Le elezioni amministrative hanno un’evidentissimo significato politico.
Non riflettono la cosidetta “crisi della politica”, ma la crisi del centrosinistra e del suo blocco sociale.
Un anno di governo Prodi, al servizio delle banche e delle grandi imprese, ha accumulato un’ enorme malcontento sociale nel mondo del lavoro, fra i giovani, tra i pensionati : in parte purtroppo capitalizzato dalle destre e dal loro populismo reazionario, con punte di autentico sfondamento, in particolare nel Nord; in parte risoltosi in una grande espansione dell’ astensione di sinistra, nel segno del disincanto e della protesta.
Le sinistre di governo, che hanno votato leggi finanziarie antipopolari e missioni militari, in cambio di ministeri e di cariche istituzionali, sono pienamente corresponsabili di questo risultato e ne sono loro stesse investite con un pesante arretramento elettorale del PRC.
Il Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori, pur nato da meno di un anno e con scarsissime risorse finanziarie, delinea una prima presenza nazionale, seppur discontinua, di una sinistra anticapitalistica di opposizione: che parte da una media vicina all’1% – simile a quella che fu di DP nel 1990, dopo dieci anni di vita politica – realizzando un primo passo avanti della propria riconoscibilità pubblica e del proprio radicamento sociale e territoriale.
Ci rivolgeremo ora innanzitutto alla vasta area dell’astensione di sinistra per raccoglierla attorno ad un’opposizione attiva e a una nuova sinistra antisistema : a partire dalla lotta per la difesa delle pensioni e per il ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra.
Di certo solo la crescita di una sinistra d’opposizione, che non tradisca, può arginare l’ascesa delle destre e aprire una prospettiva nuova per i lavoratori.
MARCO FERRANDO
(Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori)
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