori dalla finestra colpito dalla meravigliosa limpidezza del cielo azzurro: &laquo;<em>La vita &egrave; bella. Possano le generazioni future purificarla da ogni male, oppressione e violenza, e goderla a pieno<\/em>&raquo;. Questo scriveva nel suo testamento. E noi, che siamo proprio quelle sue &laquo;generazioni future&raquo;, lo raccogliamo. Oggi il cielo &egrave; azzurro come allora, solo velato dall&rsquo;ulteriore imminente disastro ambientale prodotto dall&rsquo;inquinamento. Mai come oggi, di fronte al capitalismo incapace di risolvere uno solo dei problemi dell&#8217;umanit&agrave;, ribadiamo la nostra sacrosanta verit&agrave;: <em>o socialismo o barbarie.<\/em><\/p>\n<p>Non siamo ancora riusciti, compagno Trotsky, a portare a termine il tuo stesso compito. Ma siamo felici di stare ancora nella tua stessa barca, perch&eacute; non abbiamo trovato niente di pi&ugrave; bello e affascinante del nostro marxismo. Il marxismo &egrave; pi&ugrave; azzurro del cielo, e assieme alle tue idee e al proletariato vincer&agrave;. Non avevamo dubbi allora, non abbiamo dubbi oggi.<\/p>\n<p><em>Per Trotsky!<\/em><br \/>\n<br \/><em>Per la Quarta Internazionale!<\/em><br \/>\n<br \/><em>Per la rivoluzione mondiale!<\/em><br \/>\n<br \/><em>Viva il bolscevismo!<\/em><\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottanta anni fa, a Coyoac&aacute;n in Messico, il 20 agosto, Ram&oacute;n Mercader, sicario al soldo di Stalin, colpiva a morte con una piccozza Lev Trotsky.&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-67397","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67397"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67397\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}