{"id":67431,"date":"2020-09-23T00:00:00","date_gmt":"2020-09-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/09\/23\/una-instabile-stabilit\/"},"modified":"2020-09-23T00:00:00","modified_gmt":"2020-09-23T00:00:00","slug":"una-instabile-stabilit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/09\/23\/una-instabile-stabilit\/","title":{"rendered":"Una instabile stabilit&agrave;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5498_elezioni_coronav.jpg\" alt=\"5498_elezioni_coronav.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Il voto del 20 e 21 settembre registra come ogni voto le dinamiche politiche e sociali ad esso sottese, inclusa la rappresentazione che di queste si fanno milioni di lavoratori e di lavoratrici.<\/p>\n<p><strong>IL LORO NO, IL NOSTRO NO<\/strong><\/p>\n<p>Il referendum confermativo sul cosiddetto taglio delle poltrone ha raccolto il 70% di consensi contro il 30% di No. La partecipazione al voto referendario &egrave; stata relativamente alta, sicuramente trascinata al rialzo dal voto parallelo in sette regioni, e anche dall&#8217;assenza di quorum. Tuttavia la differenziazione delle percentuali tra il S&igrave; e il No si &egrave; rivelata insensibile al voto regionale. Lo rivela il  fatto che il principale promotore della vittoria del S&igrave; ha sub&igrave;to negli stessi giorni un autentico tracollo elettorale. La differenziazione delle percentuali del S&igrave; e del No &egrave; invece molto legata al territorio. Il S&igrave; conosce il successo maggiore nelle regioni del Sud e nei quartieri popolari delle metropoli, il No registra le percentuali pi&ugrave; elevate nelle regioni del Nord e nei centro citt&agrave;.<br \/>\n<br \/>Al tempo stesso, la distribuzione politica del voto ha visto schierato sul No una parte rilevante dell&#8217;elettorato del PD e della sinistra. Questa geografia politica e sociale del voto referendario &egrave; significativa. La maggioranza della popolazione povera e degli stessi salariati ha votato come il 97% del Parlamento, pensando di votare &ldquo;contro la casta&rdquo;, in realt&agrave; abboccando all&#8217;amo di un&#8217;operazione populista promossa prima dal governo Di Maio-Salvini, poi dal governo M5S-PD con la subordinazione di Liberi e Uguali: un&#8217;operazione unicamente mirata a dirottare il malcontento sociale verso &ldquo;i politici&rdquo; per evitare che si indirizzi contro i padroni. Una minoranza consistente e composita, assai concentrata fra i giovani, ha espresso col No il proprio rigetto del populismo reazionario. Ma lo ha fatto con motivazioni e da angolazioni diverse, in un quadro di grande confusione.<\/p>\n<p>Col No si &egrave; schierata una parte significativa dell&#8217;establishment, a partire dalla grande stampa borghese, da sempre diffidente verso ogni forza politica che non sia filtrata dai propri salotti. Un establishment gi&agrave; antiberlusconiano, anche se us&ograve; Berlusconi. Antirenziano, anche se us&ograve; il randello di Renzi contro l&#8217;articolo 18. Antisalviniano, anche se usa i decreti di Salvini contro i diritti dei lavoratori. Antigrillino, anche se intasca a mani basse la pioggia di miliardi che il governo riserva ai capitalisti. Questa ipocrita borghesia liberale ha egemonizzato la campagna del No con gli argomenti peggiori: o la difesa della Costituzione borghese, elevata a feticcio; o la rivendicazione della &ldquo;funzionalit&agrave;&rdquo; del Parlamento borghese che il taglio avrebbe intaccato. O addirittura la richiesta di una riforma istituzionale pi&ugrave; organica, come quella di Renzi del 2016. In ogni caso la conservazione dell&#8217;ordine esistente, di cui il PD &egrave; il principale custode e garante.<\/p>\n<p>Il guaio &egrave; che le sinistre politiche e sindacali si sono messe a rimorchio di questa impostazione liberale, portandovi il bagaglio di tutte le proprie illusioni sulla &ldquo;democrazia&rdquo; dei capitalisti. La &ldquo;difesa delle istituzioni rappresentative del Paese&rdquo;, la retorica sulla &ldquo;Costituzione pi&ugrave; bella del mondo&rdquo; sono state il vessillo non solo dei gruppi dirigenti dell&#8217;ANPI, dell&#8217;ARCI, dell&#8217;attuale sinistra di governo, ma anche della quasi totalit&agrave; della sinistra di opposizione (riformista o centrista), in ambito politico e sindacale. Il risultato &egrave; stato ancora una volta quello di consegnare al populismo reazionario la bandiera del cambiamento agli occhi di milioni di sfruttati, come in tutta la storia della seconda repubblica.<\/p>\n<p>Il nostro No ha mosso da un&#8217;angolazione esattamente opposta, un&#8217;angolazione di classe e anticapitalista. Col No abbiamo cercato un canale di dialogo e un linguaggio comune con quel settore pi&ugrave; avanzato di popolo della sinistra mosso da una sincera preoccupazione democratica e volont&agrave; di lotta. Ma non per adattarci alle sue illusioni, bens&igrave; per contrastarle. Un no al governo, alla truffa populista, al fronte parlamentare di unit&agrave; nazionale dei partiti borghesi che l&#8217;ha imbastita, al trasformismo subalterno della sinistra di governo che pur di governare l&#8217;ha avallata. Non per difendere la Costituzione di De Gasperi e Togliatti. Non per difendere il parlamento borghese, quello che sotto ogni governo ha votato le peggiori misure antioperaie. Non per difendere la governabilit&agrave; del capitale. Ma per rivendicare il diritto di rappresentanza delle ragioni operaie nel parlamento <em>nemico<\/em>, contro ogni sua ulteriore manomissione preventiva. Per rivendicare il principio democratico elementare di una rappresentanza interamente proporzionale, a ogni livello istituzionale, senza sbarramenti e distorsioni. Per avanzare la prospettiva di una democrazia dei lavoratori e delle lavoratrici, basata sulla loro organizzazione, la loro forza, il loro governo.<\/p>\n<p>Il nostro No &egrave; stato il No dei comunisti, non dei liberali, dei riformisti o dei centristi. Un no legato alla battaglia per una egemonia alternativa nel movimento operaio e nella nuova generazione. Perch&eacute; la subordinazione alla borghesia liberale, e dunque all&#8217;ordine sociale esistente, concima solamente il terreno della reazione. Solo una ripresa di lotta del movimento operaio attorno ai propri interessi indipendenti pu&ograve; contrastare la spinta reazionaria e aprire dal basso uno scenario politico nuovo, anche sul terreno della sensibilit&agrave; democratica di massa.<\/p>\n<p><strong>IL SUCCESSO DEI GOVERNATORI E IL SUO PARADOSSO<\/strong><\/p>\n<p>Lo scenario scaturito dal 20-21 settembre conferma una relazione paradossale tra la realt&agrave; sociale e il suo riflesso elettorale.<\/p>\n<p>La realt&agrave; incontestabile di questi mesi non &egrave; solo quella di una drammatica pandemia, &egrave; anche quella dello sfascio della sanit&agrave; pubblica, di milioni di lavoratori costretti in produzione senza condizioni di sicurezza, di infermieri e medici ammazzati dal Covid perch&eacute; privi di strumenti di protezione, di un governo che per compiacere Confindustria si &egrave; rifiutato di recintare i focolai della bergamasca contro il parere delle stesse autorit&agrave; sanitarie, di una scuola pubblica disossata incapace di aprire in sicurezza con centinaia di migliaia di insegnanti cui viene negato il lavoro, di un milione di lavoratori e lavoratrici precari gettati in mezzo a una strada&#8230;<br \/>\n<br \/>Nulla richiama di pi&ugrave; il fallimento della societ&agrave; capitalista e le responsabilit&agrave; criminali di chi la gestisce quanto l&#8217;esperienza di massa di questi mesi. Eppure il segno dominante del voto di settembre &egrave; quello della conservazione. Gli stessi governatori di centrodestra o centrosinistra che hanno tagliato e privatizzato la sanit&agrave; sono i grandi vincitori della prova elettorale, al di sopra di ogni appartenenza e schieramento. Zaia incassa un autentico plebiscito. Toti sfonda in Liguria con percentuali inedite. De Luca stravince, combinando la postura di vicer&eacute; con la mediazione clientelare democristiana. Emiliano recupera ampiamente, evitando con nettezza una sconfitta che appariva probabile. Una grande massa popolare impaurita dalla pandemia, scossa in ogni certezza, minacciata nella vita e nel lavoro, priva di un riferimento alternativo credibile, cerca nel potere costituito una sponda rassicurante cui appoggiarsi. In questo quadro bilanciato la destra reazionaria fallisce l&#8217;obiettivo di destabilizzare il governo, mancando il colpo in Toscana e in Puglia. Il governo Conte, primo responsabile del crimine di Nembro e Alzano, tira un sospiro di sollievo.<\/p>\n<p>&laquo;<em>L&#8217;esito elettorale ha implicazioni positive perch&eacute; il rischio politico viene significativamente ridotto&#8221; si legge in una nota di Unicredit.<\/em>&raquo; (Il Sole 24 Ore, 23 settembre). Il capitale finanziario saluta la stabilit&agrave; politica come il quadro migliore per i propri affari, e attende fiducioso i 209 miliardi in arrivo.<\/p>\n<p><strong>LA DINAMICA DEI BLOCCHI ELETTORALI<\/strong><\/p>\n<p>Interessante la lettura composita del dato elettorale, perch&eacute; il bilanciamento delle forze (41,2% per il centrosinistra, 42% per il centrodestra, il 7,2% per il M5S) &egrave; tutt&#8217;altro che statico.<\/p>\n<p>Il centrodestra ha una spalla lussata. Il suo blocco sociale regge complessivamente, il suo potere locale si arricchisce di una nuova regione (Marche), ma la Lega subisce in Toscana, come gi&agrave; in Emilia, l&#8217;effetto boomerang di una aspettativa delusa. Il progetto dello sfondamento al Sud conosce una brusca battuta d&#8217;arresto, con veri e propri rovesci rispetto al 2019 (dal 25% al 10% in Puglia, dal 19% al 5% in Campania), mentre il plebiscito per la lista Zaia, nel nome dell&#8217;autonomia differenziata del Veneto, rappresenta una mina per la Lega nazionale. Intanto l&#8217;avanzata di Fratelli d&#8217;Italia in tutta Italia, nonostante la sconfitta di Fitto, apre in prospettiva una contesa per la leadership del centrodestra.<\/p>\n<p>Il PD liberale esce bene dalla prova del voto. In Toscana ha replicato il successo emiliano con una polarizzazione elettorale contro la destra che ha drenato il voto a sinistra e dall&#8217;elettorato grillino (il 45% del voto grillino a Firenze va a Giani, contro il 33% alla 5 Stelle Galletti). Ma nel Sud il successo del PD &egrave; in realt&agrave; quello di capibastone trasformisti che lavorano in proprio &laquo;al di l&agrave; della destra e della sinistra&raquo; ( De Luca). Il PD ne &egrave; ostaggio, pi&ugrave; che padrone. La segreteria Zingaretti ha rotto l&#8217;assedio delle componenti interne che ne chiedevano la testa (ex renziani) e risulta obiettivamente rafforzata, ma la strategia portante del blocco politico col M5S conosce in Liguria una sconfitta che replica quella dell&#8217;Umbria (solo il 56% dell&#8217;elettorato grillino ha votato Sansa). Nel mentre il sospirato alleato &egrave; travolto da una crisi interna che priva il PD di un interlocutore certo.<\/p>\n<p>La crisi del M5S &egrave; l&#8217;epicentro dello scenario politico. &Egrave; il principale ostacolo alla stabilizzazione politica e una incognita di portata sistemica. Dal punto di vista elettorale il tracollo va ben al di l&agrave; dello scarto tradizionale tra voto amministrativo e voto politico. Il M5S perde sul 2019 i due terzi del proprio elettorato (da 1,9 milioni a 658.000), e dimezza persino il bottino delle elezioni regionali precedenti, del 2015. Due anni di (diverso) governo hanno privato il M5S di una identit&agrave; riconoscibile presso la larga maggioranza dei propri elettori. Il tentativo di indossare <em>last minute<\/em> il vecchio abito anticasta non ha impedito la valanga, e difficilmente traccer&agrave; una via d&#8217;uscita.<br \/>\n<br \/>Anche perch&eacute; la crisi del M5S non &egrave; solo elettorale. La catena di comando Grillo- Casaleggio che lo guidava dalla nascita si &egrave; spezzata. Ne &egrave; scaturita &laquo;una guerra per bande&raquo; (Fico) che attraversa i gruppi parlamentari e i territori, senza che nessuno dei capibanda tenga il bandolo della matassa. Di Maio punta ad una politica di blocco col PD per le prossime elezioni comunali a supporto (provvisorio) del governo Conte per accumulare credito a futura memoria per la propria carriera politica. Intanto spinge per una legge proporzionale sul piano nazionale, riservandosi per l&#8217;evenienza la politica dei due forni. In sintesi cerca un ruolo centrale di governo per s&eacute; e per il suo partito, sul piano nazionale e locale. &Egrave; il progetto di normalizzazione del M5S come partito organico del capitale.<br \/>\n<br \/>Al polo opposto si muove Di Battista, anch&#8217;esso votato a tutto e al suo contrario, il cui unico obiettivo decifrabile &egrave; prendere la testa del M5S con l&#8217;appoggio della Casaleggio Associati. Ha il sostegno dei ministri uscenti del precedente governo con Salvini e della sindaca di Roma e del suo staff (Bugani), che per non essere disarcionata da un accordo tra M5S e PD ha affrettato la ricandidatura per il 2021, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto. La rivendicazione dell&#8217;identit&agrave; originaria del M5S (quale?) &egrave; solo lo strumento propagandistico dell&#8217;operazione.<br \/>\n<br \/>Ognuna di queste bande &egrave; a sua volta attraversata da guerre interne di posizionamento e di ruolo. Parafrasando Grillo, il parlamento borghese ha aperto il M5S come una scatola di tonno. I ruoli ministeriali hanno fatto il resto.<br \/>\n<br \/>Ora si attendono gli stati generali del M5S come magico evento risolutivo. Ma la loro convocazione viene rinviata ogni volta perch&eacute; non si capisce chi dovrebbe gestirli, n&eacute; si capisce chi avrebbe il diritto di voto e soprattutto chi dovrebbe deciderlo.<\/p>\n<p><strong>LA CRISI DEL M5S E LE INCOGNITE DELLO SCENARIO POLITICO<\/strong><\/p>\n<p>Il punto &egrave; che la crisi esplosiva del M5S &egrave; la crisi della principale forza parlamentare, quella su cui si appoggia il governo della seconda potenza industriale d&#8217;Europa.<\/p>\n<p>I margini  di maggioranza al Senato sono esigui, e soprattutto saranno messi alla prova di passaggi strategici per il capitale: il ricorso o meno al MES (con cui finanziare l&#8217;abolizione dell&#8217;IRAP a scapito della sanit&agrave; pubblica; la contrattazione e l&#8217;uso dei Recovery Fund; la prossima definizione della nota di aggiornamento al DEF con cui avviare la riduzione del debito per gli anni 2022 e 2023 a fronte di una drammatica recessione in corso; la gestione politica e sociale del graduale ritiro degli ammortizzatori straordinari a partire dallo sblocco gi&agrave; avviato dei licenziamenti; la gestione di una politica estera chiamata ad affrontare la spartizione degli equilibri internazionali nel Mediterraneo&#8230; Nessun governo imperialista in Europa, con l&#8217;eccezione parziale della Spagna, poggia su equilibri parlamentari tanto labili e incerti.<\/p>\n<p>Dunque il voto ha rafforzato nell&#8217;immediato la stabilit&agrave; di governo ma non ha risolto la crisi politica borghese. Lo sfaldamento del vecchio bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra, che per vent&#8217;anni aveva incardinato le politiche di austerit&agrave;, non &egrave; stato rimpiazzato da un nuovo equilibrio politico. Il centrodestra ha cambiato direzione dopo il tramonto, irreversibile, del berlusconismo ma la nuova guida Salvini non si &egrave; stabilizzata e non dispone delle entrature internazionali richieste (assenza di rapporti col PPE, relazioni ambigue con l&#8217;imperialismo russo&#8230;). Il vecchio centrosinistra si &egrave; dissolto, e un nuovo asse tra PD e M5S &egrave; ancora un&#8217;araba fenice: smentito dalle sconfitte elettorali (Umbria e Liguria), appeso alle incognite interne dei 5 Stelle, osteggiato da larga parte dei salotti buoni del capitale finanziario (che per&ograve; non vogliono un centrodestra salviniano n&eacute; dispongono di un&#8217;alternativa).<br \/>\n<br \/>Il nuovo tripolarismo nato nel 2018 cede vistosamente su una gamba, ma non riesce a camminare in equilibrio con le altre due.<\/p>\n<p>La crisi politica borghese, sullo sfondo di una crisi capitalistica drammatica, aprirebbe un ampio spazio d&#8217;azione al movimento operaio, se solo le sue direzioni si assumessero le proprie responsabilit&agrave;. Ma la burocrazia sindacale, a partire da Landini, si offre come scendiletto del governo, rifiutando ogni forma di mobilitazione generale. Il suo obiettivo &ldquo;strategico&rdquo; &egrave; quello di cogestire la crisi pi&ugrave; profonda del dopoguerra a braccetto di Confindustria, la stessa che intanto si oppone al rinnovo dei contratti e chiede la libert&agrave; di licenziare. In queste condizioni la politica della CGIL &egrave; il principale fattore della passivizzazione di massa, ci&ograve; che sinora permette alla borghesia di affrontare la propria crisi al riparo dell&#8217;opposizione sociale.<\/p>\n<p><strong>LA CRISI DELLA SINISTRA POLITICA. LA RISPOSTA DEI RIVOLUZIONARI<\/strong><\/p>\n<p>E la sinistra? Le elezioni amministrative di settembre confermano la sua crisi profonda. Il suicidio compiuto di Rifondazione Comunista tra le braccia del governo Prodi (2006\/2008) e lo smarrimento successivo della stessa centralit&agrave; di classe, con una giostra interminabile di accrocchi elettorali sempre diversi (Arcobaleno, lista Ingroia, il blocco a sostegno di Barbara Spinelli, La Sinistra&#8230;) ha prodotto un&#8217;onda lunga di delusione e confusione, che si &egrave; sovrapposta a sua volta alla crisi capitalista dell&#8217;ultimo decennio e al profondo arretramento della classe operaia, dei suoi livelli di mobilitazione, di organizzazione, di coscienza politica. La risultante d&#8217;insieme &egrave; stata lo sfondamento del populismo reazionario in ampi settori di salariati e la crisi di riconoscibilit&agrave; e di senso della sinistra politica.<\/p>\n<p>I dati elettorali delle regionali sono emblematici, a partire dalla Toscana (la lista Fattori passa dal 6% al 2,9; il PC di Rizzo dall&#8217;1,68% all&#8217;1%, il PCI riporta l&#8217;1%). Complessivamente un&#8217;area elettorale non trascurabile del 3\/4% che cerca a suo modo un riferimento politico alternativo ai liberali e ai populisti, e che per met&agrave; &egrave; attratta da un riferimento comunista, ma a cui si offre ogni volta o un amalgama di natura civico-progressista o un&#8217;identit&agrave; &ldquo;comunista&rdquo; ideologica, come quella che si richiama all&#8217;eredit&agrave; di Berlinguer (PCI), come se il compromesso storico non vi fosse mai stato; o peggio quella che scimmiotta lo stalinismo del 1929\/1933 (PC), che come allora prova a contendere &ldquo;il popolo&rdquo; ai reazionari facendo propri i pregiudizi dei reazionari. La lista PC-PCI nelle Marche ha riscosso l&#8217;1,4%; un suo manifesto che contrappone apertamente i diritti sociali ai diritti civili avrebbe potuto essere firmato da CasaPound, senza alcuna esagerazione (1). <\/p>\n<p>Non si esce dalla crisi della sinistra politica, men che meno del campo comunista, con invenzioni o alchimie elettorali, o ripescando i richiami ideologici di tradizioni burocratiche che distrussero il comunismo rivoluzionario magari nel nome dell&#8217;unit&agrave; dei comunisti. Se ne esce combinando l&#8217;unit&agrave; d&#8217;azione nelle lotte per ritrovare un radicamento di classe, con un bilancio della storia del movimento operaio e comunista che sappia recuperare le sue radici. Un bilancio su cui formare una nuova generazione di militanti rivoluzionari, da organizzare in partito.<\/p>\n<p>Questa &egrave; la nostra politica. Siamo e siamo stati nell&#8217;ultimo anno al crocevia di tutti i percorsi unitari della sinistra, dall&#8217;assemblea del 7 dicembre, al coordinamento delle sinistre di opposizione, al patto d&#8217;azione per il fronte unico anticapitalista. Sempre contrastando ogni visione settaria e autocentrata di chi contrappone la costruzione del partito allo sviluppo unitario del movimento reale. Non a caso l&#8217;assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi\/e che si riunir&agrave; a Bologna il 27 settembre vede la piena partecipazione e copromozione dei nostri militanti sindacali ovunque collocati, per una prospettiva di allargamento del fronte di classe dell&#8217;avanguardia e della sua azione di massa, al di l&agrave; di ogni confine e divisione.<\/p>\n<p>Ma al tempo stesso non riduciamo la nostra azione al richiamo e alla pratica, pur importante, del fronte unico di lotta. Poniamo il problema dell&#8217;organizzazione politica dei militanti rivoluzionari, che &egrave; inseparabile da una memoria storica e da una collocazione internazionale conseguente.<br \/>\n<br \/>Interessati ad aprire un confronto onesto su basi di chiarezza con ogni compagno od organizzazione che voglia unire i rivoluzionari su basi di principio, indipendentemente dai diversi percorsi e provenienze. Perch&eacute; il PCL non vive per autoconservarsi, ma per costruire il partito della rivoluzione.<\/p>\n<p>(1) Il testo del <a href=\"https:\/\/scontent-cdt1-1.xx.fbcdn.net\/v\/t1.0-9\/s960x960\/118843858_153965329686770_3018483441701365225_o.jpg?_nc_cat=103&amp;_nc_sid=8024bb&amp;_nc_ohc=vuZf0wuept0AX_RscMB&amp;_nc_ht=scontent-cdt1-1.xx&amp;tp=7&amp;oh=341af88f6946d7224d5dd041986b4339&amp;oe=5F91EDBD\">manifesto<\/a> &egrave; il seguente: &laquo;<em>Prova ad interessarti alle minoranze culturali quando sei disoccupato o non arrivi a fine mese. Prova ad interessarti alla libert&agrave; di stampa e alla controinformazione quando hai solo la terza media. Prova ad interessarti ai diritti LGBT quando sei costretto a dormire in strada. Prova ad interessarti ai cambiamenti climatici quando sei un disabile che non pu&ograve; lavorare e che ha perso il sussidio che gli spettava. Prima vengono i diritti sociali poi quelli civili<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto del 20 e 21 settembre registra come ogni voto le dinamiche politiche e sociali ad esso sottese, inclusa la rappresentazione che di queste&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-67431","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67431"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67431\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}