{"id":67988,"date":"2022-08-06T00:00:00","date_gmt":"2022-08-06T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/08\/06\/il-programma-necessario-per-un-nuovo-autunno-caldo\/"},"modified":"2022-08-06T00:00:00","modified_gmt":"2022-08-06T00:00:00","slug":"il-programma-necessario-per-un-nuovo-autunno-caldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/08\/06\/il-programma-necessario-per-un-nuovo-autunno-caldo\/","title":{"rendered":"Il programma necessario per un nuovo autunno caldo"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6394_inflazione.jpg\" alt=\"6394_inflazione.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Mentre i salari sono in picchiata e i tassi dei mutui in rialzo, i profitti delle banche e delle grandi imprese conoscono un&#8217;impennata impressionante.<br \/>\n<br \/>In testa naturalmente i monopoli energetici, a partire da ENI, che accresce del 600% i propri utili. Ma non solo. Unicredit ha registrato il miglior semestre degli ultimi dieci anni, Banca Intesa il miglior risultato dal 2008. Stellantis ha realizzato 8 miliardi di profitto netto nel solo primo semestre 2022, nonostante le difficolt&agrave; del mercato automobilistico. Prysmian, Brembo, Campari, Essilux realizzano incrementi degli utili di oltre il 20%. Cos&igrave; il gruppo Mediobanca. Cos&igrave; tutta l&#8217;industria bellica, la farmaceutica, l&#8217;informatica. Ed anche l&#8217;industria alimentare.<\/p>\n<p>Come si spiega questo Eldorado dei profitti? Nel modo pi&ugrave; semplice. <strong>Da un lato salari schiacciati<\/strong>, precariato dilagante, 90% di nuove assunzioni con contratti a termine e part time involontario, contratti non rinnovati da anni per il 40% del lavoro privato e ampi settori dei dipendenti pubblici (scuola). <strong>Dall&#8217;altro una montagna di miliardi girati ai padroni<\/strong> in tutti i modi possibili: credito d&#8217;imposta, taglio dell&#8217;IRAP, miliardi a fondo perduto, copertura con risorse pubbliche del credito bancario alle imprese (per cui se l&#8217;impresa non paga &egrave; lo Stato che ripaga la banca), ristori &agrave; gogo a un numero enorme d&#8217;imprese che hanno usato abusivamente la cassa integrazione senza averne bisogno (mentre si apre il safari contro gli abusivi&#8230; del reddito di cittadinanza).<br \/>\n<br \/>Secondo i calcoli degli stessi sindacati, che li citano senza imbarazzo, sono stati versati in due anni sul portafoglio del padronato oltre 170 miliardi di risorse pubbliche. A questo si aggiunge la pratica ormai universale del buy-back: quella per cui gli azionisti comprano in Borsa le proprie azioni per accrescerne il valore e ingrassare i dividendi. Il parassitismo pi&ugrave; spudorato. <\/p>\n<p><strong>Se poi aumentano i costi delle materie prime e dell&#8217;energia, prima per la ripresa, poi per le strozzature dell&#8217;offerta, infine per la guerra e le sanzioni, nessun problema: si aumentano i prezzi delle merci, dei servizi, di tutto.<\/strong><br \/>\n<br \/>Di pi&ugrave;. Se &egrave; ragionevole prevedere che determinati beni rincareranno ulteriormente nella prossima fase, si investe nei titoli di Borsa corrispondenti e si trasferisce il costo dell&#8217;investimento sui consumatori. L&#8217;inflazione fuori controllo &egrave; la risultante di questo gioco.<\/p>\n<p>Naturalmente <strong>il gioco rende a una sola condizione: che non aumentino i salari in modo proporzionale<\/strong>. Per cui assistiamo all&#8217;inverecondo spettacolo di tutta la stampa padronale, liberale o reazionaria che sia, contro la &ldquo;rincorsa tra prezzi e salari&rdquo;, il vero spettro d&#8217;autunno. Che &egrave; il modo aulico per dire che devono correre solo i prezzi. Esattamente come sta avvenendo. Salvo che poi gli stessi giornali &ldquo;progressisti&rdquo; lamentano la crescita delle disuguaglianze e i rischi di una rivolta sociale. La lingua batte sempre dove il dente duole, anche quando &egrave; biforcuta.<\/p>\n<p>In questo quadro generale <strong>spicca l&#8217;assenza di una risposta che sia proporzionale all&#8217;attacco. Anzi, di qualsiasi risposta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le burocrazie sindacali fanno tappezzeria penosa<\/strong>. L&#8217;ultimo incontro col governo dimissionario &egrave; un vero pezzo d&#8217;antologia. Il governo offre ai lavoratori precari 200 euro una tantum &ndash; il nulla &ndash; mentre nega persino il rinnovo di questa miseria ai lavoratori gi&agrave; &ldquo;beneficiati&rdquo;. Cancella anche il pannicello della tassa del 25% sugli extraprofitti dei monopoli energetici, visto che questi avevano aggrottato le ciglia. Annuncia un taglio del 2% del cuneo fiscale sui salari, che significa scaricare sull&#8217;erario pubblico, cio&egrave; sui lavoratori, il taglio dei contributi, salvando integralmente i profitti aziendali che non pagano un euro. Ebbene, i segretari confederali sono usciti soddisfatti dall&#8217;incontro vantando il positivo interessamento del governo. Salvo poi scoprire, con Landini, di essere stati buggerati e spendere le solite &ldquo;critiche&rdquo; platoniche. Una vergogna.<\/p>\n<p><strong>E a sinistra? Un altro spettacolo imbarazzante. Non per la sua divisione, ma per la sua subordinazione in ordine sparso alle forze avversarie (o estranee al lavoro).<\/strong><br \/>\n<br \/>Fratoianni si accoda al PD, quindi al confindustriale Calenda, salvo vedersi scaricato all&#8217;ultimo miglio e precipitare la crisi del proprio partito. Rizzo fa blocco con destre reazionarie nazionaliste nel nome del rossobrunismo. Rifondazione Comunista si accoda al civico De Magistris (come gi&agrave; ad Ingroia) e propone insistentemente l&#8217;alleanza ai Cinque Stelle, che hanno governato contro gli operai per cinque anni firmando decreti infami contro i loro stessi diritti. Potere al Popolo critica la proposta di blocco coi Cinque Stelle ma non mette in discussione l&#8217;impianto politico culturale da cui nasce. <\/p>\n<p>Naturalmente <strong>tutti parlano di lotte, di ragioni sociali, di diritti ma senza una proposta reale di azione di massa in cui investire unitariamente le proprie forze<\/strong>. La vera speranza di questi gruppi dirigenti non &egrave; la sollevazione di massa contro i capitalisti, ma il proprio ritorno in Parlamento. Nella prospettiva un domani di tornare al governo in qualche combinazione cosiddetta progressista. Come gi&agrave; con Prodi, con Tsipras, con Sanchez (Podemos), con Boric&#8230; Come con M&eacute;lenchon, che fu gi&agrave; ministro di Jospin quando bombard&ograve; Belgrado e che oggi rimuove l&#8217;uscita dalla NATO per accordarsi col Partito Socialista&#8230;<\/p>\n<p>Noi non ci aggreghiamo a questa carovana. In direzione ostinata e contraria, diciamo tanto pi&ugrave; oggi che il tema vero e centrale su cui unire nell&#8217;azione tutte le forze della sinistra politica e sindacale &egrave; la rivolta di classe contro i capitalisti, i loro governi, tutti i loro partiti. <strong>Se c&#8217;&egrave; un momento in cui dopo anni di sacrifici immensi andrebbe detto &ldquo;basta&rdquo; &egrave; esattamente questo.<\/strong><\/p>\n<p>Al tempo stesso, una rivolta sociale, dopo decenni di arretramenti e sconfitte, ha bisogno di parole d&#8217;ordine. Semplici, dirette, unificanti, capaci di rispondere all&#8217;esperienza quotidiana di grandi masse e al tempo stesso di sviluppare la loro coscienza politica indipendente, che &egrave; innanzitutto la coscienza della propria forza. Per una grande vertenza generale di 18 milioni di salariati. Innanzitutto.<\/p>\n<p><strong>BLOCCO IMMEDIATO DEI PREZZI ALIMENTARI E DELLE TARIFFE DI GAS, LUCE, BENZINA<\/strong><\/p>\n<p>I prezzi reali sul carrello aumentano ben pi&ugrave; rapidamente di quanto dicano i dati ufficiali. Occorre un controllo operaio e popolare sui prezzi, con la costituzione di un comitato nazionale indipendente di lavoratori e consumatori, e comitati corrispondenti sul territorio. Occorre rivendicare l&#8217;abolizione del segreto commerciale e industriale, paravento di mille speculazioni padronali. Nessuna fiducia nei capitalisti, apertura dei libri contabili in ogni azienda.<\/p>\n<p><strong>FORTE AUMENTO SALARIALE, SCALA MOBILE DEI SALARI, SALARIO MINIMO DI 1500 EURO NETTI<\/strong><\/p>\n<p>I salari italiani sono quelli che in tutta Europa hanno perso di pi&ugrave; negli ultimi trent&#8217;anni, a esclusivo vantaggio dei profitti. Occorre innanzitutto recuperare il maltolto chiedendo l&#8217;aumento generale e immediato di almeno 300 euro netti per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Occorre istituire un salario minimo per legge di almeno 12 ore all&#8217;ora, 1500 euro netti su scala mensile. Ma non basta. Di fronte a un&#8217;inflazione fuori controllo che sta falcidiando le buste paga, va reintrodotta la scala mobile dei salari, conquista storica del movimento operaio, cancellata trent&#8217;anni fa. Se c&#8217;&egrave;, come c&#8217;&egrave;, la rincorsa dei prezzi, ci vuole un incremento automatico e corrispondente dei salari, privati e pubblici. L&#8217;alternativa &egrave; la continuit&agrave; dell&#8217;immiserimento progressivo<\/p>\n<p><strong>REQUISIZIONE INTEGRALE DEGLI EXTRAPROFITTI E NAZIONALIZZAZIONE DEI MONOPOLI ENERGETICI, SENZA INDENNIZZO E SOTTO CONTROLLO OPERAIO<\/strong><\/p>\n<p>Gli extraprofitti delle grandi compagnie energetiche (ENI, ENEL, SNAM, Edison) non hanno precedenti nell&#8217;ultimo mezzo secolo. Quaranta miliardi in soli sei mesi nel 2022. Accumulati anche attraverso una cinica speculazione riconosciuta a denti stretti persino dal (loro) ministro Cingolani. Il buffetto fiscale una tantum del 25%, peraltro impugnato legalmente dalle compagnie, &egrave; un insulto. L&#8217;intera somma degli extraprofitti va requisita, e investita nel blocco delle tariffe. I monopoli energetici vanno nazionalizzati, senza indennizzo (perch&eacute; se lo sono gi&agrave; preso) e sotto il controllo dei lavoratori: condizione decisiva per pianificare una transizione ecologica vera, a partire dall&#8217;investimento massiccio nelle energie rinnovabili, altrimenti impossibile.<\/p>\n<p><strong>PATRIMONIALE STRAORDINARIA DEL 10% SUL 10% PI&Ugrave; RICCO<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi trent&#8217;anni si sono ridotte progressivamente le tasse sui profitti mentre i salariati e in pensionati si caricano sulle proprie spalle oltre l&#8217;80% del carico fiscale. Ora basta. Esistono oltre 4000 miliardi di grandi patrimoni, esentasse o progressivamente detassati. Una patrimoniale straordinaria del 10% liberebbe la cifra imponente di 400 miliardi, da destinare alla sanit&agrave; pubblica, alla scuola, al risanamento ambientale, ai lavori di bonifica, alla riparazione della rete idrica ridotta ormai a un colabrodo&#8230; &Egrave; il caso di dire &ldquo;paghi chi non ha mai pagato!&rdquo;<\/p>\n<p><strong>CANCELLAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO VERSO LE BANCHE E LORO NAZIONALIZZAZIONE SENZA INDENNIZZO PER I GRANDI AZIONISTI<\/strong><\/p>\n<p>La zavorra del debito pubblico &egrave; sempre pi&ugrave; insopportabile. Lo stesso Stato che detassa i capitalisti si finanzia vendendo titoli alle banche e ripagandole con 70-80 miliardi di euro ogni anno di soli interessi. Sono soldi ricavati dal taglio della sanit&agrave;, della scuola, delle pensioni, del lavoro. Un trasferimento di ricchezza nel portafoglio del capitale finanziario che &egrave; tanto pi&ugrave; insopportabile di fronte ai suoi profitti da favola e alla sua cronica evasione fiscale. Questa corv&eacute;e va cancellata. Il debito pubblico verso le banche va ripudiato. Una rivendicazione tanto pi&ugrave; necessaria di fronte ai piani annunciati di ripagamento del nuovo enorme indebitamento pubblico, nazionale e continentale, accumulato negli anni della pandemia. Quanto alle banche, vanno nazionalizzate e unificate in una unica grande banca pubblica da porre al servizio di un piano di nuovo lavoro e investimenti sociali.<\/p>\n<p>A chi obiettasse che questo programma &egrave; eccessivamente radicale rispondiamo che &egrave; tanto radicale quanto la politica quotidiana dei capitalisti. A chi obietta che i rapporti di forza attuali non consentono di realizzarlo rispondiamo che un programma per la ribellione di massa aiuta anche a ribaltare i rapporti di forza. A chi obietta che la coscienza dei lavoratori &egrave; oggi troppo arretrata per sostenere simili rivendicazioni rispondiamo che occorre lavorare ad elevare quella coscienza all&#8217;altezza delle necessit&agrave; obiettive, e non confonderla con le solite utopie riformiste, o peggio con intossicazioni rossobrune. A chi obietta che oggi nessun governo realizzer&agrave; mai quel programma, rispondiamo che &egrave; vero: per questo ci battiamo per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione. <\/p>\n<p>Questo &egrave; il punto decisivo. Solo una prospettiva di rivoluzione pu&ograve; indicare una vera svolta. Far maturare questa consapevolezza tra gli sfruttati &egrave; sempre molto difficile ma &egrave; l&#8217;unica via. Ed &egrave; anche l&#8217;unica via per strappare risultati concreti, seppure parziali. Perch&eacute; tanto pi&ugrave; oggi solo la paura di una sollevazione pu&ograve; indurre la borghesia a fare concessioni. Solo la minaccia di una rivoluzione pu&ograve; strappare riforme. La sola supplica di &ldquo;riforme&rdquo; resta lettera morta, come dimostra l&#8217;ultimo trentennio.<\/p>\n<p><strong>La borghesia italiana non ha certo paura del risultato elettorale del 25 settembre<\/strong>. User&agrave; come sempre i vincitori. Trover&agrave; come sempre una combinazione parlamentare e istituzionale, fosse pure instabile e malferma, per gestire la propria politica.<br \/>\n<br \/>L&#8217;unico evento che preoccupa realmente il capitale &egrave; l&#8217;insubordinazione delle masse. Le burocrazie sindacali lo sanno e si offrono preventivamente come salvagente. Le sinistre riformiste a loro volta presentano le proprie ricette progressiste per &ldquo;riconciliare istituzioni e popolo&rdquo; (De Magistris) a difesa delle istituzioni stesse. I comunisti rivoluzionari fanno l&#8217;opposto: costruiscono tra i lavoratori, controcorrente, una coscienza rivoluzionaria contro la borghesia e le sue istituzioni, approfondiscono da un versante anticapitalista la linea di frattura tra masse e Stato. Che &egrave; anche l&#8217;unico modo di evitare che quella frattura possa essere capitalizzata dal populismo reazionario.<\/p>\n<p>&Egrave; questa la linea che proponiamo in ogni ambito dell&#8217;avanguardia, in ogni movimento, in ogni sindacato, in ogni conflitto di classe e di massa. Per il pi&ugrave; ampio fronte unitario di lotta di tutte le organizzazioni del movimento operaio. &Egrave; la linea d&#8217;intervento del PCL, quando possibile, anche dalla tribuna delle elezioni borghesi. La normativa antidemocratica che prevede una montagna di firme autenticate in pochi giorni d&#8217;agosto, dispensando dall&#8217;onere i partiti borghesi, ostacola pesantemente e molto spesso preclude questa possibilit&agrave;. Ma in ogni caso presenteremo ovunque questo programma e agiremo in funzione di esso. Perch&eacute; questo &egrave; un programma per l&#8217;azione. <strong>Le elezioni passano, la lotta di classe resta<\/strong>. Solo una rivoluzione pu&ograve; cambiare le cose. Occorre costruire un partito rivoluzionario che sappia sviluppare controcorrente questa consapevolezza.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre i salari sono in picchiata e i tassi dei mutui in rialzo, i profitti delle banche e delle grandi imprese conoscono un&#8217;impennata impressionante. 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