{"id":67984,"date":"2022-07-30T00:00:00","date_gmt":"2022-07-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/07\/30\/unione-popolare-tra-il-cielo-e-la-terra\/"},"modified":"2022-07-30T00:00:00","modified_gmt":"2022-07-30T00:00:00","slug":"unione-popolare-tra-il-cielo-e-la-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/07\/30\/unione-popolare-tra-il-cielo-e-la-terra\/","title":{"rendered":"Unione Popolare tra il cielo e la terra"},"content":{"rendered":"<p>Il primo capitolo di una storia nuova o l&#8217;ultimo capitolo della storia vecchia?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6390_UP.jpg\" alt=\"6390_UP.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>&ldquo;<em>Parte in tutta Italia l&#8217;Unione Popolare<\/em>&rdquo;. Roma, 9 luglio. Sfrondata della retorica d&#8217;occasione, si tratta dell&#8217;ennesimo nuovo nome dell&#8217;ennesima lista civica per le elezioni politiche del 2023, anticipate al 2022. &Egrave; il tentativo del Partito della Rifondazione Comunista e di Potere al Popolo di salire in groppa al successo elettorale di M&eacute;lenchon in Francia per sbarcare in Parlamento in Italia. Ma soprattutto il tentativo dell&#8217;ex sindaco di Napoli di usare lo sgabello di PRC e PaP per costruire un proprio partito autocentrato. Ci prov&ograve; Ingroia, ci riprova ora De Magistris. Tutto legittimo, beninteso. Basta chiamare le cose con il loro nome, senza farsi incantare dalle fiabe.<\/p>\n<p><strong>RIENTRARE IN PARLAMENTO IN FUNZIONE DI QUALE CLASSE?<\/strong><\/p>\n<p>Provare a rientrare in Parlamento &egrave; comprensibile. Ma in funzione di quale classe e per quale prospettiva?<br \/>\n<br \/>Il PRC in Parlamento c&#8217;&egrave; stato per ben sedici anni (1992-2008), con percentuali ben pi&ugrave; ragguardevoli di quelle oggi attese da De Magistris. Ma &egrave; finito col votare i programmi del capitale nei cinque anni dei due governi Prodi: lavoro interinale, privatizzazioni, missioni militari, la pi&ugrave; grande detassazione dei profitti del dopoguerra (IRES dal 34% al 27% nel 2007!), sino a distruggere la propria riconoscibilit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Si dir&agrave; che &ldquo;tutti possono sbagliare&rdquo; e che una seconda occasione non si nega a nessuno. Ma qui non si tratta di &ldquo;errori&rdquo; sulla via impervia del socialismo, bens&igrave; del sostegno alle peggiori misure del capitalismo, <em>contro<\/em> la classe lavoratrice. Senza che nessuno, tra dirigenti e ministri di quella stagione, con l&#8217;eccezione obbligata di Bertinotti, abbia sentito il bisogno di farsi da parte per ragioni di decenza.<br \/>\n<br \/>Se Grillo, Salvini, Meloni, hanno sfondato uno dopo l&#8217;altro in ampi settori di salariati, lo si deve in ultima analisi anche al suicidio di Rifondazione, pagato a sinistra <em>da tutti<\/em>, anche da chi lo contrast&ograve; con coerenza.<\/p>\n<p>Peraltro le &ldquo;seconde occasioni&rdquo; non sono certo mancate. Nei quattordici anni successivi all&#8217;estromissione dal Parlamento, la sinistra cosiddetta radicale ha provato a rientrarci sotto mentite spoglie, attraverso il ricorso a sigle fantasiose, ogni volta diverse, dietro cui nascondersi: dopo Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile, L&#8217;Altra Europa con Tsipras, Potere al Popolo, la Sinistra&#8230; L&#8217;elemento comune &egrave; stato l&#8217;arretramento culturale e persino di vocabolario. I lavoratori sono stati rimpiazzati dai &ldquo;cittadini&rdquo;. La lotta al capitalismo, fosse pure declamata, ha ceduto il passo alla critica del liberismo. Invece della (farlocca) &ldquo;via italiana al socialismo&rdquo;, di togliattiana memoria, una sorta di via mimetica al Parlamento (per tornare un domani ai lidi di governo). Ma l&#8217;operazione &egrave; fallita. E non solo. Proprio negli anni della grande crisi sociale ha contribuito a rimuovere anche culturalmente un elementare argine di classe all&#8217;intossicazione populista, mentre l&#8217;esperienza traumatica del governo Tsipras, sostenuto da tutta la sinistra italiana, ne ha confermato gli equivoci irrisolti e tarpato le ambizione di rilancio.<\/p>\n<p>L&#8217;Unione Popolare non &egrave; dunque il primo capitolo di una storia nuova, ma l&#8217;ultimo capitolo della storia vecchia. Si dir&agrave; che questa volta il successo elettorale di M&eacute;lenchon fornisce un ancoraggio all&#8217;esperimento, e che la crisi verticale del grillismo apre uno spazio elettorale nuovo. Possibile, anche se &egrave; bene dire che M&eacute;lenchon ha capitalizzato in parte una dinamica di lotte che oggi ancora latita in Italia. Tuttavia il punto non &egrave; elettorale, &egrave; politico.<\/p>\n<p><strong>ALLA RICERCA DEL GRILLISMO PERDUTO<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;appello pubblico che promuove l&#8217;Unione Popolare &egrave; un elenco di valori democratici e progressisti, assieme all&#8217;immancabile richiamo alla Costituzione di Togliatti e De Gasperi. Chi cercasse un qualsivoglia riferimento alla lotta di classe rimarrebbe deluso. A maggior ragione chi pretendesse l&#8217;evocazione, fosse pure formale, del socialismo.<br \/>\n<br \/>Non dipende solo dal fatto che le formazioni della sinistra radicale hanno da tempo dismesso la centralit&agrave; di questi riferimenti, come peraltro ha fatto il patriottico M&eacute;lenchon. &Egrave; che il senso stesso di Unione Popolare consiste nel rimuovere l&#8217;immagine della &ldquo;sinistra radicale&rdquo;, in ogni possibile declinazione. Non a caso Rifondazione Comunista e Potere al Popolo non hanno figurato in quanto tali nell&#8217;assemblea nazionale promotrice di Unione Popolare a Roma. Neppure sono intervenuti. La loro presenza &egrave; muta. Gli stessi nomi riconoscibili dei loro dirigenti di partito sono relegati in coda al lungo elenco di personalit&agrave; firmatarie dell&#8217;appello, che &egrave; e deve apparire l&#8217;appello della societ&agrave; civile progressista, non di PaP e PRC. I loro militanti, come sempre, saranno chiamati alla manovalanza in campagna elettorale. Ma la loro identit&agrave; di partito sar&agrave; anonima. Cos&igrave; vuole e ottiene De Magistris, alfa e omega dell&#8217;intera operazione. &laquo;<em>Sgombriamo il campo da un equivoco: Unione Popolare non &egrave; una semplice proposta di sinistra radicale che tenta di riunire ci&ograve; che resta della sinistra estrema. Non ha nulla a che vedere con tutto questo&#8230;<\/em>&raquo; dichiara Salvatore Pace, ex vicesindaco di Napoli, primo collaboratore di De Magistris. Non vi &egrave; ragione di dubitarne.<\/p>\n<p>La ricerca insistita dell&#8217;accordo con il M5S, patrocinata in particolare da PRC e De Magistris, sta in questo quadro. Non &egrave; una sgrammaticatura casuale, o un errore. &Egrave; il riflesso di un&#8217;impostazione politica. &laquo;<em>Io sono come i 5S dei meetup<\/em>&raquo; dichiara De Magistris al Fatto Quotidiano (28 luglio). E cos&igrave; vuole apparire.<br \/>\n<br \/>L&#8217;accordo con Conte viene presentato come una convergenza naturale di istanze comuni, sociali, democratiche, ecologiche. Il fatto che il M5S sia stato il partito pi&ugrave; governativo della legislatura, che Conte sia stato due volte Presidente del Consiglio, che abbia inondato il padronato di miliardi, che abbia promosso leggi forcaiole contro i migranti e i diritti di sciopero (decreti Salvini), che abbia aumentato in entrambi i governi le spese militari, che abbia sostenuto tutte le politiche di Draghi (taglio dell&#8217;IRAP incluso), appare un trascurabile dettaglio. Ci&ograve; che conta per De Magistris &egrave; rientrare in partita.<br \/>\n<br \/>Purtroppo per lui, Conte non sembra sinora disposto a imbarcare Unione Popolare, preferisce salvaguardare il profilo istituzionale di ex Presidente del Consiglio, cerca di rivendere l&#8217;ennesima truffa a cinque stelle &ldquo;soli contro tutti, a difesa dei deboli&rdquo;. UP purtroppo con le sue profferte unitarie copre di fatto quella truffa, mentre la concorrenza del M5S sui temi sociali &ndash; <em>non sbugiardata ma avallata da UP<\/em> &ndash; limita lo spazio di De Magistris anche sul terreno elettorale.<br \/>\n<br \/>Come sempre, l&#8217;opportunismo finisce con l&#8217;essere il peggior nemico di s&eacute; stesso.<\/p>\n<p><strong>MELENCHONISMO SENZA M&Eacute;LENCHON<\/strong> <\/p>\n<p>Unione Popolare &egrave; un&#8217;operazione complicata. De Magistris non &egrave; M&eacute;lenchon, n&eacute; per cultura politica n&eacute; in fatto di organizzazione.<br \/>\n<br \/>M&eacute;lenchon ha costruito negli anni un proprio soggetto politico (La France Insoumise) sulle rovine parallele del Partito Comunista Francese e del Partito Socialista, coi quali ha siglato l&#8217;intesa per le elezioni legislative da una posizione di forza. Il suo sovranismo di sinistra dispone di una base d&#8217;appoggio organizzata, che oggi fa da baricentro di NUPES.<br \/>\n<br \/>De Magistris &egrave; solo un ex magistrato e un ex sindaco, che dispone unicamente del proprio nome. Il suo progetto DemA, non casualmente affidato al fratello, &egrave; rimasto una sigla vuota. L&#8217;unico vero punto di forza di De Magistris &egrave; la prostrazione della sinistra politica che si &egrave; sdraiata ai suoi piedi. Il suo fine &egrave; usare la generosit&agrave; di PRC e PaP per costruire sulle loro rovine il partito di De Magistris, la sua Italia Insoumise.<\/p>\n<p>Quanto al programma politico, sar&agrave; l&#8217;ultimo dei problemi di De Magistris. La sua Persona travalica ogni confine. Si presenta come &ldquo;uomo delle Istituzioni ma contro il Sistema&rdquo;. Rivendica rottura del sistema e affidabilit&agrave; di governo. Evoca &laquo;<em>onest&agrave;, libert&agrave;, autonomia, competenza, coraggio, amore, passione, la corazza con cui ho retto a molti tsunami istituzionali, sempre tra la gente e con la gente<\/em>&raquo;. Esalta la &laquo;<em>testimonianza esplosiva del Papa<\/em>&raquo;. Promette che con Lui &laquo;<em>l&#8217;umanit&agrave; andr&agrave; al potere e sar&agrave; un potere di servizio<\/em>&raquo;. Insomma, il programma di De Magistris &egrave; De Magistris, e tanto basta. Come l&#8217;Uno di Nicol&ograve; Cusano, raccoglie in s&eacute; la totalit&agrave; degli opposti. Ogni pretesa di definirlo sminuirebbe la sua infinit&agrave;. Quanto all&#8217;Umanit&agrave;, dovr&agrave; avere pazienza.<\/p>\n<p><strong>UNIONE POPOLARE DALLA POESIA ALLA PROSA<\/strong><\/p>\n<p>Disgraziatamente, nel mondo reale la poesia scolora nella prosa, e si vendica di tanta enfasi. Prima il sodalizio con Di Pietro nella famosa Italia dei Valori, ai tempi in cui si opponeva alla commissione d&#8217;inchiesta sul G8 di Genova a difesa dell&#8217;onore della polizia, e all&#8217;introduzione del reato di tortura. Poi i dieci anni di sindacatura a Napoli dentro le ordinarie compatibilit&agrave; di un&#8217;amministrazione borghese: pagamento del debito pubblico alle banche, privatizzazione delle Terme di Agnano, tagli agli asili nido con relativi milioni ai privati, blocco della contrattazione in Comune, vendita delle quote comunali dell&#8217;aeroporto di Capodichino, affidamento ai privati della gestione dei cimiteri, denuncia dei lavoratori in sciopero nel trasporto cittadino, nel nome del &ldquo;popolo utente&rdquo;&#8230; Il tutto compensato dalle concessioni di spazio ai centri sociali della citt&agrave;, con questo assunti e arruolati quale guardia del corpo del sindaco, tra comizi roboanti e toni messianici. Insomma, una sorta di Chavez de&#8217; noantri, o se si vuole di zapatismo partenopeo, presentato (letteralmente) come  &ldquo;laboratorio mondiale dell&#8217;incontro tra potere e popolo&rdquo;. In realt&agrave; una forma di subordinazione del popolo al potere.<\/p>\n<p><strong>DA PODEMOS A M&Eacute;LENCHON, UNA SINISTRA DI GOVERNO DEL CAPITALISMO<\/strong><\/p>\n<p>Oggi parlano per De Magistris i suoi riferimenti internazionali, pur esibiti come punti di forza.<br \/>\n<br \/>Podemos, con ben quattro ministri, partecipa del governo dell&#8217;imperialismo spagnolo, quello che aumenta le spese militari, approva l&#8217;estensione della NATO, massacra i migranti in accordo col Marocco, rifiuta l&#8217;autodeterminazione della Catalogna.<br \/>\n<br \/>M&eacute;lenchon, ex ministro del governo Jospin e bombardatore di Belgrado, ha appena rimosso la richiesta di uscita dalla NATO per accordarsi col Partito Socialista, non chiede n&eacute; l&#8217;indipendenza per le colonie di Oltremare n&eacute; il ritiro delle truppe francesi dal Sahel (limitandosi all&#8217;&rdquo;apertura di un dibattito&rdquo;), nel nome degli &ldquo;interessi strategici della Francia&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Peraltro Manon Aubry, presente all&#8217;assemblea di Roma di Unione Popolare in rappresentanza della France Insoumise, ha pensato bene di benedire anche la lista di Sinistra Italiana e dei Verdi, tutta interna al campo largo di Letta. Meglio evitare di compromettersi, e tenersi aperta ogni strada. Con buona pace di De Magistris e dei suoi reggicoda.<\/p>\n<p>Non sappiamo quale sar&agrave; la risultante elettorale di Unione Popolare e dei calcoli incrociati che la sottendono. Sappiamo che l&#8217;esigenza di un partito indipendente della classe lavoratrice e di un programma di rivoluzione sociale non ha nulla a che spartire con la vecchia riproposizione di equivoci populisti attorno a personaggi in cerca di autore.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo capitolo di una storia nuova o l&#8217;ultimo capitolo della storia vecchia? &ldquo;Parte in tutta Italia l&#8217;Unione Popolare&rdquo;. Roma, 9 luglio. 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