{"id":68124,"date":"2023-03-08T00:00:00","date_gmt":"2023-03-08T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/03\/08\/nuova-pubblicazione-zenotdel-ascesa-e-liquidazione-di-una-rivoluzione-nella-rivoluzione\/"},"modified":"2023-03-08T00:00:00","modified_gmt":"2023-03-08T00:00:00","slug":"nuova-pubblicazione-zenotdel-ascesa-e-liquidazione-di-una-rivoluzione-nella-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/03\/08\/nuova-pubblicazione-zenotdel-ascesa-e-liquidazione-di-una-rivoluzione-nella-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Nuova pubblicazione. \u017denotdel: ascesa e liquidazione di una rivoluzione nella rivoluzione"},"content":{"rendered":"<p>&Egrave; disponibile il secondo numero di <em>Classe, genere, rivoluzione<\/em>, una serie di pubblicazioni tematiche a cura della Commissione donne e altre oppressioni di genere del PCL.<br \/>\n<br \/>Puoi scaricare gratuitamente l&rsquo;opuscolo in da questa pagina. Se preferisci una copia cartacea contatta la sezione pi&ugrave; vicina oppure scrivici a info@pclavoratori.it o in chat alla nostra pagina Facebook<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6567_opuscolo2.jpg\" alt=\"6567_opuscolo2.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Un rapporto dialettico con la storia &egrave; imprescindibile per chiunque si definisca marxista rivoluzionario, e lo &egrave; ancora di pi&ugrave; per chiunque si definisca femminista, laddove con questo termine si indichi l&rsquo;adesione a quel femminismo che ha contribuito alla Rivoluzione bolscevica, un femminismo di classe, socialista, marxista e rivoluzionario rigidamente demarcato dal femminismo borghese suffragista. Un femminismo che ancora oggi, faticosamente, si demarca dal femminismo borghese. A guardarla bene, la storia del femminismo e delle femministe nella Rivoluzione ci &egrave; utile per sciogliere anche numerosi nodi tematici, teorici e pratici odierni. Zetkin scrive:<\/p>\n<p>&laquo;<em>La visione materialista della storia non ci ha fornito &#8211; &egrave; vero &#8211; risposte pronte sulla questione femminile. Ma ci ha dato qualcosa di meglio: il metodo corretto e preciso per studiare e comprendere tale questione<\/em>&raquo;<\/p>\n<p>Per navigare tra questi nodi &egrave; opportuno approfondire la storia dello \u017denotdel, il dipartimento per il lavoro tra le donne del Partito bolscevico negli anni immediatamente dopo la Rivoluzione d&rsquo;Ottobre, forse la manifestazione concreta pi&ugrave; completa, evidente e incisiva del femminismo marxista rivoluzionario e la strada che port&ograve; alla creazione di questo dipartimento speciale, cos&igrave; come la lezione che deriva dalla sua liquidazione durante la controrivoluzione stalinista.<\/p>\n<p><strong>QUALE FEMMINISMO PER LA RIVOLUZIONE?<\/strong><\/p>\n<p>La nascita dello \u017denotdel ha avuto prodromi piuttosto lunghi, eppure la caratterizzazione dell&rsquo;oppressione femminile e della sua specificit&agrave; si trova sin a partire dai testi di Engels.<\/p>\n<p>Oltre al successivo <em>Origine della famiglia<\/em>, la prima menzione dell&rsquo;oppressione femminile nell&rsquo;opera di Engels risale al 1844, con &ldquo;La condizione della classe operaia in Inghilterra&rdquo;, in cui veniva descritta in dettaglio la situazione delle operaie tessili inglesi e le condizioni in cui affrontavano maternit&agrave; e figli.<\/p>\n<p>La questione femminile venne trattata anche ne <em>L&rsquo;ideologia tedesca<\/em> (1845-46) in cui, per la prima volta, si decostruisce il mito della famiglia &ldquo;naturale&rdquo; e &ldquo;immutabile&rdquo;.<\/p>\n<p>&laquo;<em>La divisione del lavoro, che implica tutte queste contraddizioni e che a sua volta &egrave; fondata sulla divisione naturale del lavoro nella famiglia e sulla separazione della societ&agrave; in singole famiglie opposte l&rsquo;una all&rsquo;altra, implica in pari tempo anche la ripartizione, e precisamente la ripartizione ineguale, sia per quantit&agrave; che per qualit&agrave;, del lavoro e dei suoi prodotti, e quindi la propriet&agrave;, che ha gi&agrave; il suo germe, la sua prima forma, nella famiglia, dove la donna e i figli sono gli schiavi dell&rsquo;uomo. La schiavit&ugrave; nella famiglia, che certamente &egrave; ancora molto rudimentale e allo stato latente, &egrave; la prima propriet&agrave;, che del resto in questa fase corrisponde gi&agrave; perfettamente alla definizione degli economisti moderni, secondo cui essa consiste nel disporre di forza-lavoro altrui<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Le donne, insomma, erano (e sono) la prima forma di propriet&agrave; privata. Erano propriet&agrave; degli uomini, propriet&agrave; che si estendeva al frutto del potere riproduttivo delle donne, i figli. Gi&agrave; questo elemento teorico dovrebbe farci comprendere la specificit&agrave; dell&rsquo;oppressione femminile e l&rsquo;impossibilit&agrave; di sovrapporla, inglobarla e risolverla all&rsquo;interno della lotta di classe.<\/p>\n<p>Un importante contributo teorico e organizzativo al femminismo marxista rivoluzionario fu quello di Clara Zetkin, instancabile nel suo lavoro di organizzazione delle masse femminili. Zetkin spesso si scontr&ograve; con i componenti pi&ugrave; conservatori del mondo sindacale che cercavano di eliminare le donne dalla forza lavoro proponendo un &ldquo;salario famigliare&rdquo;. Per Zetkin, i sindacati dovevano iniziare a organizzare le donne. Il salario, infatti, era un requisito essenziale per la loro indipendenza. Nel suo discorso al Congresso fondativo della II Internazionale, nel 1889, spieg&ograve;: &laquo;<em>Non &egrave; il lavoro delle donne in s&eacute; che, in competizione con i salari maschili, causa l&rsquo;abbassamento dei salari, ma lo sfruttamento della manodopera femminile dai capitalisti che se ne appropriano<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Di nuovo, oppressione di classe e oppressione di genere sono intrecciati e interdipendenti.<\/p>\n<p>Intorno al 1890 Zetkin aveva ottenuto il diritto di condurre un lavoro particolare tra le donne socialiste in concomitanza con i congressi del partito. Gli sforzi di Zetkin furono coronati dalla convocazione, nel 1907, della prima Conferenza internazionale delle Donne Socialiste (seguita da altre due nel 1910 e nel 1914) e la creazione di un Segretariato Internazionale delle Donne permanente, con lei al vertice. In Germania quindi, negli stessi anni in cui in Russia facevano capolino i movimenti femminili, grazie al proprio instancabile lavoro, aveva diviso la farina dalla crusca: da una parte il <em>Frauenbewegung<\/em>, il movimento femminile interclassista borghese, e dall&rsquo;altra l&rsquo;<em>Arbeiterinnerbewegung<\/em>, il movimento delle donne lavoratrici. E fu quest&rsquo;ultimo ad avere un&rsquo;influenza determinante in Russia.<\/p>\n<p>Dal 1891 al 1896, Nade\u017eda Konstantinovna Krupskaja impieg&ograve; il proprio straordinario talento nella formazione marxista delle lavoratrici e dei lavoratori del distretto industriale della capitale russa. Qui, insieme ai compagni, faceva visita alle fabbriche, stilando rapporti e raccogliendo informazioni che confluiranno nel primo scritto teorico esclusivamente dedicato alla questione femminile, dal punto di vista marxista, pubblicato nel 1901.<\/p>\n<p>Venne scritto nel 1899, con lo pseudonimo di Sablina, mentre Krupskaja era in esilio in Siberia, a &Scaron;u&scaron;enskoe, insieme al marito Lenin e ad altri compagni con cui anni prima aveva tentato di pubblicare &ldquo;Raboceie Delo&rdquo; (trad. <em>La causa operaia<\/em>), un giornale di agitazione e propaganda.<\/p>\n<p>Il pamphlet si intitola &ldquo;<em>La donna lavoratrice<\/em>&rdquo;, e venne ritirato dalla circolazione gi&agrave; nel 1905, in seguito alla repressione che segu&igrave; alla rivoluzione di quell&rsquo;anno. Venne poi ripubblicato nel 1925, con una nuova prefazione dell&rsquo;autrice.<\/p>\n<p>Per la prima volta si analizzava la questione femminile in termini marxisti, si descriveva la condizione delle donne proletarie sotto lo zarismo e si invitavano le donne a unirsi ai lavoratori nella lotta di classe. Krupskaja scrive: &laquo;<em>La lavoratrice fa parte della classe lavoratrice e tutti i suoi interessi sono strettamente collegati agli interessi di tale classe<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>Tuttavia, nella prefazione all&rsquo;edizione del 1925, Krupskaja non pot&eacute; fare a meno di notare come, vent&rsquo;anni dopo e con le rivoluzioni di Febbraio e di Ottobre nel mezzo, molto ci fosse ancora da fare per l&rsquo;emancipazione della donna lavoratrice: &laquo;<em>Le sezioni femminili del Partito Comunista hanno ampliato sensibilmente le loro attivit&agrave; e, con ogni giorno che passa, le lavoratrici e le contadine stanno acquisendo coscienza di classe, stanno guadagnando fiducia in se stesse e stanno partecipando sempre di pi&ugrave; alla costruzione di una nuova vita. [&hellip;] Ma si vede anche il rovescio della medaglia, ossia che molto resta ancora da fare e di quanta perseveranza serve per lavorare all&rsquo;emancipazione completa della donna lavoratrice<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>&Egrave; da queste radici teoriche che nasce il femminismo marxista rivoluzionario.<\/p>\n<p>Nel 1906, Aleksandra Kollontaj, allora ancora menscevica, inizi&ograve; a organizzare le lavoratrici di San Pietroburgo in gruppi di discussione socialdemocratici. Nel 1909 scrisse una delle sue opere pi&ugrave; importanti, &ldquo;<em>Le basi sociali della questione femminile<\/em>&rdquo;, un&rsquo;opera agile e lineare, che ricevette ampia circolazione tra le lavoratrici.<\/p>\n<p>L&rsquo;intento, oltre a quello di fare avanzare la coscienza di classe nella popolazione femminile, era tenere lontane le lavoratrici dalle lusinghe del femminismo borghese e suffragista. <\/p>\n<p>Non sorprende che i bolscevichi si distanziassero con orrore dalla parola &ldquo;femminismo&rdquo;, che all&rsquo;epoca designava esclusivamente il movimento suffragista borghese. Molti bolscevichi e bolsceviche eminenti, tra loro Luxemburg e Zasulich, ritenevano prematuro occuparsi della questione femminile quando in gioco c&rsquo;erano le sorti delle masse, e sottolineavano il pericolo rappresentato dall&rsquo;incanalare le energie nella lotta femminista, temendo che ci&ograve; avrebbe voluto dire dirottarle dalla lotta di classe, preoccupandosi delle trivialit&agrave; della vita quotidiana.<\/p>\n<p>Il 12&deg; Congresso del Partito, ancora nel 1923, metteva in guardia dal pericolo delle &ldquo;<em>tendenze femministe<\/em>&rdquo; che &ldquo;<em>sotto la bandiera del miglioramento delle condizioni femminili potrebbero in realt&agrave; portare il contingente femminile della forza lavoro a distanziarsi dalla lotta di classe<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Un timore, errato, che, unito alle tendenze maschiliste ancora presenti nel Partito, rese difficile l&rsquo;azione delle bolsceviche e la creazione dello \u017denotdel. Lenin stesso, pi&ugrave; volte, deplor&ograve; gli atteggiamenti dei militanti che, a parole, si riempivano la bocca di emancipazione femminile, ma poi impedivano alle mogli di partecipare ai lavori del dipartimento femminile. <\/p>\n<p>Kollontaj, Armand e altre bolsceviche intuirono invece una realt&agrave; fondamentale, quasi matematica: senza affrontare i problemi di oltre la met&agrave; della classe, la lotta di classe &egrave; inevitabilmente destinata al fallimento. Ci&ograve; che alcuni rivoluzionari disprezzavano come trivialit&agrave; della vita quotidiana, e di cui non si vollero occupare, era in realt&agrave; precisamente la componente che la lotta di classe da sola non avrebbe potuto rovesciare, il <em>byt<\/em>, la realt&agrave; giornaliera delle masse, uno dei fattori che faranno la differenza tra una rivoluzione riuscita e la controrivoluzione stalinista.<\/p>\n<p>Mentre Krupskaja lavorava al suo pamphlet nel 1899, Lenin chiese di fare una modifica alla bozza del programma del partito, aggiungendo &ldquo;<em>il raggiungimento della piena uguaglianza di diritti tra uomini e donne<\/em>&rdquo;, una modifica ratificata al Secondo Congresso del 1903, con l&rsquo;uguaglianza dei sessi in termini di diritti civili e politici e nell&rsquo;istruzione. Lo stesso congresso richiedeva inoltre l&rsquo;esclusione delle lavoratrici da settori nocivi, congedo di maternit&agrave; di 10 settimane, strutture per i bambini e ispettrici sui luoghi di lavoro.<\/p>\n<p>Nel 1914, il movimento femminile proletario ricevette una nuova spinta con la pubblicazione del giornale &ldquo;L&rsquo;operaia&rdquo;, redatto da Krupskaja, Kollontaj e Inessa Armand, Anna Elizarova Ul&rsquo;janova (sorella di Lenin) e altre attiviste. Il giornale ebbe vita breve, alla pubblicazione (l&rsquo;8 marzo 1914) a San Pietroburgo, le redattrici locali vennero tutte arrestate. La pubblicazione del giornale riprese nel 1917, con il ritorno in patria di Kollontaj, Krupskaja e Armand, e con il ripristino e la ricostituzione fulminea di un movimento femminile di massa che la guerra aveva fiaccato.<\/p>\n<p>Gi&agrave; in questo primo numero, Krupskaja spiegava la demarcazione tra il femminismo borghese e il femminismo proletario: &laquo;<em>Le donne della classe operaia prendono atto del fatto che la societ&agrave; attuale &egrave; divisa in classi. Ciascuna classe ha i suoi propri interessi, la borghesia ha i suoi e la classe operaia ne ha altri, che sono opposti tra di loro. La differenza tra donne e uomini non &egrave; cos&igrave; importante per le donne proletarie. Ci&ograve; che unisce le lavoratrici con i lavoratori &egrave; molto pi&ugrave; forte di ci&ograve; che li divide<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p>[<em><strong>continua<\/strong><\/em>]<\/p>\n<p><strong>Puoi scaricare l&rsquo;opuscolo in formato PDF in fondo a questa pagina (&#8220;allegati&#8221;).<br \/>\n<br \/>Se ti sei persa\/o il primo numero, lo trovi <a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7285\">qui<\/a>.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; disponibile il secondo numero di Classe, genere, rivoluzione, una serie di pubblicazioni tematiche a cura della Commissione donne e altre oppressioni di genere del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-68124","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68124"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68124\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}