{"id":68083,"date":"2022-12-23T00:00:00","date_gmt":"2022-12-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/12\/23\/la-mimetica-di-giorgia-meloni-in-iraq\/"},"modified":"2022-12-23T00:00:00","modified_gmt":"2022-12-23T00:00:00","slug":"la-mimetica-di-giorgia-meloni-in-iraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2022\/12\/23\/la-mimetica-di-giorgia-meloni-in-iraq\/","title":{"rendered":"La mimetica di Giorgia Meloni in Iraq"},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;Ucraina all&#8217;Africa al Medio Oriente, l&#8217;Italia vuol mettere i suoi interessi imperialisti al passo del nuovo scenario mondiale. Il neonazionalismo meloniano si presta alla missione<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6509_meloni_iraq.JPG\" alt=\"6509_meloni_iraq.JPG\" \/><br \/>\n<br \/>&laquo;<em>Dobbiamo trainare l&#8217;Europa nel ponte con l&#8217;Africa perch&eacute; &egrave; in Africa che si scommette il futuro dell&#8217;Occidente, visto che che &egrave; l&#8217;unico continente che non ha un impero e cresce in popolazione ed &egrave; l&#8217;unico che dispone delle risorse che servono a noi<\/em>&raquo; (Il Sole 24 Ore, 23 dicembre): con queste parole Adolfo Urso, ministro delle imprese e del made in Italy, si &egrave; rivolto alla conferenza degli ambasciatori tenutasi alla Farnesina. Chiarendo una volta di pi&ugrave;, se ve ne era bisogno, la rotta strategica italiana.<\/p>\n<p><strong>Nello scenario apertosi con la guerra in Ucraina, e col relativo ampliamento della NATO al Nord (Svezia e Finlandia), l&#8217;Italia si candida a coprire il fronte sud dell&#8217;Alleanza Atlantica<\/strong>, chiedendo agli USA un&#8217;investitura di ruolo. Si tratta innanzitutto delle relazioni con <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7358\">l&#8217;Egitto<\/a>, che possono avvantaggiare l&#8217;Italia nel braccio di ferro con la Francia, la Turchia e la Russia, per la spartizione delle zone d&#8217;influenza in Libia. Si tratta dell&#8217;Iraq, dove l&#8217;Italia guida il contingente della NATO, e assicura con l&#8217;Arma dei Carabinieri l&#8217;addestramento della polizia irachena anche nei confronti delle rivolte sociali. E dove gli interessi energetici dell&#8217;ENI gi&agrave; orientarono l&#8217;Italia a Nassiriya all&#8217;epoca della seconda guerra del Golfo. Peraltro un rafforzamento del ruolo italiano in Iraq serve agli USA per contenere le ambizioni dell&#8217;Iran, alleato della Russia e della Cina, che punta da sempre a espandere la propria zona d&#8217;influenza a Baghdad.<\/p>\n<p>Ma &egrave; soprattutto l&#8217;Africa &ldquo;<em>la profondit&agrave; italiana<\/em>&rdquo;, come <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=5794\">titolava Limes<\/a>. Proprio per le ragioni che Urso indica. Un continente ricco non solo di gas e petrolio ma delle materie prime su cui si fondano le nuove tecnologie, a partire dal litio e dal cobalto. L&#8217;unico continente al mondo che contrasta il calo della natalit&agrave;, al punto che nel 2050 avr&agrave; raddoppiato la sua popolazione, sino a raggiungere  il 25% della popolazione planetaria. Per questo <strong>l&#8217;Africa &egrave; oggi contesa tra i diversi poli imperialisti<\/strong>.<br \/>\n<br \/>L&#8217;imperialismo cinese ha costruito in Africa una diramazione centrale della Via della Seta, con l&#8217;accaparramento diretto di immensi territori per lo sfruttamento delle materie prime e una fitta rete di infrastrutture: l&#8217;indebitamento degli stati africani verso la Cina misura la penetrazione dell&#8217;imperialismo cinese, che ha raggiunto nel 2021 un interscambio continentale di 261 miliardi di dollari (a fronte dei 64 miliardi degli USA).<br \/>\n<br \/>L&#8217;imperialismo russo si &egrave; mosso in proprio puntando a scalzare l&#8217;imperialismo francese nelle sue roccaforti tradizionali (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Repubblica Centroafricana, Niger) grazie a rifornimenti militari e presenza in loco delle milizie mercenarie Wagner.<br \/>\n<br \/>La stessa Turchia di Erdogan ha moltiplicato forme e canali della propria presenza in Africa, persino in Somalia ed Etiopia.<\/p>\n<p>&Egrave; in questo quadro che gli USA cercano di rimontare le posizioni perdute e attivare una propria controffensiva sul continente. La ritrosia di diversi stati africani a schierarsi contro la Russia sulla guerra Ucraina ha messo Washington in allarme. Biden ha dunque formulato la proposta di &laquo;<em>partnership per il ventunesimo secolo<\/em>&raquo; rivolta espressamente al continente africano: in buona sostanza la promessa di una montagna di dollari, un aiuto agli stati africani sul fronte del debito (&#8230;con la Cina), l&#8217;offerta all&#8217;Africa di una presenza nel G20 e di una sua entratura &ndash; sia pure marginale &ndash; nel Fondo Monetario Internazionale. Il tutto in cambio di una sponda africana nel confronto globale con la Cina e con la Russia.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia intende entrare per interesse proprio in questa partita. Offre un sostegno all&#8217;operazione americana in cambio di contropartite nella spartizione del bottino. L&#8217;ENI &egrave; dopo tutto la <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=6926\">principale azienda<\/a> sul continente africano. L&#8217;Italia pretende un ruolo politico e diplomatico proporzionale. A differenza della Francia, Roma non ha in Africa uno spazio coloniale da difendere ma semmai da conquistare. <strong>L&#8217;insistenza di Giorgia Meloni sull&#8217;esigenza di blindare il fronte sud dell&#8217;Unione Europea contro i flussi delle migrazioni &egrave; un modo di presentare come interesse generale l&#8217;interesse nazionale dell&#8217;imperialismo italiano<\/strong>. O pi&ugrave; precisamente di far leva su un&#8217;esigenza europea per candidare l&#8217;Italia a una funzione guida in Africa dietro il vessillo della UE e col tacito avallo americano. In contrapposizione a Russia e Cina, e in concorrenza aperta con la Francia.<\/p>\n<p><strong>Ma il rilancio dell&#8217;imperialismo italiano &egrave; inseparabile dallo sviluppo del militarismo<\/strong>. L&#8217;Italia ha un bilancio militare ancora al di sotto delle proprie ambizioni. 25 miliardi l&#8217;anno, 1,5% del prodotto interno lordo. Non dispone della forza del militarismo francese, innanzitutto nucleare. N&eacute; dispone della forza del bilancio economico tedesco, che pu&ograve; destinare altri 100 miliardi al proprio riarmo. Le attrezzature belliche tricolori sono inadeguate: solo 150 carri armati, 50 cannoni semoventi, niente droni e apparati da guerra elettronica. Occorre dunque <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7197\">cambiare passo<\/a>. Innanzitutto finanziario: per raggiungere il 2% del PIL in armamenti occorrono altri otto miliardi. Ma anche tecnologico. Da qui l&#8217;investimento dell&#8217;Italia attraverso il gruppo Leonardo nella costruzione del supercaccia Tempest al fianco della Gran Bretagna, e parallelamente l&#8217;impegno con Germania e Francia su un progetto di carri armati europei. Nessun esercito europeo alternativo alla NATO, s&#8217;intende, ma un rafforzamento militare del suo pilastro continentale. La Francia si candida a paese guida dell&#8217;operazione. L&#8217;Italia non pu&ograve; contrastare il disegno francese, ma pu&ograve; cercare di imbrigliarlo in un quadro di concertazione europea, ritagliandosi un proprio spazio. Con una strizzata d&#8217;occhio agli USA, e uno sguardo alla partita in Africa.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Trainare l&#8217;Europa nel ponte con l&#8217;Africa<\/em>&raquo; come dice Urso significa questo. L&#8217;Italia vuol mettersi al passo del nuovo scenario mondiale. Partecipa al sostegno della NATO all&#8217;Ucraina in aderenza alla politica USA per battere cassa su altri scacchieri e coltivare altre mire. Non la &ldquo;spartizione della Federazione Russa&rdquo;, che in realt&agrave; nessun imperialismo persegue, fosse pure per ragioni di realismo, ma la spartizione dell&#8217;Africa, dell&#8217;&laquo;<em>unico continente che non ha un impero e l&#8217;unico che dispone delle risorse che servono a noi<\/em>&raquo;. <strong>Il linguaggio del neocolonialismo non potrebbe essere pi&ugrave; chiaro. Il nazionalismo della nuova destra tricolore si pone apertamente al suo servizio<\/strong>.<\/p>\n<p>Meloni in tuta mimetica arringa le truppe italiane in Iraq dicendo che &ldquo;la Patria &egrave; madre&rdquo;. &Egrave; la Patria dell&#8217;imperialismo italiano, la stessa che immol&ograve; i propri figli sui monti del Carso o nel deserto di El Alamein, la stessa che li chiamer&agrave; domani su nuovi fronti di guerra. Opporsi all&#8217;imperialismo di casa nostra, come a tutti gli imperialismi, &egrave; l&#8217;unica via di opposizione alla guerra.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;Ucraina all&#8217;Africa al Medio Oriente, l&#8217;Italia vuol mettere i suoi interessi imperialisti al passo del nuovo scenario mondiale. 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