{"id":67527,"date":"2020-12-10T00:00:00","date_gmt":"2020-12-10T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/12\/10\/lo-sciovinismo-patriottico-di-mlenchon\/"},"modified":"2020-12-10T00:00:00","modified_gmt":"2020-12-10T00:00:00","slug":"lo-sciovinismo-patriottico-di-mlenchon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2020\/12\/10\/lo-sciovinismo-patriottico-di-mlenchon\/","title":{"rendered":"Lo sciovinismo patriottico di M&eacute;lenchon"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5616_melen.lopinion.jpg\" alt=\"5616_melen.lopinion.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Jean-Luc M&eacute;lenchon, capo di La France Insoumise, ha impresso da tempo alla propria creatura un corso politico sovranista. Via la bandiera rossa dai cortei, via i vecchi riferimenti classisti, fosse pure di stampo riformista, e spazio invece al tricolore francese &ldquo;del popolo&rdquo;. Le posizioni ambigue sull&#8217;immigrazione e sulle residue colonie francesi d&#8217;oltremare ne sono un riflesso, al pari di una insistita campagna antitedesca che gode in Francia per ragioni storiche di una rendita di posizione assicurata.<\/p>\n<p>Ora tuttavia siamo di fronte a un passo ulteriore. M&eacute;lenchon si &egrave; candidato a Presidente della Repubblica francese in vista delle elezioni del 2022. E l&#8217;ebbrezza della candidatura presidenziale lo porta a sconfinare nell&#8217;aperto militarismo.<br \/>\n<br \/>Una nostra esagerazione polemica? La ricerca artificiosa di differenziazioni immaginarie? La risposta la offre M&eacute;lenchon con l&#8217;intervista rilasciata al giornale L&#8217;Opinion il 29 novembre. <\/p>\n<p>&laquo;<em>Immaginiamo che ler sia il Presidente della Repubblica nel 2022. Cosa farebbe a proposito della dissuasione nucleare?<\/em>&raquo; chiede il giornalista.<br \/>\n<br \/>Risponde M&eacute;lenchon: &laquo;<em>La dissuasione nucleare &egrave; per la Francia un mezzo insostituibile, almeno fino a che non vi saranno delle alternative militari. Per ora io sono favorevole al Trattato di proibizione delle armi nucleari approvato dalla Assemblea delle Nazioni Unite. Ma non si pu&ograve; chiedere alla Francia di disarmare per prima. Bisogna che a cominciare siano quelli che possiedono il maggior numero di armi nucleari. Cio&egrave; gli Stati Uniti e la Russia.<\/em>&raquo; <\/p>\n<p>Un qualsiasi portabandiera del (proprio) imperialismo direbbe forse qualcosa di diverso? Anche i peggiori militaristi si dichiarano per il disarmo, basta sia quello&#8230; degli imperialismi concorrenti. Nel frattempo ognuno resta armato sino ai denti, a partire dalle armi nucleari.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Ha evocato delle alternative militari alla dissuasione nucleare. A cosa pensa?<\/em>&raquo; incalza il giornalista incuriosito.<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>Bisogna sapere quali armi possono essere usate in caso di conflitto<\/em>&raquo; risponde pensoso M&eacute;lenchon, &laquo;<em>[&#8230;] La questione della militarizzazione dello spazio &egrave; essenziale. Le armi nucleari o convenzionali potrebbero essere usate se una potenza spaziale si oppone? &Egrave; necessario procedere a una valutazione serena della situazione. Noi francesi siamo capaci di mettere in orbita i satelliti che vogliamo e di dotarli di un sistema di protezione del territorio nazionale. In questo caso la dissuasione nucleare non sarebbe pi&ugrave; indispensabile. Ma io mantengo un punto interrogativo<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>In ogni caso, aggiunge M&eacute;lenchon, &laquo;<em>quando si tratta della protezione nazionale ai miei occhi non c&#8217;&egrave; limite. La sovranit&agrave; francese &egrave; totale, piena, intera, non negoziabile. Se noi non avessimo tale capacit&agrave; non saremmo pi&ugrave; indipendenti, e il popolo non sarebbe pi&ugrave; sovrano. Questa &egrave; la dottrina repubblicana<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>In effetti &egrave; stata la dottrina che ha guidato per un secolo e mezzo l&#8217;imperialismo francese. Ogni guerra che ha combattuto &egrave; stata &ldquo;per la difesa e la sovranit&agrave; della Repubblica&rdquo;. Persino l&#8217;occupazione della Ruhr, a ridosso della prima guerra mondiale. Oggi si pu&ograve; forse difendere la <em>Republique<\/em> con armi spaziali, nel dubbio teniamoci il nucleare, dichiara Jean-Luc. E non ha l&#8217;aria di scherzare.<\/p>\n<p>Che non abbia voglia di scherzare si capisce del resto dal prosieguo dell&#8217;intervista. Il giornalista, forse sorpreso, incalza M&eacute;lenchon per ottenere, morettianamente, qualche risposta &ldquo;di sinistra&rdquo;. Prima chiede se la Francia deve restare nella NATO. E M&eacute;lenchon offre qui la risposta attesa: niente affatto. Ma la rassicurazione dura solo lo spazio di qualche secondo. Perch&eacute; la principale ragione addotta per uscire dalla NATO &egrave; il fatto che alla NATO appartiene la Turchia. &laquo;<em>La Turchia ha commesso due atti estremamente aggressivi contro l&#8217;esercito francese. Il primo in Siria bombardando una base dove noi tenevamo le nostre forze speciali. E il secondo contro una nave francese al largo della Libia<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>L&#8217;intervistatore, nuovamente spiazzato, la butta allora in battuta: &laquo;<em>Ecco almeno un punto su cui &egrave; d&#8217;accordo con Macron: una ostilit&agrave; comune verso la Turchia<\/em>&raquo;. Ma M&eacute;lenchon non gli lascia scampo: &laquo;<em>Io contesto assolutamente il fatto che Macron abbia una qualche attitudine energica nei confronti della Turchia! Si &egrave; fatto provocare due volte senza mai replicare<\/em>&raquo;.<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>Vuole fare la guerra alla Turchia?<\/em>&raquo; chiede incredulo il giornalista.<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>Che domanda!<\/em>&raquo; risponde stizzito M&eacute;lenchon &laquo;<em>come se non vi fosse alternativa tra il fare la guerra e non fare niente. Io non sono per atti puramente simbolici, come si &egrave; fatto inviando semplicemente due fregate in Grecia e facendo dichiarazioni, col risultato di aver ottenuto in risposta dichiarazioni e atteggiamenti ancora pi&ugrave; violenti. Che interesse abbiamo a gesti puramente formali privi di conseguenze?<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Non bisognerebbe piuttosto cercare di far abbassare le tensioni?<\/em>&raquo; obietta l&#8217;intervistatore col tono del buon liberale borghese. Ma niente da fare, con M&eacute;lenchon: &laquo;<em>Io penso che non bisogna mai farsi provocare. Mai! [&#8230;] i mezzi di una rappresaglia contro i turchi sono pi&ugrave; numerosi di quelli che sembrano, anche sul piano delle dimostrazioni militari<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>A questo punto il giornalista capisce finalmente l&#8217;antifona, e l&#8217;asseconda: &laquo;<em>bisogna perseguire l&#8217;aumento delle spese per la Difesa?<\/em>&raquo;<br \/>\n<br \/>&laquo;<em>Deve corrispondere a quello che &egrave; ragionevolmente necessario<\/em>&raquo; risponde M&eacute;lenchon, il quale spiega tuttavia che non bisogna farlo per la NATO americana. Altra cosa sarebbe per una Francia (imperialista) indipendente. Infatti M&eacute;lencon loda i vecchi gioielli dell&#8217;industria militare nazionale (inclusa la produzione di turbine per i sottomarini nucleari, sulle quali bisogna tornare ad avere il controllo) che governi irresponsabili hanno negli anni smantellato, consentendo &laquo;<em>ai tedeschi di riarmarsi<\/em>&raquo;. Di certo De Gaulle sarebbe orgoglioso di M&eacute;lenchon.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Intende ristabilire una forma di servizio militare obbligatorio?<\/em>&raquo; chiede in conclusione il giornalista. &laquo;<em>S&igrave;, anche se non sono sicuro che tutta la LFI [La France Insoumise] sia d&#8217;accordo con me.<\/em>&raquo; risponde M&eacute;lenchon con qualche comprensibile dubbio. Segue un elenco di funzioni civili &laquo;<em>al servizio della patria<\/em>&raquo; (sic) che il servizio militare obbligatorio potrebbe assolvere, sul fronte della protezione ambientale ad esempio. Tuttavia, essendosi forse accorto che per pulire il letto dei fiumi non &egrave; necessario l&#8217;esercito in armi, M&eacute;lenchon conclude l&#8217;argomentazione in termini maggiormente consoni al taglio complessivo dell&#8217;intervista: &laquo;<em>Si pu&ograve; ugualmente immaginare che nella funzione di polizia, cio&egrave; nella protezione della pace civile, i coscritti potrebbero svolgere un ruolo molto positivo. Questo cambierebbe l&#8217;opinione della popolazione sulla polizia, e cambierebbe le pratiche interne ad essa. Il razzismo e la violenza arretrerebbero. Tutto cambia quando vi sono i figli del popolo<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Dunque negli stessi giorni in cui si moltiplicano le manifestazioni di piazza  in tutta la Francia contro la polizia, e cresce l&#8217;odio sociale contro la sua funzione repressiva, M&eacute;lenchon si pone il problema di come cambiare&#8230; l&#8217;opinione della popolazione sulla polizia. Semplice, affiancandole un esercito borghese di giovani arruolati. Nel nome della pace civile tra le classi, e della gloria della Nazione.<\/p>\n<p>Non c&#8217;&egrave; che dire. Il candidato alla Presidenza della Repubblica della borghesia francese ha superato brillantemente la prova. Ma il referente internazionale di tutta la sinistra radicale italiana che fine ha fatto?<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jean-Luc M&eacute;lenchon, capo di La France Insoumise, ha impresso da tempo alla propria creatura un corso politico sovranista. 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