{"id":68223,"date":"2023-08-03T00:00:00","date_gmt":"2023-08-03T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/08\/03\/il-golpe-in-niger-e-il-contenzioso-imperialista-nel-sahel-2\/"},"modified":"2023-08-03T00:00:00","modified_gmt":"2023-08-03T00:00:00","slug":"il-golpe-in-niger-e-il-contenzioso-imperialista-nel-sahel-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/08\/03\/il-golpe-in-niger-e-il-contenzioso-imperialista-nel-sahel-2\/","title":{"rendered":"Il golpe in Niger e il contenzioso imperialista nel Sahel"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6667_niger.JPG\" alt=\"6667_niger.JPG\" \/><br \/>\n<br \/>Il golpe militare in Niger fotografa una volta di pi&ugrave; l&#8217;instabilit&agrave; politica del Sahel. L&#8217;intero centro Africa &egrave; terra contesa tra vecchi e nuovi imperialismi. Una contesa che investe lo scenario mondiale, gli equilibri di potenza tra i blocchi rivali, tanto pi&ugrave; dopo l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina.<\/p>\n<p>L&#8217;Africa &egrave; il ventre molle dell&#8217;influenza imperialistica dell&#8217;Occidente. L&#8217;imperialismo francese in particolare ha visto la caduta libera del suo vecchio impero. I recenti golpe militari in Mali e Burkina Faso hanno accelerato questa caduta. L&#8217;attuale golpe in Niger &egrave; un ulteriore colpo di piccone a ci&ograve; che resta dell&#8217;eredit&agrave; coloniale di Parigi. Ma &egrave; anche un colpo all&#8217;Unione Europea, che aveva scelto il Niger come avamposto in Africa lungo la linea di esternalizzazione delle frontiere contro i flussi migratori. Appena un mese fa Josep Borrell, quale Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, aveva visitato il Niger definendolo un partner solido e affidabile. Una previsione clamorosamente smentita.<\/p>\n<p>Le crisi ripetute dei governi filoccidentali del Sahel hanno la loro radice nella disperata miseria sociale delle popolazioni, prodotta dal saccheggio imperialista, e oggi aggravata dai costi della guerra in Ucraina, a partire dalla scarsit&agrave; di cibo e dall&#8217;impennata di prezzo dei cereali, cui si aggiungono i costi delle campagne destabilizzanti dello jihadismo, e dell&#8217;incremento corrispondente della presenza militare imperialista americana ed europea.<br \/>\n<br \/>Di certo sessanta anni di indipendenza formale, e dei cosiddetti aiuti per lo sviluppo e la cooperazione, non hanno assicurato alcun beneficio percepibile alle popolazioni povere del Niger e del Sahel. Hanno solo lubrificato il loro sfruttamento. In particolare negli ultimi trent&#8217;anni, la presenza imperialista in Africa ha privatizzato ovunque tutto il privatizzabile a vantaggio delle rispettive aziende multinazionali. Anche i piccoli embrioni di welfare sono stati smantellati, a cominciare dai presidi sanitari e dall&#8217;istruzione. Un paese straricco di uranio come il Niger, con gigantesche riserve petrolifere, vede la maggioranza dei suoi abitanti priva di elettricit&agrave; e sotto il livello minimo di sussistenza. &Egrave; la misura della &ldquo;democrazia&rdquo; occidentale. <\/p>\n<p>L&#8217;azione dell&#8217;imperialismo russo non &egrave; irrilevante nella capitalizzazione politica della situazione. La Russia di Putin ha offerto pi&ugrave; volte una sponda alternativa di riferimento alle classi dirigenti corrotte e corruttibili del Sahel. Una sponda innanzitutto militare, spesso garantita dalla protezione banditesca delle milizie Wagner in cambio di concessioni minerarie. Ma anche una sponda economica in termini di rifornimenti alimentari: il blocco militare del grano ucraino sul Mar Nero viene rimpiazzato da donazioni cerealicole russe, quale strumento di pressione per un cambiamento di alleanze. Di certo i golpe recenti in Mali e Burkina Faso hanno avuto uno sbocco filorusso. La Repubblica Centrafricana &egrave; esposta a una dinamica analoga. <\/p>\n<p>Il contenzioso apertosi sul Niger ha per ora una natura pi&ugrave; incerta. Gli equilibri nigerini non sono ancora definiti. La Wagner ha prontamente offerto il proprio sostegno ai golpisti ma il governo di Mosca al momento si &egrave; smarcato. &Egrave; possibile che pesino i contrasti interni all&#8217;apparato imperialista russo, clamorosamente esplosi con la marcia (fallita) di Prigozhin. Ma probabilmente non si tratta solo di questo. Putin sta giocando in Africa, anche in Sahel, una partita pi&ugrave; vasta, per estendere influenza e relazioni. Non vuole comprometterla col sostegno affrettato a un golpe dall&#8217;esito incerto, malvisto da altri paesi corteggiati. Nel frattempo i governi filorussi del Mali e del Burkina Faso si sono schierati coi golpisti nigerini, garantendo loro aiuto militare, se necessario. Cos&igrave; Putin pu&ograve; giocare su pi&ugrave; tavoli, pu&ograve; pesare sulla bilancia negoziale senza esporsi direttamente.<\/p>\n<p>Parallelamente dodici governi filoccidentali dell&#8217;Africa Occidentale (CEDEAO) minacciano un intervento militare in Niger se non viene ripristinato il vecchio presidente destituito, Mohamed Bazoum. Con ci&ograve; da un lato cercano di tutelarsi da possibili rischi di contagio in casa propria, dall&#8217;altro si offrono come possibile fanteria agli imperialismi d&#8217;Occidente. Che oggi, a partire dalla Francia, avrebbero grandi difficolt&agrave; politiche e militari ad arrischiarsi direttamente in nuove avventure militari nel Sahel, dopo i rovesci subiti.<br \/>\n<br \/>Quanto al nuovo governo golpista del Niger, non ha ancora scelto la propria collocazione perch&eacute; sta trattando con diversi interlocutori, alla ricerca del miglior offerente, e deve ancora consolidarsi militarmente sul versante interno. Le manifestazioni antifrancesi, con sventolio delle bandiere russe, non configurano ancora una base d&#8217;appoggio sicura. Meglio, al momento, prendere tempo.<\/p>\n<p>L&#8217;imperialismo cinese &egrave; un altro attore di primo piano della crisi africana. Un attore gi&agrave; egemone economicamente sul continente in termini di controllo di risorse strategiche, in particolare delle terre rare (litio, cobalto, nichel) che sorreggono la competizione mondiale nelle nuove tecnologie e nella cosiddetta transizione energetica.<br \/>\n<br \/>Tra imperialismo russo e cinese, non senza contraddizioni, si realizza in Africa una sorta di divisione informale del lavoro. L&#8217;imperialismo russo offre prevalentemente protezione militare (ma non solo). L&#8217;imperialismo cinese compra a prezzi stracciati immense distese di terra africana da sussumere nel proprio sviluppo offrendo enormi investimenti infrastrutturali a debito. L&#8217;interesse comune sta nella capitalizzazione del declino imperialistico occidentale. Il costo lo pagano i proletari africani.<\/p>\n<p>Anche all&#8217;interno del campo occidentale si giocano sull&#8217;Africa diverse partite. L&#8217;imperialismo italiano in particolare cerca un proprio spazio nella crisi dell&#8217;influenza francese. Il recente summit tra Italia, Arabia Saudita, Qatar e diversi governi africani ha visto non a caso la presenza statunitense, ma non quella francese e tedesca. L&#8217;Italia si offre come sponda affidabile all&#8217;imperialismo USA in funzione antirussa (e progressivamente anticinese) in cambio di un riconoscimento di ruolo per l&#8217;imperialismo italiano da parte americana. Il cosiddetto Mediterraneo allargato &egrave; creatura diplomatica italiana. Mira ad estendere ai confini del Niger l&#8217;area di interesse dell&#8217;Italia, anche a scapito della Francia. Serve non solo per bloccare le partenze dei migranti alla fonte ma anche per guadagnare posizioni chiave sul terreno economico ed energetico. L&#8217;ENI, guarda caso, &egrave; la principale azienda del continente africano in termini di volume di capitale e di affari. <\/p>\n<p>La presenza militare italiana in Africa, Niger incluso, serve a rafforzare il peso contrattuale dell&#8217;Italia nella spartizione delle zone di influenza. Anche per questo il golpe militare in Niger &egrave; visto con particolare apprensione. Con qualche risvolto contraddittorio: le truppe italiane stanziate in Niger si occupavano formalmente di addestrare i militari nigerini, gli stessi che hanno appoggiato la Guardia Presidenziale nell&#8217;esecuzione del golpe. Non esattamente un successo tricolore. Ma certo &egrave; la misura di un ruolo da giocare in partita. Il Ministro degli esteri Tajani si &egrave; affrettato a dichiarare che l&#8217;ambasciata italiana in Niger resta aperta anche per svolgere un&#8217;azione negoziale utile. Utile all&#8217;imperialismo italiano, non necessariamente alla concorrenza francese.<\/p>\n<p>I proletari africani, la popolazione povera del continente, non hanno nulla da guadagnare da questa contesa imperialista sulla loro pelle. Tra i vecchi imperialismi e gli imperialismi nuovi non ci sono alleati possibili per le masse diseredate del continente. N&eacute; in Niger n&eacute; altrove. Non si tratta di scegliere l&#8217;albero cui impiccarsi, ma di abbatterlo, liberando il continente da ogni retaggio coloniale o neocoloniale e realizzando una prospettiva socialista.<br \/>\n<br \/>Il proletariato africano &egrave; in grande crescita, composto in larga misura da giovani e giovanissimi. Solo la sua forza pu&ograve; liberare l&#8217;Africa e ricostruirla su nuove basi sociali. Dare a questa classe la coscienza politica delle sue potenzialit&agrave; &egrave; il compito dei marxisti rivoluzionari africani. Battersi per il ritiro di ogni missione imperialista dall&#8217;Africa, tricolore italiano incluso, &egrave; un dovere che spetta al movimento operaio internazionale.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il golpe militare in Niger fotografa una volta di pi&ugrave; l&#8217;instabilit&agrave; politica del Sahel. 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