{"id":68265,"date":"2023-10-24T00:00:00","date_gmt":"2023-10-24T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/10\/24\/unire-le-forze-contro-la-guerra-o-dividerle\/"},"modified":"2023-10-24T00:00:00","modified_gmt":"2023-10-24T00:00:00","slug":"unire-le-forze-contro-la-guerra-o-dividerle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2023\/10\/24\/unire-le-forze-contro-la-guerra-o-dividerle\/","title":{"rendered":"Unire le forze contro la guerra o dividerle?"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6716_pace_rivoluzione.jpg\" alt=\"6716_pace_rivoluzione.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>La manifestazione di Ghedi contro la guerra, convocata da un arco di organizzazioni che gravitano attorno al SICobas, ha visto i promotori opporre un secco e addirittura &laquo;<em>sconcertato<\/em>&raquo; <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7569\">rifiuto alla partecipazione<\/a> del PCL.<br \/>\n<br \/>Abbiamo giudicato questo rifiuto politicamente sbagliato nel merito e assurdamente settario nel metodo.<\/p>\n<p>In sostanza, con questa scelta i promotori hanno ritenuto opportuno delimitare la partecipazione a questa manifestazione non sulla base di rivendicazioni e parole d&#8217;ordine unificanti &laquo;<em>contro la guerra, l&rsquo;economia di guerra, il governo Meloni, la NATO<\/em>&raquo;, come recita l&#8217;appello di convocazione in apertura, ma sulla base di una comune identica analisi della natura del conflitto.<\/p>\n<p>Prendiamo atto di questa modalit&agrave; di costruzione e di mobilitazione, che evidentemente si ritiene efficace rispetto all&#8217;obiettivo che ci si propone.<br \/>\n<br \/>Sarebbe semplice, da parte nostra, far notare la contraddizione fra il contenuto dell&#8217;appello (a partire dal titolo: &laquo;<em><strong>uniamo<\/strong> le nostre forze<\/em>&raquo;, &laquo;<em>facciamo appello <strong>a tutte<\/strong> le realt&agrave; attive contro la guerra<\/em>&raquo;, &laquo;<em>promuoviamo il 21 ottobre una mobilitazione nazionale <strong>unitaria<\/strong><\/em>&raquo;&#8230;) e la pratica del veto nei nostri confronti.<br \/>\n<br \/>Cos&igrave; come sarebbe scontato far notare la presenza fra gli aderenti di organizzazioni (Potere al Popolo, USB [Brescia]) che ci risulta difficile far rientrare in quell&#8217;omogeneit&agrave; di analisi e di posizionamento sull&#8217;Ucraina che a quanto pare era richiesta come condizione per poter partecipare alla manifestazione.<\/p>\n<p>Quello che ci interessa maggiormente &ndash; il motivo principale per cui riteniamo deleteria la decisione presa dagli organizzatori &ndash; &egrave; far notare quanto questo atteggiamento sia controproducente rispetto ai fini, sterile rispetto al confronto, inefficace rispetto alle prospettive. &Egrave; solamente per questo che pensiamo utile spendere ancora qualche parola.<\/p>\n<p>Controproducente rispetto ai fini. Il periodo che si apre vedr&agrave; il tema della guerra sempre pi&ugrave; all&#8217;ordine del giorno. &Egrave; possibile, ed &egrave; auspicabile, che l&#8217;aumento delle tensioni interimperialiste, cos&igrave; come l&#8217;escalation nei teatri di guerra attuali (a cominciare dalla Palestina) e l&#8217;esplodere di nuovi conflitti, portino a mobilitazioni di massa contro la guerra anche in Italia.<br \/>\n<br \/>Ci&ograve; vuol dire che potrebbero esserci manifestazioni contro la guerra convocate da organizzazioni come la CGIL, ARCI, ANPI, l&#8217;amplissimo e composito mondo delle varie sigle contro la guerra e dell&#8217;associazionismo in generale, ma anche da organizzazioni come i partiti della sinistra riformista in vario grado subalterni al PD.<br \/>\n<br \/>Manifestazioni, cio&egrave;, che potrebbero eventualmente vedere il coinvolgimento non di avanguardie politiche e sindacali, ma di molte decine, se non centinaia, di migliaia di lavoratori, giovani, singoli che decideranno (magari per la prima volta in vita loro) di scendere in piazza.<\/p>\n<p>Che cosa deve fare una forza di classe e anticapitalista in questo scenario? Quale deve essere il suo atteggiamento nei confronti di questi settori, di queste organizzazioni?<br \/>\n<br \/>Noi pensiamo che sarebbe non solo sbagliato ma politicamente criminale voltare loro le spalle, o anche solo stare ai margini.<br \/>\n<br \/>Stare ai margini di un eventuale movimento del genere avrebbe il solo effetto di non disturbare il manovratore, cio&egrave; in questo caso di consentire che la mobilitazione avvenga sotto l&#8217;indisturbata guida del pacifismo piccolo-borghese.<\/p>\n<p>Una mobilitazione contro la guerra pu&ograve; essere efficace, e persino vincente, se modifica i rapporti di forza, se incrina il fronte guerrafondaio, se pone un argine alla narrazione e ai misfatti delle classi dominanti. E la forza per conseguire tali obiettivi &ndash; nella pratica, non solo nella propaganda &ndash; risiede solamente nella potenza messa in campo dai grandi numeri, cio&egrave; dalle masse.<br \/>\n<br \/>Qualsiasi considerazione, per noi, muove da questo principio.<br \/>\n<br \/>Ma se si intende parlare alle masse, bisogna essere consapevoli che le masse, persino in una situazione pi&ugrave; avanzata, o finanche prerivoluzionaria, non sono in partenza su posizioni di classe n&eacute; antimperialiste (figuriamoci disfattiste rivoluzionarie).<\/p>\n<p>Se l&#8217;atteggiamento degli organizzatori della manifestazione di Ghedi prevede il rifiuto di manifestare con chi non condivide integralmente le loro posizioni e analisi sull&#8217;Ucraina, &egrave; legittimo chiedersi: pensano essi di imporre queste loro posizioni e analisi come condizione per la partecipazione a queste eventuali manifestazioni? Pensano di intervenire solamente nei casi in cui possano confrontarsi con settori che hanno le loro stesse posizioni? O intendono, al contrario, stare alla larga da queste mobilitazioni, proprio perch&eacute; dominate dal pacifismo, da posizioni confuse, dall&#8217;interclassismo?<\/p>\n<p>Se si ritiene che queste siano domande retoriche bisognerebbe per lo meno indicare su quale strategia, su quali tattiche, con quali interlocutori, incardinare la propaganda e l&#8217;agitazione di classe contro la guerra. Indicare cosa fare in questi (non cos&igrave; futuribili, e in ogni caso auspicabili) scenari. Altrimenti sarebbe lecito pensare che esse trovino il proprio inizio e la propria fine nelle manifestazioni convocate dal SICobas, e solamente in quelle.<\/p>\n<p>Questi interrogativi trovano ulteriore conferma quando, come veniamo a sapere da un resoconto dell&#8217;assemblea preparatoria, gli organizzatori della manifestazione di Ghedi hanno proposto agli organizzatori delle altre due concomitanti manifestazioni per la pace [a Pisa e in Sicilia] &laquo;<em>di lanciare un appello unitario alla mobilitazione, ma la proposta non &egrave; stata accolta<\/em>&raquo;. Ma se si intende organizzare una manifestazione di soli sostenitori delle posizioni dei convocatari, come mai &egrave; stato proposto un allargamento a settori e organizzazioni che chiaramente non condividono quelle posizioni?<\/p>\n<p>E ci chiediamo, ancora: quanto pu&ograve; essere preso sul serio dichiarare, il giorno dopo la manifestazione, che &laquo;<em>&#8230;non siamo certo soddisfatti dalla frammentazione tematica e organizzativa della giornata del 21 ottobre<\/em>&raquo;?<br \/>\n<br \/>E che senso ha da una parte rimproverare l&#8217;&laquo;<em>attitudine anti-unitaria<\/em>&raquo; dovuta al &laquo;<em>rifiuto di altre componenti<\/em>&raquo;, e dall&#8217;altra parte ribadire che comunque quell&#8217;unitariet&agrave; che a parole si va cercando &egrave; in ogni caso impossibile, perch&eacute;&#8230; &laquo;<em>nessuno pu&ograve; sostenere che &ldquo;guerra alla guerra&rdquo; sia la stessa cosa che &ldquo;no all&rsquo;escalation&rdquo; o &ldquo;fuori l&rsquo;Italia dalla guerra&rdquo;<\/em>&raquo;?<\/p>\n<p>Ma andiamo avanti. Tanto il testo dell&#8217;appello quanto il resoconto dell&#8217;assemblea riconoscono la necessit&agrave; di parlare alle masse e ai milioni di lavoratori. E questo &egrave; un bene. Nella storia recente italiana, il massimo avanzamento di posizioni di classe all&#8217;interno del movimento contro la guerra si riscontr&ograve; proprio quando quel movimento ebbe caratteristiche di massa, e cio&egrave; con il ciclo di mobilitazioni contro la guerra in Kosovo fino ad arrivare al movimento contro la guerra in Iraq. Non fu un caso. E non fu solamente per una ragione quantitativa.<br \/>\n<br \/>Vorremmo far notare, di passaggio, che uno dei momenti di maggiore visibilit&agrave; nella propaganda contro il &#8220;nemico in casa propria&#8221;, cio&egrave; il nostro imperialismo, fu l&#8217;azione che la nostra organizzazione condusse, nella persona di Marco Ferrando, allora candidato alle elezioni politiche, a sostegno della resistenza degli iracheni contro gli invasori italiani durante la guerra scatenata nel 2003 da USA e potenze europee contro l&#8217;Iraq. In quel momento si lev&ograve; da tutto l&#8217;apparato dell&#8217;informazione borghese, in blocco, un fuoco di sbarramento senza precedenti, diretto contro quelle posizioni disfattiste e antimperialiste e contro chi in quel momento le difendeva. (Il tutto mentre il 99 percento dell&#8217;allora sinistra ed estrema sinistra spasimava per convolare a nozze con il governo Prodi alle porte, cio&egrave; con il governo dell&#8217;imperialismo italiano). Ci&ograve; per quanto riguarda la cronaca, e la storia. E per quanto riguarda le patenti di &#8220;buon antimperialismo&#8221;, elargite da qualcuno con troppa leggerezza e poca memoria storica.<\/p>\n<p>Abbiamo ricordato questo episodio non perch&eacute; siamo affezionati alla storia del PCL (alla quale in effetti siamo affezionati) quanto per sottolineare il ruolo decisivo che ebbe, in tutta quella fase, proprio la dimensione e la presa di massa del movimento contro la guerra. Fu ci&ograve; che determin&ograve; non solo la possibilit&agrave;, la visibilit&agrave; e le ripercussioni di quell&#8217;azione di propaganda ma anche il consenso (seppur minimo) che quell&#8217;azione seppe attirare, il tentativo di polarizzazione all&#8217;interno del movimento, la luce che fu possibile gettare su posizioni di classe, la visibilit&agrave; ma anche per certi aspetti la maturazione di un punto di vista e di una strategia alternativi a quelli pacifisti e riformisti ufficiali.<\/p>\n<p>E qui veniamo alla questione del confronto. &Egrave; evidente che in una logica di fronte unico &ndash; e il fronte unico &egrave; ci&ograve; cui si richiamano le stesse organizzazioni dell&#8217;appello di Ghedi, e non solo per ci&ograve; che riguarda questa manifestazione &ndash; non siano n&eacute; praticabili n&eacute; immaginabili veti e omogeneit&agrave;. Per lo meno se si intende il fronte unico come lo intendevano Lenin e Trotsky, e non come lo intendeva Bordiga. Ognuno segua chi vuole.<br \/>\n<br \/>E ci&ograve; per il semplice motivo che il fronte unico &egrave; di massa (oltre che di classe): un fronte unico che non sia di massa &egrave; una contraddizione in termini. Non &egrave; definibile fronte unico, &egrave; un&#8217;altra cosa.<br \/>\n<br \/>La questione &egrave; se queste pratiche e demarcazioni possano invece trovare spazio in una logica di unit&agrave; d&#8217;azione delle avanguardie (o sarebbe meglio dire delle avanguardie delle avanguardie), quale &egrave; quella che intercorre tra le nostre organizzazioni, e quale &egrave; quella che &egrave; oggettivamente espressa nella manifestazione di Ghedi, al di l&agrave; delle intenzioni.<br \/>\n<br \/>Noi pensiamo che esse non siano desiderabili neanche nel caso di unit&agrave; d&#8217;azione delle avanguardie. <\/p>\n<p>Non &egrave; ovviamente in discussione il diritto di ogni organizzazione di delimitare come e quanto voglia l&#8217;area delle proprie interlocuzioni o della propria attivit&agrave;. Il punto &egrave; un altro, e cio&egrave; come si concepisce l&#8217;interlocuzione in rapporto <em>all&#8217;azione<\/em> (altrimenti non sarebbe un&#8217;unit&agrave; <em>d&#8217;azione<\/em> ma un&#8217;unit&agrave; <em>d&#8217;unificazione<\/em>, unit&agrave; <em>di discussione<\/em>, unit&agrave; <em>di propaganda<\/em>&#8230; insomma, unit&agrave; per fare altro). <\/p>\n<p>La divisione della classe lavoratrice oggi si riflette, direttamente o indirettamente, nell&#8217;arretratezza della sua coscienza, nella debolezza delle sue organizzazioni, nella mancanza di un referente di massa, nella subalternit&agrave; alla classe dominante e ai suoi partiti, e soprattutto nella sua incapacit&agrave; d&#8217;azione unitaria.<br \/>\n<br \/>La divisione delle avanguardie (che &egrave; un riflesso essa stessa della divisione della classe, soprattutto nel lungo periodo) aggrava questo quadro e lo modifica qualitativamente. Sul terreno dell&#8217;azione, ci&ograve; vuol dire rendere impossibile quell&#8217;impulso minimo di coordinamento fra le situazioni in lotta e fra chi quella lotta la impersona. Con, a sua volta, un effetto inevitabile sulla dimensione di massa.<br \/>\n<br \/>Ancor peggio quando si decide (o perfino si teorizza) la separazione delle avanguardie da altre avanguardie o delle avanguardie dalla massa. E quando la si decide e la si teorizza introducendo discriminanti che, in questo caso, non hanno niente a che vedere con la comune opposizione di classe ai diversi imperialismi, compreso il proprio, e il comune quadro di riferimento di princ&igrave;pi. <\/p>\n<p>Vediamo ormai da molti anni qual &egrave; stato il portato di questa linea e di questa logica, non solo sul terreno politico ma anche, ancor pi&ugrave; gravemente, sul terreno sindacale. Occorre trarne un bilancio, e non &egrave; questa la sede. Ma pensiamo che l&#8217;argomento in discussione chiami in causa proprio questo.<br \/>\n<br \/>Le esperienze delle assemblee dei lavoratori combattivi e del Patto d&#8217;azione anticapitalista (tanto per fare un esempio, che non a caso riguarda gli stessi organizzatori della manifestazione di Ghedi) hanno avuto il loro limite principale, come fu gi&agrave; allora nostra opinione, esattamente nella non comprensione che l&#8217;unit&agrave; d&#8217;azione, e il quadro di obiettivi comuni e condivisi, non dovesse e non potesse essere subordinata all&#8217;omogeneit&agrave; delle posizioni contingenti e delle analisi (vedi divisione sulla questione del green pass). E nella non comprensione che l&#8217;allargamento del fronte (il fronte unico) prevedesse non solamente l&#8217;interlocuzione e l&#8217;azione comune con le strutture di massa in quanto tali (e non solo con la loro base), ma anche la presenza e il lavoro al loro interno da parte delle avanguardie.<\/p>\n<p>Le prospettive, in conclusione. Si delinea, come abbiamo detto, un periodo di inasprimento delle contraddizioni capitaliste e imperialiste su scala mondiale, con il loro precipitato di crisi (economiche, ambientali, migratorie&#8230;) sempre crescenti e con il loro corollario di guerre. Proprio le guerre &ndash; la loro natura, configurazione, caratteristiche, rapporto con le strutture economico-sociali ecc. &ndash; saranno sempre pi&ugrave; dipendenti dallo scenario a venire.<\/p>\n<p>Entrare in un&#8217;epoca di aperti scontri antimperialisti e di guerra guerreggiata vuol dire, per noi trotskisti, non solo ribadire la nostra ferma collocazione di classe, non solo tenere alti i nostri principi, ma anche dotare la classe di <em>una propria<\/em> strategia, di <em>una propria<\/em> tattica, di <em>un proprio<\/em> ruolo per trovare la strada alla sconfitta della guerra e alla vittoria di un nuovo ordine sociale. &Egrave; ci&ograve; che Trotsky stesso tent&ograve; di fare, con gran scandalo dei settari e dottrinari dell&#8217;epoca, con la cosiddetta politica militare proletaria, applicandola alla Seconda guerra mondiale e allo scontro interimperialista dell&#8217;epoca. Crediamo che questo sia valido per l&#8217;oggi e per il domani.<\/p>\n<p>Ma in uno scenario di guerra interimperialista le avanguardie comuniste e internazionaliste non possono non trovarsi unite nella difesa di una prospettiva disfattista, contro i governi, gli imperialismi, le loro guerre, al di fuori di ogni campismo. Una divisione delle avanguardie, ancor pi&ugrave; in una guerra interimperialista dispiegata e in atto, non farebbe che rendere ancora pi&ugrave; ardua la difesa di questa prospettiva. Nel vivo dello scontro aumenterebbe ulteriormente la difficolt&agrave; della presenza nei luoghi di lavoro, dell&#8217;intervento negli eserciti di leva, dell&#8217;azione in una societ&agrave; militarizzata e sottoposta a censura e repressione (censura e repressione in primo luogo delle avanguardie, come sempre).<\/p>\n<p>L&#8217;unit&agrave; d&#8217;azione non &egrave; per noi il presupposto di un cambiamento delle condizioni soggettive del proletariato. Ma non &egrave; neanche un fattore secondario rispetto alle condizioni in cui si svolge la lotta per il rovesciamento del sistema capitalista, tanto pi&ugrave; oggi, tanto pi&ugrave; su un tema come la guerra.<br \/>\n<br \/>Il PCL non ha mai confuso l&#8217;unit&agrave; d&#8217;azione con la costruzione del partito, n&eacute; con la costruzione di fronti e blocchi politici permanenti. Ma mettere in contrapposizione questi due compiti, o, peggio, utilizzare il perimetro del proprio blocco politico come barriera per evitare o non porsi l&#8217;esigenza dell&#8217;allargamento e dell&#8217;egemonia sull&#8217;intero movimento e sulla classe, &egrave; il peggior servizio che si possa rendere alla lotta contro la guerra. Ci auguriamo che non sar&agrave; questa la linea di marcia.<\/p>\n<p>Sergio Leone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La manifestazione di Ghedi contro la guerra, convocata da un arco di organizzazioni che gravitano attorno al SICobas, ha visto i promotori opporre un secco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-68265","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68265","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68265"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68265\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68265"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68265"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68265"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}