{"id":67698,"date":"2021-05-28T00:00:00","date_gmt":"2021-05-28T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/05\/28\/la-funivia-del-capitale\/"},"modified":"2021-05-28T00:00:00","modified_gmt":"2021-05-28T00:00:00","slug":"la-funivia-del-capitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/05\/28\/la-funivia-del-capitale\/","title":{"rendered":"La funivia del capitale"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5826_mottarone.jpg\" alt=\"5826_mottarone.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La strage della Funivia di Stresa, nel suo piccolo, &egrave; una carta d&#8217;identit&agrave; della societ&agrave; borghese. Anche della sua ipocrisia.<br \/>\n<br \/>In due giorni, i maggiori intellettuali di riferimento della borghesia liberale hanno offerto un estratto chimicamente puro della propria ipocrisia o della propria meschinit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Sul fronte della meschinit&agrave;, Paolo Mieli ha sbaragliato ogni possibile concorrenza: ha denunciato &ldquo;la pista terrorista&rdquo;. Siccome nella strage sono morte persone israeliane &ldquo;pu&ograve; essere stato un attentato palestinese, bisogna indagare&rdquo;. Per l&#8217;occasione ha presentato come &ldquo;capo della sicurezza israeliana&rdquo; il responsabile per la sicurezza nella scuola di sua figlia a Milano. In questo caso il fanatismo sionista &egrave; il principale responsabile di una colossale idiozia, di cui per&ograve; per spirito di reverenza nessuno gli ha chiesto conto, neppure sulla stampa concorrente.<br \/>\n<br \/>Nel fronte dell&#8217;ipocrisia ha primeggiato invece Ezio Mauro, con un editoriale su Repubblica intitolato &laquo;La sicurezza e il capitale&raquo;, dove il nostro lancia un lirico appello a &laquo;<em>ricreare uno spirito di autentica comunit&agrave;. Naturalmente puntando sull&#8217;energia di chi vuole ripartire, sull&#8217;interesse del capitale e sull&#8217;impegno della forza lavoro: ma dentro un disegno comune, perch&eacute; il lavoro &egrave; libert&agrave; solo se produce insieme cittadinanza, benessere, progresso e sicurezza.<\/em>&raquo;. Applausi scroscianti. In realt&agrave; &egrave; l&#8217;ennesimo appello a un capitalismo immaginario, per non guardare il capitalismo reale. Quello in cui l&#8217;&rdquo;interesse del capitale&rdquo;, nel mentre sfrutta il lavoro, fa strage di vite. <\/p>\n<p>I fatti di Stresa sono impietosi. L&#8217;azienda chiamata Ferrovie del Mottarone aveva gestito la funivia di Stresa per trent&#8217;anni, dal 1970 al 1997. Poi aveva perso la concessione a causa del grave degrado dell&#8217;impianto rilevato dalla magistratura. Ma nel 2001 la stessa societ&agrave; responsabile del precedente degrado ritorna in pista vincendo la gara d&#8217;appalto, grazie al massimo ribasso. Dal 2014 nessuna altra azienda si candida in gara, perch&eacute; nessuno pu&ograve; offrire prezzi pi&ugrave; bassi. <\/p>\n<p>Luigi Nerini, attuale proprietario delle Ferrovie del Mottarone (la societ&agrave; che gestisce la funivia in questione) aveva acquistato quattro anni fa l&#8217;80% della funivia dal gruppo altoatesino Leitner, dandogli in pegno il capitale della sua societ&agrave;. Il gruppo Leitner dal 2016 fornisce la manutenzione ordinaria e straordinaria della funivia, percependo un canone annuale di 150000 euro. Gestore e controllore erano dunque stretti da una relazione d&#8217;affari. Le Ferrovie del Mottarone, che controlla la funivia, fa un utile pari a oltre il 20% del fatturato annuo. Luigi Nerini prende un compenso di 96000 euro dalla sua societ&agrave;, e ha in concessione la funivia dal comune di Stresa sino al 2028. Il comune versa 130000 euro annui alla societ&agrave; di Nerini per la gestione dell&#8217;impianto.<br \/>\n<br \/>Dunque: Nerini ha il margine economico sufficiente per continuare a praticare la riduzione dei costi, sbaragliando ogni concorrenza e facendo lauti profitti; la Leitner, che dovrebbe controllare l&#8217;impianto, ha interesse alla massima reddittivit&agrave; delle Ferrovie di Mottarone perch&eacute; partecipa del suo capitale. Quale incentivo pu&ograve; avere alla severit&agrave; dei controlli e ai relativi costi? Nessuno.<\/p>\n<p>Quanto al cosiddetto controllo pubblico del Ministero dei trasporti, peggio che andar di notte. L&#8217;ultimo controllo dell&#8217;USTIF, organo periferico del ministero, risale al 2018. Per tre anni un impianto che ha in mano ogni giorno la vita di centinaia di persone &egrave; stato &ldquo;controllato&rdquo; dai privati. Da chi lo gestisce (Ferrovie di Mottarone) e da chi &egrave; in affari con chi lo gestisce (Gruppo Leitner).<br \/>\n<br \/>Il blocco dei freni di emergenza per massimizzare gli incassi &egrave; il frutto di questo. Non del caso o della &laquo;banalit&agrave; del male&raquo; (Mentana). Ma della legge del profitto su cui si fonda l&#8217;intero ordine della societ&agrave; attuale.<\/p>\n<p>L&#8217;abbiamo visto col Ponte Morandi quanto &egrave; grande il cinismo degli azionisti. Salvo il fatto che i Benetton non solo non finiscono in galera ma incasseranno fior di miliardi dalla cessione di Autostrade. I pesci pi&ugrave; piccoli delle Ferrovie di Motterone subiranno (forse), ce lo auguriamo, pene severe. Ma nessuna pena riporta in vita le vittime di un omicidio. N&eacute; soprattutto evita la moltiplicazione annunciata di altri omicidi. Tanto pi&ugrave; oggi.<\/p>\n<p>Infatti il governo Draghi annuncia la liberalizzazione dei subappalti al massimo ribasso, l&#8217;appalto integrato (dove progettazione e controllo sono unificati), l&#8217;abbattimento dei controlli (quali?) sugli investimenti pubblici, oltre alla libert&agrave; di licenziamento. Ovunque l&#8217;imperativo del post-pandemia &egrave; &ldquo;correre, correre, correre&rdquo;. Ma verso dove, e a quale prezzo? <\/p>\n<p>Solo una rivoluzione pu&ograve; cambiare le cose.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La strage della Funivia di Stresa, nel suo piccolo, &egrave; una carta d&#8217;identit&agrave; della societ&agrave; borghese. Anche della sua ipocrisia. 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