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PAROLIERE IN (DIS)EQUILIBRIO

Una posizione di Sinistra non si riduce alla programmazione di un nuovo soggetto politico convergente al Centro, al contrario reclama a gran voce una formazione di tipo operaista e socialista, con un preciso calendario politico di impegni.

Il centrosinistra si sta spellando le mani ad applaudire la candidatura di Walter Veltroni: probabilmente ad ottobre avrà in mano due ruoli particolarmente importanti, la segreteria del Partito Democratico e la candidatura in quanto premier dell’Unione. Sostanzialmente però la sua presentazione nel mondo politico in preparazione di questa nuova duplice guisa non ha portato discussioni interessanti nel recente dibattito italiano: si è allineato alle posizioni di Montezemolo in campo industriale e produttivo, comprese le risposte alla precarizzazione, senza peraltro menzioni sulla dignità salariale sempre più a rischio, non ha espresso un orientamento radicale contro le strutture di accoglienza temporanea, non si è rivolto alle minoranze etniche e religiose, in crescente diffusione e in crescente affanno nel Paese.

Non si è presentata insomma una candidatura di Sinistra. Chiamparino e Veltroni sono i due sindaci di formazione DS più deboli nei termini della politica sociale intesa in maniera equitativa: pur avendo esperienza diretta sia del fermento degli anni Settanta, fermento di movimento e anche di teoria, sia del Partito Comunista Italiano, hanno mirato soprattutto a una sintesi di consenso verso il centro e questa non entusiasmante tendenza la hanno promossa, rafforzata, esposta e sbandierata.

Veltroni è per queste ragioni un candidato idoneo al Partito Democratico per come si sta formando: americanista, moderato, sicuramente non laico, al massimo laicale, con scarsa predisposizione all’ambientalismo, un basso impegno nella promozione del pacifismo internazionale.

È un elenco di sorprese che non sono sorprese, per questo non si capisce il modo pacchiano con cui destra e centrosinistra si avvicendano in commenti ora al vetriolo ora meramente estatici.

La migliore risposta a questa vera e propria stasi di contenuti non può che essere una proposta concretamente, realmente, politicamente e socialmente alternativa: la costruzione pratica della “Sinistra che non tradisce”, che non si rivolge in conflitto con la propria stessa carne, fatta di tutela del lavoro, tutela delle minoranze, posizione internazionale contraria allo sfruttamento di situazioni geopolitiche alfine di ottenere vantaggi geostrategici, che propone un concetto di partecipazione senza acquiescenza, ma di rigore, impostazione, metodo critici. Una forma alta di opposizione, che non è lo sponsor e il contenitore, ma il contenuto, la piattaforma, la volontà e l’indirizzo: un distinguo chiaro, che attrae consenso e focalizza la discussione politica sui temi più controversi della modernità. Politica internazionale e sistemi industriali. Assistenza e previdenza sociale. Un meccanismo che consente una riforma attuativa reale dell’approccio rivoluzionario: non evenienza da agitare per via propagandistica, né intendimento di prevaricazione. Ma base sistematica di abbattimento dell’ingiustizia. Un quid che non sta certo emergendo nel Partito Democratico, per bocca del suo leader prossimo venturo.

Domenico Bilotti

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