{"id":67473,"date":"2020-10-27T00:00:00","date_gmt":"2020-10-27T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/10\/27\/pietro-tresso-e-la-nascita-del-trotskismo-italiano-2\/"},"modified":"2020-10-27T00:00:00","modified_gmt":"2020-10-27T00:00:00","slug":"pietro-tresso-e-la-nascita-del-trotskismo-italiano-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/10\/27\/pietro-tresso-e-la-nascita-del-trotskismo-italiano-2\/","title":{"rendered":"Pietro Tresso e la nascita del trotskismo italiano"},"content":{"rendered":"<p>Il 27 ottobre 1943 veniva assassinato il compagno Pietro Tresso, detto &ldquo;Blasco&rdquo;, fondatore e dirigente del Partito Comunista d&rsquo;Italia e amico di Gramsci, espulso per &ldquo;trotskismo&rdquo; dal partito nel 1930 per volont&agrave; di Togliatti, fondatore della Quarta Internazionale, assassinato in Francia dagli stalinisti durante la Resistenza. <\/p>\n<p>In questo testo si ripercorre la svolta che avvenne nel 1930 all&rsquo;interno del PCd&rsquo;I, in relazione ai profondi cambiamenti che interessarono la politica dell&rsquo;Internazionale Comunista alla fine degli anni Venti, e che port&ograve; all&rsquo;espulsione di Tresso, Leonetti e Ravazzoli dalle file del partito e la nascita del trotskismo italiano.<\/p>\n<p>Per un profilo biografico e dell&rsquo;attivit&agrave; di Pietro Tresso rimandiamo alla lettura di <a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6049&amp;fbclid=IwAR3khsRIYNugOknb58oax_wgYmkPljqkxollAOL2wJt9SKumlN1xOhFYWzY\">questo scritto<\/a><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5550_Tresso_Cover002.jpg\" alt=\"5550_Tresso_Cover002.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Nella primavera-estate del 1930 giunge a compimento la crisi pi&ugrave; profonda che il giovane Partito Comunista d&rsquo;Italia (nato nel 1921) abbia affrontato nei suoi primi travagliati anni di vita, e uno dei momenti pi&ugrave; difficili dell&rsquo;intera vita di ci&ograve; che diverr&agrave; poi, nel corso degli anni Trenta, e ancor pi&ugrave; a partire dal secondo dopoguerra, un partito che nulla pi&ugrave; aveva a in comune con quello fondato da Bordiga e Gramsci a Livorno nel 1921.<\/p>\n<p>Il 1930 &egrave; l&rsquo;anno di ci&ograve; che in seguito verr&agrave; definita, da storici e militanti, &ldquo;la svolta del PCd&rsquo;I&rdquo;. Un capitolo centrale della storia di quel partito, ma che rimarr&agrave; a lungo oscuro e misconosciuto, tenacemente rimosso e colpevolmente distorto. Basti pensare che fino alla met&agrave; degli anni Settanta non esistevano opere storiografiche che ne parlassero, e fino alla met&agrave; del decennio precedente non erano ancora chiari nella loro essenza i termini della questione alla stragrande maggioranza dei militanti del PCI e degli altri partiti operai (salvo, appunto, a chi li aveva vissuti in prima persona).<\/p>\n<p>La cosiddetta svolta, e la profonda crisi che ne segue, rappresenta per il PCd&rsquo;I al tempo stesso un punto di arrivo e un punto di partenza. In quel brumoso e drammatico Comitato Centrale del marzo 1930 a Liegi terminava l&rsquo;arco di esistenza della sezione italiana della Terza Internazionale bolscevica, dell&rsquo;Internazionale di Lenin e Trotsky; e iniziava la vita di un partito la cui linea fu, a partire da quel momento e fino alla fine, coincidente con la linea di Stalin, alle cui scelte e alla cui volont&agrave; si legheranno le stesse sorti personali dei dirigenti, cos&igrave; come, del resto, della base. Un partito che insieme agli insegnamenti di Lenin e della scuola della Rivoluzione russa aveva gettato a mare la sua stessa peculiare esperienza di lotta e di testimonianza, le sue stesse caratteristiche e prerogative.<\/p>\n<p>Ma non fu solo il partito italiano a cambiare pelle e binari. In quello stesso periodo furono tutti i partiti comunisti, tutta l&rsquo;Internazionale a mutare drasticamente essenza e prospettive.<\/p>\n<p>Cosa fu, dunque, la &ldquo;svolta&rdquo;? In cosa si concretizz&ograve;? Quali furono i suoi presupposti e le sue motivazioni?<\/p>\n<p>Nel 1928 si tenne il sesto congresso della III Internazionale. A quattro anni di distanza dal quinto, in un contesto e in un clima notevolmente diversi rispetto al precedente, il sesto congresso fu quello che, nelle parole di Trotsky, inaugur&ograve; &laquo;<em>il terzo periodo degli errori dell&rsquo;Internazionale Comunista<\/em>&raquo;. <\/p>\n<p>Dopo la morte di Lenin, con l&rsquo;accentuarsi delle condizioni di isolamento della Russia sovietica e del definitivo &ldquo;congelamento&rdquo; della rivoluzione in Europa occidentale e nel resto del mondo &ndash; e con la contestuale ripresa di quel capitalismo che fino a pochi anni prima si riteneva sul punto di soccombere all&rsquo;avanzata rossa &ndash; l&rsquo;Internazionale Comunista (IC) inizi&ograve; ad indietreggiare e ad attestarsi su posizioni sempre pi&ugrave; difensive non solo rispetto ai rapporti di forza mutati, ma anche rispetto alla nuova configurazione generale dell&rsquo;assetto sociale e della politica del movimento operaio che ne risultava ridefinita. Tattica e strategia dell&rsquo;Internazionale iniziarono ad oscillare pericolosamente a partire dai primi importanti episodi espressione di queste difficolt&agrave; (Germania 1923), ma, a differenza del periodo precedente, giungono a divaricarsi sempre pi&ugrave; dai principi sui quali l&rsquo;IC era stata fondata. <\/p>\n<p>Costretta nelle ridotte sempre pi&ugrave; asfittiche della Russia sovietica, la rivoluzione proletaria subisce un&rsquo;involuzione i cui aspetti e le cui ricadute oggettive sono sempre pi&ugrave; spesso e sempre pi&ugrave; inequivocabilmente il contraltare di impostazioni e scelte soggettive errate. Se il lato soggettivo &egrave; sempre dialetticamente rispondente a quello oggettivo, e da esso determinato, nel caso dell&rsquo;IC dalla met&agrave; degli anni &lsquo;20 l&rsquo;incidenza negativa assunta in questo contesto dall&rsquo;azione cosciente dei dirigenti (Stalin, Zinoviev, Kamenev, Bucharin) acquista un peso specifico sempre maggiore. <\/p>\n<p>A partire dal 1927 il Partito Comunista Russo, in mano a Stalin e Bucharin, compie un sostanziale passo in avanti in direzione di questa involuzione: dopo anni di implacabile lotta interna, per la prima volta vengono espulsi e allontanati dalle sue file coloro che fino a poco prima ne erano stati massimi dirigenti: Zinoviev, Trotsky, ecc. &Egrave; un punto di non ritorno. &Egrave; il trapasso alla <em>degenerazione<\/em>, che a partire da quel momento (non certo il primo segnale della mutata situazione) vedr&agrave; l&rsquo;IC e i suoi partiti scendere uno a uno i gironi infernali che condurranno dagli errori agli orrori, dai tradimenti ai crimini. <\/p>\n<p>Il sesto congresso &egrave; quello che inaugura il &ldquo;periodo&rdquo; a partire dal quale la degenerazione non si arrester&agrave; n&eacute; avr&agrave; pi&ugrave; limiti. Le oscillazioni dell&rsquo;IC avevano portato nel 1926-1927 a cedimenti opportunisti e alla collaborazione di classe (comitato anglo-russo, Cina), con effetti disastrosi sul movimento comunista. Nel 1928 si decide invece di sterzare &ldquo;a sinistra&rdquo;, di cambiare orientamento di 180 gradi: si pone fine non solo alla collaborazione con la borghesia (fino a un certo punto), ma anche a quella con i partiti socialisti e socialdemocratici; si abbandona definitivamente il fronte unico delle organizzazioni di classe; si teorizza l&rsquo;equivalenza &laquo;di fatto&raquo; tra socialdemocrazia e fascismo (il &ldquo;socialfascismo&rdquo;). Tutte queste scelte poggiano su una precisa base di analisi e di prospettiva politica: aggravarsi della situazione dell&rsquo;economia capitalista mondiale, radicalizzazione delle masse, imminenza della rivoluzione e presa del potere da parte della classe lavoratrice in Europa (che un&rsquo;altrettanto imminente guerra, insieme all&rsquo;aggressione imperialista all&rsquo;URSS avrebbe reso non solo necessaria, ma non rinviabile). Anche queste analisi &ndash; tanto quanto l&rsquo;orientamento politico che ne conseguiva &#8211; erano in completa contraddizione con le analisi del 1926-&rsquo;27, che vedevano l&rsquo;economia capitalista in una fase di stabilizzazione e consolidamento.<\/p>\n<p>Il VI congresso (luglio-settembre 1928) e il decimo Plenum del Comitato Esecutivo dell&rsquo;IC (luglio 1929) sanciranno questa nuova analisi e questa nuova linea politica. Non solo la sanciranno, ma la &ldquo;blinderanno&rdquo;. Nel senso che nell&rsquo;Internazionale di Stalin, a differenza dell&rsquo;Internazionale di Lenin, non sono e non saranno pi&ugrave; ammessi dissensi, diversit&agrave; di opinioni, possibilit&agrave; di critica. L&rsquo;unico dissenso ammesso &egrave; quello personale nei confronti di s&eacute; stessi: l&rsquo;esercizio delle umilianti autocritiche dei singoli militanti diventa frequente pratica formale. Bisogna che i partiti si adeguino alla linea dell&rsquo;Internazionale, e che l&rsquo;Internazionale si adegui alla linea di Stalin. E che questa linea sia applicata senza riserve e incondizionatamente, a prescindere da un&rsquo;eventuale diversa analisi e convinzione, o perfino contro di essa. <\/p>\n<p>Ed &egrave; proprio questo il caso del partito italiano.<br \/>\n<br \/>Togliatti e la maggior parte del gruppo dirigente che si trova a guidare il partito (dopo l&rsquo;ondata di arresti che alla fine del 1926 privarono il PCd&rsquo;I di Terracini, Gramsci e molti altri dirigenti) erano stati inizialmente scettici nei confronti dell&rsquo;analisi e delle nuove parole d&rsquo;ordine emerse nel VI congresso del 1928. Risulta perfino che, entro i limiti di cui disponessero in un ambito gi&agrave; largamente compromesso in termini di democrazia e libert&agrave; interna come quello di quel congresso, i dirigenti italiani (e Togliatti <em>in primis<\/em>!) provarono ad introdurre elementi di problematizzazione e di distinguo rispetto alla nuova linea, richiamandosi principalmente all&rsquo;elaborazione e alla politica passata, che era stata negli anni immediatamente precedenti quella che aveva caratterizzato l&rsquo;Internazionale guidata dal blocco Stalin-Bucharin (1926-1928). Proprio all&rsquo;ombra di Bucharin, infatti, Togliatti gest&igrave; la linea successiva al congresso di Lione e i rapporti fra il partito italiano e Mosca, nel periodo in cui si trov&ograve; a dirigerlo e a rappresentarlo di persona presso l&rsquo;IC.<\/p>\n<p>Ma con la svolta del 1928, come abbiamo visto, la situazione cambia, e sotto il maglio di Stalin si piegano uno a uno dapprima tutti i dirigenti del partito russo, poi i dirigenti dell&rsquo;IC e i dirigenti nazionali (quelli, ovviamente, che non erano ancora incorsi nell&rsquo;espulsione, come ad esempio Trotsky). Anche Togliatti, burattino di stagno, si piega. Precisamente tra l&rsquo;estate del 1928 e quella del 1929 (il periodo che intercorre tra il VI congresso e il X plenum), si sbarazza senza troppe tribolazioni delle perplessit&agrave; e delle divergenze che aveva timidamente manifestato, e accetta pienamente il nuovo corso. <\/p>\n<p>Non &egrave; sulla base della convinzione e dell&rsquo;adesione razionale che Togliatti accetta la svolta, ma sulla base del passivo adattamento alla linea vincente, alla quale sacrificher&agrave; autonomia di giudizio, prassi e alleanze interne. Togliatti &ldquo;sta&rdquo; con Bucharin quando Bucharin vince (in alleanza con Stalin), e &ldquo;sta&rdquo; con Stalin quando Bucharin perde (contro Stalin). Trotsky dir&agrave;: &laquo;<em>Ercoli si affrett&ograve; a dimostrare che la verit&agrave; gli &egrave; cara, ma che Molotov gli &egrave; ancora pi&ugrave; caro<\/em>&raquo; [1]. <\/p>\n<p>Ma l&rsquo;opportunismo di fondo di Togliatti, che ispira l&rsquo;intero suo percorso politico e che d&agrave; miglior prova proprio in questo frangente, dovr&agrave; fare i conti con le resistenze all&#8217;interno del partito italiano. E con chi, nel partito italiano, si opporr&agrave; fino in fondo al &ldquo;terzo periodo di errori&rdquo;, seppure dapprima in maniera inconsapevole, parziale e distorta.<\/p>\n<p>Ma se le svolte e gli zig-zag precedenti dell&rsquo;IC e dei suoi partiti erano stati il riflesso di errori, e la lotta contro di essi era ancora in una certa misura consentita, a partire dal X plenum tutto ci&ograve; viene ad avere un peso e una fisionomia qualitativamente diversi, &laquo;prodotto di una crisi internazionale di tutte le sezioni dell&rsquo;IC, dovuta all&rsquo;emergere dell&rsquo;imposizione della politica staliniana nel Comintern, fatto che trov&ograve; un valido strumento nel soffocamento prima, e nel tentativo di annientamento poi, di ogni parvenza di democrazia interna&raquo; [2].<\/p>\n<p>Con il VI congresso dell&rsquo;Internazionale Comunista (IC) nel 1928 e, in maniera pi&ugrave; organica e definita, col X Plenum del Comitato Esecutivo dell&rsquo;IC nel 1929, il movimento comunista mondiale sancisce una &#8220;svolta&#8221; verso una nuova linea politica. La nuova politica era imperniata sulla valutazione dell&rsquo;avvicinarsi di una situazione rivoluzionaria in Occidente conseguente a una crisi senza precedenti del capitalismo. Questa crisi (siamo nel periodo del crollo di Wall Street del 1929) era interpretata dai dirigenti dell&rsquo;Internazionale, ormai interamente in mano alla frazione staliniana, come la crisi risolutiva del regime capitalistico, che creava le condizioni oggettive per una fase &laquo;<em>rivoluzionaria acuta<\/em>&raquo; (nei termini dell&rsquo;IC) nella quale i partiti comunisti avrebbero dovuto apprestarsi a guadagnare le posizioni che avrebbero permesso loro di dirigere la classe operaia alla vittoria sulla borghesia e alla presa del potere. Questa analisi veniva formulata, senza differenziazioni, per tutti i paesi capitalisti avanzati. Nessuna particolarit&agrave; delle diverse situazioni nazionali veniva presa in considerazione (crisi della repubblica di Weimar in Germania, fascismo in Italia, estrema debolezza dei comunisti in Gran Bretagna ecc.), e tutte le condizioni di partenza venivano ricondotte ad una &#8220;sintesi&#8221; quantomeno forzata, che escludeva in partenza persino la possibilit&agrave; di sviluppo differenziato delle presunte situazioni rivoluzionarie.<\/p>\n<p>A partire da questa analisi, sul terreno pratico la &#8220;svolta&#8221; si concretizz&ograve; nell&rsquo;imposizione ai vari partiti dell&rsquo;Internazionale di misure organizzative atte (in teoria) a rinforzare e intensificare l&rsquo;attivit&agrave; e il lavoro dei partiti stessi, proprio in vista della maturazione di situazioni rivoluzionarie e preinsurrezionali, giudicate &laquo;<em>immediate<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Per il Partito Comunista d&rsquo;Italia la &#8220;svolta&#8221; del &#8220;terzo periodo&#8221; signific&ograve; non solo l&rsquo;abbandono dell&rsquo;impostazione politica assunta dal congresso di Lione, ma l&rsquo;adozione di una linea che revoc&ograve; perfino gli aspetti analitici e pratici dell&rsquo;azione compiuta, sotto la guida dello stesso Togliatti, fino a pochi mesi prima.<\/p>\n<p>La svolta della sezione italiana dell&rsquo;Internazionale, infatti, trov&ograve; attuazione in un arco di tempo assai ristretto, a cavallo fra il 1929 e il 1930, e si concretizz&ograve; sostanzialmente nella decisione di ritrasferire in Italia l&rsquo;apparato e il grosso degli organismi dirigenti del partito, costretti all&rsquo;esilio a Parigi dalle leggi eccezionali del fascismo e dalla repressione del regime (repressione che gi&agrave; vedeva, nel 1929, marcire nelle prigioni fasciste migliaia e migliaia di comunisti, e fra di essi dirigenti di primissimo piano come Gramsci, Terracini, Scoccimarro). Il trasferimento in Italia del centro dirigente era considerato una misura necessaria e inaggirabile, legata alla prospettiva politica nuova alla quale si predisponeva l&rsquo;Internazionale stalinizzata, prospettiva &#8211; ricordiamo &#8211; secondo la quale era imminente una crisi del capitalismo superiore a quella del periodo 1917-1920, che avrebbe portato i partiti comunisti a uno scontro frontale e senza mediazioni con la borghesia, ponendo cos&igrave; la questione del potere all&rsquo;ordine del giorno.<\/p>\n<p>Fu proprio questo risvolto organizzativo, ma che assunse ben presto uno spessore politico, che all&rsquo;interno del massimo organo di direzione politica del partito italiano, l&rsquo;Ufficio Politico, fece emergere una spaccatura verticale insanabile fra la direzione staliniana di Togliatti da una parte (insieme a Grieco, Longo, Secchia e Camilla Ravera), e Tresso, Leonetti e Ravazzoli dall&rsquo;altra. I &#8220;tre&#8221;, come sarebbero stati chiamati in seguito, si differenziarono dal resto dell&rsquo;UP perch&eacute; non ritenevano fondata la visione dell&rsquo;incipiente rottura rivoluzionaria, pur ritenendo le masse sulla via della radicalizzazione. Da ci&ograve; ne conseguiva una loro netta opposizione alla modalit&agrave; attraverso la quale giungere a reintrodurre gli organismi dirigenti e l&rsquo;apparato del partito in Italia (&ldquo;progetto Gallo&rdquo;), modalit&agrave; che ritenevano avventurista (avrebbe esposto il partito a una rapida e inevitabile decapitazione da parte del fascismo, ci&ograve; che poi regolarmente avvenne, a pochissime settimane dal rientro) e sbagliata dal punto di vista metodologico, perch&eacute; implicava l&rsquo;apporto esclusivo del centro del partito nel lavoro di base, secondo un&rsquo;ipotesi &#8220;sostitutista&#8221; che minava ed impediva il rafforzamento della base gi&agrave; operante in Italia attraverso un intervento volontaristico di direzione <em>in loco<\/em> da parte degli organismi dirigenti. <\/p>\n<p>Ci&ograve; che per&ograve; ben presto emerse da questa diversa impostazione fu la natura politica della svolta, che la sua traduzione organizzativa lasciava trasparire solo in parte. Ci&ograve; che faceva da sfondo alla svolta fu infatti un indirizzo politico che nell&rsquo;&ldquo;armare&rdquo; i partiti (formalmente, l&rsquo;Internazionale) in vista della battaglia finale per la presa del potere (a partire da un&rsquo;analisi &#8220;catastrofista&#8221; della situazione nient&rsquo;affatto rispondente alla realt&agrave;, come gi&agrave; allora veniva da pi&ugrave; parti segnalato), lo disarmava non solo della strategia leninista della conquista della maggioranza del proletariato, ma di tutto l&rsquo;armamentario tattico che l&rsquo;Internazionale aveva elaborato nei suoi primi quattro congressi e che costituiva la direttrice di sviluppo sia dei partiti comunisti che dei rapporti di questi con l&rsquo;insieme della classe e del proletariato, attraverso le diverse fasi che videro tanto l&rsquo;avanzata quanto il ripiegamento dell&rsquo;ondata rivoluzionaria seguita alla Rivoluzione russa. <\/p>\n<p>Da questo punto di vista, Tresso, Leonetti e Ravazzoli, partendo da una diversificazione che all&rsquo;inizio (1929) riguard&ograve; esclusivamente l&rsquo;analisi della situazione italiana e la difformit&agrave; di giudizio sulla evoluzione della linea del PCd&rsquo;I prima e dopo il VI congresso del Comintern, giunsero ad allargare la critica, nei fatti, all&rsquo;insieme della strategia che la svolta metteva in campo, e a rintracciare attraverso questa critica la sostanza vera della contrapposizione fra la politica staliniana e quella di chi in quel momento rappresentava la pi&ugrave; energica alternativa alla degenerazione dell&rsquo;Internazionale, cio&egrave; l&rsquo;opposizione trotskista. <\/p>\n<p>&Egrave; stato da pi&ugrave; parti osservato che i motivi e le argomentazioni dell&rsquo;opposizione dei tre alla svolta non furono affatto chiari e coerenti. Se ci&ograve; risulta essere vero, lo &egrave; in misura in cui l&rsquo;opposizione dei tre fu condizionata innanzitutto dal contesto nazionale nella quale la svolta ricadeva (l&rsquo;Italia fascista e il PCd&rsquo;I esiliato e privo di un centro dirigente davvero omogeneo), che rifletteva solo in parte la vera portata, internazionale, dello scontro che gi&agrave; da tempo si era aperto nel partito russo e che adesso vedeva coinvolti tutti i partiti. <\/p>\n<p>I limiti dell&rsquo;azione dei tre consistevano nel fatto che inizialmente essi non si opposero all&rsquo;IC e a Stalin, ma solo alla maggioranza italiana (maggioranza dell&rsquo;UP e del CC) e a Togliatti in particolare, al quale muovevano accuse di opportunismo per essersi convertito prontamente alla svolta a sinistra mentre per tutta una fase era stato sostenitore di una linea &#8220;moderata&#8221;, la stessa linea che ora veniva condannata dall&rsquo;Internazionale. I tre si ponevano, quindi, come oppositori dell&rsquo;opportunismo togliattiano per conto e sulla base di una malintesa &#8220;svolta a sinistra&#8221; dell&rsquo;Internazionale, che essi interpretavano come ritorno alle posizioni bolsceviche dell&rsquo;inizio degli anni &lsquo;20, almeno fino al V congresso dell&rsquo;IC. &laquo;Tresso approv&ograve; entusiasticamente il nuovo corso dell&rsquo;Internazionale e la lotta che questa conduceva contro le correnti di &laquo;destra&raquo; presenti nei diversi partiti comunisti; egli ritenne per&ograve; necessario far precedere il nuovo orientamento da un profondo processo d&rsquo;autocritica che mettesse in luce gli errori compiuti dall&rsquo;intera direzione del PCI influenzata da Tasca dal 1927 in poi&raquo; [3].<\/p>\n<p>Il processo di autocritica da parte di Togliatti e della dirigenza italiana non ci fu e non poteva esserci, ovviamente. Cos&igrave; come, d&rsquo;altra parte, i connotati che andava assumendo la svolta chiarirono progressivamente che non si tratt&ograve; di certo di una rigenerazione &#8220;su basi leniniste&#8221; dell&rsquo;Internazionale. Al contrario. Ma nel momento in cui l&rsquo;opposizione dei tre prende piede, &laquo;nel quadro deformante di tale situazione (cio&egrave; la situazione di soffocamento dell&rsquo;Internazionale ad opera dei metodi burocratico-terroristici di Stalin e dei suoi fedeli, nda) [..] gli oppositori della svolta non sono neppure sfiorati dal dubbio che si possa e si debba contestare la linea dei dirigenti dell&rsquo;Internazionale al fine di assicurare coerenza e profondit&agrave; alla lotta contro quella che essi ritengono una seria involuzione politica del PCd&rsquo;I&raquo; [4]. <\/p>\n<p>Ci&ograve; che fece maturare le posizioni dei tre, ed allargare il loro angolo visuale, fu proprio l&rsquo;opera e gli scritti di Trotsky contro la svolta stalinista del 1929. Da qui la loro concomitante decisione, una volta stabilita l&rsquo;impossibilit&agrave; di &#8220;raddrizzare&#8221; il partito, di prendere contatti con l&rsquo;Opposizione di Sinistra Internazionale, e con Trotsky in persona, espulso dal partito ed allontanato dall&rsquo;Unione Sovietica. Fin gi&agrave; dal primo avvicinamento emerger&agrave; negli oppositori italiani tutta una serie di punti di tangenza e una larga comunanza di presupposti, come testimoniano la prima lettera dei tre a Trotsky e la sua risposta.<\/p>\n<p>L&rsquo;espulsione dei tre dal partito, giunta prima ancora che essi potessero mettere in atto qualsiasi tentativo di lotta contro la maggioranza di Togliatti, segna l&rsquo;atto di nascita ufficiale del movimento trotskista italiano, per lo meno nel senso della presenza di un gruppo organizzato di compagni, in realt&agrave; pochissimi, che si richiameranno fin dall&rsquo;inizio degli anni &lsquo;30 alla figura del grande rivoluzionario russo e si legheranno alla battaglia internazionale che egli conduceva in quel periodo per rigenerare l&rsquo;IC e salvarla dalla degenerazione staliniana.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p>[1] L. Trotsky, <em>Scritti 1929-1936<\/em>, Milano, 1968, p. 341<br \/>\n<br \/>[2] Giancarlo De Regis, <em>La &laquo;svolta&raquo; del Comintern e il comunismo italiano<\/em>, Roma, 1978, p. 83<br \/>\n<br \/>[3] Eros Francescangeli, <em>L&rsquo;incudine e il martello<\/em>, p. 45. Vedi anche: Paolo Casciola, Giorgio Sermasi, <em>Vita di Blasco<\/em><br \/>\n<br \/>[4] Michele Salerno, <em>L&rsquo;opposizione nel PCd&rsquo;I alla svolta del 1930<\/em (Introduzione), p. 16\n\nSergio Leone\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 ottobre 1943 veniva assassinato il compagno Pietro Tresso, detto &ldquo;Blasco&rdquo;, fondatore e dirigente del Partito Comunista d&rsquo;Italia e amico di Gramsci, espulso per&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[],"class_list":["post-67473","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-dalla-tragedia-alla-farsa-lo-stalinismo-ieri-e-oggi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67473"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67473\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67473"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67473"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}