{"id":67699,"date":"2021-05-30T00:00:00","date_gmt":"2021-05-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/05\/30\/sciopero-generale\/"},"modified":"2021-05-30T00:00:00","modified_gmt":"2021-05-30T00:00:00","slug":"sciopero-generale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/05\/30\/sciopero-generale\/","title":{"rendered":"Sciopero generale!"},"content":{"rendered":"<p>Liberalizzazione del subappalto e sblocco dei licenziamenti. Siamo giunti a un passaggio cruciale dello scontro di classe. &Egrave; necessaria una risposta uguale e contraria. Pu&ograve; e deve essere lo sciopero generale, unitario e di massa, con una piattaforma di lotta generale<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5827_sciopero-licenz.jpg\" alt=\"5827_sciopero-licenz.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Liberalizzazione del subappalto e sblocco dei licenziamenti. Siamo giunti a un passaggio cruciale dello scontro di classe. &Egrave; necessaria una risposta uguale e contraria. Pu&ograve; e deve essere lo sciopero generale, unitario e di massa.<\/p>\n<p><strong>La liberalizzazione del subappalto &egrave; criminogena verso i lavoratori<\/strong>. Hanno eliminato il massimo ribasso su pressione di quei padroni che non vogliono la concorrenza della criminalit&agrave; peggiore. Ma al tempo stesso liberalizzano una pratica gravida di per s&eacute; di supersfruttamento, come sa bene chi conosce l&#8217;organizzazione del lavoro in un cantiere navale o nell&#8217;edilizia o nei magazzini. Un supersfruttamento che si esercita in primo luogo verso la manodopera immigrata, pi&ugrave; facilmente ricattabile, ma non solo. Mentre il cosiddetto appalto integrato, in cui progettazione, esecuzione, controllo fanno capo alla stessa azienda, &egrave; destinato a moltiplicare i casi Morandi o funivie, dove il profitto uccide alla cieca.<br \/>\n<br \/>Le rassicurazioni sulla protezione del lavoro o la promessa di attenzione alla sicurezza valgono meno di zero, come l&#8217;esperienza insegna. Ci&ograve; che conta &egrave; la realt&agrave;. E la realt&agrave; ci dice che la &ldquo;semplificazione&rdquo; come eliminazione dei controlli, quando gi&agrave; non si controlla nulla, e la liberalizzazione dei subappalti quando gi&agrave; di subappalti si muore, sono solo nuove morti annunciate e nuovi crimini, innanzitutto contro i lavoratori.<br \/>\n<br \/>L&#8217;argomento per cui &ldquo;&egrave; l&#8217;Unione Europea che ce lo chiede come condizione per darci i soldi&rdquo; peggiora il quadro. I soldi li intascano le imprese per ristrutturare, cio&egrave; per sopprimere lavoro pi&ugrave; che per crearlo. Per questo Confindustria e Confedilizia chiedono subappalto libero e taglio dei controlli: un doppio affare sulla pelle dei lavoratori. Sfruttare meglio e di pi&ugrave; col portafoglio pi&ugrave; gonfio. Altro che &ldquo;interesse generale&rdquo;!<br \/>\n<br \/>Il fatto che la burocrazia CGIL presenti tutto questo come un importante risultato dell&#8217;azione sindacale dimostra solo che non c&#8217;&egrave; limite n&eacute; alla vergogna n&eacute; all&#8217;ipocrisia.<\/p>\n<p><strong>Le cose vanno peggio in fatto di sblocco dei licenziamenti<\/strong>. Come avevamo previsto e denunciato per tempo, siamo di fronte a una valanga annunciata, a un&#8217;onda d&#8217;urto contro la classe operaia. Gi&agrave; l&#8217;anno della pandemia &egrave; stato un anno di licenziamenti per quasi un milione di lavoratori precari, in particolare di giovani e di donne, a partire da turismo, ristorazione, commercio, trasporti. Peraltro nella stessa industria dall&#8217;agosto scorso il blocco dei licenziamenti era ridotto ormai a un colabrodo per via delle numerose eccezioni previste, a partire dalla cessazione dell&#8217;attivit&agrave;. Ma ora lo sblocco per la grande industria e per l&#8217;edilizia dal primo luglio, e a seguire in autunno per le PMI, significa un salto netto e drammatico dell&#8217;offensiva padronale. Tanto pi&ugrave; odioso se si pensa che la grande industria &egrave; stata colpita dalla crisi assai meno che nel 2009, e oggi vanta una rapida ripresa.<br \/>\n<br \/>La libert&agrave; di licenziare accordata ai padroni significa solo libert&agrave; di ristrutturare per aziende che gi&agrave; macinano profitti, ma che li vogliono accrescere tagliando i costi. Magari per delocalizzare, magari per fondersi con altre aziende, magari per pagare i debiti alle banche, magari per investire nella speculazione finanziaria e di Borsa. Magari, come spesso avviene, per ricomprare in Borsa le proprie stesse azioni (<em>buy-back<\/em>) e accrescere cos&igrave; il loro valore e i relativi dividendi. Licenziare gli operai per ingrassare parassiti, questo &egrave; lo sblocco annunciato. <\/p>\n<p><strong>I licenziamenti saranno quasi seicentomila<\/strong>, secondo le stime insospettabili di Banca Italia, che naturalmente sostiene lo sblocco. Oltre un milione secondo altre stime. In ogni caso una ecatombe.<br \/>\n<br \/>L&#8217;onda partir&agrave; dalla grande industria, dal cuore del proletariato italiano. Colpir&agrave; gli stessi lavoratori e lavoratrici che nell&#8217;anno terribile della pandemia sono stati costretti a lavorare e produrre senza protezioni o con protezioni fasulle mentre l&#8217;Italia era ferma. Lavoratori e lavoratrici che hanno retto sulle proprie spalle l&#8217;intera impalcatura della vita economica e sociale senza mai potersi fermare. Lavoratori e lavoratrici che hanno pagato un prezzo alto al contagio in termini di vite, ma anche in fatto di condizioni di lavoro e sfruttamento.<br \/>\n<br \/>Nel momento della &ldquo;ripresa&rdquo;, della decantata riapertura, dell&#8217;annunciato &ldquo;ritorno alla normalit&agrave;&rdquo;, a loro si dice &ldquo;andate a casa&rdquo;. Cio&egrave; in mezzo a una strada. Poi siccome il governo &egrave; buono e illuminato offre ai padroni anche un&#8217;altra scelta possibile: ricorrere alla continuit&agrave; per un po&#8217; della cassa Covid senza scucire un euro, e dunque a spese dello stato, anche qui per garantire i profitti. Sta ai padroni la scelta al buffet. &Egrave; quella che la grande stampa borghese presenta come concessione al sindacato: i padroni possono fare come vogliono, ci affidiamo alla loro umanit&agrave;. Agli operai toccano le conseguenze. Nel momento stesso in cui Confindustria si &egrave; fatta in quattro per pretendere lo sblocco, la scelta spesso sar&agrave; il licenziamento.<\/p>\n<p><strong>Occorre alzare un argine. Subito. E dev&#8217;essere un argine vero.<\/strong><br \/>\n<br \/>Industriali, banchieri, governo, e tutti i partiti borghesi, dal PD alla Meloni, si sono uniti attorno allo sblocco del licenziamenti. Occorre unire sul fronte opposto i lavoratori e le lavoratrici, le loro organizzazioni sindacali, i partiti che parlano in loro nome. &Egrave; l&#8217;ora del fronte unico. Non di questa o quella sua simulazione in miniatura, ma di un vero fronte di massa. Non sappiamo se vi sono le condizioni e le disponibilit&agrave; necessarie a crearlo. Sappiamo che questa &egrave; un&#8217;esigenza oggettiva a fronte del salto dell&#8217;offensiva padronale. <\/p>\n<p><strong>Per questo &egrave; necessario che ogni organizzazione del movimento operaio, grande o piccola, sindacale e politica, si assuma le proprie responsabilit&agrave;.<\/strong><br \/>\n<br \/>In primo luogo la CGIL. Il suo apparato dirigente &egrave; complice determinante della deriva del movimento operaio negli ultimi quarant&#8217;anni. Tutto il peggio delle politiche padronali &ndash; precarizzazione, privatizzazioni, tagli sociali, legge Fornero, distruzione dell&#8217;articolo 18 &ndash; &egrave; passato o col suo sostegno o col suo lasciapassare. In ogni caso con la sua complicit&agrave;. Lo stesso governo Draghi &egrave; nato col consenso attivo della burocrazia CGIL, che si &egrave; subito iscritta all&#8217;unit&agrave; nazionale. E ora? Lo sblocco dei licenziamenti mette la CGIL con le spalle al muro. O la capitolazione o la lotta. Non esiste una terza possibilit&agrave;. L&#8217;idea di rimettersi fiduciosi al dibattito parlamentare, sperando in qualche emendamento sottobanco, &egrave; semplicemente ridicola. Quale sarebbe oggi il partito borghese disponibile a contrastare il diktat vincente di Confindustria per tutelare gli operai? L&#8217;idea di compensare lo sblocco con gli ammortizzatori sociali non &egrave; meno penosa. Non solo perch&eacute; gli ammortizzatori sono declinati al futuro eventuale mentre lo sblocco dei licenziamenti &egrave; imminente, ma per la natura stessa degli espedienti annunciati: o puri incentivi ai padroni a danno degli operai (scivoli pensionistici con decurtazione della pensione), o pannicelli caldi per i futuri licenziati (piccolo allungamento della Naspi e riduzione del suo <em>d&eacute;calage<\/em>). Ragionare oggi in questi termini significherebbe accettare i licenziamenti. Esattamente ci&ograve; che non pu&ograve; essere accettato.<\/p>\n<p><strong>Maurizio Landini dichiara che la CGIL non pu&ograve; subire lo sblocco licenziamenti? Prendiamo atto. Noi non abbiamo un grammo di fiducia nel segretario della CGIL. Ma diciamo che la CGIL ha un solo modo per far seguire i fatti alle parole: quello di organizzare da subito lo sciopero generale.<\/strong> Uno sciopero generale vero, capace di bloccare il paese. Uno sciopero che rivendichi il ritiro dello sblocco, senza alcun mercanteggiamento di sorta. Ogni altra soluzione (manifestazioni pro forma, presidi simbolici a Montecitorio, chiacchiere su carta stampata e talk show) pu&ograve; essere forse utile per le telecamere, non per gli operai. Gli operai hanno bisogno di una lotta seria. Se Landini non &egrave; in grado neppure di promuovere uno sciopero generale per opporsi a un milione di licenziamenti, allora se ne vada. Una richiesta formale di sue dimissioni che l&#8217;opposizione interna alla CGIL avrebbe in quel caso il dovere di avanzare, senza timidezze e balbettii.<\/p>\n<p>Se, come tutto lascia credere, la CGIL non attiver&agrave; lo sciopero, la responsabilit&agrave; di indirlo e prepararlo dovr&agrave; assumerselo l&#8217;insieme del sindacalismo di classe, unitariamente e da subito. Non servono a nulla, tanto pi&ugrave; di fronte alla valanga annunciata, puri scioperi di sigla di questa o quella organizzazione autocentrata. Serve il pi&ugrave; ampio fronte unitario di lotta di tutta l&#8217;avanguardia di classe. Solo cos&igrave; lo sciopero pu&ograve; diventare attrattivo per quei settori di classe non organizzati nel sindacalismo di base, oggi privi di una indicazione alternativa. Sono i settori di classe dell&#8217;industria che nel marzo del 2020 attivarono scioperi di massa in molte imprese per chiedere sicurezza sanitaria, costringendo governo padroni e burocrati a inventarsi protocolli farsa pur di bloccare la lotta. Sono settori di classe essenziali cui &egrave; necessario rivolgersi e parlare.<\/p>\n<p><strong>&Egrave; necessario che lo sciopero generale contro lo sblocco dei licenziamenti si coniughi a una piattaforma di lotta generale, a partire dalla riduzione generalizzata dell&#8217;orario di lavoro (32 ore pagate 40) e una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% pi&ugrave; ricco.<\/strong><br \/>\n<br \/>&Egrave; necessario che lo sciopero si leghi all&#8217;indicazione dell&#8217;occupazione delle aziende che licenziano e della loro nazionalizzazione senza indennizzo sotto controllo operaio.<br \/>\n<br \/>&Egrave; necessario infine che nei settori oggi investiti dallo squadrismo padronale, come la logistica, dove i padroni ricorrono a mazzieri prezzolati per spezzare i picchetti (come alla FedEx e altrove), quei mazzieri trovino una risposta organizzata degli operai sullo stesso terreno che hanno scelto: con la formazione di squadre di autodifesa munite di bastoni, che agiscano come servizio d&#8217;ordine dei picchetti. Alla forza si risponde con la forza, uguale e contraria, come nella storia migliore del movimento operaio.<\/p>\n<p>Crediamo che i circuiti unitari della sinistra di classe che si sono costituiti, a partire dal Patto d&#8217;azione anticapitalista per il fronte unico di classe e dall&#8217;Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, abbiano le carte in regola per sviluppare immediatamente una proposta di azione unitaria rivolta all&#8217;insieme del sindacalismo di classe, fuori da ogni logica di primogenitura e pregiudiziali.<br \/>\n<br \/>La lotta della FedEx, straordinaria per molti aspetti, &egrave; stata giustamente valorizzata da tutti noi per il suo esemplare carattere classista, la sua natura radicale e prolungata. Proprio per questo &egrave; importante metterla al servizio di un allargamento del fronte di classe, con una proposta pubblica di unit&agrave; d&#8217;azione che metta ogni soggetto di fronte alle proprie responsabilit&agrave;, privandolo di ogni alibi o pretesto.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liberalizzazione del subappalto e sblocco dei licenziamenti. Siamo giunti a un passaggio cruciale dello scontro di classe. &Egrave; necessaria una risposta uguale e contraria. 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