{"id":67724,"date":"2021-07-06T00:00:00","date_gmt":"2021-07-06T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/07\/06\/demolire-le-fonti-energetiche-del-capitale\/"},"modified":"2021-07-06T00:00:00","modified_gmt":"2021-07-06T00:00:00","slug":"demolire-le-fonti-energetiche-del-capitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/07\/06\/demolire-le-fonti-energetiche-del-capitale\/","title":{"rendered":"Demolire le fonti energetiche del capitale"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5855_capitalismo_falai.jpg\" alt=\"5855_capitalismo_falai.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Prima che la pandemia monopolizzasse l&rsquo;azione dei governi, le classi dirigenti europee (e mondiali) discutevano se la crisi climatica fosse una opportunit&agrave; per ristrutturare il sistema produttivo e rilanciare i profitti. Le grandi industrie erano pronte per una nuova tipologia di prodotti garantiti ecologici. Tuttavia mancava un quadro di riferimento tecnico e normativo per definire cosa fosse ecologico o meno; dato che i singoli stati incentivavano in ordine sparso le ormai tradizionali fonti energetiche rinnovabili: principalmente eolico, fotovoltaico, e veicoli elettrici a batteria e isolamento termico degli edifici, nell&rsquo;industria delle costruzioni. Tali provvedimenti, per&ograve;, non sarebbero stati sufficienti per sostituire gli idrocarburi nella domanda crescente di energia a livello globale. Era giunto il momento di attuare una politica che coordinasse e definisse gli ambiti della concorrenza; che fornisse alle imprese e alla ricerca una grande quantit&agrave; di finanziamenti pubblici. <\/p>\n<p>Sicch&eacute;, quando nel 2015 nacque il movimento FFF (<em>Friday For Future<\/em>) il terreno era gi&agrave; pronto per essere seminato. Infatti, nel 2019 La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annunciava il Green Deal europeo: un insieme di iniziative politiche e una grande quantit&agrave; di finanziamenti alle imprese, con l&#8217;obiettivo generale di raggiungere la neutralit&agrave; climatica in Europa entro il 2050. L&#8217;intenzione era quella di rivedere ogni legge vigente in materia di clima e di introdurre nuove leggi sull&#8217;economia circolare, sulla ristrutturazione degli edifici, sulla biodiversit&agrave;, sull&#8217;agricoltura e sull&#8217;innovazione. Insomma, la crisi ambientale diventava una manna dal cielo per gli stessi inquinatori. Non c&rsquo;&egrave; da stupirsi, il trasformismo delle classi dominanti non &egrave; una caratteristica solo italiana; solo che da noi &egrave; praticato scientificamente e continuamente: altro che inefficienza burocratica!<\/p>\n<p>Insomma, tutto era pronto per la nuova era dell&rsquo;industria ecologica ma l&rsquo;irrompere della pandemia rimand&ograve; l&rsquo;operazione a un futuro indefinito; ora, due anni dopo, quello che conta &egrave; rilanciare la produzione purchessia e la <em>new  green economy<\/em> sembra dimenticata. Tuttavia, quando un meccanismo &egrave; avviato pu&ograve; rallentare ma non pu&ograve; essere fermato e d&rsquo;altronde la crisi ambientale non pu&ograve; essere ignorata. Sicch&eacute;, il problema del riscaldamento globale fornir&agrave; ai sistemi industriali il riferimento per le produzioni future, a prescindere dall&rsquo;andamento pandemico. <\/p>\n<p>Ma &egrave; proprio questo il punto: si pu&ograve; ridurre la crisi ambientale a crisi climatica?  Nel vedere cosa passa il convento parrebbe di s&igrave;; tutto il discorso pubblico si concentra sulle eccessive emissioni di anidride carbonica nell&rsquo;atmosfera, causata dalla combustione dei fossili. Non a caso anche la ricerca scientifica si concentra sulle nuove e quasi fantascientifiche fonti energetiche che non producono gas serra; ma che in quanto a compatibilit&agrave; con l&rsquo;ambiente naturale generano molti dubbi. Come i superconduttori, ad esempio, (batterie di lunghissima durata e costi contenuti). O l&rsquo;idrogeno verde (prodotto per elettrolisi); o addirittura la fusione nucleare. A proposito della fusione nucleare, &egrave; di questi giorni la notizia che il reattore a fusione cinese Tokamak ha frantumato un altro record, raggiungendo una temperatura di 160 milioni di gradi Celsius per 20 secondi. La prospettiva auspicata &egrave; la produzione di energia infinita e assolutamente pulita; e questa &egrave; davvero fantascienza. <\/p>\n<p>Tuttavia supponiamo che sia possibile ottenere moltissima energia senza danneggiare l&rsquo;ambiente naturale. A questo punto, si tratterebbe di utilizzarla; ma per fare cosa? Continuare a produrre grandi quantit&agrave; di merci destinate celermente a trasformarsi in rifiuti? Infatti, se si osserva il processo produttivo nel suo complesso si pu&ograve; facilmente dedurre che si tratta di una continua distruzione di materia con diverse tecnologie, la cui conseguenza &egrave; sempre la stessa: il consumo del pianeta, la sua progressiva trasformazione in scorie inutilizzabili. Per cui in fin dei conti la crisi ambientale &egrave; un problema di degrado materiale e non di energia e tantomeno di riscaldamento globale, che &egrave; solo una delle tante conseguenze della distruzione di materia. Allora, tenendo presente che siamo in grado di ricavare energia bruciando materia ma non di ritrasformare l&rsquo;energia in materia, la lotta ambientalista diventa una lotta per la conservazione della materia naturale, compresi gli esseri viventi. Certamente anche ricorrendo alle fonti energetiche rinnovabili, ma senza rischiose e costose tecnologie. In sintesi, pi&ugrave; si consuma energia pi&ugrave; si distruggono le condizioni necessarie alla vita umana sulla Terra; e questo a prescindere dalla qualit&agrave; dell&rsquo;energia utilizzata, rinnovabile o meno: da idrocarburi, da fusione nucleare, fotovoltaica, idroelettrica, eccetera. <\/p>\n<p>Ma la questione ambientale continua a essere vista come un problema di quantit&agrave; di energia. Di conseguenza, com&rsquo;&egrave; logico che sia in un sistema basato sulla crescita del consumo, gli investimenti, gli incentivi e la ricerca si concentrano sulle nuove fonti di energia cos&igrave; detta pulita, ignorando o quasi la qualit&agrave; e l&rsquo;efficienza autorigenerante della natura. Eppure la scienza ecologica negli ultimi decenni ha fatto enormi passi in avanti nello studio dei sistemi naturali e sul loro funzionamento, generando studi e sperimentando ipotesi di sistemi produttivi estremamente efficienti, all&rsquo;opposto di quello attuale basato sulla frammentazione privata della produzione industriale e sullo spreco delle risorse.<\/p>\n<p>I nuovi principi di ecoefficacia, potrebbero rendere possibile il passaggio verso un&rsquo;industria di tipo rigenerativo e l&rsquo;uscita dalla crisi ambientale e quindi sono un bel punto da cui partire. In particolare, si avrebbe una generale riorganizzazione dei sistemi produttivi e urbani con un rivoluzionario impatto positivo sull&rsquo;ambiente e un aumento dei posti di lavoro. Per comprendere il principio di ecoefficacia occorre partire dalle caratteristiche del sistema produttivo capitalista che: 1) riversa ogni anno miliardi di chili di materiali tossici nell&rsquo;aria, nell&rsquo;acqua e nel suolo; 2) genera quantit&agrave; enormi di rifiuti; 3) stipa materiali pregiati in buche disseminate su tutto il pianeta, dove non potranno mai pi&ugrave; essere recuperati; 4) richiede migliaia di complicati regolamenti. <\/p>\n<p>Un sistema, dunque, scarsamente efficiente che depreda le fonti della ricchezza, le risorse planetarie, da cui attinge fino all&rsquo;esaurimento dei giacimenti e di cui si sbarazza in discarica, con smaltimenti illegali e attraverso l&rsquo;incenerimento, rendendone impossibile la rigenerazione. La produzione industriale capitalista richiede, inoltre, una complessa legislazione ambientale che in realt&agrave; non riesce (n&eacute; potrebbe riuscirci) a tutelare la salute n&eacute; dentro le fabbriche n&eacute; fuori. Al contrario, con i principi di ecoefficacia e biomimesi (imitazione dei sistemi naturali) si iniziano a concepire le industrie come se fossero una serie di ecosistemi interconnessi ed interfacciati con l&rsquo;ambiente globale. In particolare, la simbiosi industriale &egrave; un processo che coinvolge industrie tradizionalmente separate con un approccio finalizzato a promuovere lo scambio di materia, energia, acqua e\/o sottoprodotti.<\/p>\n<p>Il principio di ecoefficacia fa parte delle sperimentazioni iniziate alla fine del Novecento sul &lsquo;metabolismo industriale&rsquo; e sulla &lsquo;simbiosi industriale&rsquo;, volte ad introdurre analogie tra la ciclicit&agrave; che regola gli ecosistemi naturali e la regolazione del sistema industriale. Le industrie ecologiche si possono immaginare come un solo organismo formato da una miriade di organismi sempre pi&ugrave; piccoli, fino alle particelle elementari, dove ogni elemento interagisce nell&rsquo;unicum in continua mutazione. Affinch&eacute; un tale organismo possa funzionare sarebbe necessaria una collaborazione globale fra Stati, un piano di interventi commisurati alle caratteristiche degli ecosistemi locali, la riorganizzazione dei commerci globali e una selezione qualitativa e quantitativa dei prodotti. In sostanza una economia socialista pianificata, che al momento alle classi dirigenti borghesi appare inconcepibile, utopica nella migliore delle ipotesi, in quanto non accetterebbero mai di condividere i propri domini personali e i propri privilegi. Non si tratta dunque di una questione di inefficienza burocratica o di arretratezza culturale, o di legislazione insufficiente, che pur ci sono, ma una questione di lotta di classe fra borghesia e proletariato, fra proprietari saccheggiatori del territorio e coloro che posseggono solo se stessi, o poco pi&ugrave;, e subiscono la catastrofe ambientale: nelle fabbriche insalubri, nel degrado delle metropoli, nelle campagne inquinate e nelle guerre per lo sfruttamento delle materie prime.<\/p>\n<p>La nuova scienza ecologica, dunque, fornirebbe una soluzione credibile alla crisi ambientale, ma si scontra con una realt&agrave; che procede nella direzione opposta. A vedere la destinazione dei fondi europei all&rsquo;Italia, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) verrebbe da mettersi le mani nei capelli. Infatti, ben 113 miliardi, ossia il 51% del totale delle risorse sar&agrave; destinato a una mostruosa colata di cemento. Quasi niente per la ricerca, per la scuola, per la sanit&agrave; pubblica, per i salari, per la bonifica dei territori inquinati e contro il dissesto idrogeologico. E dunque la guerra per la difesa dell&rsquo;ambiente naturale, non c&rsquo;&egrave; altro termine adeguato, dopo decenni di ambientalismo piccolo borghese e fallimentare, si trova praticamente all&rsquo;anno zero. Sarebbe necessario, sulla base di un programma minimo di lotta e resistenza, stabilire relazioni globali fra tutti i movimenti ambientalisti rivoluzionari, o in evoluzione critica verso l&rsquo;economia di mercato. Globalizzare le lotte contro la deforestazione, la cementificazione, lo scriteriato commercio internazionale, l&rsquo;industria del lusso e degli armamenti, l&rsquo;agricoltura e l&rsquo;allevamento intensivo, la distruzione degli ambienti che ancora consentono l&rsquo;agricoltura tradizionale, diventa una priorit&agrave; assoluta per ricominciare a sperare in un futuro migliore per la maggioranza dell&rsquo;umanit&agrave;.<\/p>\n<p>Stefano Falai<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima che la pandemia monopolizzasse l&rsquo;azione dei governi, le classi dirigenti europee (e mondiali) discutevano se la crisi climatica fosse una opportunit&agrave; per ristrutturare il&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-67724","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67724","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67724"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67724\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67724"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67724"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67724"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}