{"id":67749,"date":"2021-08-22T00:00:00","date_gmt":"2021-08-22T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/08\/22\/la-coglioneria-di-togliatti-2\/"},"modified":"2021-08-22T00:00:00","modified_gmt":"2021-08-22T00:00:00","slug":"la-coglioneria-di-togliatti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/08\/22\/la-coglioneria-di-togliatti-2\/","title":{"rendered":"La &#8216;coglioneria&#8217; di Togliatti"},"content":{"rendered":"<p>Ottantacinque anni fa una delle pagine pi&ugrave; vergognose dello stalinismo italiano (e russo)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/5889_appello.jpg\" alt=\"5889_appello.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La politica del Partito Comunista negli anni Trenta continua a essere uno dei nodi pi&ugrave; controversi del dibattito che attraversa la storiografia sul movimento operaio del secolo scorso. Tra queste questioni occupa un posto rilevante l&rsquo;atteggiamento nei confronti del fascismo, che alla vigilia della campagna d&rsquo;Abissinia otteneva il massimo consenso popolare. La vittoria italiana in Africa, conseguita sfidando le maggiori potenze imperialiste dell&rsquo;epoca e l&rsquo;URSS, ebbe un profondo impatto sulla direzione comunista, divisa tra Parigi e Mosca, e l&rsquo;effetto di tentare di adeguare il nuovo orientamento, emerso dal VII congresso dell&rsquo;Internazionale Comunista, alle condizioni italiane.<\/p>\n<p>All&rsquo;indomani dell&rsquo;ingresso dell&rsquo;esercito italiano in Addis Abeba, avvenuto il 5 maggio 1936, il PCI elabor&ograve; il manifesto <em>Per la salvezza dell&rsquo;Italia. Riconciliazione del popolo italiano<\/em>, meglio conosciuto come &laquo;<em>Appello ai fratelli in camicia nera<\/em>&raquo;, nel quale, tra l&rsquo;altro, si rivendicava il &laquo;<em>programma fascista del 1919<\/em>&raquo; come base per un&rsquo;azione comune di fascisti e antifascisti contro i cosiddetti &ldquo;pescecani&rdquo;, ovvero i grandi capitalisti, industriali, finanzieri e agrari, che traevano profitto dalla conquista dell&rsquo;Abissinia. In calce all&rsquo;appello furono apposte le firme di tutti i dirigenti del PCI, indicati con i loro veri nomi, che fossero a Parigi, a Mosca, negli Stati Uniti, al confino o in carcere, la maggioranza dei quali si trovava nella pratica impossibilit&agrave; di firmare o aderire preventivamente (1). Primo firmatario risultava Palmiro Togliatti, all&rsquo;epoca a Mosca, responsabile per il Comintern, insieme con Dmitrij Zacharovic Manuilskij, della politica italiana.<br \/>\n<br \/>Secondo le ricostruzioni successive, che si basano in particolare sulla testimonianza di Giuseppe Berti, anch&rsquo;egli a Mosca, sia Berti che Togliatti non sapevano nulla dell&rsquo;appello e, anzi, una volta venutine a conoscenza, avrebbero protestato vivacemente contro quella che Togliatti ha definito una &ldquo;<em>coglioneria<\/em>&rdquo; (2).<\/p>\n<p>L&rsquo;appello divenne immediatamente oggetto di polemica, in particolare da parte di Giustizia e Libert&agrave; e del Partito Socialista, che ironizzarono o criticarono aspramente la &ldquo;svolta sansepolcrista&rdquo; del PCI.<\/p>\n<p>L&rsquo;episodio &egrave; abbastanza noto nelle sue linee generali e nelle sue conseguenze, e la vulgata storiografica, essenzialmente basata su memorie e testimonianze, attribuisce a Ruggero Grieco, in pratica segretario del PCI dal 1935 al 1937, la responsabilit&agrave; principale della vicenda (3).<\/p>\n<p>Particolarmente curiosa la ricostruzione di Luciano Canfora che, nel capitolo del suo testo <em>Gramsci in carcere e il partito<\/em> dedicato all&rsquo;&laquo;Appello ai fratelli in camicia nera&raquo;, non cita un solo documento d&rsquo;archivio, dando per scontata la ricostruzione dell&rsquo;estraneit&agrave; del centro moscovita e dello stesso Togliatti, fornita da Berti (4). In realt&agrave;, l&rsquo;intera politica di avvicinamento alla gerarchia fascista, presuntamente dissidente, fu definita ed elaborata a Mosca, nella commissione italiana presso il Comitato Esecutivo dell&rsquo;Internazionale.<\/p>\n<p>A mia conoscenza, la formulazione &laquo;fratelli in camicia nera&raquo; venne impiegata per la prima volta al Congresso degli italiani all&rsquo;estero contro la guerra d&rsquo;Etiopia, tenutosi a Bruxelles, nella Sala Matteotti, i giorni 12 e 13 ottobre 1935, appena dopo l&rsquo;inizio delle operazioni italiane in territorio etiope. In quell&rsquo;occasione Grieco, che interveniva a nome del Partito Comunista, nell&rsquo;ambito di un discorso improntato all&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;azione tra socialisti e comunisti che avrebbe dovuto costituire la base del governo di fronte popolare in Italia, dichiarava: &laquo;<em>non abbiamo vendette da compiere contro i nostri fratelli in camicia nera che vennero ingannati dai nostri comuni nemici<\/em>&raquo; (5). Grieco prevedeva per l&rsquo;Italia un governo di collaborazione antifascista, i cui partiti portanti sarebbero dovuti essere il socialista e il comunista, in odore di &ldquo;unificazione organica&rdquo;, tra i quali esisteva un patto d&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;azione fin dall&rsquo;agosto del 1934 (6). Ipotesi che il centro parigino del PCI riteneva omogenea alle decisioni del VII congresso dell&rsquo;Internazionale Comunista. Questa prospettiva venne ulteriormente ribadita nell&rsquo;Ufficio politico di fine ottobre, dove si registr&ograve; una sostanziale convergenza sulle indicazioni di Bruxelles e in particolare sulla necessit&agrave; di costituire un fronte popolare d&rsquo;opposizione sull&rsquo;esempio francese, non esistendo per l&rsquo;immediato le possibilit&agrave; di un rovesciamento del regime fascista (7). Era chiaro comunque il carattere antifascista di questa compagine, aperta anche ai partiti non operai, come il Partito Repubblicano e, soprattutto, a Giustizia e Libert&agrave;.<\/p>\n<p>La questione di un eventuale governo di fronte popolare in Italia sorgeva dalla convinzione che la guerra d&rsquo;Etiopia sarebbe stata ancora lunga e sfibrante e che avrebbe condotto alla crisi irreversibile del regime. Del resto le due precedenti aggressioni al paese africano si erano risolte con due disfatte (8) e le conseguenti dimissioni dei governi che le avevano avviate. Inoltre, tenendo conto del contesto internazionale delineatosi e dell&rsquo;apparente ostilit&agrave; di Francia, Inghilterra e URSS, tutto lasciava intendere che si fosse alla vigilia di un indebolimento del governo di Mussolini, se non di un crollo del regime. D&rsquo;altro canto questa convinzione si fondava anche sull&rsquo;esigenza di rafforzare l&rsquo;alleanza con gli altri partiti antifascisti e quindi di offrire uno sbocco propositivo a quest&rsquo;alleanza.<\/p>\n<p>L&rsquo;opposizione alla prospettiva di costruire un fronte popolare antifascista giunse da Mosca, e in particolare da Togliatti. In una lettera di fine ottobre 1935, pubblicata varie volte (9), nell&rsquo;ipotesi di un insuccesso della guerra, in qualsiasi modo questo si materializzi, &egrave; prevedibile che all&rsquo;interno del fascismo maturi un&rsquo;opposizione a Mussolini, scrive Ercoli, e questa opposizione non avr&agrave; i caratteri dell&rsquo;antifascismo classico. Occorre dunque &laquo;<em>una politica che favorisca la formazione di questa opposizione<\/em>&raquo; (10). Il problema &egrave; cos&igrave; posto: &laquo;<em>Esiste, oppure &egrave; in formazione, una nuova opposizione, che chiameremo<\/em> fascista, <em>che si sviluppa nel paese e che pu&ograve; rapidamente diventare una forza imponente<\/em>&raquo; (11).<\/p>\n<p>Ci&ograve; che allarma particolarmente il dirigente comunista a Mosca, in questo caso, &egrave; la dichiarazione resa a Bruxelles sulla possibilit&agrave; che i comunisti entrino in un governo di fronte popolare, o simile, in Italia, fatta, secondo Togliatti, per &laquo;<em>accontentare alcuni tipi che vivono a Parigi<\/em>&raquo; (12).<\/p>\n<p>Dunque nessun governo di fronte popolare con l&rsquo;antifascismo dei salotti parigini; piuttosto bisognava cercare l&rsquo;alleanza con i dissidenti fascisti (13).<br \/>\n<br \/>Che questo sia l&rsquo;orientamento ormai dominante a Mosca &egrave; ribadito da un ulteriore intervento, il 1 gennaio 1936, che demolisce in poche righe l&rsquo;intero impianto politico di Bruxelles. In breve, Togliatti respinge decisamente ogni ipotesi di &ldquo;partito unico&rdquo; coi socialisti e sostiene la necessit&agrave; di rivolgersi attivamente alla dissidenza fascista. Ancora pi&ugrave; perentoria la postilla di Pell.[icano] (Manuilskij): &laquo;<em>Problema del F[ronte] U[nico] si pone diversamente che in tutti gli altri paesi. Non coi soc.[ialisti], ma coi fascisti. Non con tutti. Coi malcontenti, che non vogliono la guerra, ecc. [&hellip;] Elaborare programma non ancora nostro, che unisca tutti quelli che sono contro la guerra criminale. Unit&agrave; organica: non utile<\/em>&raquo; (14).<\/p>\n<p>La stessa posizione ribadita da Manuilskij nella seduta della Commissione italiana del Segretariato latino dell&rsquo;Esecutivo del Comintern, tenutasi dal 26 al 31 dicembre 1935:<\/p>\n<p>&laquo;<em>Oggi, il problema del fronte unico in Italia non deve essere sollevato nei termini del fronte unico coi socialisti, n&eacute; con gli anarchici. [&hellip;] Il problema del fronte unico in Italia &egrave; il problema del fronte unico con i fascisti. Dovete adottare questa direzione politica chiara. [&hellip;] Finch&eacute; non affrontate questo problema, la questione del fronte unico si risolver&agrave; a un&rsquo;alleanza nell&rsquo;emigrazione, con Giustizia e Libert&agrave;, che non riveste grande importanza.<\/em>&raquo; (15)<\/p>\n<p>Da notare che da Mosca si suggerisce di &laquo;<em>elaborare un programma non ancora nostro<\/em>&raquo; che unisca tutti quelli che sono contro la guerra. Quale sarebbe il &laquo;programma non ancora nostro&raquo;? Un programma c&rsquo;era gi&agrave;, bello e pronto, il programma fascista del 1919, con la sua retorica democratica e, a tratti, socialisteggiante (16). E a sostegno di questo nuovo corso verso i quadri fascisti, Togliatti invia da Mosca un documento dal titolo <em>Per la salvezza del popolo italiano!<\/em>, firmato da una sedicente &ldquo;Alleanza per la salvezza dell&rsquo;Italia&rdquo; che dichiara di comprendere &laquo;<em>in gran parte fascisti, e non quelli dell&rsquo;ultima ora<\/em>&raquo;; inoltre, prosegue il documento, &laquo;<em>vi sono tra di noi degli uomini che illustrano il nome dell&rsquo;Italia nel campo della politica, della scienza, dell&rsquo;arte &ndash; <em>al governo<\/em>, nel parlamento, nelle universit&agrave;, nell&rsquo;esercito<\/em>&raquo; (17). Il biglietto manoscritto di Togliatti, che accompagna l&rsquo;appello, tra l&rsquo;altro invita il Centro parigino a tener conto delle nuove opposizioni che vanno maturando in seno al fascismo, di cui il documento sarebbe testimonianza (18). Il documento, quasi certamente un falso fabbricato a Mosca, espone le stesse argomentazioni contenute nelle lettere di Togliatti e in parte nella stampa comunista rivolta ai dissidenti fascisti: che il fascismo aveva promesso una rivoluzione e una maggiore giustizia sociale, mentre &egrave; al soldo dei capitalisti e degli agrari, che la guerra avrebbe apportato onore e prestigio all&rsquo;Italia, mentre ha causato solo l&rsquo;isolamento internazionale, che il responsabile della catastrofe &egrave; Mussolini, di cui si chiede l&rsquo;allontanamento. E questi presunti dissidenti fascisti concludono: &laquo;<em>Noi pensiamo che &egrave; arrivato il momento di prendere delle misure radicali contro i capitalisti e gli agrari<\/em>&raquo; (19).<\/p>\n<p>Diffuso in opuscolo con ampi rimaneggiamenti editoriali rispetto alla copia conservata all&rsquo;Archivio del PCI, il documento &egrave; senz&rsquo;altro caratterizzato dalla polizia politica fascista come proveniente dal Partito Comunista e non opera di qualche gruppo fascista dissenziente (20).<\/p>\n<p>A suggello ufficiale di questa nuova linea giunge la risoluzione del Presidium del Comitato Esecutivo dell&rsquo;Internazionale Comunista, il 2 febbraio, che notava: &laquo;<em>i comunisti si sarebbero dovuti orientare verso azioni comuni con le masse che, per una ragione o per l&rsquo;altra, si trovano nei sindacati fascisti, nelle organizzazioni del dopolavoro, ecc. [&hellip;] prendendo come punto di partenza le rivendicazioni immediate di queste masse<\/em>&raquo; (21).<\/p>\n<p>Ma &egrave; dopo l&rsquo;ingresso delle truppe italiane in Addis Abeba che il tema della &ldquo;riconciliazione del popolo italiano&rdquo; diventa il principale asse programmatico della propaganda del PCI. Le linee essenziali sono ancora una volta fissate a Mosca: in un <em>Primo progetto di risoluzione sulla politica del Partito Comunista Italiano<\/em>, scritto immediatamente dopo la vittoria italiana in Africa, il &ldquo;Segretariato&rdquo; [del CE dell&rsquo;Internazionale] raccomanda al PCI la &laquo;<em>rivendicazione della realizzazione del programma fascista del &rsquo;19<\/em>&raquo; (22).<\/p>\n<p>Da questo momento in poi tutta la stampa del PCI e dell&rsquo;Internazionale &egrave; impegnata in una campagna propagandistica che dura vari mesi, fino allo scoppio della guerra civile spagnola e oltre.<\/p>\n<p>&Egrave; in questo contesto che giunge l&rsquo;appello &laquo;ai fratelli in camicia nera&raquo; <em>Per la salvezza dell&rsquo;Italia<\/em>, alla cui stesura contribu&igrave; praticamente tutto l&rsquo;Ufficio politico, dividendosi il lavoro redazionale (23), tanto che la relazione principale al Comitato Centrale del settembre 1936, che approv&ograve; definitivamente l&rsquo;appello, fu tenuta<br \/>\n<br \/>da Egidio Gennari e non da Ruggero Grieco (24).<\/p>\n<p>Che il Comitato Centrale di settembre rappresentasse il sigillo di una cesura nella politica del partito e una novit&agrave; sostanziale, erano convinti in molti, e in particolare Egidio Gennari, che nella parte della sua replica, intitolata significativamente <em>La maturit&agrave; del nostro partito<\/em>, ringrazi&ograve; Manuilskij, Togliatti e Dimitrov per il contributo fornito all&rsquo;elaborazione dell&rsquo;attuale linea del partito di intervento tra i quadri fascisti (25).<\/p>\n<p>L&rsquo;appello venne in seguito sconfessato da Mosca e da Togliatti, che neg&ograve; di averne avuto sentore fino a pubblicazione avvenuta. Eppure, in un rapporto del febbraio 1937 a Manuilskij e Dimitrov, Togliatti scrisse esplicitamente: &laquo;<em>la linea dell&rsquo;agitazione del programma fascista del 1919 &egrave; stata concordata in conversazioni che abbiamo avuto con Furini nel mese di luglio<\/em>&raquo; (26).<\/p>\n<p>E, per vari mesi dopo la pubblicazione, non solo a Mosca nessuno protest&ograve;, ma gli stessi Manuilskij e Togliatti sollecitamente approvarono.<\/p>\n<p>A questo proposito &egrave; fondamentale la relazione che Boni (Aladino Bibolotti), di ritorno dalla capitale sovietica, svolge all&rsquo;Ufficio politico del 25 febbraio 1937. Il rapporto di Bibolotti contiene il resoconto di una serie d&rsquo;incontri avuti tra il gennaio e il febbraio del 1937, quindi in piena guerra civile spagnola, che vedeva la partecipazione delle truppe fasciste italiane a sostegno del colpo di stato di Franco, e sei mesi dopo la pubblicazione dell&rsquo;appello.<\/p>\n<p>Per Manuilskij: &laquo;<em>la linea politica generale del P.[artito] dopo il Comitato centrale [di settembre] [&hellip;] &egrave; buona<\/em>&raquo;, e &laquo;<em>il programma del &rsquo;19 va bene, ma non basta ancora<\/em>&raquo; (27). Lo stesso Togliatti non muove critiche all&rsquo;appello, e invece raccomanda cautela sulla rivendicazione della &ldquo;repubblica democratica&rdquo; (28). Anzi, in un successivo colloquio, rende ancora pi&ugrave; esplicita la sua adesione al Manifesto: &laquo;<em>Errore non aver messo il nome di Misiano nel Manifesto e non aver dato forte rilievo sua personalit&agrave; dopo la morte. [&hellip;] Programma fascista del 1919 sconosciuto a molti. Pubblicarne delle parti contrapponendo promesse a realt&agrave;<\/em>&raquo; (29).<\/p>\n<p>Posizione confermata il 10 febbraio nel corso di una riunione tra Bibolotti e i membri italiani del Comitato Centrale del PCI residenti a Mosca, tra i quali sicuramente Togliatti e Berti, che ancora una volta sostiene la linea del CC, inclusa l&rsquo;adesione al controverso &laquo;programma del &rsquo;19&raquo; (30). Sar&agrave; l&rsquo;intervento di Dimitrov, il 14 febbraio, a chiudere la questione. Sull&rsquo;incontro con Dimitrov, Bibolotti appunta: &laquo;<em>Togliere assolutamente la parola riconciliazione<\/em>&raquo; (31).<\/p>\n<p>&Egrave; solo a questo punto che Togliatti esprime la sua contrariet&agrave; all&rsquo;apertura del PCI alle &ldquo;camicie nere&rdquo;, con una nota che raccomanda di &laquo;<em>lasciar cadere la parola &ldquo;riconciliazione&rdquo;<\/em>&raquo; (32), e rovesciando una linea di condotta che, come si &egrave; visto, andava perseguendo da alcuni anni (33). Raccomandazione infine accolta dall&rsquo;Ufficio politico operante a Parigi nella sessione del 25 febbraio (34), anche se il riferimento al &laquo;programma fascista del &rsquo;19&raquo; far&agrave; capolino in seguito nella stampa del PCI, seppure non con la rilevanza accordatagli nel Manifesto di agosto (35).<\/p>\n<p>L&rsquo;episodio divenne uno dei motivi addotti dall&rsquo;Internazionale Comunista per la liquidazione dell&rsquo;intero Comitato Centrale nella crisi che attravers&ograve; il partito tra il 1937 e il 1939, e per la rimozione di Grieco da ogni posto di responsabilit&agrave;, che fu costretto a un&rsquo;umiliante autocritica una volta giunto a Mosca (36).<\/p>\n<p>La politica di &ldquo;mano tesa&rdquo; ai fascisti non produsse gli effetti sperati e, sebbene l&rsquo;avventura spagnola di Mussolini non suscitasse gli stessi entusiasmi della proclamazione dell&rsquo;&ldquo;impero&rdquo; in Africa, nondimeno il regime non venne intaccato n&eacute; dalla crisi economica, n&eacute; dalla subordinazione alla Germania nazista ma, come &egrave; noto, si dovette attendere la sconfitta nel corso della Guerra mondiale, come in parte aveva intuito lo stesso Giuseppe Berti (37).<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>(1) L&rsquo;appello venne pubblicato in &laquo;Stato operaio&raquo;, n. 8, 1936, pp. 513-536<\/p>\n<p>(2) La testimonianza di Berti fu raccolta da Nando Amiconi, <em>Il comunista e il capomanipolo<\/em>, Vangelista, 1977, pp. 293-294. Berti fornisce una testimonianza analoga a Giorgio Bocca in <em>Palmiro Togliatti<\/em>, Laterza, 1973, p. 326. Anche Umberto Massola nega ogni coinvolgimento di Togliatti, in <em>Parigi. Agosto 1939<\/em>, &laquo;Rinascita&raquo;, n. 48, 3 dicembre 1966. Pietro Secchia riporta le critiche all&rsquo;appello formulate dal Comitato direttivo dei prigionieri politici comunisti al confino a Ponza in <em>Annali 1978<\/em>, Feltrinelli, 1979, p. 169; chi invece propende per un diretto coinvolgimento di Togliatti &egrave; Giancarlo Pajetta, in <em>Analisi del fascismo e antifascismo in Togliatti<\/em>, relazione presentata al &ldquo;Seminario nazionale di studio sul pensiero e l&rsquo;azione di Palmiro Togliatti&rdquo;, svoltosi alle Frattocchie dall&rsquo;11 al 15 dicembre 1973, opuscolo a cura della Sezione centrale scuole di partito del PCI, p. 36. Pajetta centra a mio avviso il problema che si poneva la direzione, nello scrivere: &laquo;&Egrave; da sottolineare l&rsquo;importanza della riconquista dell&rsquo;elemento nazionale alla lotta operaia e rivoluzionaria&raquo;, ibidem. Su questa vicenda cfr. anche Massimo Caprara, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, Bietti, 1999, p. 45.<\/p>\n<p>(3) Gli ultimi, in ordine di tempo, sono i libri del figlio di Grieco, Bruno, <em>Un partito non stalinista<\/em>, Marsilio, 2004 e il libro di Luciano Canfora, <em>Gramsci in carcere e il fascismo<\/em>, Salerno, 2012, che, pur giungendo a valutazioni diametralmente opposte sulla figura del dirigente comunista, concordano nell&rsquo;attribuire principalmente a Ruggero Grieco la paternit&agrave; dell&rsquo;appello. Ambedue si basano sull&rsquo;autobiografia critica di Grieco, resa dopo l&rsquo;arrivo a Mosca nel giugno del 1940 ad uso e consumo degli inquisitori stalinisti, concentrandosi in particolare sulla dichiarazione: &laquo;Io stesso ho scritto l&rsquo;appello del partito&raquo;, <em>Un partito non stalinista<\/em>, cit., p. 248. Lo stesso Paolo Spriano, nel terzo volume della sua <em>Storia del partito comunista<\/em>, Einaudi, 1969, p. 111, che pure si sofferma sul dibattito del Comitato Centrale del settembre del 1936, preceduto da ampie discussioni nelle sessioni dell&rsquo;Ufficio Politico del mese prima, che portarono alla definizione dell&rsquo;appello, sembra attribuire l&rsquo;intera paternit&agrave; al centro parigino del partito.<\/p>\n<p>(4) L. Canfora, <em>Gramsci in carcere e il fascismo<\/em>, cit., p. 47.<\/p>\n<p>(5) Il discorso, con alcune variazioni, &egrave; stato poi pubblicato in &laquo;Stato operaio&raquo;, n. 10, ottobre 1935, pp. 631-632.<\/p>\n<p>(6) Sul rapporto tra la politica di &ldquo;fronte unico&rdquo;, che lega i partiti operai, e il &ldquo;fronte popolare&rdquo;, esteso anche agli altri partiti antifascisti, cfr. Leonardo P. D&rsquo;Alessandro, <em>Per la salvezza dell&rsquo;Italia. I comunisti italiani, il problema del fronte popolare e l&rsquo;appello ai &ldquo;fratelli in camicia nera&rdquo;<\/em>, &laquo;Studi storici&raquo;, n. 4, 2013. Ringrazio D&rsquo;Alessandro per avermi permesso la lettura del suo testo, ancora inedito mentre scrivevo il presente articolo, e per le sue osservazioni critiche, anche se permangono alcune valutazioni divergenti su aspetti particolari della vicenda.<\/p>\n<p>(7) Istituto Gramsci, Roma, Archivio del Partito Comunista Italiano (d&rsquo;ora in poi Apc), fondo 513-1-1269. Il fondo 513 consultato &egrave; in formato pdf, derivante dai microfilm. Il numero della pagina, quando indicato, si riferisce al fotogramma e spesso differisce da quello indicato da altri testi, che invece preferiscono fare riferimento al numero di pagina interno al documento. Ho preferito la prima numerazione perch&eacute; &egrave; di pi&ugrave; facile individuazione per il lettore.<\/p>\n<p>(8) Le sconfitte di Dogali, 1887 e Adua, 1896 causarono le dimissioni rispettivamente di Depretis e di Crispi.<\/p>\n<p>(9) La lettera &egrave; conservata in Apc, 513-1-1261 ed &egrave; stata pubblicata una prima volta a cura di Franco Ferri in &laquo;Rinascita&raquo;, n. 4, 22 gennaio 1966, e poi inclusa nelle <em>Opere<\/em> di Togliatti, vol. IV, tomo 1, a cura di Franco Andreucci e Paolo Spriano, Editori Riuniti, 1979, pp. 23-28.<\/p>\n<p>(10) Ibidem, p. 26, sottolineato nell&rsquo;originale.<\/p>\n<p>(11) Ibidem.<\/p>\n<p>(12) Togliatti a Grieco, 26 novembre 1935, in Apc 513-1-1261, p. 31.<\/p>\n<p>(13) Per Aldo Agosti, a sunto della vicenda, l&rsquo;intero dibattito nel PCI rifletterebbe le divergenze nel gruppo dirigente dell&rsquo;Internazionale, tra un Dimitrov orientato verso una pi&ugrave; decisa unit&agrave; antifascista e un Manuilskij, sostenuto da Togliatti, pi&ugrave; legato alla politica di &ldquo;terzo periodo&rdquo; e quindi diffidente nei confronti della socialdemocrazia e, in Italia, del partito socialista; cfr. Aldo Agosti, <em>Togliatti<\/em>, UTET, 1996, p. 204. <\/p>\n<p>(14) Lettera di Togliatti a Dozza, in Apc 513-1-1352, p. 2. La lettera, pubblicata per la prima volta da Giuliano Procacci, <em>Il socialismo internazionale e la guerra d&rsquo;Etiopia<\/em>, Editori riuniti, 1978, alle pagine 311-314, &egrave; ora in P. Togliatti, <em>Opere<\/em>, cit., pp. 75-78.<\/p>\n<p>(15) Citato in A. Agosti, <em>The Weak Link in the Cast &#8211; Iron Chain: Relations between the Comintern and the Italian Communist Party (1921-1940)<\/em>, in Mikhail Narinsky, J&uuml;rgen Rojahn (a cura di), <em>Centre and Periphery. The History of the Comintern in the Light of New Documents<\/em>, International Institute of Social History, 1996, p. 183.<\/p>\n<p>(16) Un&rsquo;ulteriore lettera del febbraio, a mia conoscenza finora inedita, raccomanda di &laquo;esaminare la possibilit&agrave; di un lavoro particolare&raquo; presso &laquo;dirigenti di organizzazioni fasciste&raquo; perch&eacute; il lavoro fatto dal basso non pu&ograve; dare grandi risultati, Apc 513-1352, p. 3.<\/p>\n<p>(17) Apc 513-1-1352, p. 5 (sottolineato nell&rsquo;originale).<\/p>\n<p>(18) Ivi, p. 4<\/p>\n<p>(19) Ivi, p. 8 (sottolineato nell&rsquo;originale).<\/p>\n<p>(20) A confortare l&rsquo;idea di un falso, vedi la nota riservata di Carmine Senise, per il ministero dell&rsquo;Interno, che il 28 aprile 1936 scrive ai Prefetti del regno avvertendoli dell&rsquo;imminente diffusione in Italia di un opuscolo a cura del PCI &#8220;Per la salvezza del popolo italiano&#8221;, Archivio centrale dello Stato, ministero dell&rsquo;Interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, F1, b.80, fasc. 596. Del resto, &egrave; difficile capire a quale dissidenza fascista possa far capo il documento in questione. Non &egrave; realistico che i vari Arpinati, Balbo, Farinacci, Rossoni o Turati possano rivolgersi cos&igrave; apertamente ai comunisti e, tra i fascisti di base, soprattutto tra i reduci delusi, ancora grande &egrave; il prestigio di Mussolini. N&eacute; si fa alcun cenno a questa formazione nella pi&ugrave; diffusa letteratura storiografica sul fascismo, da Zangrandi a De Felice, a Tranfaglia a Salvatorelli. Eppure il documento dovrebbe aver avuto un&rsquo;ampia diffusione, visto che sarebbe caduto perfino in mano a marinai imbarcati in navi che fanno rotta per l&rsquo;Unione Sovietica.<\/p>\n<p>(21) Apc 513-1-1349, p. 1. 22 Apc 513-1-1356, p. 20. Il documento, senza data, consta di una parte dattiloscritta e una manoscritta, senza firma, ma certamente emissione, come si evince dal contesto, del dibattito in seno al Comitato Esecutivo dell&rsquo;Internazionale Comunista sulla questione italiana. Su questa vicenda cfr. anche Massimo Caprara, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, Bietti, 1999, p. 45.<\/p>\n<p>(23) I verbali delle sessioni dell&rsquo;Ufficio Politico di agosto 1936 si trovano in Apc-513-1-1432; il pi&ugrave; convinto assertore &egrave; Mario Montagnana, che parla di &laquo;migliorare il fascismo&raquo;, ma anche Velio Spano raccomanda al partito di considerarsi &laquo;una corrente d&rsquo;opposizione dentro il fascismo&raquo;, come riferisce Antonello Mattone, nel suo <em>Velio Spano: vita di un rivoluzionario di professione<\/em>, La Torre, 1978, p. 40.<\/p>\n<p>(24) A Grieco venne affidata una correlazione, pubblicata poi col titolo &#8220;Largo ai giovani&#8221; (uno degli slogan del diciannovismo fascista, il che fa insinuare a Canfora che la responsabilit&agrave; sia tutta di Grieco), dalle Edizioni di cultura sociale di Parigi nel 1936.<\/p>\n<p>(25) Apc 513-1-1354, p. 261.<\/p>\n<p>(26) A. Agosti, <em>Togliatti<\/em>, cit., 1996, p. 206.<\/p>\n<p>(27) Apc 513-1-1432, p. 25, incontro del 3 gennaio 1937.<\/p>\n<p>(28) Apc 513-1-1432, p. 29.<\/p>\n<p>(29) Ivi, p. 30.<\/p>\n<p>(30) Ivi, p. 36.<\/p>\n<p>(31) Ivi, p. 37.<\/p>\n<p>(32) Apc 513-1-1440, p. 20.<\/p>\n<p>(33) Aldo Agosti parla di Togliatti come ispiratore della linea politica che ha condotto alla formulazione del Manifesto, anche se non ne ha ispirato direttamente la stesura: in A. Agosti, <em>The Weak Link in the Cast<\/em>, cit., pp. 183-184; cfr. anche A. Agosti, <em>Togliatti<\/em>, cit., pp. 204-205.<\/p>\n<p>(34) Apc 513-1-1432, p. 47.<\/p>\n<p>(35) Il Manifesto dell&rsquo;agosto del 1936, tuttavia, insieme con altra letteratura comunista, venne inviato in cinquecento copie in Spagna nel tentativo di rieducare i prigionieri politici catturati nella guerra civile: cfr. L.P. D&rsquo;Alessandro, <em>Rieducare i prigionieri. Fascisti e antifascisti italiani sul fronte di Guadalajara<\/em>, &laquo;Memoria e ricerca&raquo;, n. 44, settembre-dicembre 2013, p. 131 e n. 39.<\/p>\n<p>(36) Sulle vicende successive, a mio parere, il testo che ricostruisce con maggiore accuratezza e precisione la crisi del PCI negli anni 1937-39 &egrave; il libro di Sergio Bertelli, <em>Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del PCI 1936-1948<\/em>, Rizzoli, 1980.<\/p>\n<p>(37) Ibidem, p. 53<\/p>\n<p><strong>* articolo gi&agrave; pubblicato nella rivista Zapruder, n. 35, settembre-dicembre 2014<\/strong><\/p>\n<p>Gino Candreva<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ottantacinque anni fa una delle pagine pi&ugrave; vergognose dello stalinismo italiano (e russo) La politica del Partito Comunista negli anni Trenta continua a essere uno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[],"class_list":["post-67749","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-dalla-tragedia-alla-farsa-lo-stalinismo-ieri-e-oggi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67749","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67749"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67749\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67749"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67749"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67749"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}