{"id":67905,"date":"2022-03-23T00:00:00","date_gmt":"2022-03-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/03\/23\/economia-di-guerra-la-paghino-i-padroni\/"},"modified":"2022-03-23T00:00:00","modified_gmt":"2022-03-23T00:00:00","slug":"economia-di-guerra-la-paghino-i-padroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/03\/23\/economia-di-guerra-la-paghino-i-padroni\/","title":{"rendered":"Economia di guerra? La paghino i padroni"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6241_economiadiguerra.jpg\" alt=\"6241_economiadiguerra.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Dopo due anni di Covid, l&#8217;emergenza guerra. <strong>Tutti i governi capitalisti scaricano sulla classe operaia i costi diretti o indiretti della guerra in Ucraina<\/strong>. Il Presidente Draghi in conferenza stampa non esclude per il futuro persino piani di razionamento viveri. Si prepara l&#8217;opinione pubblica a possibili &ldquo;economie di guerra&rdquo;.<\/p>\n<p>Intendiamoci, &ldquo;non siamo in guerra&rdquo;, nel senso che ad oggi tra Russia e NATO non c&#8217;&egrave; una guerra diretta e dispiegata. La NATO sostiene l&#8217;Ucraina per i propri interessi imperialistici, ma non muove la guerra alla Russia (niente no fly zone, come vorrebbe Zelensky). La Russia attacca l&#8217;Ucraina per assoggettarla ai propri interessi imperialisti ma non muove guerra alla NATO (niente attacco a Polonia e repubbliche baltiche). La terza guerra mondiale non &egrave; affatto gi&agrave; iniziata, e chi lo afferma non sa quello che dice, scambiando una terribile possibilit&agrave; futura con la realt&agrave; presente<\/p>\n<p>Tuttavia fenomeni da economia di guerra stanno compiendo primi passi in pi&ugrave; direzioni, anche in Italia. <strong>I prezzi del gas, della corrente elettrica, degli idrocarburi, erano gi&agrave; in forte ascesa<\/strong> per l&#8217;effetto combinato della ripresa capitalista (aumento della domanda), della strozzatura di forniture e approvvigionamenti, delle speculazioni finanziarie (mercato dei future). <strong>La precipitazione della guerra russa all&#8217;Ucraina ha moltiplicato tutti questi fenomeni<\/strong>. Tutti i generi di prima necessit&agrave; conoscono un&#8217;inflazione sconosciuta negli ultimi decenni. Il pane &egrave; colpito dal crollo dell&#8217;importazione di grano da Ucraina e Russia. La produzione agroalimentare &egrave; sconvolta dal disinvestimento nella filiera del pomodoro a vantaggio della ben pi&ugrave; remunerativa produzione sostitutiva del grano ucraino. Ovunque avanza la ricerca del massimo profitto.<\/p>\n<p>I capitalisti scaricano l&#8217;aumento dei costi sul prezzo delle merci, cio&egrave; innanzitutto sui salariati. Un ruolo indubbio lo giocano le speculazioni, che persino il ministro Cingolani a denti stretti ha dovuto riconoscere come &ldquo;scandalo&rdquo;, salvo poi minimizzare. In realt&agrave; la speculazione finanziaria non solo &egrave; consentita ma &egrave; pratica corrente della societ&agrave; borghese. Se gli operatori finanziari prevedono che gas, petrolio, carbone aumenteranno di prezzo in futuro, si affrettano a comprare quote di gas e petrolio sul mercato finanziario per poi rivenderle e guadagnarci. &Egrave; quello che sta accadendo. Gas, petrolio, carbone, elettricit&agrave; promettono affari d&#8217;oro, dunque vanno alla grande su questo mercato parallelo, al di l&agrave; e al di sopra del mondo reale delle merci. Ma sulle merci e sul loro prezzo si scarica anche il costo di quell&#8217;operazione speculativa. I capitalisti si arricchiscono, i salariati si impoveriscono. <\/p>\n<p>Naturalmente <strong>i capitalisti che si arricchiscono maggiormente sono i produttori di energia elettrica, gas e carburanti<\/strong>. Le loro azioni vanno a ruba e dunque il loro patrimonio si gonfia. Le loro merci sono sempre pi&ugrave; care e dunque garantiscono profitti straordinariamente elevati. Poich&eacute; si tratta di materie prime che rappresentano un costo anche per i capitalisti delle aziende energivore (a partire dalla siderurgia), Confindustria ha chiesto al governo un intervento a favore delle imprese. Il governo ha subito provveduto stanziando nuovi fondi pubblici come credito d&#8217;imposta e garanzia del credito bancario (la banca faccia pure libero credito all&#8217;impresa, se l&#8217;impresa non paga provvede lo stato a pagare la banca). Fondi che si aggiungono ai 140 miliardi di risorse pubbliche messe a disposizione dei capitalisti nei due anni della pandemia. Risorse pagate dai salariati: o perch&eacute; messe a carico del debito pubblico che va poi ripagato (coi relativi interessi) o perch&eacute; finanziate dai tagli sociali.<\/p>\n<p>La cosiddetta tassa sugli extraprofitti sbandierata dal governo &egrave; una truffa. La tassa interviene su produttori, distributori, venditori e importatori di energia elettrica, gas, prodotti petroliferi. Ma dura solamente fino a giugno, riguarda solo il 10% dell&#8217;extraprofitto realizzato, non vale sotto la soglia di 5 milioni di extraguadagno. Pi&ugrave; che la tassa del 10%, &egrave; la piena salvaguardia del 90% degli enormi extraprofitti realizzati. Non a caso il vantaggio per i consumatori &egrave; minimo: la miseria di 25 centesimi al litro fino al 30 aprile, mentre le imprese avranno uno sgravio del credito d&#8217;imposta del 12% sulla bolletta elettrica e del 20% di quella del gas. Un altro ordine di grandezza. Tutto questo a fronte di aziende energetiche che hanno gi&agrave; realizzato nel 2021 profitti d&#8217;oro: la sola ENI 4,12 miliardi di profitto netto e dividendi da favola per gli azionisti.<\/p>\n<p>Parallelamente <strong>il governo porta la spesa militare al 2% del PIL, che equivale a 38 miliardi annui dai 25 attuali, nel momento stesso in cui la spesa in sanit&agrave; vedr&agrave; una contrazione di 6 miliardi<\/strong> a regime col completamento del famigerato PNRR. Uno scandalo. Ma anche una festa per l&#8217;industria militare italiana. Il gruppo Leonardo si &egrave; visto riconoscere un ruolo guida nel riarmo continentale, grazie alla triangolazione con imprese francesi e tedesche. Le azioni del gruppo, come le azioni di tutto il complesso industrial-militare su scala mondiale, vedono crescere verticalmente il proprio valore.<br \/>\n<br \/><strong>Se negli anni della pandemia si sono arricchite le aziende farmaceutiche, gli anni del riarmo e della guerra vedranno la moltiplicazione dei profitti militari<\/strong>. &Egrave; la legge eterna del capitalismo e dell&#8217;imperialismo, di un ordine capovolto della societ&agrave; in cui sofferenza e morte sono fattori di guadagno di pochi a spese dei molti. Non a caso la corsa al riarmo si combina con la riattivazione delle centrali a carbone e delle trivellazioni senza limiti, anche questo nel segno dell&#8217;emergenza bellica.<\/p>\n<p>Intanto le sanzioni degli imperialismi occidentali contro l&#8217;imperialismo russo moltiplicano le crisi industriali. Le imprese italiane pi&ugrave; esposte sul mercato russo (siderurgia, pelletteria, calzaturiero, mobilifici, tessile e moda) annunciano &laquo;<em>inevitabili ristrutturazioni<\/em>&raquo; sulla pelle dei propri operai. In parte per mungere nuove risorse pubbliche, in parte con l&#8217;obiettivo reale di riorganizzare la produzione, delocalizzare altrove, licenziare. Alcune economie di distretto, tipiche del capitalismo italiano, registrano gi&agrave; una sostanziale paralisi, come nel caso di Fermo. Ed &egrave; solo l&#8217;inizio.<br \/>\n<br \/><strong>Se la guerra si prolungher&agrave;, chiusure e ristrutturazioni si moltiplicheranno in diversi paesi<\/strong>. Tanto pi&ugrave; che le banche mondiali a partire dalla Fed stanno alzando i tassi di interesse, o stanno riducendo gli acquisti di titoli pubblici (BCE), per cercare di contenere l&#8217;inflazione e l&#8217;abnorme indebitamento mondiale (pubblico e privato), ci&ograve; che esporr&agrave; la stessa ripresa capitalista a molte incognite.<\/p>\n<p>Di fronte a tutto questo, le burocrazie sindacali non fanno che balbettare, mentre le sinistre riformiste, cosiddette radicali, sanno solo evocare l&#8217;intervento &laquo;<em>di pace<\/em>&raquo; dell&#8217;ONU imperialista o gesti simbolici e innocui.<br \/>\n<br \/>&Egrave; necessaria invece una mobilitazione vera del movimento operaio e dell&#8217;insieme delle sue organizzazioni che ponga al centro l&#8217;interesse dei salariati attorno a una piattaforma di lotta indipendente.<\/p>\n<p>Nel mentre sosteniamo il diritto della resistenza ucraina contro l&#8217;imperialismo russo, fuori da ogni logica di puro pacifismo, ci contrapponiamo all&#8217;&ldquo;economia di guerra&rdquo; dell&#8217;imperialismo di casa nostra, che &egrave; sempre per noi il nemico principale. La guerra in corso dell&#8217;imperialismo russo contro l&#8217;Ucraina &egrave; parte della contesa tra poli imperialisti per la spartizione delle zone d&#8217;influenza nella stessa Europa. <strong>Non possono essere i proletari a pagare i costi della lotta tra imperialismi per il controllo del pianeta. N&eacute; in Russia n&eacute; in Ucraina n&eacute; in Occidente<\/strong>. Se la guerra &egrave; scatenata dal capitalismo, siano i capitalisti a pagarne i costi. Ovunque. Se c&#8217;&egrave; l&#8217;emergenza si impongono misure di emergenza, ma contro i capitalisti, non contro i proletari.<\/p>\n<p><strong>&#8211; Abolizione del segreto commerciale e controllo operaio sui prezzi. <\/p>\n<p>&#8211; Blocco delle tariffe di gas, luce, benzina.<\/p>\n<p>&#8211; Ripristino della scala mobile dei salari.  <\/p>\n<p>&#8211; Patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% pi&ugrave; ricco, per finanziare un piano di riconversione energetica fondato sulle energie rinnovabili.<\/p>\n<p>&#8211; Nessun licenziamento per ragioni di guerra: le aziende che licenziano siano nazionalizzate sotto il controllo dei lavoratori.<\/p>\n<p>&#8211; Requisizione integrale dei sovraprofitti realizzati dalle grandi aziende energetiche e loro investimento nella protezione ambientale. Nazionalizzazione senza indennizzo di tali aziende, a partire da ENI, sotto il controllo dei lavoratori. <\/p>\n<p>&#8211; Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle grandi aziende del complesso industrial-militare, a partire dal gruppo Leonardo.<\/strong><\/p>\n<p>Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici pu&ograve; realizzare queste misure.<\/p>\n<p><strong>IL NEMICO PRINCIPALE &Egrave; IN CASA NOSTRA!<\/strong><\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo due anni di Covid, l&#8217;emergenza guerra. Tutti i governi capitalisti scaricano sulla classe operaia i costi diretti o indiretti della guerra in Ucraina. 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