{"id":67870,"date":"2022-02-07T00:00:00","date_gmt":"2022-02-07T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/02\/07\/wikileaks-la-consapevolezza-delle-masse-come-scudo-alla-retorica-imperialista\/"},"modified":"2022-02-07T00:00:00","modified_gmt":"2022-02-07T00:00:00","slug":"wikileaks-la-consapevolezza-delle-masse-come-scudo-alla-retorica-imperialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/02\/07\/wikileaks-la-consapevolezza-delle-masse-come-scudo-alla-retorica-imperialista\/","title":{"rendered":"Wikileaks, la consapevolezza delle masse come scudo alla retorica imperialista"},"content":{"rendered":"<p>La vicenda dell&rsquo;organizzazione giornalistica Wikileaks e l&rsquo;accanimento contro il suo fondatore Assange raccontate nel nuovo libro di Stefania Maurizi &ldquo;Il potere segreto&rdquo;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6198_Schermata_a_2022-02-07_11-22-19.png\" alt=\"6198_Schermata_a_2022-02-07_11-22-19.png\" \/><br \/>\n<br \/>Come afferma Lenin &#8211; sulla scorta delle argomentazioni di Marx ed Engels &#8211; le forze di polizia sono innanzitutto lo strumento al servizio dello status quo, del mantenimento dei rapporti di forza a favore della borghesia. Citando Engels, Lenin sottolinea come lo Stato stesso sia l&rsquo;organo del dominio di classe <em>&laquo;un organo di oppressione di una classe da parte di un&rsquo;altra&raquo; <\/em>[1], utile non a conciliare i conflitti quanto piuttosto ad assicurare la supremazia di una classe sull&rsquo;altra. Dunque, la polizia e le forze capitaliste che fattivamente esercitano il potere, mediante l&rsquo;uso &ldquo;legittimo&rdquo; della violenza, garantiscono il perdurare dei rapporti di forza costituiti. Questo &egrave; il loro fine. <\/p>\n<p>&Egrave; questa lettura marxista che ci permette di non restare stupiti o sgomenti di fronte al dispiegamento di tanta violenza, da parte degli organi di polizia, anche nei cosiddetti paesi democratici occidentali. &Egrave; facile citare un caso eclatante a titolo esemplificativo come quello del G8 di Genova, dove si &egrave; consumata quella che &egrave; stata definita <em><a href=\"https:\/\/www.wired.it\/attualita\/politica\/2021\/07\/20\/g8-genova-2001-carlo-giuliani-diaz-foto\/\">&ldquo;la pi&ugrave; grande sospensione dei diritti democratici dalla seconda guerra mondiale&rdquo;<\/a><\/em>. Nel nostro Paese pi&ugrave; in sordina forse, ma non meno brutale, &egrave; stata l&rsquo;oppressione subita dall&rsquo;organizzazione giornalistica di <em>Wikileaks<\/em> e dalle sue fonti nel corso dell&rsquo;ultimo decennio. In realt&agrave;, tale vicenda &egrave; tuttora in corso. <\/p>\n<p>La giornalista investigativa Stefania Maurizi (precedentemente presso <em>l&rsquo;Espresso<\/em>, ora al <em>Fatto Quotidiano<\/em>) segue fin dagli albori il susseguirsi degli eventi di Wikileaks, collaborando con l&rsquo;organizzazione fin dal 2009. Lo scorso 26 agosto Maurizi ha pubblicato un libro fondamentale per ricostruire con precisione ed esaustivit&agrave; la vicenda di Wikileaks: <em>Il Potere Segreto &ndash; Perch&eacute; vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks<\/em>, edito da <em>ChiareLettere<\/em>. Il libro parte innanzitutto dallo spiegare i motivi per cui Maurizi &egrave; stata contattata dalla stessa organizzazione giornalistica. Il contributo che le &egrave; stato richiesto &egrave; quello di collaboratrice esterna, occasionalmente contattata per fare lavoro di ricerca e verifica delle informazioni riservate che Wikileaks riceveva da fonti &#8211; i cosiddetti <em>whistleblowers<\/em> &#8211; appartenenti a organizzazioni governative soprattutto statunitensi. <\/p>\n<p>Tramite tale lavoro di pubblicazione di documenti, coadiuvati da diversi giornalisti tra cui appunto la stessa Maurizi, Wikileaks ha provocato su di s&eacute; una feroce guerra da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. In tal senso &egrave; importante sottolineare come una piccola organizzazione giornalistica abbia saputo sfruttare le risorse della rete per evadere alla censura operata dallo stesso governo americano, al fine di democratizzare l&rsquo;informazione relativa alle guerre in Iraq e Afghanistan, ai rapporti diplomatici del governo degli Stati Uniti col resto del mondo e agli assurdi e crudeli abusi avvenuti nel carcere di Guantanamo.<\/p>\n<p>Il nucleo del potere USA ha rischiato di essere travolto e screditato dalla valanga di documenti classificati rivelati dall&rsquo;organizzazione e ha dovuto reagire con forza, tacciando il fondatore di WIkileaks Julian Assange di non essere affatto un giornalista, quanto un hacker o addirittura un &ldquo;terrorista hi-tech&rdquo; [2]. Il tutto basato sulla retorica delle &ldquo;mani sporche di sangue&rdquo; che ha perseguitato per anni la reputazione di Wikileaks; con tale espressione si intendeva criminalizzare l&rsquo;organizzazione contestando il fatto che, col suo lavoro, Wikileaks avrebbe messo in pericolo le vite di diverse persone citate nei documenti. Curioso che a promuovere tale argomentazione sia proprio la superpotenza che con le sue ultime guerre ha causato un enorme numero di morti civili. <\/p>\n<p>Proprio grazie a Wikileaks d&rsquo;altro canto, si sono potuti scoprire circa 15.000 vittime civili della guerra in Iraq mai emerse prima (<em>ivi<\/em> pag. 96). In realt&agrave;, l&rsquo;accusa di mettere in pericolo delle vite &egrave; infondata. Come argomenta la stessa Maurizi, i documenti pi&ugrave; sensibili e rischiosi sotto questo punto di vista non venivano pubblicati; gli stessi giornalisti che collaboravano come media partner, contribuivano poi al vaglio della documentazione. Inoltre, come dimostra un&rsquo;indagine condotta dalla stessa Cia, nemmeno una persona &egrave; stata effettivamente messa in pericolo dalla pubblicazione [3].<\/p>\n<p>Non importa dunque che non usi armi, l&rsquo;organizzazione di Julian Assange e le sue fonti hanno comportato una minaccia esistenziale al ruolo stesso di una potenza come gli USA. Non a caso l&rsquo;intelligence degli Stati Uniti l&rsquo;aveva identificata come pericolosa e messa nel mirino del controspionaggio gi&agrave; nel 2008, come dimostrato da file segreti dell&rsquo;amministrazione Bush pubblicati da Wikileaks (<em>ivi,<\/em> pag.30). <\/p>\n<p>Il lavoro dell&rsquo;organizzazione veniva considerato, stando agli stessi documenti, come <em>&laquo;una potenziale minaccia per l&rsquo;esercito degli Stati Uniti&raquo;<\/em>. Com&rsquo;&egrave; possibile? La minaccia di WIkileaks non risiede certo nel possesso di un qualche arsenale bellico; eppure gli Usa, fin dagli albori dell&rsquo;organizzazione avevano delineato una strategia per combatterla, attaccandone le fonti: <em>&laquo;smascherando l&rsquo;identit&agrave; di chi fornisce documenti, denunciandoli, licenziandoli dal posto di lavoro, incriminandoli, possiamo danneggiare o distruggere quel centro di gravit&agrave;&raquo;<\/em> (<em>ibid.<\/em>)<em>.<\/em><\/p>\n<p>La pianificazione di un attacco cos&igrave; duro rivela chiaramente le paure dell&rsquo;intelligence americana, di fronte a un&rsquo;organizzazione che effettivamente lavora in modo diverso rispetto a un tradizionale organo di stampa. Wikileaks ha dimostrato di saper coniugare la capillarit&agrave; della rete per far diffondere documenti che &#8211; una volta distribuiti attraverso internet a diversi soggetti, amministrazioni ed associazioni &#8211; risultano poi praticamente impossibili da far sparire. Inoltre, non avendo una sede fisica vera e propria, non &egrave; vincolata a uno stato, che in quanto tale pu&ograve; subire nettamente le pressioni di una superpotenza come gli Usa. <\/p>\n<p>Come spiega Stefania Maurizi, godendo del supporto di associazioni internazionali per la difesa dei diritti civili e digitali e della cassa di risonanza dei media tradizionali, Wikileaks ha segnato la storia del giornalismo odierno, arrecando a s&eacute;, per&ograve;, una vita difficile a causa del contrattacco sferrato dai governi americani susseguitisi negli anni, di fatto dal 2010 ad oggi. <\/p>\n<p>Quello che &egrave; caduto, &egrave; precisamente il presunto ruolo degli Stati Uniti come agente pacificatore del Medio Oriente; la maschera dietro la quale gli USA e i suoi alleati &#8211; tra cui l&rsquo;Italia &ndash; hanno intrapreso le missioni di guerra in Iraq e in Afghanistan per un arco di tempo tanto lungo quanto nocivo per la destabilizzazione che ha comportato in tutta l&rsquo;area mediorientale; basti pensare all&rsquo;insorgenza dell&rsquo;ISIS tra Siria e Iraq e, pi&ugrave; recentemente, dei Talebani in Afghanistan. <\/p>\n<p>Specularmente al trattamento riservato ai giornalisti di Wikileaks e alle loro fonti, vi &egrave; il guanto di velluto da parte di Usa e alleati destinato agli agenti segreti e ai militari accusati di aver compiuto stragi nei teatri di guerra o i cosiddetti <em>extraordinary renditions<\/em>, rapimenti segreti avvenuti in paesi esteri. &Egrave; il caso della strage di Piazza Nisour, Baghdad, dove i componenti di una milizia privata di nome Blackwater che aveva ucciso 14 civili e ferito 17 avevano ottenuto la grazia dal presidente Trump nel 2020, in base <em><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Nisour_Square_massacre\">&laquo;alla lunga storia di servigi resi alla nazione&raquo;<\/a><\/em>.<\/p>\n<p>Nel secondo caso si parla di rapimenti veri e propri, operazioni segrete della Cia nelle quali persone sospettate di terrorismo venivano sequestrate per poi essere trasferite in prigioni clandestine sparse per il globo, al fine di provare a farle parlare nei modi pi&ugrave; aberranti [4]. Eclatante il caso del rapimento di Abu Omar, Imam della Moschea di Via Quaranta, a Milano. Nel febbraio 2003, l&rsquo;Imam fu rapito e portato in Egitto, dove venne torturato in modi atroci [5]. Fu un danno anche per le indagini condotte su di lui dalla Procura di Milano, le quali vennero rovinate una volta per tutte. Quel sequestro imped&igrave; di individuare ed arrestarne i complici (<em>ivi<\/em>, pag. 134). La vicenda &egrave; stata ricostruita dai procuratori Spataro e Pomarici, i quali hanno identificato i responsabili del rapimento in ventisei americani della CIA, coadiuvati dai nostri servizi segreti. <\/p>\n<p>Come si legge ne <em>Il Potere Segreto<\/em>, i procuratori succitati hanno condotto l&rsquo;indagine che ha portato i ventisei americani a essere condannati in via definitiva, tra il 2012 e il 2014 (<em>ivi<\/em>, pag. 131). In realt&agrave;, per&ograve;, nessuno degli agenti ha mai scontato un solo giorno di carcere, in quanto i governi italiani si rifiutarono di avviarne l&rsquo;estradizione, evitando di estendere le procedure a livello internazionale. I documenti svelati da Wikileaks hanno mostrato le pressioni da parte degli USA sui politici italiani affinch&eacute; i propri agenti non venissero perseguiti, in particolare sull&rsquo;allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta e sui ministri del governo Prodi, Mastella e D&rsquo;Alema (<em>ivi<\/em>, pag. 132-33). Inoltre quattro agenti, complessivamente, furono graziati dai presidenti della Repubblica Giorgio Napolitano prima e Sergio Mattarella poi (<em>ivi<\/em>, pag. 131).<\/p>\n<p>Dall&rsquo;inchiesta di Maurizi si deduce anche con chiarezza come gli interessi economici e geopolitici degli USA siano stati resi possibili grazie all&rsquo;intreccio tra Stato e aziende private. Ci&ograve; emerge nell&rsquo;ambito del &ldquo;Cablegate&rdquo;, lo scoop derivante dalla pubblicazione a opera di Wikileaks di centinaia di migliaia di corrispondenze tra gli ambasciatori americani sparsi nel globo e il governo stesso degli USA. Le relazioni degli ambasciatori evidenziavano retroscena, pressioni politiche e giudizi sull&rsquo;operato dei diversi paesi. Il tutto messo nero su bianco, con la certezza che si trattasse di comunicazioni riservate, le quali non sarebbero mai state pubblicate. &Egrave; per questo, ad esempio, che possiamo leggere come ad Haiti alcune multinazionali dell&rsquo;abbigliamento del calibro di Levi&rsquo;s <em>&laquo;avevano collaborato in modo stretto con l&rsquo;ambasciata degli Stati Uniti muovendosi aggressivamente per bloccare un aumento del salario minimo&raquo;<\/em> (<em>ivi<\/em>, pag. 106), precisamente portandolo a 62 centesimi orari, livello che avrebbe permesso un salario minimo di 5 dollari al giorno.<\/p>\n<p>Con le parole di Stefania Maurizi: <em>&laquo;il rifiuto di pagare un lavoratore 62 centesimi all&rsquo;ora dava una misura della brutalit&agrave; del capitalismo americano, supportata dalla diplomazia pi&ugrave; potente del mondo&raquo;<\/em> (<em>ivi<\/em>, pag. 106). E dunque, la pi&ugrave; influente sui destini del paese stesso, in particolar modo sui soggetti pi&ugrave; vulnerabili. O su chi protesta. &Egrave; il caso dell&rsquo;Italia alla vigilia della guerra in Iraq, dove il dissenso &egrave; stato vanificato e aggirato tramite diverse tattiche spiegate proprio dall&rsquo;ambasciatore americano Sembler, quali <em>&laquo;una pesante sorveglianza delle comunicazioni dei manifestanti&raquo;<\/em> e un centro di comando coordinato dal ministero dell&rsquo;Interno per monitorare gli eventi e per far transitare al meglio i convogli che trasportavano l&rsquo;equipaggiamento militare. I manifestanti sono cos&igrave; stati messi fuori gioco sia tramite una sorveglianza delle comunicazioni (approvata da chi?) e da continui cambi di programma dei tragitti dei treni durante la notte (<em>ivi<\/em>, pag. 122). <\/p>\n<p>Ebbene, tale ammontare di rivelazioni fecero il giro del mondo, ma in pochi giorni il sito dell&rsquo;organizzazione collass&ograve; a causa di un cyberattacco. La decisione fu allora quella di spostarsi sui server di Amazon, che per&ograve; band&igrave; immediatamente i contenuti di Wikileaks. Tra le proteste, l&rsquo;organizzazione si appell&ograve; al <em>Primo Emendamento<\/em> della <em>Costituzione Americana<\/em>, che avrebbe dovuto proteggerne la libert&agrave; stampa. Successe invece, e qui sta il fatto cruciale, che la libert&agrave; di pubblicazione di Wikileaks non fu tutelata, poich&eacute; il Primo Emendamento protegge dalla censura del governo, mentre non pu&ograve; nulla per quella operata da aziende private, come appunto Amazon. Ecco, quindi, come si sono scavalcate le leggi e le presunte tutele democratiche semplicemente operando uno scambio, un&rsquo;intermissione di poteri pubblico-privato a proprio reciproco vantaggio. Non &egrave; un caso, poi, che due anni dopo il governo americano abbia avuto l&rsquo;occasione di sdebitarsi assegnando ad Amazon un contratto per l&rsquo;importantissimo e delicato onere della costruzione del cloud per i servizi di analisi, elaborazione e archiviazione dati della CIA (<em>ivi<\/em>, pag. 111).<\/p>\n<p>&Egrave; importante anche evidenziare come ci sia una fondamentale continuit&agrave; tra le amministrazioni Obama, Trump ed ora Biden, nell&rsquo;affrontare le questioni relative ai whistleblowers ed in particolare alla sorte del fondatore di WIkileaks Julian Assange. L&rsquo;atteggiamento ostile &egrave; stato una costante, la persecuzione operata nei suoi confronti si protrae da pi&ugrave; di un decennio costellato di diritti negati e di una graduale e inesorabile privazione di libert&agrave; minime dell&rsquo;essere umano, rendendo claustrofobico e insostenibile lo scorrere delle giornate in costante isolamento, tanto che &ndash; stando alle perizie psichiatriche del 2019 &ndash; Assange chiamava una linea telefonica anti-suicidi quasi ogni notte. In pi&ugrave;, mostrava i segni di un autolesionismo, proprio per distrarsi dal suo senso di solitudine (<em>ivi<\/em>, pag. 373-374). Attualmente, Julian Assange &egrave; da oltre due anni nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, in Inghilterra. Nel processo di primo grado, nel gennaio 2021, la giudice Baraitser si &egrave; espressa contro la richiesta di estradizione negli Stati Uniti, a causa delle sue condizioni di salute e dei suoi episodi di autolesionismo, che lo porterebbero a tentare il suicidio (<em>ivi<\/em>, pag. 373). <\/p>\n<p>A dicembre dello stesso anno, l&rsquo;Alta Corte di Londra ha ribaltato in appello la sentenza, accogliendo il ricorso presentato dalle autorit&agrave; americane, per cui il caso verr&agrave; riesaminato. Il 24 gennaio 2022, comunque, &egrave; stata accordata ad Assange la possibilit&agrave; di un <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2022\/01\/24\/assange-gb-concede-un-nuovo-ricorso-contro-lestradizione-negli-usa-_473ea1e6-7aff-4ab7-9eb3-80bf4f8a7ef5.html\">ulteriore ricorso dinanzi alla Corte Suprema<\/a> contro il via libera alla sua estradizione. I prossimi mesi saranno decisivi per capire quale sar&agrave; effettivamente il suo destino, considerata anche la <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2021\/12\/12\/julian-assange-ha-avuto-un-mini-ictus-in-carcere_c698fb63-cd14-407b-a3d9-60a165e6e499.html\">precariet&agrave; delle sue condizioni di salute<\/a>.<\/p>\n<p>Ci&ograve; che &egrave; decisivo notare da queste sentenze &egrave; che l&rsquo;impianto difensivo &egrave; stato rigettato; non &egrave; stato accolto il fatto che Wikileaks avesse agito entro i parametri del giornalismo responsabile [6], pubblicando i documenti del governo degli Stati Uniti. Questo &egrave; un fatto gravissimo, oltre che un pericoloso precedente: se ne deduce che la verit&agrave; sulle cronache di guerra, sugli intrighi e sugli abusi della politica debba essere solo quella ufficiale, che emana dal potere stesso. Il rischio intrinseco di una tale sentenza &egrave; proprio quello di una compromissione del ruolo del giornalismo indipendente, rappresentando una grave minaccia per la libert&agrave; di stampa. C&rsquo;&egrave; poco da stupirsi, purtroppo. Le leggi esistono, la democrazia esiste, solo fino a quando non incontrano l&rsquo;opposizione di un potere pi&ugrave; forte, che le calpesta e le minimizza. Bene ha fatto Assange a mostrarne direttamente e in maniera incontrovertibile i rapporti di forza sottostanti all&rsquo;attuale sistema democratico-borghese, e all&rsquo;oppressione nei confronti di chi sistematicamente minaccia di sbugiardarne la retorica. <\/p>\n<p>Julian Assange e Wikileaks hanno fornito, se mai ce ne fosse stato il bisogno, le prove incontrovertibili del grado di corruzione, violenza e prepotenza insite nell&rsquo;ordine capitalistico, il quale agisce in un cono d&rsquo;ombra, protetto dalla retorica dell&rsquo;esportazione della democrazia e della libert&agrave;. Non appena, per&ograve;, questa narrazione superficiale viene minacciata, i governi delle democrazie borghesi reagiscono con gli stessi fini di un potere dittatoriale, pur salvando le apparenze: <em>&laquo;Un pugno di ferro nascosto sotto uno spesso guanto di velluto&raquo;<\/em>, come afferma la stessa Maurizi. <\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 &#8211; LENIN, Stato e Rivoluzione, Newton Compton, Roma, 1977, p. 4.<\/p>\n<p>2 &#8211; Cos&igrave; si espresse l&rsquo;attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden nel suo periodo di vicepresidenza nell&rsquo;amministrazione Obama, S. MAURIZI, Il Potere Segreto, ChiareLettere, Milano, p. 107.<\/p>\n<p>3 &#8211; &ldquo;La Cia aveva lanciato una sua &ldquo;Wikileaks Task Force&rdquo; [&hellip;]. Le rilevazioni di Julian Assange e colleghi sono state esaminate e studiate da CIA, Pentagono, dalla comunit&agrave; di intelligence americana e dai servizi segreti di tutto il mondo, come probabilmente non lo sono mai state le pubblicazioni di nessun&rsquo;altra organizzazione giornalistica nella storia. Nel 2013, [&hellip;], il capo della task-force del Pentagono, Robert Carr, testimoni&ograve; di non aver trovato un solo esempio di persona uccisa a causa di quelle pubblicazioni. Mentre scrivo non risulta una sola vittima.&rdquo; Ivi, p. 352.<\/p>\n<p>4 &#8211; S. Maurizi, Il potere segreto, p. 130.<\/p>\n<p>5 &#8211; Ibid., &ldquo;&hellip;con varie tecniche, tra cui scosse elettriche, elettroshock con elettrodi bagnati posizionati su testa, torace e genitali, e violenze sessuali&rdquo;.<\/p>\n<p>6 &#8211; MAURIZI S. Il potere segreto, cit., p. 372.<\/p>\n<p>Antonio Casagrande<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda dell&rsquo;organizzazione giornalistica Wikileaks e l&rsquo;accanimento contro il suo fondatore Assange raccontate nel nuovo libro di Stefania Maurizi &ldquo;Il potere segreto&rdquo; Come afferma Lenin&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-67870","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67870","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67870"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67870\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67870"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67870"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67870"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}