{"id":67642,"date":"2021-03-26T00:00:00","date_gmt":"2021-03-26T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/03\/26\/la-paura-mangia-lanima-ma-la-paura-si-pu-anche-buttare\/"},"modified":"2021-03-26T00:00:00","modified_gmt":"2021-03-26T00:00:00","slug":"la-paura-mangia-lanima-ma-la-paura-si-pu-anche-buttare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/03\/26\/la-paura-mangia-lanima-ma-la-paura-si-pu-anche-buttare\/","title":{"rendered":"La paura mangia l&#8217;anima (ma la paura si pu&ograve; anche buttare)"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5764_fassbinder.jpg\" alt=\"5764_fassbinder.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Sul nostro sito ci siamo gi&agrave; in pi&ugrave; occasioni occupati di cinema: quando abbiamo parlato del <a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6200\">Festival del Cinema Cinese di Budapest<\/a> e quando abbiamo presentato una recensione critica <a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6802\">del film<\/a> <em>Io sono tempesta<\/em>.<br \/>\n<br \/>Perch&eacute; questo interesse per il cinema? Come abbiamo accennato anche negli articoli precedenti, il cinema e la cultura popolare in genere fanno parte dell&rsquo;egemonia politica (Gramsci). Pi&ugrave; nello specifico, questi interventi di carattere culturale sono ispirati dall&rsquo;opposizione all&rsquo;idea borghese secondo la quale i lavoratori siano inguaribilmente ignoranti. Impantanati in un&rsquo;incultura atavica, non ha alcun senso che tentino di elevarsi culturalmente: il loro destino non &egrave; quello di essere sfruttati a vita? Ma noi comunisti sappiamo bene che non &egrave; cos&igrave;. Nella storia abbiamo gi&agrave; avuto tanti esempi di lavoratori che si sono elevati culturalmente e politicamente. Pensiamo all&rsquo;<em>Ordine Nuovo<\/em> di Gramsci, una rassegna di cultura socialista che aveva come obiettivo esplicito proprio quello di elevare culturalmente il proletariato. &Egrave; proprio ad esempi del genere che ci ispiriamo, senza aspirare ad eguagliarli. Questo breve articolo vuole essere solo un piccolo tassello: si tratta di un consiglio critico di un film tedesco del 1974, ma che contiene degli spunti validi ancora oggi. <\/p>\n<p>Rainer Fassbinder (1945-1982) &egrave; stato un drammaturgo e regista tedesco estremamente prolifico, nonostante la sua breve vita, e forse troppo poco conosciuto in Italia. Sarebbero tanti i suoi film e opere teatrali che varrebbe la pena commentare, ma qui ci vogliamo concentrare su <em>La paura mangia l&rsquo;anima<\/em>, un film del 1974 che parla della difficile storia d&rsquo;amore fra una donna tedesca, Emmi (Brigitte Mira), e un immigrato marocchino, Al&igrave; (El Hedi ben Salem). In realt&agrave;, Al&igrave; spiegher&agrave; che questo non &egrave; il suo vero nome &ndash; ha in realt&agrave; un nome ben pi&ugrave; lungo e complesso &ndash; ma un nomignolo che viene comunemente dato agli immigrati arabi o nord-africani. Quindi, tanto vale farsi chiamare Al&igrave; (Bab&agrave;!?), cedendo all&rsquo;orientalismo.<\/p>\n<p>&Egrave; interessante che il critico cinematografico americano Roger Ebert abbia messo questo film nel suo libro <em>The Great Movies<\/em>, dove raccoglie 100 fra i pi&ugrave; grandi film della storia del cinema. Eppure fu girato in soli 15 giorni con un budget bassissimo, e sia Brigitte Mira che El Hedi ben Salem erano attori sconosciuti e con pochissima esperienza. Dunque, cos&rsquo;&egrave; che lo rende cos&igrave; bello e valido?<br \/>\n<br \/>Certamente, la storia &egrave; bella, tragica e toccante allo stesso tempo, ma conta molto anche il modo in qui viene raccontata, semplice e scarno. I dialoghi sono molto semplici, del resto Al&igrave; sa un tedesco elementare e parla di s&eacute; in terza persona (altro stereotipo). Tutta la storia &egrave; costruita con una sorta di realismo irreale. Talvolta fatti e dialoghi sono estremamente realisti, talvolta lo sono meno, ma anche allora &egrave; chiaro che sono una caricatura satirica fin troppo efficace di fatti fin troppo reali.<\/p>\n<p>La storia inizia subito <em>in medias res<\/em>: una donna circa sessantenne si ripara dalla pioggia in un bar a lei sconosciuto. Il bar &egrave; semivuoto: ci sono solo una barista tedesca dalla pelle bianchissima, bionda e ampiamente scollata, alcuni clienti nordafricani &ndash; tra cui Al&igrave; &ndash; e un&rsquo;altra donna tedesca. Quest&rsquo;ultima si offre provocatoriamente ad Al&igrave;; la scena fa intendere che i due gi&agrave; si conoscono. Quando Al&igrave; si rifiuta, la donna offesa lo esorta provocatoriamente ad invitare &ldquo;la vecchia&rdquo; a ballare. Il rifiuto di Al&igrave; &ndash; come forse diverr&agrave; pi&ugrave; chiaro nel corso del film &ndash; &egrave; forse un moto di ribellione contro il suo essere considerato non un essere umano, ma un immigrato buono al massimo per essere usato come oggetto sessuale.<br \/>\n<br \/>La distanza fra Emmi e Al&igrave; non potrebbe essere pi&ugrave; grande: non solo Emmi &egrave; tedesca &egrave; lui marocchino, ma &egrave; anche pi&ugrave; giovane di lei di almeno vent&rsquo;anni. &Egrave; un uomo alto e imponente, la pelle molto scura, capelli nerissimi e crespi, una grande barba altrettanto nera. Si scoprir&agrave; poco a poco che sia lui sia Emmi, entrambi proletari ma di razze diverse, sono lavoratori vittime dell&rsquo;alienazione capitalistica. Emmi fa la donna delle pulizie, lui il meccanico d&rsquo;officina. Il loro tempo fuori dal lavoro viene passato in sostanziale solitudine: al massimo, Al&igrave; annega la sua alienazione nell&rsquo;alcol.<br \/>\n<br \/>In ogni caso, Al&igrave; accetta la provocazione della giovane tedesca e invita Emmi a ballare. I due sembrano trovare sollievo dalla loro solitudine, condividendola. Dopo, Al&igrave; si offre di accompagnare Emmi a casa. Da cosa nasce cosa: continua a piovere, e Emmi invita Al&igrave; a prendere un caff&egrave; a casa sua. Siccome ormai si &egrave; fatto tardi, gli offre anche di restare a dormire da lei. Al&igrave; accetta, ma non riesce a dormire; va a parlare con Emmi nella sua camera. Le loro solitudini si uniranno anche fisicamente.<\/p>\n<p>Cos&igrave; l&rsquo;inizio della storia d&rsquo;amore: ma appunto, non &egrave; che l&rsquo;inizio. Emmi e Al&igrave; dovranno sopportare di tutto, dal disgusto delle vicine di casa (forse segretamente invidiose che Emmi abbia trovato un uomo cos&igrave; giovane e aitante) a quello delle colleghe (&laquo;gli arabi non lavorano, sono dei parassiti!&raquo;, &laquo;Altro che se lavorano! Ma non fanno proprio i lavori che nessun altro vuole fare?&raquo;, risponde Emmi). Gli arabi in genere sono considerati dei &laquo;maiali&raquo; che non si lavano, e certo una donna ariana farebbe bene a star lontana da loro. Emmi si sente in dovere di parlare di Al&igrave; ai suoi figli, ormai grandi e fuori casa, che per di pi&ugrave; ignorano la madre. All&rsquo;inizio, la dichiarazione di Emmi &ndash; &laquo;mi sono innamorata di un marocchino di vent&rsquo;anni pi&ugrave; giovane&raquo; &ndash; viene presa come uno scherzo, e non ha conseguenze. Ma le cose cambieranno.<br \/>\n<br \/>Emmi affitta un appartamento in un palazzo evidentemente posseduto per intero da un &ldquo;palazzinaro&rdquo;. Il figlio di costui va a lamentarsi con Emmi dell&rsquo;arabo che sta con lei: non &egrave; permesso subaffittare. Non sapendo come fare, Emmi dice d&rsquo;impeto che loro due si sposeranno. Allora, il borghese desiste. Emmi ha detto la cosa con impeto, senza pensarci. Ma poco dopo, si rende conto che &egrave; davvero questo quello che vuole: sposare l&rsquo;uomo che ama.<br \/>\n<br \/>Le nozze sono semplicissime e senza invitati. Con un tocco di ironia, dopo i due vanno a pranzare in un ristorante che, dice Emmi, era molto gradito da Adolf Hitler. Si potrebbe pensare che il matrimonio &ldquo;regolarizzi&rdquo; agli occhi degli ipocriti tedeschi la relazione fra Al&igrave; ed Emmi. Tutt&rsquo;altro: se possibile, la loro colpa &egrave; cos&igrave; ancora pi&ugrave; grave. Un conto &egrave; avere un rapporto occasionale con uno straniero, un conto &egrave; sposarlo. Quando Emmi presenta il marito ai figli, sono allibiti e se ne vanno disgustati. Non vogliono avere niente a che fare con una &laquo;puttana&raquo; (e notare che parlano della loro madre!). Ma ci sono anche altri problemi: il negoziante sotto casa si rifiuta di servire Al&igrave;, e ovunque vadano i due sono seguiti da sguardi fissi e disgustati.<br \/>\n<br \/>Questa situazione, tra l&rsquo;altro, porter&agrave; Al&igrave; a tradire la moglie con la barista bionda. Eppure, si vede benissimo che tra la barista e Al&igrave; non c&rsquo;&egrave; nessunissima traccia d&rsquo;amore. Tutt&rsquo;altro. L&rsquo;adulterio con la bionda non &egrave; che uno sfogo alla disperazione di Al&igrave;, che pensava di aver trovato l&rsquo;amore ma vede che la sua relazione con Emmi &egrave; resa impossibile dall&rsquo;ipocrisia del razzismo tedesco. In un certo senso, il rapporto con l&rsquo;amante tedesca ricalca il concetto gi&agrave; sottolineato: un immigrato pu&ograve; essere al massimo l&rsquo;amante occasionale di una donna tedesca, non il legittimo consorte. Viene spontaneo il paragone con la situazione degli Stati Uniti descritta da Malcolm X nella sua autobiografia. All&rsquo;epoca (Malcolm X &egrave; nato nel 1925 e morto nel 1965), non era infrequente che donne bianche, anche sposate, avessero un amante nero, ma il matrimonio era fuori discussione.<\/p>\n<p>Il film ha un finale aperto che in un certo senso riporta al titolo: <em>La paura mangia l&rsquo;anima<\/em>. Cosa vuol dire questa espressione? Come spiega Al&igrave; nel film, &egrave; un&rsquo;espressione usata da arabi e nord-africani per descrivere la loro condizione di immigrati in Germania. Una vita, appunto, all&rsquo;insegna della paura, una paura esistenziale di tutto e di tutti. Paura di un ambiente estraneo e ostile, paura di non poter pi&ugrave; rivedere i propri cari, paura della solitudine, della povert&agrave;, paura che nessuno ti ami, paura del razzismo di stato che pu&ograve; non darti il permesso di soggiorno o la cittadinanza (e queste sono tutte cose che sanno bene anche i migranti e le famiglie miste che vivono in Italia).<br \/>\n<br \/>Questa paura esistenziale si riflette sulla psiche dei migranti (non &egrave; a caso che in Italia esista un centro di psicologi e psichiatri militanti che si occupano solo di migranti, il Centro Fanon di Torino, [1]), ma anche sul loro corpo. Non a caso, il film finisce con Al&igrave; che deve essere ricoverato in ospedale per una grave ulcera da stress. &laquo;Questi immigrati arabi &ndash; spiega il dottore &ndash; contraggono spesso ulcere da stress, in continuazione. Ora possiamo anche curarlo, ma tra sei mesi sar&agrave; di nuovo qui con un&rsquo;altra ulcera&raquo;).<br \/>\n<br \/>Il film finisce cos&igrave;, all&rsquo;improvviso. Lo spettatore non sa che pensare, come colpito da un pugno allo stomaco, e non sa che cosa aspetta Emmi ed Al&igrave;. Probabilmente, l&rsquo;intenzione del regista era proprio quella di lasciare i fatti in sospeso, e di lasciare allo spettatore di immaginare il seguito.<\/p>\n<p>Come nota Roger Ebert nel suo libro, probabilmente Rainer Fassbinder si era ispirato per questo film alla sua relazione proprio con l&rsquo;attore El Hedi ben Salem, che interpreta Al&igrave;. Una relazione, la loro, doppiamente sbagliata, non solo per la razza diversa ma anche per l&rsquo;omosessualit&agrave;. Non sappiamo cosa succede ad Emmi ed Al&igrave;, ma sappiamo cosa &egrave; successo a Fassbinder e El Hedi ben Salem. Lo racconta Ebert nel suo libro: El Hedi non riusc&igrave; mai ad adattarsi alla Germania, tant&rsquo;&egrave; che inizi&ograve; a bere (proprio come fa Al&igrave; nel film). La tensione accumulata si trasform&ograve; in pazzia quando un giorno accoltell&ograve; tre persone. Dopo il delitto, and&ograve; da Rainer e gli disse: &ldquo;Adesso non devi avere pi&ugrave; paura&rdquo;. Che cosa voleva dire con questo? Forse voleva dire: &ldquo;La nostra storia non ha senso, non siamo forse costretti a vivere nel terrore e nello scherno altrui? Adesso andr&ograve; in carcere e ti lascer&ograve; libero&rdquo;. El Hedi si liber&ograve; definitivamente dalla paura che gli mangiava l&rsquo;anima impiccandosi in carcere. Nessuna ballata &egrave; stata scritta per lui. <\/p>\n<p>Secondo Roger Ebert, <em>La paura mangia l&rsquo;anima<\/em> &egrave; un film cos&igrave; bello perch&eacute; il regista conosceva esattamente il significato del titolo, e lo gir&ograve; cos&igrave; in fretta che non pot&eacute; che dire la verit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Si potrebbe dire che questo film ci lascia con l&rsquo;amaro in bocca. Pu&ograve; darsi, ma forse c&rsquo;&egrave; dell&rsquo;altro in questo film oltre alla storia immediatamente visibile. Una lettura superficiale rivela solo una difficile storia d&rsquo;amore. Ma noi vi vediamo di pi&ugrave;.<br \/>\n<br \/>Sia Emmi che Al&igrave; sono due proletari alienati dalla societ&agrave; capitalistica. Cercano di sostenersi l&rsquo;un l&rsquo;altro &ndash; anche economicamente, nonostante la provenienza diversa. Ma se sommiamo alla storia del film anche quella parallela di Fassbinder e El Hedi ben Salem, questo film ci pu&ograve; dare anche un altro insegnamento, quello dell&rsquo;intersezionalit&agrave; fra questioni di classe, razza e genere. Al&igrave; &egrave; un proletario immigrato costretto a un mestiere umile. Emmi &egrave; una proletaria tedesca che vede nelle sue colleghe l&rsquo;ostilit&agrave; ai lavoratori immigrati. Se sessualmente un uomo arabo &egrave; un &laquo;maiale&raquo; e una &laquo;bestia&raquo;, la donna tedesca che lo sposa &egrave; una &laquo;puttana&raquo;. Un insegnamento non superfluo per la sinistra italiana, dato che anche oggi sedicenti comunisti mettono artificiosamente in contrasto la lotta per i diritti sociali ed economici con la lotta antirazzista e antisessista, proprio come fa CasaPound.<\/p>\n<p>Per concludere, il titolo del film ci suggerisce un paragone con un altro film, il documentario <em>Buttare via la paura<\/em> [2]. Questo film, girato proprio da compagni tedeschi e proiettato anche all&rsquo;estero, racconta la lotta dei facchini migranti in Italia, che si sono alleati coi lavoratori italiani per difendere i loro diritti. Se il film di Fassbinder ci fa vedere come la paura possa mangiare l&rsquo;anima, i migranti del documentario fanno vedere come la paura si possa anche buttare via. E noi staremo sempre al fianco di tutti i lavoratori che lottano, italiani o migranti che siano.<\/p>\n<p>[1] https:\/\/associazionefanon.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=13&amp;Itemid=17<\/p>\n<p>[2] https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=tvpSonEgPFo<\/p>\n<p>Elia Spina<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul nostro sito ci siamo gi&agrave; in pi&ugrave; occasioni occupati di cinema: quando abbiamo parlato del Festival del Cinema Cinese di Budapest e quando abbiamo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-67642","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67642","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67642"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67642\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}