{"id":67446,"date":"2020-10-09T00:00:00","date_gmt":"2020-10-09T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/10\/09\/la-cultura-nella-russia-della-rivoluzione-prima-parte\/"},"modified":"2020-10-09T00:00:00","modified_gmt":"2020-10-09T00:00:00","slug":"la-cultura-nella-russia-della-rivoluzione-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/10\/09\/la-cultura-nella-russia-della-rivoluzione-prima-parte\/","title":{"rendered":"La cultura nella Russia della rivoluzione (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p>Prima parte<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5522_prol.jpg\" alt=\"5522_prol.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La storia &egrave; anche storia di nascenti e morenti esigenze culturali, di propositi falliti nella loro interezza eppur determinanti nelle loro peculiarit&agrave;, e mai come nel 1900 di vivacit&agrave; critica. Spesso e volentieri il potere in atto risulta essere totalmente avulso dai cambiamenti che pervadono la realt&agrave; sociale, e ha come unica arma quella di mettersi di traverso nei confronti del fermento culturale delle classi sociali pi&ugrave; basse, liquidandole come pericolose quando assumono un valore storico importante o ignorandole del tutto nel caso si parli di nicchie ininfluenti dal punto di vista dei valori su cui si fonda il potere.<br \/>\n<br \/>&Egrave; accaduto con la malvista rabbia dei punk, &egrave; accaduto con la sconsolata protesta del blues, &egrave; accaduto con i cantori degli anni caldi del &lsquo;70. Accadde a maggior ragione in una Russia in mano al potere zarista feudale, ancora radicato nel profondo passato che gi&agrave; era stato superato pure dalle altre monarchie occidentali, le quali muovevano i passi verso monarchie costituzionali e con i primi sistemi elettorali su base censitaria. In questo contesto di gestione amministrativa e militare del potere dell&rsquo;impero zarista, ci&ograve; che accadeva nella vita comune, specie nelle grandi citt&agrave; russe, fu emblematico: il fermento culturale e politico fu devastante nella Russia anacronistica, sulla lunga onda di moti e rivoluzioni che avevano caratterizzato il XIX secolo europeo e che avevano invece coinvolto solo perifericamente l&rsquo;Impero Zarista. Era un fermento simile a quello, pi&ugrave; vicino a noi, del Sessantotto. Gi&agrave; negli anni precedenti la Rivoluzione d&rsquo;Ottobre nascevano come funghi circoli culturali e movimenti artistici; per le strade delle grandi citt&agrave; russe i giovani pi&ugrave; irriverenti e pittoreschi si ornavano di fiori, dipingevano il proprio corpo e la propria faccia, leggevano ovunque i versi delle proprie poesie preferite, soprattutto laddove non era socialmente accettato farlo, in luoghi come tribunali o uffici amministrativi. Questi atteggiamenti erano solo il punto di partenza di uno sviluppo culturale e artistico radicalmente diverso da quello imperversante solo pochi decenni prima. L&rsquo;espressione artistica si distaccava sempre di pi&ugrave; dagli ambienti intellettuali e nobili , il concetto di arte si divincolava dalla forma che aveva assunto negli ambienti nobiliari russi e diventava sempre pi&ugrave; un fenomeno di massa, ma soprattutto un fenomeno in mano alla massa &ndash; nel senso meno ampio del termine, considerando tutte le peculiarit&agrave; e differenze da cui essa &egrave; formata. &Egrave; una storia che si intreccia a doppio filo con la politica, prima e dopo l&rsquo;ascesa del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) e del rovesciamento dell&rsquo;impero zarista.<\/p>\n<p>Alla luce di ci&ograve; risulta utile intrecciare lo studio della rivoluzione politica e sociale con l&rsquo;analisi delle realt&agrave; artistiche e culturali che animavano questo particolare periodo storico in Russia. Realt&agrave; artistiche e culturali che si legavano a doppio filo con le diverse parti in gioco: dai rapporti che le personalit&agrave;, i movimenti e i circoli intrattenevano (intellettualmente e\/o materialmente) con il regime zarista e dall&rsquo;altra con le varie forze rivoluzionarie.<br \/>\n<br \/>Volendo immergerci almeno fino alle ginocchia in quel periodo storico &#8211; in quella realt&agrave; &ndash; &egrave; necessario conoscere la storia del Proletkult, l&rsquo;organizzazione pi&ugrave; a stretto contatto con il proletariato delle citt&agrave; e dei villaggi rurali. Il Proletkult comprendeva in s&eacute; personalit&agrave; di diversi strati sociali, anche appartenenti alla piccola e media borghesia, ma ci&ograve; che accomunava tutti i militanti era il riconoscersi nella causa rivoluzionaria in primis, e specificatamente comunista nella maggior parte dei casi. Attraverso la storia del Proletkult, dalla sua classe dirigente fino al pi&ugrave; piccolo circolo del pi&ugrave; piccolo villaggio, passa la storia di una rivoluzione che non si consumava solamente sul campo di battaglia, ma era viva e rigogliosa in ogni anfratto della vita russa: cosciente di s&eacute;, viva nelle contraddizioni e nell&rsquo;eterogeneit&agrave; delle posizioni. <\/p>\n<p>Gli interessanti spunti che si traggono certamente dall&rsquo;esperienza dell&rsquo;Ottobre vanno ricercati anche nei vari tentativi di organizzazione che il nuovo potere sovietico cerc&ograve; (non senza contraddizioni e spesso con impreparazione) di dare alla produzione culturale nei primi anni di governo rivoluzionario.<br \/>\n<br \/>Nella storia ogni forma di potere ha cercato di strumentalizzare e assorbire la produzione culturale esistente, o in alcuni casi di crearne a tavolino una propriamente riferita a se stesso: dalla democrazia liberale, al nazismo, al fascismo, alla monarchia, ad ogni forma di totalitarismo, alla democrazia proletaria, non esiste potere che non cerchi di utilizzare (pi&ugrave; o meno correttamente dal punto di vista etico) la cultura secondo le proprie necessit&agrave; e fini. &Egrave; proprio per questo che la vivacit&agrave; culturale a cavallo della rivoluzione e della successiva guerra civile, verr&agrave; poi pian piano soffocata e tristemente asservita alla burocrazia del partito di Stalin, ponendo fine a una delle stagioni culturalmente pi&ugrave; ricche, vivaci e prolifere della storia moderna.<br \/>\n<br \/>Le realt&agrave; culturali e artistiche hanno sempre avuto il ruolo di cartina tornasole del mondo reale. Per questo la comprensione dei fenomeni culturali &ndash; un processo in continua trasformazione &ndash; &egrave; importante per l&rsquo;avanguardia di classe. <\/p>\n<p><strong>IL PANORAMA CULTURALE NELLA RUSSIA DEL 1900<\/strong><\/p>\n<p>L&rsquo;avanguardia artistica russa degli anni &lsquo;10 del 1900 matur&ograve; le sue prerogative teoriche e le sue prospettive artistiche, cos&igrave; come le sue aspirazioni sociali, lungo la travagliata storia della Russia pre e post Rivoluzione d&rsquo;Ottobre. Tutto ci&ograve; che accadde alla produzione artistica fu figlio delle necessit&agrave; materiali, della sensazione ormai diffusa che forti cambiamenti nella vita politica russa fossero inevitabili e della vivacit&agrave; culturale di un numero sempre pi&ugrave; ampio di giovani intellettuali e artisti, che respiravano a pieni polmoni i venti europei &#8211; francesi in primis &ndash; ma che d&rsquo;altra parte erano immersi in un contesto piuttosto arido e fortemente arretrato. <\/p>\n<p>L&rsquo;Impero Zarista si mostrava come un gigante dai piedi d&rsquo;argilla e la debolezza e l&rsquo;arretratezza del regime vennero definitivamente alla luce il 22 gennaio del 1905, quando ai piedi del Palazzo d&rsquo;Inverno si prostr&ograve; &#8211; anc&ograve;ra &#8211; pacifica, ma determinata, una folla di operai domandante riforme atte a migliorare le estreme e inumane condizioni di vita in cui versava il primo proletariato delle citt&agrave; russe. Le guardie obbedirono all&rsquo;ordine di sparare sui manifestanti; a questo sconsiderato gesto del regime seguirono ammutinamenti di vari reparti militari, scioperi nelle principali citt&agrave; russe e, soprattutto, la nascita dei primi soviet. Il tutto si risolse con effimere conquiste politiche: la costituzione stilata prevedeva un parlamento, ma allo Zar serv&igrave; poco tempo per asservirlo a s&eacute;.<br \/>\n<br \/>Nonostante il fallimento politico della rivoluzione del 1905, la radicata e profonda necessit&agrave; di lottare contro lo zarismo rimase tale. Ampie frange di popolazione assunsero una presa di coscienza sempre maggiore dei propri mezzi, cos&igrave; come gli artisti e gli intellettuali d&rsquo;avanguardia non rinunciarono alla vocazione anticonvenzionale e provocatoria che oramai li contraddistingueva. La sperimentazione attenta all&rsquo;innovazione dei modi e delle vie di espressione del s&eacute; e del mondo &ndash; di pari passo con quel periodo ricco di intuizioni e innovazioni che invasero tutti i pi&ugrave; importanti ambiti della vita russa &ndash;, divent&ograve; prerogativa delle idee e norma delle azioni della giovent&ugrave; delle citt&agrave; pi&ugrave; avanzate dell&rsquo;impero russo.<\/p>\n<p><strong>LA VIVACIT&Agrave; E LE INTUIZIONI ARTISTICHE<\/strong><\/p>\n<p>In Europa nasceva un nuovo e originale movimento, l&rsquo;Astrattismo: l&rsquo;arte avrebbe dovuto esulare dall&rsquo;oggettivit&agrave; del mondo e nascere direttamente dall&rsquo;emozione e dai sentimenti delle opere. L&rsquo;Astrattismo si produsse in diversi focolai in zone d&rsquo;Europa tanto lontane tra loro, segno che il movimento nacque spontaneamente e pi&ugrave; per le peculiarit&agrave; del travagliato periodo storico, che in seno a qualche precetto filosofico.<br \/>\n<br \/>Anche il Futurismo italiano arriv&ograve; fino in Russia e questa circostanza diede importanti spunti artistici agli innovativi artisti russi, nonostante differisse nelle prerogative ideologiche e negli scopi, specialmente nell&rsquo;ardore bellico cui in Russia si preferiva l&rsquo;aspirazione alla pace. Da queste determinanti contaminazioni nacque il movimento artistico del Suprematismo. Nel 1915 venne pubblicato da Malevic, in collaborazione con Majakovskij, il &ldquo;Manifesto del Suprematismo&rdquo;, seguito poi nel 1920 dal saggio &ldquo;Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione&rdquo;, dando vita a uno dei pi&ugrave; rappresentativi movimenti dell&rsquo;avanguardia artistica russa. Malevic proponeva un&rsquo;arte che esistesse solo per se stessa e in se stessa; un&rsquo;arte che si distaccasse totalmente dalla rappresentazione della realt&agrave; e dalle dinamiche del reale, esistente solo in un universo astratto e vivo esclusivamente nei colori e nelle forme, esule da qualunque fine estetico o pratico. Due delle opere pi&ugrave; rappresentative in questo senso sono &#8220;Quadrato nero su sfondo bianco&#8221; e &#8220;Quadrato bianco su sfondo nero&#8221;. Il tentativo di Malevic e del Suprematismo era la liberazione dell&rsquo;arte dalla &ldquo;zavorra dell&rsquo;obiettivit&agrave;&rdquo;. <\/p>\n<p>&laquo;<em>Quando scomparir&agrave; l&rsquo;automatica abitudine della coscienza di vedere nei quadri angoli della natura, madonne e Veneri senza vergogna, solo allora vedremo delle opere puramente pittoriche.<\/em>&raquo; (1)<\/p>\n<p>Al lato opposto si posizionava invece il Costruttivismo, il quale si proponeva di creare una cultura nuova e appartenente in tutto e per tutto al proletariato, legandola quindi a doppio filo con le nuove esigenze storiche e culturali fatte emergere dalla rivoluzione: in questo erano simili le prerogative del Proletkult.<\/p>\n<p><strong>L&rsquo;OTTOBRE E IL &#8220;PARALLELISMO&#8221; DELLE NUOVE ISTITUZIONI<\/strong><\/p>\n<p>Dopo la decisiva Rivoluzione d&rsquo;Ottobre gran parte degli artisti che popolavano da anni le strade russe e che non erano visti di buon occhio dalla vecchia nobilt&agrave; confluirono in numerose organizzazioni, gruppi e cooperative di carattere culturale e artistico. <\/p>\n<p>Subito dopo la nascita del governo bolscevico, venne istituito il Commissariato del popolo per l&rsquo;Istruzione (Narkompros), di cui commissario fu nominato Anatolij Lunacharski. Proprio Lunacharski si scontr&ograve; con i sindacati riguardo all&rsquo;impronta da dare all&rsquo;istruzione: se da una parte i sindacati volevano che fosse incentrata sull&rsquo;alta educazione tecnica al fine di creare una realt&agrave; di operai specializzati il pi&ugrave; ampia possibile, da collocare nei vari ambiti produttivi, Lunacharski al contrario non pensava ad un&rsquo;istruzione dalle ricadute immediatamente industriali, quanto a ampi programmi scolastici che istruissero il proletariato cosicch&eacute; potesse elevarsi culturalmente, di modo che fosse garantito il ricambio generazionale dell&rsquo;avanguardia rivoluzionaria e che tale ricambio provenisse, appunto, da un proletariato ormai completamente emancipato anche sul piano culturale. <\/p>\n<p>Il Narkompros nacque in seno allo Stato bolscevico con il compito di dare una forma e una organizzazione al fermento culturale, finanziando e sostenendo economicamente e umanamente i vari circoli culturali rivoluzionari, nonostante le pesanti condizioni a cui doveva far fronte (il potere era appena stato conquistato e si era nel pieno della guerra civile); tale estrema situazione tuttavia influ&igrave;, per necessit&agrave; politica, sul modo di gestire e fornire con particolare attenzione i finanziamenti, cosicch&eacute; non finissero in mano a circoli e gruppi controrivoluzionari o anti-bolscevichi. Tuttavia i buoni propositi che il governo riponeva nel Narkompros si scontrarono ben presto con la realt&agrave; burocratica che andava affermandosi all&rsquo;ombra dello Stato: venne alla luce l&rsquo;annosa questione del &ldquo;parallelismo&rdquo;, ovvero la sovrapposizione delle strutture burocratiche, soprattutto a livello locale; i soldi statali destinati alla cultura erano infatti gestibili sia dai sindacati, che dai soviet locali, che dai singoli circoli, e nel mezzo dell&rsquo;inefficienza scaturita da queste contraddizioni chi popolava e lavorava all&rsquo;interno delle varie organizzazioni culturali richiedeva che non fosse ridotta, a causa del Narkompros, la propria indipendenza dal governo. Questo sentimento non nasceva tanto per dissenso politico, quanto per la storia individuale dei vari gruppi e delle varie organizzazioni culturali nate direttamente nelle fabbriche o in seno alle realt&agrave; studentesche, solitamente fondati gi&agrave; prima della Rivoluzione d&rsquo;Ottobre e del governo rivoluzionario e quindi abituati a all&rsquo;indipendenza totale da qualsiasi apparato burocratico.<\/p>\n<p><strong>IL PROLETKULT<\/strong><\/p>\n<p>Chiaro esempio di tali aspirazioni e ideali fu il Proletkult, una organizzazione culturale nata a cavallo della Rivoluzione d&rsquo;Ottobre su iniziativa di Aleksandr Bogdanov (2), tra le pi&ugrave; ambiziose e nel quale presto confluirono gran parte dei grandi autori russi dell&rsquo;epoca. Dopo circa due anni ebbe circa mezzo milione di aderenti, quasi quanti ne aveva il Partito Comunista; l&rsquo;esigenza di un rinnovamento culturale che partisse dal basso, era evidente, era percepita come qualcosa di fondamentale dalla maggioranza dei proletari. L&rsquo;obiettivo di Bogdanov era quello di raggruppare una avanguardia che agisse nei campi dell&rsquo;istruzione, della cultura e dell&rsquo;arte, fornendo al proletariato gli strumenti necessari a potersi esprimere con i nuovi e antichi mezzi in modo da favorire la nascita di una nuova forma di cultura, del proletariato per il proletariato. Cos&igrave; come il Partito Comunista avrebbe dovuto essere l&rsquo;avanguardia politica del proletariato, il Proletkult avrebbe dovuto svolgere il ruolo di avanguardia della cultura proletaria. I rivoluzionari e i proletari all&rsquo;interno del Proletkult sostenevano che attraverso esso &#8211; se a questo fosse stato garantito il ruolo di avanguardia culturale nei termini di cui sopra &ndash; il proletariato avrebbe assunto un ruolo pi&ugrave; centrale e influente nella costituzione del nuovo Stato, limitando l&rsquo;eccessivo accentramento di potere nelle mani del Partito Comunista.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Chiediamo che il proletariato inizi subito, da subito, a creare le proprie forme socialiste di pensiero, di sentimento e di vita quotidiana, indipendentemente da alleanze o combinazioni di forze politiche.<\/em>&raquo; (3) (4)<\/p>\n<p><strong>L&rsquo;ORGANIZZAZIONE DEL PROLETKULT<\/strong><\/p>\n<p>Il modo attraverso il quale il Proletkult tentava di rendere l&rsquo;arte e la cultura accessibile a tutti coloro che fino a quel momento ne erano stati tagliati fuori, ovvero la maggioranza dei russi, era la rigorosa attenzione per la struttura e la forma che la stessa organizzazione si dava. Si cercava, nel limite delle possibilit&agrave; delle risorse umane ed economiche distribuite alle varie sezioni del Proletkult, di garantire una ampia offerta educativa e culturale. Le sezioni locali avevano un&rsquo;ampia libert&agrave; e discrezione di forma e contenuto dei propri laboratori e corsi. Si dovevano tuttavia garantire almeno quattro attivit&agrave; in ogni sezione; attivit&agrave; legate alla letteratura, alla musica, al teatro (al cinema, nelle sezioni cittadine tecnologicamente adeguate) e alla pittura. <\/p>\n<p>Il teatro si diffuse pi&ugrave; di ogni altra arte, specialmente nei circoli dei piccoli centri urbani pi&ugrave; distanti dai centri cittadini di Mosca e Pietrogrado e quindi, in tempi di guerra civile, pi&ugrave; difficilmente raggiungibili. Poich&eacute; questi disponevano di meno fondi, di meno strumenti e di meno insegnanti &ndash; e di qualit&agrave; inferiore rispetto agli insegnanti delle citt&agrave; &ndash; il teatro e la musica andavano per la maggiore: per uno spettacolo teatrale poteva bastare la recitazione e una scarsa scenografia, mentre per uno spettacolo musicale in genere si sceglieva il canto corale, per cui non erano necessari costosi strumenti; entrambi i laboratori e i conseguenti spettacoli erano di semplice ed economica realizzazione, specie se basati su opere gi&agrave; esistenti e ben radicate nella cultura popolare, che semplificavano l&rsquo;apprendimento e aumentavano l&rsquo;interesse delle persone verso i corsi e i laboratori. Le belle arti (pittura, disegno&#8230;) vivevano invece un periodo di forte difficolt&agrave; dovute alla mancanza dei mezzi, imprescindibili per la creazione di opere di questo tipo: spesso mancavano del tutto tele, vernici, pennelli, matite e ci&ograve; comprometteva anche solo l&rsquo;avviarsi di tali corsi, che venivano del tutto ignorati, preferendo &ndash; appunto &ndash; corsi teatrali e musicali.  Le opere letterarie invece, seppur meno bisognose di materiale, difficilmente poi potevano essere pubblicate, distribuite e diffuse a causa della scarsa reperibilit&agrave; di carta su cui stamparle.<\/p>\n<p>Nonostante il comitato centrale del Proletkult si riservava di dare direttive e linee guida sui contenuti dei corsi e su come poter prenderne parte, nella pratica le sezioni locali agivano a propria discrezione: alcune sezioni permettevano la partecipazione di qualunque persona avesse voluto partecipare ai laboratori, fosse anche sporadicamente; altre preferivano invece la natura preventiva delle iscrizioni; altre addirittura permettevano l&rsquo;accesso a determinati laboratori o corsi solo tramite provini. Il vero cuore pulsante del Proletkult, insomma, non era la direzione centrale, quanto le singole sezioni locali, dove gli studenti organizzavano i programmi dei corsi, i contenuti, le modalit&agrave;, gli obiettivi da raggiungere. L&rsquo;obiettivo era la totale gestione delle sezioni da parte dei partecipanti stessi, cos&igrave; come accadeva nei consigli di fabbrica. &laquo;<em>Il professionalismo artistico del vecchio teatro deve essere scambiato con il lavoro delle collettivit&agrave; teatrali proletarie<\/em>.&raquo; (5)<br \/>\n<br \/>Tuttavia, proprio per la discrezionalit&agrave; locale dei vari circoli in mano al Proletkult, non era raro imbattersi in sezioni nelle quali l&rsquo;insegnamento si svolgeva in modo convenzionale e gli insegnanti decidevano da s&eacute; programmi, contenuti e obiettivi didattici.<br \/>\n<br \/>La stabilit&agrave; delle sezioni del Proletkult era comunque messa a dura prova dalle dispendiose conseguenze della guerra civile, per la quale continuamente venivano richiamati studenti e professori; cos&igrave; come anche bisognava affrontare le difficolt&agrave; del periodo invernale, quando tantissime persone decidevano di spostarsi in regioni pi&ugrave; calde o, nelle citt&agrave;, in quartieri meglio riscaldati, e di conseguenza i circoli culturali delle zone da cui si emigrava erano praticamente deserti per lunghi periodi dell&rsquo;anno, non consentendo n&eacute; attivit&agrave; a lungo termine n&eacute; la regolarit&agrave; dei laboratori e dei corsi.<\/p>\n<p><strong>LA VITA ALL&#8217;INTERNO DEL PROLETKULT<\/strong><\/p>\n<p>Tra le tante correnti che popolavano le assemblee nazionali del Proletkult vi era un&rsquo;ala particolarmente dura nelle prospettive, (aspramente criticata dalla maggioranza del Proletkult e, tra i tanti, dallo stesso Bogdanov e da Lenin) secondo la quale al posto della cultura prerivoluzionaria, che sarebbe dovuta essere eliminata in nome di una non meglio definita cultura del futuro, doveva immediatamente essere costruita un&rsquo;arte proletaria e nient&rsquo;altro che proletaria, slegata da ogni influenza passata o presente che potesse essere anche solo lontanamente riconducibile alla nobilt&agrave; o alla borghesia. Dall&rsquo;altra parte non mancava chi considerava necessario lo studio critico dell&rsquo;arte e della cultura del passato, dal quale non si doveva e non si poteva prescindere per capire il presente e costruire il futuro.<br \/>\n<br \/>Nonostante nelle alte sfere del Proletkult si dibattesse di ci&ograve;, nelle sezioni locali dei centri abitati pi&ugrave; remoti si promuovevano forme di espressione e contenuti che sembravano essere completamente fuori dai tempi che correvano e, soprattutto, fuori dal contesto dell&rsquo;aspra guerra civile combattuta in tutta la Russia. Poesie molto pi&ugrave; simili a quelle degli autori prerivoluzionari che a quelle tipicamente composte nel periodo rivoluzionario, intinte di un idealismo tipico del socialismo utopico e cristianeggiante:<\/p>\n<p>&laquo;<em>Qui: una notte senza speranza, una notte senza fine.<br \/>\n<br \/>C&#8217;&egrave; una festa fatta di baccano e sogni meravigliosi.<br \/>\n<br \/>Oh, grande, magnanimo ed eterno Dio,<br \/>\n<br \/>Quando saremo tutti uguali?<\/em>&raquo; (6)<\/p>\n<p>Tale tendenza delle sezioni pi&ugrave; slegate dal contesto cittadino scoraggi&ograve; molti filobolscevichi, ammiratori del Proletkult e proletari in genere, che si ritrovavano animati dallo spirito rivoluzionario, ma immersi nello scialbo contesto periferico che non gli permetteva di vivere il fermento vivo delle citt&agrave;, sentendosi privi degli strumenti che gli avrebbero permesso di esprimere le proprie idee e di confrontarsi riguardo all&rsquo;esigenza di rinnovamento culturale che sentivano, tuttavia, vicina a s&eacute;.<\/p>\n<p>Diverse sezioni del Proletkult concentravano le proprie forze sulla creazione di slogan d&rsquo;agitazione, col fine di portare sempre pi&ugrave; persone a combattere al fianco dell&rsquo;Armata Rossa nella guerra civile. Alcuni tra gli artisti di spicco cercavano di creare una nuova corrente artistica che fosse il pi&ugrave; grande elogio del proletariato in quanto creatore del mondo, alla stregua di una forza divina. Tuttavia le idee e le opere concepite finivano per risultare pacchiane, tanto che i critici dell&rsquo;epoca, da quelli fedeli allo stile classico a coloro votati all&rsquo;innovazione delle forme e non alla pedanteria del contenuto, arrivarono a definire tale forma poetica &ldquo;romanticismo proletario&rdquo;; come non manc&ograve; chi si sent&igrave; di definire i vari Kirillov, Gerasimov, Gastev dei &ldquo;macchinisti&rdquo; riferendosi alle macchine e ai paesaggi industriali, idealizzati nelle loro opere. Gli sforzi degli intellettuali del Proletkult di trovare una &ldquo;vera&rdquo; arte proletaria si risolvevano in un nulla di fatto: aspettandosi che questa si generasse automaticamente dal proletariato, si ignorava che mai prima di allora il proletariato aveva avuto rapporti con l&rsquo;arte, nemmeno nel senso pi&ugrave; generale del termine. Tanti artisti dell&rsquo;avanguardia proletkultista non si capacitavano del fatto che nei circoli locali non si faceva altro che riproporre vecchie forme di espressione, dall&rsquo;impressionismo al realismo a creazioni che, addirittura, venivano definite tutto fuorch&eacute; arte. In un certo senso, alcuni iniziavano a non riporre pi&ugrave; speranze nella capacit&agrave; del proletariato di rivoluzionare l&rsquo;arte, incappando nell&rsquo;idealismo e nell&rsquo;&eacute;litarismo culturale. <\/p>\n<p>Prese piede sempre di pi&ugrave; l&rsquo;idea che l&rsquo;arte del proletariato avrebbe dovuto prescindere in tutto e per tutto dall&rsquo;arte borghese precedente la rivoluzione, cos&igrave; come da qualunque forma di espressione che risultasse di difficile comprensione; le opere di questo tipo erano etichettate come opere che non venivano comprese n&eacute; dall&rsquo;autore n&eacute; dai pi&ugrave; colti intellettuali che le analizzavano. Era quindi necessario sbarazzarsi di queste &ldquo;alte&rdquo; forme artistiche, poich&eacute; non poteva esistere un&rsquo;arte del proletariato che non fosse semplice e comprensibile al proletariato stesso. Ci&ograve; che si sarebbe dovuto rivoluzionare secondo questa frangia del Proletkult dovevano essere i contenuti. Fare ci&ograve; avrebbe di conseguenza rinnovato la forma, creando in tutto e per tutto &ldquo;l&rsquo;arte proletaria&rdquo;. <\/p>\n<p>All&rsquo;esatto opposto c&rsquo;era invece chi tentava di trovare nuove innovative forme d&rsquo;espressione prescindendo dai contenuti. Nel Proletkult di Mosca si costituirono gruppi di ricerca con lo scopo di creare una scala musicale di 17 note; nel Proletkult di Saratov si inscenavano spettacoli teatrali completamente improvvisati, basati solo sugli argomenti che il pubblico gridava dal proprio posto. L&rsquo;idea alla base era che nuove forme avrebbero creato nuovi originali contenuti, distaccandosi nettamente dal passato.<br \/>\n<br \/>Eppure, oltre tutte le disposizioni e i giudizi intellettuali, c&rsquo;erano i fatti: la crescente pretenziosit&agrave; che negli anni avvolse le sezioni del Proletkult pi&ugrave; importanti, non corrispondeva a ci&ograve; che veramente il proletariato si aspettava dal Proletkult, ovvero istruzione a vari livelli e possibilit&agrave; di accedere a un mondo che finora gli era stato precluso. Nel 1920 Arvatov, esponente di spicco del Proletkult di Mosca, fece un mea culpa al riguardo:<\/p>\n<p>&laquo;<em>&Egrave; strano dirlo, ma rimane un dato di fatto: finora il proletariato non ha dato nemmeno uno spettacolo nella maniera in cui voleva darlo.<\/em>&raquo; (7)<\/p>\n<p>(1) K. Malevic, <em>Dal cubismo e dal futurismo al suprematismo<\/em>, Mosca 1916.<\/p>\n<p>(2) A. Bogdanov fu fin dai primi anni del 1900 in aspra critica con V.Lenin. Vedi: <em>Empiriomonismo<\/em> di A. Bogdanov, al quale segu&igrave; la critica di V.Lenin in <em>Materialismo ed empiriocriticismo<\/em> e al quale, ancora, Bogdanov rispose con <em>Fede e scienza<\/em>.<\/p>\n<p>(3) Appare nella rivista principale utilizzata dal Proletkult: una chiara presa di posizione davanti alle aspirazioni del Narkompros di assorbire il Proletkult. <\/p>\n<p>(4) Cit. in &#8220;Ot redaktsii&#8221; <em>Proletarskaia kul&#8217;tura<\/em>, no. 3 (1918), p. 36.<\/p>\n<p>(5) Cit. in &#8220;Organizatsiia Kostromskogo Proletkul&#8217;ta&#8221; <em>Sbornik Kostromskogo Proletkul&#8217;ta<\/em>, no. 1 (1919), p. 109.<\/p>\n<p>(6) Su Chaika, &#8220;Zdes&#8217; i tam&#8221; <em>Zhizn&#8217; iskusstv<\/em>, no. 3 (1918), p. 7.<\/p>\n<p>(7) Cit. in B. Arvatov, &#8220;Na povorote&#8221; <em>Tvori!<\/em>, no. 1 (1920), p. 12.<\/p>\n<p>E.C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima parte La storia &egrave; anche storia di nascenti e morenti esigenze culturali, di propositi falliti nella loro interezza eppur determinanti nelle loro peculiarit&agrave;, e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-67446","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teoria","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67446","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67446"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67446\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67446"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67446"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67446"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}