{"id":68307,"date":"2024-01-12T00:00:00","date_gmt":"2024-01-12T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2024\/01\/12\/recensione-a-stalin-e-il-pci-tra-mito-e-realt\/"},"modified":"2024-01-12T00:00:00","modified_gmt":"2024-01-12T00:00:00","slug":"recensione-a-stalin-e-il-pci-tra-mito-e-realt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2024\/01\/12\/recensione-a-stalin-e-il-pci-tra-mito-e-realt\/","title":{"rendered":"Recensione a &#8216;Stalin e il PCI. Tra mito e realt&agrave;&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Da <em>Le Monde Diplomatique &#8211; il Manifesto<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/6773_recensione.jpg\" alt=\"6773_recensione.jpg\" \/><br \/>\n<br \/><em>Riprendiamo la recensione al <a href=\"https:\/\/www.pclavoratori.it\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=7248\">libro di Marco Ferrando<\/a> pubblicata sul numero di dicembre 2023 dell&#8217;edizione italiana di Le Monde Diplomatique. Ringraziamo il recensore, Luca Alteri, e il Manifesto, per averci consentito la ripubblicazione della recensione.<\/em><\/p>\n<p>&ldquo;&hellip;Pedoni e cavalieri si affrontano di continuo. Ripiegare in un attimo, attaccare in un attimo: piede veloce, cervello pronto avanzano e vincono. Larghezza di vedute e cura del dettaglio!&rdquo; Quello che Ho Chi Minh scriveva nel 1942 a proposito della nobile e rivoluzionaria attivit&agrave; degli scacchi ben si attiene alla sfida tra Marco Ferrando e il Partito Comunista Italiano, con il compagno Giuseppe Stalin come arbitro, inevitabilmente di parte. Il volume pubblicato da Red Star Press ha una complessit&agrave; che non pu&ograve; essere sciolta nel breve spazio qui a disposizione, a meno di non voler banalizzare l&rsquo;impegno dell&rsquo;Autore, da decenni impegnato nelle lotte politiche e sociali italiane, oltre che nel campo dell&rsquo;internazionalismo e dell&rsquo;antimperialismo. Che si tratti di un lavoro ambizioso viene subito esplicitato: &laquo;<em>Questo libro non ha la pretesa di parlare a tutti, di soddisfare tutti i palati. Ha l&rsquo;ambizione di parlare ai giovani militanti comunisti, ovunque collocati, che cercano con onest&agrave; e coraggio nella storia del movimento operaio la radice della tradizione leninista, senza farsi dominare dalla pigrizia di vecchi luoghi comuni<\/em>&raquo; (p. 16). Non &egrave;, in realt&agrave;, uno studio sulla pi&ugrave; grande formazione politica del movimento operaio italiano (se lo fosse, andrebbe semplicemente ad aggiungere le sue cospicue pagine a una torrenziale pubblicistica sul PCI, osservato da tutte le prospettive e condito in tutte le salse): vuole porsi, invece, come la storia di quel continuo anelito all&rsquo;unit&agrave; che i comunisti italiani hanno mostrato da quando sono nati mediante, paradossalmente, una scissione, quasi si trattasse di un infinito contrappasso, peraltro riverberato nelle divisioni, nelle fuoriuscite, nelle espulsioni dentro un&rsquo;esistenza ultracentenaria. Ogni volta una perdita e una sottrazione, ogni volta un&rsquo;aggiunta e un arricchimento, ma anche &ndash; drammaticamente &ndash; un arretramento nella capacit&agrave; di rappresentare i lavoratori e le lavoratrici. La responsabilit&agrave; di questa progressiva involuzione &ndash; attivata, per quanto sottotraccia, gi&agrave; da quando il PCI costituiva ancora il partito della classe operaia &ndash; viene attribuita da Ferrando a Stalin e, soprattutto, allo stalinismo, vale a dire a una deviazione dal leninismo evidentemente sopravvissuta al suo eponimo.<\/p>\n<p>L&rsquo;argomento, notoriamente, &egrave; divisivo, quanto pure inaggirabile, nel suo aver impegnato &ndash; attraverso i decenni &ndash; alcune tra le migliori menti dell&rsquo;area comunista. Nel presente saggio, l&rsquo;ipotesi dell&rsquo;Autore &egrave; che la rottura degli ideali e del programma del bolscevismo e della Terza Internazionale risalga &laquo;<em>alla fine degli anni Venti e si compia nel successivo decennio<\/em>&raquo; (p. 347): l&rsquo;espulsione di met&agrave; dell&rsquo;Ufficio Politico del PCd&rsquo;I avrebbe introdotto una politica di &laquo;<em>collaborazione di classe e di coesistenza strategica con l&rsquo;imperialismo<\/em>&raquo;. Di pi&ugrave;: avrebbe impostato una sorta di &ldquo;mutazione genetica&rdquo; all&rsquo;interno del Movimento comunista internazionale, divenuto poroso nei confronti delle democrazie borghesi e delle lusinghe socialdemocratiche, comprensive delle ancelle del governismo, del parlamentarismo, dell&rsquo;elettoralismo. I fatti successivi, almeno nello specifico italiano, parlano la lingua della svolta di Salerno, dell&rsquo;amnistia concessa ai fascisti, del &ldquo;compromesso storico&rdquo;, infine della definitiva estinzione del PCI, legata al crollo dell&rsquo;URSS: un abbraccio mortale ma inevitabile, secondo Ferrando, dal momento che &laquo;<em>l&rsquo;ascesa di Togliatti nel PCI fu inseparabile dal consolidamento del regime staliniano nell&rsquo;URSS<\/em>&raquo; (p. 348) e l&rsquo;intero gruppo dirigente comunista ricevette dalla relazione con il Cremlino un&rsquo;energia politica decisiva per strutturarsi come partito di massa, ma evidentemente non sufficiente a evitare che tale dimensione venisse utilizzata come gruccia della democrazia liberale. Stalin decise che il PCI dovesse entrare nei governi di unit&agrave; nazionale (1944-1947) e sempre Stalin ne determin&ograve; indirettamente la fuoriuscita, nel momento in cui l&rsquo;URSS ruppe gli accordi con gli Stati imperialisti. D&rsquo;altronde, &laquo;<em>il PCI rimaneva prevalentemente il partito di Mosca<\/em>&raquo; (p. 348). &Egrave; un&rsquo;intera cosmogonia, quella descritta da Ferrando, funzionale a perfezionare il controllo sulla classe operaia in nome della controrivoluzione staliniana, a colpi di sclerotizzazione burocratica: Togliatti e Stalin sarebbero stati legati a doppio filo &ndash; anche nella definizione delle comuni sorti politiche (ed era gravoso il compito del Migliore, nel bilanciare le richieste del leader bolscevico con la necessit&agrave; di difendere la sua Segreteria in Italia) &ndash; ma pure le figure &ldquo;eretiche&rdquo; succedutesi nei decenni, da Secchia a Ingrao, avrebbero svolto un ruolo, magari involontario, di &ldquo;ancoraggio&rdquo; del PCI nella memoria dei comunisti italiani, facendolo diventare &ldquo;un Paese nel Paese&rdquo; e saturando &ndash; di contro &ndash; le aspettative per una diversa organizzazione della sinistra politica e sindacale. Eppure, non i tradimenti, le collusioni, le alleanze capestro, gli ostracismi: Marco Ferrando pare sottolineare nell&rsquo;assenza di analisi materialistica e marxista la responsabilit&agrave; pi&ugrave; grave dello stalinismo-togliattismo italiano. &Egrave; nel metodo e non nei contenuti, la ferita pi&ugrave; profonda, pare dire. Nondimeno, pur nella dovizia di documenti, lo Stalin analizzato dall&rsquo;Autore fatica a emanciparsi dallo stalinismo e diventa quasi un simulacro, estraniandosi dalla sua storicit&agrave;: le basi materiali dell&rsquo;esperienza sovietica si perdono nei lampi di un contro-mito, la cui portata non differisce molto da quella dei miti che l&rsquo;Autore prova a detronizzare. Lo fa, gli va riconosciuto, senza indugiare nell&rsquo;autoreferenzialit&agrave;, nel soggettivismo, nello schematismo, nel becero opportunismo che spesso hanno albergato nello spazio tra una delusione elettorale e la preparazione della successiva tornata. Non qui, dove c&rsquo;&egrave;, invece, l&rsquo;insoddisfazione di chi &egrave; rimasto per sempre giovane, come da citazione in epigrafe, rifiutando l&rsquo;esperienza e il suo cinismo.<\/p>\n<p>Luca Alteri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Le Monde Diplomatique &#8211; il Manifesto Riprendiamo la recensione al libro di Marco Ferrando pubblicata sul numero di dicembre 2023 dell&#8217;edizione italiana di Le&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-68307","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68307","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68307"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68307\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68307"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68307"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68307"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}