{"id":67583,"date":"2021-02-01T00:00:00","date_gmt":"2021-02-01T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/02\/01\/il-manifesto-del-partito-comunista-2\/"},"modified":"2021-02-01T00:00:00","modified_gmt":"2021-02-01T00:00:00","slug":"il-manifesto-del-partito-comunista-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/02\/01\/il-manifesto-del-partito-comunista-2\/","title":{"rendered":"Il Manifesto del Partito Comunista"},"content":{"rendered":"<p>Introduzione al <em>Manifesto del Partito Comunista<\/em> a cura della Commissione formazione.<\/p>\n<p>Clicca <a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/marx-engels\/1848\/manifesto\/index.htm\">qui<\/a> per leggere <em>Il Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5689_marx-eng5.jpg\" alt=\"5689_marx-eng5.jpg\" \/><br \/>\n<br \/><strong>PERCH&Eacute; IL <em>MANIFESTO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il <em>Manifesto<\/em> rappresenta il punto d&rsquo;arrivo di una elaborazione decennale e segna il passaggio a nuovi studi e all&rsquo;impegno politico in prima persona di Marx ed Engels nel movimento operaio e per la rivoluzione e, come era solito ripetere Antonio Labriola, annuncia &ldquo;<em>il nostro primo e sicuro ingresso nella storia<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;inizio di questa elaborazione la possiamo datare al 1842, quando Marx, durante l&rsquo;esperienza di redattore prima e di direttore poi della Gazzetta Renana (giornale pubblicato a Colonia che esprimeva le istanze della borghesia progressista tedesca: eliminazione dazi doganali, avvio del processo di unificazione territoriale, sviluppo dei trasporti, libert&agrave; di stampa, etc.), entra a contatto coi cosiddetti interessi materiali che governavano la societ&agrave; tedesca di quegli anni, come lo spezzettamento della propriet&agrave; fondiaria, la situazione dei contadini della Mosella, la questione del libero scambio, e comincia cos&igrave; a rendersi conto di come sia la condizione economica a determinare lo sviluppo della sfera politica e delle condizioni sociali oggettive. Questa presa di coscienza spinge Marx ad interessarsi al socialismo, ma soprattutto al comunismo francese e, quando i soci, su pressione del governo prussiano, pretendevano di dare un indirizzo pi&ugrave; moderato al giornale, all&rsquo;inizio del 1843 Marx si dimette dalla direzione e decide di trasferirsi a Parigi.<\/p>\n<p>Il soggiorno parigino &egrave; fondamentale nella biografia di Marx perch&eacute; sono gli anni dell&rsquo;inizio della sua collaborazione con Engels, della nascita della concezione materialistica della storia, del socialismo scientifico e del suo impegno politico militante a contatto con la classe operaia.<\/p>\n<p>Sar&agrave; l&rsquo;impegno politico attivo a spingere i due amici ad organizzare una dura lotta di frazione, sulla base della nuova concezione del materialismo storico, contro le posizioni utopistiche e settarie presenti nelle varie organizzazioni d&rsquo;ispirazione comunista, in particolare contro quella parte della Lega dei Giusti, influenzata dalle idee del sarto Wilhelm Weitling e contro il socialismo piccolo borghese di Proudhon.<\/p>\n<p>La lotta di frazione fu particolarmente aspra contro le idee di Weitling per il quale la classe operaia non &egrave; il portatore storico del socialismo, ma che la missione di instaurare il &ldquo;mitico regno dell&rsquo;uguaglianza&rdquo;, attraverso un colpo di mano organizzato da qualche illuminato, doveva essere affidata al cosiddetto proletariato marginale (vagabondi, briganti, poveri d&rsquo;ogni specie) che, stando ai margini della societ&agrave; e della legalit&agrave; borghesi, &egrave; sempre pronto all&rsquo;offensiva rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Quanto a Proudhon, popolarissimo nei circoli operai francesi grazie al testo <em>Che cos&rsquo;&egrave; la propriet&agrave;<\/em> apparso nel 1840, in cui critica la propriet&agrave; borghese, affermando che essa non &egrave; nient&rsquo;altro che un furto, quando nel 1846 pubblic&ograve; <em>La filosofia della miseria<\/em> offr&igrave; inconsapevolmente a Marx, con la sua <em>Miseria della filosofia<\/em>, l&rsquo;opportunit&agrave; di esporre per la prima volta in modo scientifico i risultati dell&rsquo;analisi materialista della storia applicata alla societ&agrave; moderna.<\/p>\n<p>Quest&rsquo;opera critica aspramente il programma proudhoniano di emancipazione della classe operaia all&rsquo;interno dei limiti della societ&agrave; borghese e dimostra come sia utopistico il volere mantenere in piedi questa societ&agrave;, eliminandone gli aspetti negativi. Come &egrave; altrettanto illusoria l&rsquo;idea di instaurare gradualmente l&rsquo;uguaglianza tra i proprietari e i non proprietari attraverso strani artifizi, come lo sviluppo delle cooperative e il credito gratuito (il cosiddetto mutualismo tanto gradito e teorizzato dai teorici del terzo settore), senza abolire la libera iniziativa, la concorrenza, senza lotta di classe e organizzazione del proletariato in partito politico.<\/p>\n<p>A Parigi Marx, oltre a polemizzare aspramente con i suoi &ldquo;avversari&rdquo;, ha modo di frequentare assiduamente le associazioni comuniste di artigiani e operai francesi e tedeschi di cui non condivideva le idee, ma ne ammira lo slancio rivoluzionario e il forte spirito di solidariet&agrave;.<\/p>\n<p>Nell&rsquo;estate del 1845 Marx ed Engels fecero un soggiorno di studi in Inghilterra. Qui Marx cominci&ograve; ad approfondire i suoi studi economici ed Engels pot&eacute; riallacciare i vecchi rapporti che aveva instaurato durante il suo primo viaggio del 1843, quando aveva collaborato al Northern Star, organo dei cartisti, e aveva conosciuto alcuni artigiani-operai tedeschi membri della Lega dei Giusti, esuli in Inghilterra per avere partecipato al tentativo insurrezionale organizzato a Parigi da Blanqui nel maggio 1839.<\/p>\n<p>Il 1845 rappresenta un anno particolarmente importante per la storia politica del movimento operaio, perch&eacute; &egrave; l&rsquo;anno della pubblicazione de <em>La situazione della classe operaia in Inghilterra<\/em> con cui Engels dimostra, analizzando attentamente le inchieste parlamentari sulle fabbriche, che &ldquo;<em>La conoscenza delle condizioni del proletariato &egrave; una necessit&agrave; imprescindibile, da un lato per dare solide fondamenta alle teorie socialiste, dall&rsquo;altro per giudicare la loro legittimit&agrave;, per porre fine a tutte le frenesie romantiche e a tutte le fantasticherie<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Sar&agrave; questo il compito che si assumeranno Marx ed Engels per gli anni successivi, ovvero elaborazione teorica dei principi del socialismo scientifico, con la conseguente critica al riformismo e all&rsquo;utopismo: lotta politica all&rsquo;interno del movimento operaio per unificare i gruppi di operai rivoluzionari sulla base dei principii del socialismo scientifico, che nel 1848 saranno esposti nel <em>Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p><strong>LOTTA POLITICA E LOTTA DI FRAZIONE: DUE LATI POCO CONOSCIUTI DEGLI AUTORI DEL <em>MANIFESTO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel 1846 Marx, che si trovava a Bruxelles, lavora alla creazione dei Comitati di Corrispondenza (Parigi, Bruxelles, Londra), che avrebbero dovuto mettere in contatto i comunisti tedeschi coi comunisti francesi e inglesi, stringere rapporti organizzativi tra i vari gruppi rivoluzionari e alimentare un confronto critico tra le varie concezioni presenti nel panorama socialista internazionale.<\/p>\n<p>L&rsquo;anno successivo, Marx e il Comitato di Corrispondenza di Bruxelles e di Parigi, quest&rsquo;ultimo alimentato da Engels, si affiliano alla pi&ugrave; importante organizzazione di lavoratori tedeschi emigrati, la Lega dei Giusti, ed iniziano una dura lotta di frazione che si concluse con l&rsquo;acquisizione dei principi del socialismo scientifico, elaborati da Marx ed Engels, da parte della Lega dei Giusti.<\/p>\n<p>Il primo congresso di questa nuova organizzazione si riun&igrave; a Londra nel giugno del 1847. A questo congresso Marx non era presente, vi era Engels che rappresentava Parigi e pochi altri delegati.<\/p>\n<p>Le decisioni pi&ugrave; importanti prese dal congresso furono il cambiamento del nome in Lega dei Comunisti e l&rsquo;adozione di un nuovo Statuto in cui il primo articolo enunciava in modo netto il principio centrale del comunismo rivoluzionario: &ldquo;<em>Scopo della Lega &egrave; il rovesciamento della borghesia, il dominio del proletariato, la soppressione della vecchia societ&agrave; borghese basata sull&rsquo;antagonismo delle classi e la fondazione di una nuova societ&agrave; senza classi n&eacute; propriet&agrave; privata<\/em>&rdquo; (Engels, <em>Storia della Lega<\/em>). L&rsquo;antica parola d&rsquo;ordine della Lega dei Giusti &ldquo;<em>Tutti gli uomini sono fratelli<\/em>&rdquo;, viene sostituita da &ldquo;<em>Proletari di tutto il mondo, unitevi!<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Il secondo congresso si convoc&ograve; ancora Londra nel novembre del 1847. A questo congresso partecipa anche Marx.<\/p>\n<p>Il dibattito congressuale dur&ograve; qualche giorno e fu particolarmente animato, soprattutto per le resistenze di alcuni militanti ad accogliere le nuove impostazioni programmatiche, ma alla fine Marx riusc&igrave; a convincere la maggioranza sulla correttezza del nuovo programma, che fu approvato nelle sue linee generali. Al termine del congresso Marx ed Engels ricevettero l&rsquo;incarico distendere i principi teorici e programmatici del partito, ovvero il <em>Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p><strong>PERCH&Eacute; QUESTO TITOLO<\/strong><\/p>\n<p>Al primo congresso, Engels e militanti di altre comunit&agrave; avevano ricevuto l&rsquo;incarico di elaborare lo schema di una &ldquo;Professione di fede&rdquo;, da presentare al congresso successivo, che sarebbe diventato il programma della Lega.<\/p>\n<p>Engels aveva scritto un testo, <em>Principi del comunismo<\/em>, che rispondeva bene alla consegna ricevuta dal congresso, ma che lui stesso riteneva essere troppo schematico e rigido e che mal rispondeva alle esigenze di un documento programmatico da indirizzare al movimento operaio internazionale, che avrebbe dovuto invece avere una forma pi&ugrave; discorsiva e approfondita. Per questo scrive a Marx invitandolo a intitolare il tutto <em>Manifesto del Partito Comunista<\/em>.<\/p>\n<p>L&rsquo;uso del termine &ldquo;manifesto&rdquo; va sicuramente fatto risalire al testo di Sylvain Marechal del 1796, il <em>Manifesto degli eguali<\/em>, scritto per la congiura di Babeuf e dei suoi compagni e che rispecchiava molto bene lo spirito rivoluzionario che i due autori volevano dare al loro testo. Inoltre, in Germania, con la parola &ldquo;Manifest&rdquo; si indicava ogni esplicita dichiarazione di principi, e tale avrebbe dovuto essere il <em>Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&rsquo;aggettivo &ldquo;comunista&rdquo; la scelta nasceva dal fatto che il testo veniva redatto come documento programmatico della Lega dei Comunisti e dalla volont&agrave; di rompere con tutto il pensiero socialista precedente. Infatti, come spiegher&agrave; Engels in una prefazione ad una edizione del testo del 1890, &ldquo;<em>Nel 1847 socialismo significava un movimento borghese, comunismo un movimento operaio. Il socialismo era ammissibile nei salotti, il comunismo era il contrario<\/em>&rdquo;. E negli anni Novanta dell&rsquo;Ottocento (poco prima di morire) era ancora pi&ugrave; chiaro e non si stancava di ripetere di fronte al termine &ldquo;socialdemocratico&rdquo;, che individuava il militante del movimento operaio, che per quanto lo riguardava rivendicava per s&eacute; quello di &ldquo;comunista&rdquo;, perch&eacute; il programma del <em>Manifesto<\/em> era comunista e non socialdemocratico. <\/p>\n<p><strong>IL RUOLO DI ENGELS NELL&rsquo;ELABORAZIONE DEL TESTO<\/strong><\/p>\n<p>Seguendo quanto ha raccontato lo stesso Engels, si scopre che ambedue collaborarono alla raccolta dei materiali preparatori in una piena e completa comunanza di idee, ma poi fu Marx a stendere materialmente il documento. Engels dichiar&ograve;, nella prefazione all&rsquo;edizione tedesca del 1883, che &ldquo;<em>essendo il<\/em> Manifesto <em<>nostra opera comune, &egrave; tuttavia mio dovere dichiarare che l&rsquo;idea fondamentale che ne costituisce il nucleo &egrave; di Marx<\/em>&rdquo;, cio&egrave; &ldquo;<em>che in ogni epoca storica, il modo di produzione e di scambio dominante e il regime sociale che ne &egrave; il risultato necessario, formano la base sulla quale si edifica e dalla quale soltanto pu&ograve; venire spiegata la storia politica e intellettuale di tale epoca e che di conseguenza la storia dell&rsquo;umanit&agrave; &egrave; storia di lotte di classe, cio&egrave; della lotta tra sfruttati e sfruttatori, tra classi sottomesse e classi dominanti ai vari livelli dell&rsquo;evoluzione sociale; che questa lotta ha raggiunto un grado in cui la classe sfruttata e oppressa (il proletariato) non pu&ograve; liberarsi della classe che la opprime (la borghesia), senza liberare ad un tempo, e per sempre, tutta la societ&agrave; dallo sfruttamento, dall&rsquo;oppressione e dalle lotte tra le classi, questo pensiero fondamentale appartiene unicamente ed esclusivamente a Marx<\/em>&rdquo; (<em>Il partito e l&rsquo;Internazionale<\/em>, Ed. Rinascita).<\/p>\n<p>Marx era morto da poco (1883) ed Engels si tirava da parte e non citava neanche il lavoro propedeutico che aveva fatto (<em>Principi del comunismo<\/em>, scritto nel novembre del 1847), dove anticipava tanti presupposti teorici che saranno ripresi nel <em>Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p>I <em>Principi<\/em> si apre con l&rsquo;affermazione che il comunismo &egrave; la dottrina che studia le condizioni materiali del proletariato per organizzare la sua liberazione. Prosegue definendo cos&rsquo;&egrave; il proletariato, ovvero chi vende il proprio lavoro per sopravvivere e che nell&rsquo;epoca dell&rsquo;industria coincide con la classe operaia. Viene quindi affrontato il tema del lavoro mercificato, con il richiamo dell&rsquo;ottenimento da parte del lavoratore del minimo per la sopravvivenza. Argomenti che saranno ripresi nel <em>Manifesto<\/em>, come sar&agrave; ripresa l&rsquo;analisi complessiva della societ&agrave; capitalistica con le sue ricorrenti crisi di sovrapproduzione. Infine, vengono affrontati temi come quello dell&rsquo;internazionalismo, delle categorie sociologiche, della famiglia, della religione, del socialismo piccolo borghese, che saranno anch&rsquo;essi assorbiti nel <em>Manifesto<\/em>.<\/p>\n<p>Cosa vuol dire questo? Significa che il documento originario era quello di Engels? No, dimostra che i due, nella loro evoluzione toccavano e analizzavano gli stessi temi e che i <em>Principi<\/em> sar&agrave; riassorbito nel <em>Manifesto<\/em> che, sebbene scritto dal solo Marx, riprende gli argomenti di Engels e li inserisce in un quadro storico pi&ugrave; dinamico e li trasforma da esposizione catechistica in programma politico da realizzare.<\/p>\n<p>Nel <em>Manifesto<\/em> sono presenti i pi&ugrave; importanti temi che riguardano le problematiche del movimento operaio, che vengono esposti attraverso l&rsquo;analisi storica e verificati in rapporto all&rsquo;epoca che analizzano. Viene analizzata e descritta l&rsquo;evoluzione della classe borghese, mettendo in evidenza la grande funzione rivoluzionaria che essa ha avuto, la sua grande capacit&agrave; di essere stata in grado dopo avere criticato la societ&agrave; feudale e averla abbattuta con la forza delle armi per aprirsi la strada verso la creazione della sua societ&agrave;. Di come abbia saputo centralizzare il potere economico e politico, di come ha saputo assimilare ai suoi interessi la campagna, di come abbia saputo assoggettare i popoli &ldquo;barbari&rdquo; delle colonie ma come, dopo aver svolto questa funzione, essa stessa assolutizzi la nuova societ&agrave;, riducendola ad un massimo che non pu&ograve; essere superato. Marx ed Engels dimostrano che quest&rsquo;idea di assolutizzarsi, sia un assurdo e storico e anche dialettico. Storico perch&eacute; i sistemi sociali sono organismi viventi che nascono, vivono e muoiono. Dialettico perch&eacute; la borghesia crea, col suo &ldquo;<em>non pu&ograve; esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione<\/em>&rdquo;, la sua contraddizione: un proletariato industriale sempre pi&ugrave; numeroso che si erge contro di lei, ricordandole che il suo potere non potr&agrave; essere eterno.<\/p>\n<p>Il <em>Manifesto<\/em> spiega che il mondo borghese semplifica notevolmente i contrasti di classe, che il nuovo conflitto riguarda esclusivamente la borghesia e il proletariato, ovvero la classe degli &ldquo;<em>operai moderni che vivono solo fino a tanto che trovano lavoro, e trovano lavoro fino a tanto che il loro lavoro aumenta il capitale<\/em>&rdquo;. La vita dell&rsquo;operaio &egrave; quindi legata a doppio filo alla borghesia ed &egrave; da questo ultimo elemento che nasce la contrapposizione di classe, che pu&ograve; essere superata soltanto attraverso la lotta, che ha come obiettivo finale la sconfitta della classe borghese.<\/p>\n<p>Ma l&rsquo;acquisizione di questa consapevolezza non &egrave; per niente scontata, tutt&rsquo;altro. Il <em>Manifesto<\/em> descrive anche la nascita di questa consapevolezza: la coscienza di classe.<\/p>\n<p>Le dure condizioni di lavoro e di vita spingono gli operai a cercare vie per alleviare le loro condizioni d&rsquo;esistenza. Nascono cos&igrave; le prime forme di lotta, dapprima isolate l&rsquo;una dall&rsquo;altra, col tempo meglio organizzate, fino ad arrivare alla nascita delle coalizioni operaie, ossia l&rsquo;organizzazione operaia per la difesa dei propri interessi materiali che, raggruppando un numero sempre maggiore di operai, diventa coscienza del proprio stato e della propria forza, ma anche consapevolezza di appartenere ad una stessa classe. All&rsquo;esperienza delle coalizioni, che aprono la strada alla nascita del sindacato, &egrave; quindi strettamente connessa l&rsquo;idea di coscienza di classe. <\/p>\n<p>Nel <em>Manifesto<\/em> viene quindi ribadito quanto gi&agrave; Marx aveva espresso in <em>Miseria della filosofia<\/em> in polemica con Proudhon, cio&egrave; che la lotta immediata, puramente rivendicativa, ha lo scopo di unificare la classe operaia ed &egrave; il primo passo per organizzare la lotta politica al di l&agrave; delle conquiste e dei successi che si raggiungono &ldquo;<em>di quando in quando gli operai vincono, ma solo in modo effimero, il vero risultato delle lotte non &egrave; il successo immediato, ma l&rsquo;unione sempre pi&ugrave; estesa degli operai&rdquo;<\/em>, questa unione, sempre pi&ugrave; estesa, deve sfociare nell&rsquo;organizzazione politica del proletariato &ldquo;<em>per il rovesciamento del dominio borghese e la conquista del potere politico<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;analisi del <em>Manifesto<\/em> presenta la lotta fra le classi sociali; la nascita della borghesia e la sua affermazione come classe dominante; il potere politico visto &ldquo;come comitato d&rsquo;affari&rdquo; di tutta la classe borghese; l&rsquo;origine del proletariato e le indicazioni sulla sua funzione storica; la necessit&agrave; dell&rsquo;organizzazione politica indipendente della classe operaia per la conquista del potere attraverso la rivoluzione, per realizzare cos&igrave; la trasformazione sociale che porter&agrave; alla formazione di una nuova societ&agrave;, quella comunista; la critica alle varie teorie socialiste in auge in quegli anni (dalle utopie classiche dei Saint-Simon, Fourier e Owen, ai socialismi piccolo borghesi, dal vero &ldquo;socialismo tedesco&rdquo; a quello medievale); la prima enunciazione di &ldquo;dieci misure&rdquo; da attuare nel corso del processo rivoluzionario (primo abbozzo di programma transitorio); il richiamo &ldquo;<em>all&rsquo;attenzione che i comunisti rivolgono alla Germania<\/em>&rdquo;, evidente primo riferimento alla teoria della rivoluzione permanente.<\/p>\n<p>Con queste analisi abbiamo finalmente la nascita di una dottrina scientifica che, basandosi sull&rsquo;osservazione della realt&agrave;, diventa dottrina politica perch&eacute; si trasforma nel programma di un partito, La Lega dei Comunisti, che si ripropone, attraverso la rivoluzione, non di sostituire la classe al potere, ma di abbatterla per attuare la propria dittatura e trasformare cos&igrave; la societ&agrave;.<\/p>\n<p>Pubblicato per la prima volta a Londra in lingua tedesca nel febbraio del 1848, quindi poco prima che scoppiasse la rivoluzione in Francia, possiamo affermare con certezza che non ebbe influenza nel processo rivoluzionario sia per la scarsa diffusione del testo (la prima stampa in francese avverr&agrave; poco prima dell&rsquo;insurrezione degli operai parigini del giugno 1848), sia per la debolezza del partito politico portatore del programma che vi era esposto, ovvero la Lega dei Comunisti.<\/p>\n<p>Con la sconfitta degli operai parigini e con la reazione che, tranne in Inghilterra, imperversa indisturbata in tutta Europa, per alcuni anni si perderanno le tracce sia del <em>Manifesto<\/em> che del partito che si richiamava al suo programma, La Lega dei Comunisti.<\/p>\n<p>Sar&agrave; con lo scioglimento della Associazione Internazionale dei Lavoratori (La Prima Internazionale), la vittoria politica di Marx contro Bakunin e la fondazione dei vari partiti socialdemocratici in tutta Europa, che il <em>Manifesto<\/em> ritorner&agrave; d&rsquo;attualit&agrave;, diventando il programma politico di centinaia di migliaia di operai in tutta Europa. Quindi, dalla fine degli anni &rsquo;70 del XIX sec., il destino del <em>Manifesto<\/em> s&rsquo;incrocer&agrave; costantemente con l&rsquo;evoluzione dei partiti socialdemocratici e con la radicalizzazione dello scontro sociale.<\/p>\n<p>In Europa centinaia di migliaia di lavoratori seguivano i partiti socialdemocratici di ispirazione marxista ma, man mano che questi partiti si rafforzavano e al loro interno aumentava l&rsquo;influenza delle tendenze legalitarie e riformiste, il programma del <em>Manifesto<\/em> veniva messo in discussione, le sue analisi considerate errate e i suoi punti programmatici superati. Il <em>Manifesto<\/em> veniva messo negli scaffali delle librerie per essere divorato dalla polvere e dalle tarme.<\/p>\n<p>Sebbene il grosso della socialdemocrazia lo avesse espulso quasi come un &ldquo;reietto&rdquo; dal suo programma ufficiale, il programma del <em>Manifest<\/em> continuava a vivere nell&rsquo;impegno quotidiano di militanti di sinistra della socialdemocrazia internazionale, a partire dal gruppo bolscevico del partito socialdemocratico russo, per arrivare alla sinistra della socialdemocrazia tedesca: da Lenin a Rosa Luxemburg. <\/p>\n<p>Con l&rsquo;arrivo della Prima guerra mondiale, poi della Rivoluzione Russa e della Terza Internazionale il <em>Manifesto<\/em> torna vivo. Diventa il programma della Terza Internazionale e Rosa Luxemburg, nel suo discorso fondativo della Lega di Spartaco del 1918 poteva affermare che &ldquo;<em>Ora, compagni, viviamo oggi il momento in cui possiamo dire: siamo di nuovo con Marx, sotto la sua bandiera. Se oggi noi dichiariamo nel nostro programma: il compito immediato del proletariato non &egrave; altro che fare del socialismo verit&agrave; e realt&agrave; e sradicare completamente il capitalismo, noi ci mettiamo sul terreno su cui stavano Marx ed Engels nel 1848 e dal quale essi non si scostarono mai in linea di principio<\/em>&rdquo; (cit. in Luxemburg, <em>Scritti politici<\/em>, Editori Riuniti).<\/p>\n<p>Il primo &ldquo;tuono&rdquo; della rivoluzione mondiale, quello russa, aveva riportato in auge il vecchio programma della Lega dei Comunisti, il <em>Manifesto<\/em>, che si realizza pienamente nei suoi punti programmatici fondamentali: conquista del potere politico da parte del proletariato russo con una rivoluzione violenta, interventi dispotici per espropriare le classi possidenti, fondazione del partito internazionale (La Terza Internazionale) per organizzare le lotte del proletariato su scala mondiale. <\/p>\n<p>Con la Rivoluzione russa e la nascita dei partiti comunisti il <em>Manifesto<\/em> ritorna d&rsquo;attualit&agrave;. Se ne vendono milioni di copie, diventa uno dei testi a stampa pi&ugrave; diffusi al mondo, il suo contenuto esercita un&rsquo;enorme influenza sul movimento operaio di tutto il mondo, tanto da far dire a Lenin che &ldquo;<em>questo piccolo libretto pesa quanto interi voluminosi volumi e il suo spirito anima e muove tutto il proletariato in lotta nel mondo civile<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>L&rsquo;influenza del <em>Manifesto<\/em> sulla classe operaia di tutti i paesi &egrave; durata per molti anni fin quando, con l&rsquo;esistenza dell&rsquo;Unione Sovietica, si pensava fosse possibile fondare una societ&agrave; diversa, di uomini liberi e uguali, dove lo sviluppo dell&rsquo;uno fosse propedeutico a quello dell&rsquo;altro. Sappiamo per&ograve; come &egrave; finita. Col crollo dell&rsquo;Unione Sovietica, crollo inevitabile data la sua natura di Stato operaio degenerato, dove la classe operaia era stata espropriata del potere da una famelica e feroce burocrazia,<br \/>\n<br \/>il <em>Manifesto<\/em> &egrave; stato nuovamente relegato negli scaffali ad impolverarsi in attesa di una ripresa rivoluzionaria che lo riproporr&agrave; al centro dell&rsquo;attenzione della classe operaia.<\/p>\n<p>Ma come all&rsquo;inizio del Novecento con Lenin e con la Luxemburg, anche oggi ci sono partiti, come allora minoritari, che si richiamano costantemente ai principi del <em>Manifesto<\/em>, ritenendoli attuali e indispensabili per comprendere la realt&agrave; e indirizzare la tattica e la strategia rivoluzionaria in previsione della presa del potere da parte della classe operaia.<\/p>\n<p><strong>PER CONCLUDERE: L&rsquo;ATTUALIT&Agrave; DEL <em>MANIFESTO<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Fin dalla sua pubblicazione il <em>Manifesto<\/em> &egrave; stato oggetto di critica sia da parte di intellettuali borghesi che ne temevano lo slancio rivoluzionario, sia da parte di molti intellettuali di ispirazione socialdemocratica, soprattutto prima Bernstein e poi Kautsky, che accusavano Marx di avere illustrato una societ&agrave; nella quale i rapporti di produzione, anche nei paesi pi&ugrave; evoluti (per dirla con Marx, quelli civilizzati), restavano in uno stato di arretratezza e che in quelle condizioni si aveva a che fare, pi&ugrave; che con operai industriali, con artigiani e quindi il <em>Manifesto<\/em> era valido solo per l&rsquo;epoca in cui era stato scritto, ma non corrispondeva pi&ugrave; al sistema progredito di fine 19&deg; e inizio 20&deg; secolo. <\/p>\n<p>Ma questi critici non capivano che Marx ed Engels nel loro testo analizzavano le linee di sviluppo del mondo borghese nel suo complesso, e soprattutto le sue contraddizioni. Tutta la storia, dal 1848, ad oggi &egrave; stata segnata dallo scontro sociale che ha visto, costantemente, contrapposte la classe dei capitalisti a quella degli operai. E questo scontro nasce dalla necessit&agrave; degli uni di estorcere pi&ugrave; plusvalore, degli altri di limitare questa estorsione per ottenere pi&ugrave; salario. E che mentre prima questo conflitto coinvolgeva per lo pi&ugrave; i paesi occidentali, oggi, come si evince dal <em>Manifesto<\/em>, la borghesia ha creato un mondo &ldquo;<em>a sua immagine e somiglianza<\/em>&rdquo;. Tutto il mondo &egrave; governato dai rapporti di produzione borghesi: la cosiddetta globalizzazione, che tanti intellettuali, di tutte le risme, cercano di capire, &egrave; stata anticipata dagli autori del nostro testo. &ldquo;<em>Essa<\/em> (la borghesia) <em>costringe tutte le nazioni ad adottare le forme di produzione borghesi se non vogliono perire; le costringe ad introdurre nei loro paesi la cosiddetta civilt&agrave;, cio&egrave; a farsi borghesi. In una parola, essa si crea un mondo a sua immagine e somiglianza<\/em>&rdquo; (<em>Manifesto del Partito Comunista<\/em>).<\/p>\n<p>La seconda e la terza rivoluzione industriale, sino ad arrivare ai nostri giorni con la cosiddetta rivoluzione tecnologica, dimostrano che la borghesia non pu&ograve; esistere senza &ldquo;<em>rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione<\/em>&rdquo; e che questo bisogno continuo di innovazione mira esclusivamente all&rsquo;aumento della capacit&agrave; produttiva e all&rsquo;abbattimento dei costi di produzione per conquistare nuovi mercati. Ma questo processo innesca inevitabilmente &ldquo;le crisi di sovrapproduzione&rdquo; e si verifica cos&igrave; quel fenomeno sconosciuto a tutte le civilt&agrave; che hanno preceduto quella borghese: l&rsquo;eccessiva ricchezza che crea povert&agrave; per milioni di individui.<\/p>\n<p>L&rsquo;innovazione continua dei mezzi di produzione conferma pienamente una delle altre considerazioni presenti nel testo, che tanto hanno fatto e ancora oggi fanno discutere: &ldquo;la teoria dell&rsquo;impoverimento&rdquo; dell&rsquo;operaio. L&rsquo;idea che pi&ugrave; si automatizzano i processi produttivi, semplificando cos&igrave; l&rsquo;abilit&agrave; richiesta per le varie attivit&agrave; di lavoro, pi&ugrave; diminuisce il salario dell&rsquo;operaio, &egrave; stata aspramente criticata e combattuta dalla stragrande maggioranza degli intellettuali borghesi, ma anche, per non dire soprattutto, nell&rsquo;ambito della socialdemocrazia tedesca (Kautsky) e internazionale e dai sindacalisti di ogni genere, che attribuivano ai miglioramenti temporanei, che i lavoratori conquistavano grazie alle lotte, caratteristiche permanenti.<\/p>\n<p>Oggi che il monte salariale nel suo complesso &egrave; sottoposto ad una forte contrazione, che i salari tendono costantemente a diminuire, che la ricchezza si concentra sempre pi&ugrave; nelle mani dei ricchi, che moltissimi uomini e donne, seppur lavorando, per sopravvivere si rivolgono alle &ldquo;opere caritatevoli&rdquo;, vediamo che quanto esposto nel <em>Manifesto<\/em> sulla miseria crescente &egrave; confermato, a dispetto dei molti, dallo sviluppo che sotto i nostri occhi ha assunto il capitalismo, che &ldquo;<em>si dimostra incapace di rimanere pi&ugrave; a lungo classe dominante perch&eacute; incapace di assicurare al suo schiavo l&rsquo;esistenza persino nei limiti della sua schiavit&ugrave;<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Possiamo quindi affermare che questo lavoro giovanile dei due ideatori del socialismo scientifico &egrave; ancora pienamente attuale. Sicuramente ci sono qui e l&agrave; considerazioni che appartengono al passato, ma il quadro d&rsquo;analisi che viene fatto dello sviluppo della societ&agrave; borghese e delle sue contraddizioni ha resistito alla cosiddetta usura del tempo e possiamo perci&ograve; sostenere che, mai come oggi, &egrave; necessario riprenderlo in mano. Perch&eacute; non si tratta n&eacute; di un documento storico, n&eacute; di una proposta metodologica, come molti sostenevano quando era di grande attualit&agrave;, ma ci si trova di fronte a un documento politico programmatico da accogliere da un lato come proposta interpretativa del mondo e della storia ,dall&rsquo;altro come programma d&rsquo;azione di un partito rivoluzionario che vuole trasformare radicalmente la societ&agrave;.<\/p>\n<p>Il <em>Manifesto<\/em>, quindi, deve continuare ad essere per il nostro movimento politico il documento rivoluzionario che &ldquo;<em>descrive la rivoluzione nella storia, la propone, l&rsquo;annuncia<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>E se &egrave; vero quanto affermato dal militante carrista Julian Harney, amico di Marx ed Engels, a proposito del <em>Manifesto<\/em> quando apparve a Londra per la prima volta, cio&egrave; che &ldquo;<em>&Egrave; il documento pi&ugrave; rivoluzionario che mai sia stato offerto al mondo<\/em>&rdquo;, poich&eacute; i rapporti fra le classi sociali sono rimasti invariati dal 1848 ad oggi, allora &egrave; indispensabile farvi riferimento costantemente perch&eacute; ci d&agrave; i criteri politici interpretativi attraverso i quali comprendere gli avvenimenti sociali, perch&eacute; non opera scissioni tra teoria e prassi, tra programma minimo e massimo e ci indica la via dell&rsquo;azione richiamandosi alla storia e alle condizioni presenti del proletariato.<\/p>\n<p>Bisogna diffidare di tutti quelli che dicono che il <em>Manifesto<\/em> &egrave; vecchio, superato, poich&eacute; essendo il documento programmatico fondativo del nostro movimento politico, quello comunista, esso sar&agrave; superato soltanto quando la classe operaia di tutto il mondo diventer&agrave; classe dominante. Solo allora si potr&agrave; cominciare a ritenere il <em>Manifesto<\/em> esclusivamente un documento storico.<\/p>\n<p>Natale Azzaretto &#8211; Commissione formazione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione al Manifesto del Partito Comunista a cura della Commissione formazione. Clicca qui per leggere Il Manifesto. 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