{"id":67782,"date":"2021-10-09T00:00:00","date_gmt":"2021-10-09T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/10\/09\/verso-lo-sciopero-generale-dell11-ottobre\/"},"modified":"2021-10-09T00:00:00","modified_gmt":"2021-10-09T00:00:00","slug":"verso-lo-sciopero-generale-dell11-ottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/10\/09\/verso-lo-sciopero-generale-dell11-ottobre\/","title":{"rendered":"Verso lo sciopero generale dell&#8217;11 ottobre"},"content":{"rendered":"<p>Unire l&#8217;azione d&#8217;avanguardia, proiettarla verso la massa pi&ugrave; larga del lavoro salariato. Per un fronte unico di classe e di massa<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6077_sciopero11ottobre2021.jpg\" alt=\"6077_sciopero11ottobre2021.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Il governo Draghi esce rafforzato dall&#8217;esito delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre.<\/p>\n<p>Nessuno dei partiti borghesi ha oggi l&#8217;interesse e la volont&agrave; di ritirare il proprio sostegno al governo. Non certo il PD e la sua succursale a Cinque Stelle, che fa dell&#8217;identificazione in Mario Draghi una delle proprie ragioni di partito organico dell&#8217;establishment. Non la Lega, indebolita dal voto e percorsa da forti tensioni interne, con un segretario sotto pressione a favore di una politica di governo pi&ugrave; lineare e convinta, senza ammiccamenti populisti. <\/p>\n<p>Prima dell&#8217;elezione del nuovo Presidente della Repubblica non sono alle viste cambiamenti politici di sorta. Il grosso del capitale finanziario chiede che Draghi continui a rappresentare l&#8217;interesse generale di sistema per gestire i fondi europei, negoziare il nuovo Patto di stabilit&agrave; continentale, preparare le politiche di rientro dall&#8217;enorme indebitamento. L&#8217;incertezza dei circoli dominanti &egrave; solo sul modo di garantire la continuit&agrave;: se assicurando a Draghi la presidenza della Repubblica, mettendolo al sicuro per sette anni, oppure puntare sulla sua permanenza come Presidente del Consiglio sino al 2023, e intanto varare una riforma elettorale che consenta di poterlo ripescare come Presidente del Consiglio anche per il dopo voto.<\/p>\n<p>La risultante immediata &egrave; la continuit&agrave; dell&#8217;azione di governo. Sblocco progressivo dei licenziamenti, con la sua estensione al settore tessile e alla piccola impresa. Archiviazione di &#8220;quota 100&#8221; in direzione di una riforma pensionistica che aumenta di fatto l&#8217;et&agrave; pensionabile entro il quadro della Legge Fornero. Riforma peggiorativa del reddito di cittadinanza, per allargare il lavoro precario e sottopagato. Continuit&agrave; di una politica sanitaria che destina al servizio pubblico la voce di spesa pi&ugrave; bassa del PNRR mentre rafforza la sanit&agrave; privata. Continuit&agrave; di una politica scolastica che copre dietro il sipario della vaccinazione la conservazione delle classi pollaio e l&#8217;assenza di trasporti locali che garantiscano sicurezza. Riforma fiscale fondata sulla cancellazione dell&#8217;IRAP, che oggi finanzia la spesa pubblica, e su una riduzione della tassazione delle rendite finanziarie (dal 26% al 23%).<br \/>\n<br \/>Il tutto dentro la cornice di una Nota di aggiornamento al DEF che prevede per il 2022 una riduzione del deficit di bilancio da 11,8% al 5,9%. &laquo;<em>Ben 120 miliardi in un anno di minori spese pubbliche e maggiori entrate fiscali<\/em>&raquo; (Il Sole 24 Ore, 5 ottobre).<\/p>\n<p>Questa politica prosegue il proprio corso col sostegno della burocrazia sindacale. Dopo aver concesso lo sblocco dei licenziamenti a Draghi e Confindustria a fine giugno, in cambio di un &ldquo;avviso comune&rdquo; che &egrave; stato semplicemente una truffa, la burocrazia insiste per essere coinvolta nel negoziato di questa politica di governo. Ma il governo &egrave; talmente forte della sua unit&agrave; nazionale e soprattutto del plauso di tutta la stampa borghese che pu&ograve; permettersi di tenere i sindacati in anticamera, sapendo bene che le loro minacce di mobilitazione sono solo recite da talk show alle quali non seguir&agrave; nessuna azione concreta. A sua volta la totale passivit&agrave; sindacale moltiplica i suoi effetti di disorientamento nei luoghi di lavoro, mentre il moltiplicarsi degli omicidi bianchi nelle fabbriche e nei cantieri, a partire dalle ditte d&#8217;appalto, misura gli effetti drammatici della precarizzazione del lavoro e della mano libera concessa ai padroni.<\/p>\n<p>In questo quadro l&#8217;azione di sciopero generale promossa unitariamente dall&#8217;insieme del sindacalismo di classe ha un significato molto positivo. Non ci nascondiamo i limiti dell&#8217;azione di sciopero annunciata, a fronte dell&#8217;imponenza dello schieramento avversario, n&eacute; il permanere di pulsioni settarie e microconcorrenziali. E tuttavia &egrave; la prima volta dopo tanto tempo che si supera la logica dello sciopero di sigla, autocentrato, in direzione di una convergenza unitaria d&#8217;azione.<br \/>\n<br \/>La piattaforma unitaria su cui &egrave; stato convocato lo sciopero ha un forte profilo classista. L&#8217;apertura al &#8220;no green pass&#8221; da parte di alcune delle organizzazioni promotrici pensiamo sia un grave errore, su cui ci siamo gi&agrave; pubblicamente espressi, che potrebbe essere usato strumentalmente dal circuito mediatico per distorcere il significato della giornata di lotta e nascondere la piattaforma classista di convocazione dello sciopero. A maggior ragione, su questa piattaforma, siamo impegnati a sostenere attivamente lo sciopero dell&#8217;11 ottobre in tutti i luoghi di lavoro e in ogni organizzazione sindacale. L&#8217;opposizione interna nella CGIL (area programmatica Riconquistiamo tutto) ha espresso pubblicamente un appoggio allo sciopero che &egrave; importante si traduca in azione reale e presenza diretta nelle manifestazioni annunciate. <\/p>\n<p>Al tempo stesso &egrave; necessario ricondurre lo sciopero dell&#8217;11 ottobre a un piano d&#8217;azione pi&ugrave; generale: alla costruzione di un fronte unitario di classe di massa che punti a coinvolgere e rimotivare quella maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici che oggi si attesta per responsabilit&agrave; delle burocrazie su una posizione di passivit&agrave;, di sfiducia, di scetticismo. Per costruire realmente un fronte unitario di massa e non ridurlo ad una evocazione retorica &egrave; essenziale far leva sulle lotte pi&ugrave; avanzate che si sono prodotte, per unificarle e dare loro una prospettiva.<\/p>\n<p>GKN, Whirlpool, Alitalia: decine e centinaia di lotte in corso restano ad oggi frantumate e disperse, senza una piattaforma unificante e un&#8217;azione comune.<br \/>\n<br \/>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7050\">appello<\/a> promosso da centinaia di lavoratori di avanguardia e quadri sindacali di diversa appartenenza &ldquo;Per l&#8217;unit&agrave; di lotta contro i licenziamenti&rdquo; mira esattamente a questo. Occupare le aziende che licenziano, creare una cassa nazionale di resistenza, rivendicare la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio, significa cercare di far leva sulle esperienze di lotta pi&ugrave; radicali (GKN), generalizzare la loro lezione, unificarle al livello pi&ugrave; alto, indirizzarle verso una prospettiva anticapitalista.<br \/>\n<br \/>Per questo porteremo questa proposta dentro lo sciopero dell&#8217;11 ottobre e nelle manifestazioni di piazza di quella giornata, per estendere il sostegno all&#8217;appello e sviluppare la nostra campagna. Al servizio come sempre di tutto il movimento dei lavoratori.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Unire l&#8217;azione d&#8217;avanguardia, proiettarla verso la massa pi&ugrave; larga del lavoro salariato. 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