{"id":67820,"date":"2021-11-20T00:00:00","date_gmt":"2021-11-20T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/11\/20\/contro-la-transfobia-e-tutte-le-oppressioni-di-genere-contro-la-violenza-del-capitalismo\/"},"modified":"2021-11-20T00:00:00","modified_gmt":"2021-11-20T00:00:00","slug":"contro-la-transfobia-e-tutte-le-oppressioni-di-genere-contro-la-violenza-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2021\/11\/20\/contro-la-transfobia-e-tutte-le-oppressioni-di-genere-contro-la-violenza-del-capitalismo\/","title":{"rendered":"Contro la transfobia e tutte le oppressioni di genere. Contro la violenza del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6122_IMMAGINE_ARTICOLOTDoR.jpeg\" alt=\"6122_IMMAGINE_ARTICOLOTDoR.jpeg\" \/><br \/>\n<br \/><strong>Il <em>Transgender Day of Remembrance<\/em> (TDoR) &egrave; una delle giornate pi&ugrave; importanti ed impegnative del calendario della comunit&agrave; LGBT*QIA+<\/strong>. Si tratta del momento in cui la comunit&agrave; si stringe attorno ad una delle sue componenti pi&ugrave; esposte e oppresse, la popolazione trans*, per ricordare tutte le vittime di transfobia del mondo e per rivendicare un cambiamento reale nell&rsquo;esistenza di queste persone.<\/p>\n<p>Solo negli ultimi decenni l&rsquo;attivismo della comunit&agrave; T* e dell* solidali ha permesso che si cominciasse a parlare seriamente di transfobia e di lotta ad essa. Secondo il progetto di ricerca, monitoraggio e analisi internazionale <em>Trans Respect versus Transphobia<\/em> (TvT) &ldquo;<em>2021 is set to be the deadliest year for trans and gender-diverse people<\/em>&rdquo; [il 2021 &egrave; destinato a essere l&#8217;anno pi&ugrave; mortale per le persone trans e gender-diverse]. Questo dato dovrebbe farci riflettere sulla gravit&agrave; della situazione. <\/p>\n<p><strong>Nel periodo intercorso tra 1&deg; ottobre 2020 e 30 settembre 2021, secondo i dati raccolti da tale progetto, le persone morte per cause riconducibili alla transfobia sono 375<\/strong> (in percentuale il 7% in pi&ugrave; rispetto all&rsquo;anno precedente quando erano state 350) con un&rsquo;et&agrave; media di 30 anni. Guardando allo storico del rilevamento si sono registrate 4042 morti violente a sfondo transfobico nel mondo tra il 1&deg; gennaio 2008 e il 30 settembre 2021. Queste cifre sono sicuramente e ampiamente in difetto a causa delle differenze di trattamento &#8211; anche legale e giudiziario &#8211; che le persone trans* subiscono nei diversi paesi, dei tanti luoghi in cui &egrave; difficile o impossibile effettuare il monitoraggio e la raccolta dei dati necessari, della tendenza da parte di conoscenti o familiari delle vittime di non denunciare i reati transfobici o peggio della loro connivenza in azioni atte ad invisibilizzare l&rsquo;identit&agrave; della persona scomparsa (misgendering in atti ufficiali o durante le cerimonie funebri, eccetera&hellip;). <\/p>\n<p><strong>Un&rsquo;analisi pi&ugrave; approfondita dei dati mostra come la transfobia sia saldamente intrecciata anche ad altre forme di oppressione e discriminazione, oltre che a determinati contesti sociali e geografici<\/strong>. Infatti, sul totale dei casi di quest&rsquo;anno, il 96% ha coinvolto donne trans o persone transfemminili dimostrando l&rsquo;interdipendenza esistente tra oppressione femminile (e i fenomeni correlati quali, per esempio, femminicidi e altre forme di violenza e molestia) e oppressione della comunit&agrave; LGBT*QIA+ (e in particolar modo delle persone T*); il 70% &egrave; avvenuto in America Latina ovvero una delle zone del mondo in cui sono pi&ugrave; evidenti il divario socio-economico tra le classi e la rapacit&agrave; del sistema di sfruttamento capitalistico, il 58% delle vittime mondiali &egrave; costituito da sex workers (molt* dell* quali uccis* in situazioni o per cause correlate alla loro condizione). Guardando a due casi circoscritti, possiamo notare come anche xenofobia e razzismo abbiano un ruolo non indifferente nella genesi di crimini transfobici: negli USA l&rsquo;89% delle vittime totali &egrave; costituito da persone di colore e in Europa il 43% da migranti. Infine, non possiamo evitare di ricordare come la condizione di classe abbia un ruolo fondamentale nell&rsquo;oppressione e molto spesso nella morte delle persone T*. Le difficolt&agrave; insormontabili a cui si va incontro nel mondo del lavoro, l&rsquo;isolamento  e l&rsquo;allontanamento dal proprio contesto sociale che molto spesso segue al coming out, lo smantellamento totale dei sistemi di welfare, l&rsquo;inesistenza in molti paesi di leggi adeguate alla tutela delle minoranze, l&rsquo;attuale debolezza delle reti associative e dell&rsquo;attivismo queer e l&rsquo;impossibilit&agrave; di ricevere un adeguato supporto socio-sanitario e psicologico, fanno s&igrave; che molt* appartenenti alla comunit&agrave; si ritrovino in condizioni di completa emarginazione e in contesti di disagio sociale ed economico molto marcati (un certo numero di persone trans*, per esempio, &egrave; homeless o vive sotto la soglia di povert&agrave; o in condizioni di precariet&agrave; assoluta). Tutte condizioni ottime per il maturare di situazioni di rischio potenzialmente mortali.<\/p>\n<p><strong>Il silenzio ipocrita e l&rsquo;indifferenza che regnano in Italia sul tema nascondono una situazione a dir poco pericolosa e su cui non &egrave; possibile sorvolare in una occasione come questa. L&rsquo;Italia detiene il triste primato di paese con il pi&ugrave; alto numero di crimini di matrice transfobica in Europa<\/strong> (42 quelli registrati dal 1&deg; gennaio 2008 al 30 settembre 2020) e nell&rsquo;ultimo anno qui sono state uccise 5 persone trans* (erano state 7 &ndash; il numero pi&ugrave; alto in assoluto in tutta Europa &#8211; l&rsquo;anno scorso). Quest&rsquo;anno il nostro paese ha registrato purtroppo anche la pi&ugrave; giovane vittima di transfobia nel mondo, un* student* di 13 anni che si &egrave; suicidat* &#8211; a causa di frequenti atti di bullismo transfobico avvenuti in ambito scolastico &ndash; il 6 giugno scorso a Roma. Nonostante tutto ci&ograve;, durante i vari passaggi parlamentari del DDL Zan, si sono registrate diverse dichiarazioni di natura transfobica da parte di esponenti del cosiddetto centrodestra. Forse la pi&ugrave; eclatante e assurda &egrave; quella secondo cui il riconoscimento delle identit&agrave; non binarie da parte di una legge provocherebbe il caos nell&rsquo;impianto giuridico del paese e perci&ograve; tale legge deve essere rigettata.<\/p>\n<p><strong>Il problema della transfobia non si pu&ograve; ridurre ad una questione di educazione, ad un fattore puramente culturale<\/strong> che si pu&ograve; risolvere con tanta buona volont&agrave;, un po&rsquo; di informazione e magari qualche legge dal carattere simbolico, deterrente e punitivo. <strong>La transfobia &egrave; solamente una delle molte facce, probabilmente una delle peggiori, del sistema capitalista ed eterocispatriarcale<\/strong>. Un sistema costruito, come abbiamo ripetuto molte volte, sulla prevaricazione, la violenza e lo sfruttamento di ogni essere vivente e sulla repressione di qualunque forma di ribellione o semplicemente di vita ritenuta &ldquo;fuorinorma&rdquo;. Un sistema che viene protetto e rafforzato dagli ambienti ecclesiastici e clericali &ndash; che in nome di una concezione bigotta e reazionaria della societ&agrave; e interessati a conservare la propria egemonia hanno sempre agito per evitare o disinnescare qualsiasi anche minimo avanzamento progressivo &ndash; e dai molteplici settori della reazione, pi&ugrave; o meno dichiaratamente fascisti e fondamentalisti, a loro volta &ndash; come ben sappiamo &ndash; semplici strumenti nelle mani di chi detiene il controllo dei rapporti sociali in questa fase storica. L&rsquo;esistenza delle persone T* (come quella di tutte le persone LGBQIA+, delle donne, delle persone disabili e delle popolazioni razzializzate) non potr&agrave; mai essere realmente accolta entro i ristretti orizzonti di questa societ&agrave; e anzi, finch&eacute; esister&agrave; il sistema attuale, la loro esistenza sar&agrave; sempre messa in discussione e minacciata. Come ha dimostrato anche il recentissimo e gravissimo affossamento del DDL Zan, qualunque illusione riformista od opportunista sulla possibilit&agrave; di ottenere migliori condizioni di vita senza mettere in discussione lo status quo &egrave; ormai priva di ogni validit&agrave; e di ogni razionale fiducia. L&rsquo;unica via ancora aperta &egrave; quella che conduce alla rottura rivoluzionaria dell&rsquo;esistente e all&rsquo;abbattimento del capitalismo e conseguentemente dell&rsquo;eterocispatriarcato e di tutte le altre forme strutturali di oppressione.<\/p>\n<p><strong>&Egrave; quindi fondamentale e necessario secondo noi rilanciare l&rsquo;importanza dell&rsquo;autorganizzazione nelle lotte per i diritti civili e sociali e ribadire l&rsquo;esigenza dell&rsquo;autodifesa per il movimento e per la comunit&agrave; intera<\/strong>. Soltanto il protagonismo unitario e combattivo delle soggettivit&agrave; oppresse &ndash; un protagonismo capace anche di costruire reti durature di solidariet&agrave;, supporto e tutela &#8211; potr&agrave; infatti agire tempestivamente e contrastare con successo le offensive reazionarie e clerico-fasciste di chi difende ogni giorno senza alcuna remora l&rsquo;esistente, ovvero coloro che attentano ogni giorno alla vita di ogni oppress*. <\/p>\n<p>Anche la lotta alla transfobia e alla cisnormativit&agrave; deve partire dalle piazze, dalle strade, dai luoghi dove le soggettivit&agrave; trans* vivono e agiscono (gli stessi dove di frequente si consumano violenza e discriminazione), evitando inutili ipocrisie (talvolta istituzionali) e vaghi atti simbolici.<\/p>\n<p><strong>Le soggettivit&agrave; trans* hanno diritto, in particolar modo, ad un&rsquo;esistenza che non debba pi&ugrave; passare per le forche caudine della patologizzazione e della medicalizzazione forzata<\/strong> dei loro desideri e dei loro corpi (che in molti contesti sono solamente forme subdole e socialmente accettate di violenza). Inoltre, &egrave; ormai evidente come sia necessario distruggere il paradigma del binarismo che imbriglia ogni essere vivente nel binomio essenzialista maschio-femmina togliendo legittimit&agrave; e visibilit&agrave; a qualsiasi tipo di identit&agrave; non binaria e genderqueer. Purtroppo diverse leggi varate nel corso degli ultimi quarant&rsquo;anni a tutela della popolazione trans* (per esempio la Legge 164\/82 sulla rettifica del nome vigente in Italia) hanno un&rsquo;impostazione di tipo patologizzante e intrinsecamente binaria e talvolta obbligano la persona trans* alla medicalizzazione per ottenere il riconoscimento della propria condizione. Tale impianto legislativo &egrave; decisamente arretrato, discriminatorio e ambiguo in fatto di rispetto dei diritti civili e va eliminato al pi&ugrave; presto.<\/p>\n<p><strong>La diffusa condizione di sex worker tra le soggettivit&agrave; trans*<\/strong> &ndash; dettata molto spesso dalla semplice necessit&agrave; di sopravvivere all&rsquo;interno di un sistema sociale che impedisce loro di emergere come soggettivit&agrave; autodeterminate e libere o peggio da ricatti e coercizioni &ndash; <strong>ci porta anche a ribadire come sia importante<\/strong>, senza porci per questo in modo stigmatizzante ed escludente nei confronti dell* lavorator* sessuali, <strong>ottenere un futuro in cui nessun* sia costrett* per sopravvivere a sessualizzare il proprio corpo e quindi a lottare contro l&rsquo;esclusione dal mondo del lavoro delle soggettivit&agrave; reputate non conformi<\/strong> e pi&ugrave; in generale contro le condizioni di precariet&agrave;, ipersfruttamento e ricatto economico che il capitalismo impone a tutt* l* sfruttat* in questa fase.<\/p>\n<p><strong>Molte soggettivit&agrave; trans\/non-binary (ma pi&ugrave; in generale moltissime persone LGBQIA+) sono costrette ad abbandonare il luogo in cui sono nat*<\/strong> (molto spesso per motivi legati proprio alla loro identit&agrave; di genere o al proprio orientamento sessuale). Quasi sempre l&rsquo;allontanamento dal paese d&rsquo;origine non determina per&ograve; un miglioramento nelle condizioni di vita. Anzi per la maggior parte dei migranti LGBT*QIA+ l&rsquo;arrivo in un altro paese significa ghettizzazione, xenofobia e razzismo oltre che frequentemente completa emarginazione all&rsquo;interno della comunit&agrave; dei propri connazionali. Lo stesso ottenimento dello status di rifugiato LGBT non garantisce alcuna prospettiva di miglioramento della propria esistenza, ma si trasforma molto spesso in un lungo e insidioso percorso burocratico che espone l* richiedente a stress inutili.<\/p>\n<p><strong>&Egrave; necessario allora lottare per l&rsquo;abbattimento delle frontiere e per la fine dei fenomeni sistemici di razzismo in un&rsquo;ottica internazionalista e rivoluzionaria<\/strong> rifiutando anche i rigurgiti xenofobi latenti nella stessa comunit&agrave; LGBT*QIA+. <\/p>\n<p><strong>Visto quanto accade quotidianamente attorno a noi riteniamo importante che il movimento LGBT*QIA+ riparta da posizioni coerentemente rivoluzionarie e dalla solidariet&agrave; con tutte le altre lotte progressive<\/strong> (come gi&agrave; si sta facendo con i movimenti femminista, antirazzista e contro l&#8217;abilismo, ma cercando di allargare il campo anche al movimento operaio e a quello ambientalista). Per ottenere questo scopo, oltre a smarcarsi in via definitiva da ogni velleit&agrave; riformistica, si render&agrave; obbligatorio anche contrastare tutte quelle posizioni, tipiche di una certa parte delle formazioni staliniste e di altre aree sedicenti comuniste, che tendono a sminuire l&rsquo;importanza dei diritti civili per l&rsquo;avanzamento delle lotte e che talvolta assumono pose smaccatamente machiste, misogine e omo-lesbo-bi-transfobiche; nonch&eacute; abbattere tutte quelle posizioni, s&igrave; residuali ma a cui non possiamo restare indifferenti, del femminismo essenzialista, incapace di comprendere la questione relativa all&rsquo;identit&agrave; di genere, se non addirittura schierato su posizioni assimilabili a quelle dei peggiori movimenti reazionari. <\/p>\n<p><strong>Il nostro obiettivo resta la costruzione di una societ&agrave; socialista, una societ&agrave; senza classi in cui non esistono pi&ugrave; sfruttamento ed oppressione e dove ogni soggettivit&agrave; &egrave; libera di autodeteminarsi. Per questo lottiamo a fianco di tutt* l* oppress* e contro ogni singolo oppressore.<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Per l&rsquo;unit&agrave; e l&rsquo;autoorganizzazione dei movimenti per i diritti civili in una direzione conseguentemente rivoluzionaria e perci&ograve; anticapitalista, femminista, antifascista e anticlericale. Solamente con questa parola d&rsquo;ordine sar&agrave; possibile ottenere un vero cambiamento nelle vite delle donne, delle persone LGBT*QIA+ e delle minoranze razzializzate.<\/p>\n<p>&#8211; Per l&rsquo;autodifesa della comunit&agrave; LGBT*QIA+. Soltanto rispondendo colpo su colpo sar&agrave; possibile ridurre lo straziante stillicidio di vite umane a cui assistiamo ogni anno ed affrontare ad armi pari gli assalti reazionari e clerico-fascisti alle vite e ai diritti delle persone LGBT*QIA+.<\/p>\n<p>&#8211; Per il superamento della Legge 164\/82 in Italia e di tutte le leggi che patologizzano la vita delle persone trans* e per il pieno diritto all&rsquo;autodeterminazione di tutt*.<\/p>\n<p>&#8211; Per la fine dell&rsquo;oppressione e della violenza xenofoba e razzista sulle donne, sugli uomini e sulle soggettivit&agrave; LGBT*QIA+ migranti.<\/p>\n<p>&#8211; Contro lo stalinismo e l&rsquo;essenzialismo. Non esiste nessun conflitto e nessuna competizione tra diritti sociali e diritti civili: la lotta per i diritti deve essere portata avanti senza inutili compartimentazioni e privilegi. Non esiste nessuna essenza biologica binaria, standardizzata e insormontabile: le identit&agrave; trans e gender-diverse sono tutte valide e non sono affatto misogine.<\/p>\n<p><em>Il volantino del PCL per il Transgender Day of Remembrance &egrave; allegato in fondo a questa pagina.<\/em><\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; Commissione donne e altre oppressioni di genere<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Transgender Day of Remembrance (TDoR) &egrave; una delle giornate pi&ugrave; importanti ed impegnative del calendario della comunit&agrave; LGBT*QIA+. 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