Intervista a Marco Ferrando su Il Manifesto
Bertinotti? «Un ottimo presidente della camera e un candidato perfetto per il Quirinale, un politico spregiudicato che sta cercando di assimilare con una legge elettorale reazionaria Pdci, Verdi e Sinistra Ds nella federazione arcobaleno. Purtroppo con risultati disastrosi per i lavoratori». Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori, è stato il primo a lasciare la Rifondazione di governo. Dopo un’intervista controversa non ha fatto nemmeno in tempo a entrare in senato, e fu epurato senza appello dalle liste Prc.
Ferrando, non salvi proprio nulla della Sinistra arcobaleno?
Penso che sia il compimento di una parabola degenerativa della sinistra italiana. E’ un passaggio di campo. Che queste sinistre di governo si uniscano tra loro è solo una traduzione formale di quello che sono davvero, anche se con una massa critica più forte.
A gennaio fondate un nuovo partito comunista. Per fare che cosa?
Dal 3 al 6 gennaio a Rimini ci sarà il congresso fondativo del Partito comunista dei lavoratori (Pcl). E’ il compimento della rottura con Rifondazione di un anno e mezzo fa. Noi siamo comunisti, critici verso la socialdemocrazia e lo stalinismo del ‘900. Partiamo dal marxismo rivoluzionario per ricostruire un’opposizione sociale e politica anticapitalistica. Vogliamo legare le lotte contro la guerra, il precariato e il contenimento dei salari a un’alternativa di società e di potere. Siamo l’unica sinistra che dice che in Italia non c’è la «democrazia» ma la dittatura istituzionalizzata di una minoranza di industriali e banchieri sulla maggioranza.
Però oltre a voi c’è anche un’altra sinistra meno convinta dell’unità o del governo. Penso a dirigenti come Marco Rizzo del Pdci o Fosco Giannini del Prc.
Non mi paiono interessati ad aderire al nostro partito. Rizzo è ancora impegnato in una dialettica interna al Pdci. E Giannini presenterà un documento alternativo al congresso di Rifondazione mentre in parlamento continua a sostenere, pur soffrendo, missioni militari e finanziarie di sacrificio. Nessuna pregiudiziale per nessuno purché si collochi all’opposizione. Il nostro slogan è chiaro: «Costruiamo una sinistra che non tradisca».
Metti anche Bertinotti tra i traditori?
Per niente. Mi sembra un ottimo presidente della camera, un candidato quasi perfetto alla presidenza della Repubblica. Ottimo anche come maieuta della sinistra arcobaleno. Sta cercando di ottenere con estrema spregiudicatezza una legge elettorale a suo uso e consumo, che consenta al Prc di assimilare a tavolino Pdci, Verdi e sinistra Ds privandoli di qualsiasi potere negoziale. Poco gli importa che pur di ottenere questo risultato sponsorizza una legge elettorale antidemocratica, con uno sbarramento al 5% che in Germania è nato solo per escludere i comunisti dal governo. Giudico Bertinotti un politico brillante ma al servizio di una politica disastrosa per i lavoratori. Per fare riforme istituzionali reazionarie è arrivato perfino a ipotizzare un governo con Veltroni e Berlusconi. Dopo averci detto per anni che bisognava allearsi con Prodi per battere Berlusconi ora lo scarica per votare la legge elettorale e continuare a praticare più o meno la stessa politica ma con un «governissimo» scandaloso.
E’ immaginabile una vostra collaborazione con la «Costituente anticapitalista» di Cannavò e di Sinistra critica?
Non so cosa significhi quel progetto. Siamo disponibili all’unità d’azione con tutte le sinistre di opposizione ma noi vogliamo costruire un partito vero e non un’aggregazione movimentista come ce ne sono state tante altre. E’ positivo che Sinistra critica dopo aver votato 22 fiducie al governo Prodi sia passata all’opposizione, mi sembra però che senza un baricentro sociale un’esperienza di quel tipo si scioglierà come neve al sole. Noi siamo presenti in tutte le regioni e ci radichiamo nelle fabbriche. Proprio oggi abbiamo costituito il primo coordinamento organizzato di lavoratori della Fiat del Pcl.
Quanti iscritti avete?
Contiamo tremila militanti. Ci presenteremo ovunque alle prossime amministrative e alle politiche con qualsiasi legge elettorale. A differenza di Sinistra critica il nostro simbolo non dobbiamo inventarlo. Ci presentiamo con falce e martello perché è la nostra espressione identitaria.
di Matteo Bartocci
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