VOGLIAMO POLITICI VOTATI DA NOI, POLITICI CHE PENSINO AI NOSTRI DIRITTI E NON ALLA LORO POLTRONA, VOGLIAMO POLITICI CHE SAPPIANO FARE POLITICA E SOPRATTUTTO GOVERNARE
Oggi si parla di referendum, vero motore della democrazia e della Costituzione Italiana, ed è la scelta fatta dai cittadini su quesiti di carattere sociale, per cambiare una legge.
Per la Costituzione Italiana è lo strumento migliore per fare leggi e promuovere cambiamenti sociali, mentre per il potere oggi è lo strumento per perdere il potere stesso.
Credo che c’è bisogno di una politica nuova, che non dimentichi il proprio passato. Una politica che costruisca innanzi tutto cultura e che possa lanciare uno sguardo critico sull’esistente. C’è bisogno, innanzi tutto, di unità e tolleranza. Così come fecero i nostri avi, quelli che ci dettero la Costituzione Italiana e che ci dettero il benessere, anche dopo le guerre e la totale ricostruzione dopo guerra, quelli che non pensavano a diventare ricchi sulla nostra pelle, ma volevano una Italia ricca e laboriosa, democratica e giusta, tollerante e aperta, non i politici di oggi che la Costituzione Italiana la calpestano, la vogliono cambiare, la maltrattano, solo per i propri sporchi interessi come quelli che non riconoscono il primo articolo della Costituzione: “ l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e poi creano tanta disoccupazione per il loro potere.
Io credo che il referendum sia un momento certamente importante, se non addirittura necessario anche se deve rimanere pur sempre una tappa verso un obiettivo più impegnativo, quello della creazione di una politica dell’armonia, del cuore. La vita sociale ed economica ha bisogno ormai di nuovi slanci, di nuove idee e di grandi speranze con il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’uguaglianza, impediscono lo sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, come invece dice la Costituzione Italiana. Un compito da assolvere affermando il principio delle pari dignità dei cittadini, creando le condizioni per il diritto al lavoro, tutelando la salute come diritto di ogni persona, realizzando un sistema tributario improntato a criteri di solidarietà e senza favoritismi. Forti sentimenti ed idee nuove che vengano dalla gente per tornare alla gente, e che possono aprire la strada alla speranza di costruire una società più ugualitaria, fraterna e dignitaria.
E così mi chiedo dove sono finiti i principi, i valori, l’umanità, la moralità, la condivisione?
Come si può costruire un nostro futuro se chi ci governa non sa neanche che esistiamo, se decidono da soli chi e come deve “mangiare o no, deve avere un lavoro o no”?
Purtroppo credo che i referendum non si faranno, faranno un’altra legge elettorale o faranno cadere questo governo, proveranno di tutto, ma l’importante è non far fare questo referendum.
Perché? Perché semplicemente per quasi tutti i partiti noi siamo solo una fonte di guadagno sicuro, dandogli i voti, ma così decidono loro chi va al governo o no, non gli elettori, decidono loro chi mangerà sul nostro lavoro, non noi.
Per noi invece il referendum è cercare di portare avanti i nostri bisogni, delegare qualcuno di cui ci si fida a farlo in Parlamento, e quando non porta avanti i nostri bisogni, sapere con chi prendersela. Il referendum è semplicemente tutelare i nostri diritti di elettori.
Noi non crediamo più ad un compagno di viaggio che, per la propria storia e la propria cultura, sia garanzia di fedeltà ai valori della sua migliore tradizione, “fonte di creatività e pungolo di innovazione, capace di ospitare domande di libertà, di leggere nel cuore della gente, di sondare fondali melmosi, di cogliere il dolore e le domande di senso che arrivano dalla società” come dice qualche politico, credendo che con parole da letterato navigato, può ancora illuderci, quando poi non rispetta i programmi di governo per il quale è stato votato.
La differenza tra potere e politica è innanzitutto, in pratica, che il potere è difficile da estirpare, perché è potente, serve solo se stesso, rende invulnerabili, mentre la politica dovrebbe essere la tendenza sociale e lo studio dei problemi delle persone.
Pino Ciraci
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