Intervista rilasciata il 28 feb 2008
da Ferrando al settimanale di centro-destra Panorama. Da notare una certa maliziosità in diverse domande e commenti del giornalista a cui comunque il portavoce del PCL ben risponde.
Il segretario del Partito Comunista dei Lavoratori, Marco Ferrando, complice anche la sua barba, potrebbe somigliare al mitico Mario Brega il commmmunista, che i cultori del cinema anni Ottanta certamente ricordano in “Un Sacco Bello” di Carlo Verdone. Ferrando, uscito da Rifondazione Comunista dopo che il partito di Bertinotti è entrato al governo nel 2006, ora guida il Pcl. E, orgogliosamente legato a falce e martello, è uno dei nove/dieci candidati premier (”Me lo impongono per legge, ma non ho velleità presidenzialistiche”, si schernisce) per le elezioni di aprile.
Ferrando, il suo è il solo partito Comunista che gli italiani troveranno sulla scheda elettorale.
Lo dica a Bertinotti…
Rischiate anche di prendere un discreto numero di voti visto che Diliberto ha stimato che la falce e il martello valgono da soli il 2%.
Diliberto ha una concezione da marketing elettorale. Noi non abbiamo nulla da nascondere e abbiamo la falce e martello perché sono il simbolo degli interessi che difendiamo. Bertinotti e Diliberto quando avevano ancora la falce e martello nel simbolo combinavano questo riferimento simbolico feticistico con il voto alle missioni militari, con l’aumento dell’età pensionabile e con il sì alla legge 30. Quindi erano in completa opposizione con quel simbolo.
Però dovrete raccogliere le firme per potervi presentare.
Già, perché la casta parlamentare bipartisan si è arrogata di comune accordo il privilegio di potersi presentare senza firme. Invece noi, antisistema e anticapitalisti, le dobbiamo raccogliere. Una sfida che raccogliamo volentieri.
Andiamo sul concreto. Tre punti programmatici del Pcl.
Aumento consistente di salari e stipendi…
Ma è una mania, pure lei!
Non ci confonda con Veltroni. Lui parla di un simbolico aumento e di una riduzione fiscale, pagate con tagli alla spesa pubblica, alla scuola e alla sanità. Noi vogliamo 300 euro per salari e stipendi che prenderemo con un aumento della tassazione progressiva delle tasse sui grandi redditi e sui grandi patrimoni. E siamo anche per il ritorno alla scala mobile.
Poi?
L’abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro. Sia quelle fatte (ahimè) del centrosinistra, con il voto di Rifondazione, sia la legge 30 di Berlusconi.
Quali altre misure tostamente comuniste propone?
Ritorno della previdenza pubblica a ripartizione. E via la riforma Dini che privatizza la previdenza. Quindi massicci investimenti di risorse pubbliche nel welfare: sanità, istruzione ambiente.
Non mangerete bambini, ma queste riforme costano!
Noi, a differenza di altri, indichiamo voci precise. Basta abbattere 25 miliardi di spese militari, basta non dare i 40 miliardi di euro che sono stati trasferiti dal 2000 ad oggi a banche e grandi imprese.
Per lei c’è differenza tra Berlusconi e Veltroni?
Programmaticamente no. Tanto che si accusano di imitarsi i programmi. Dal punto di vista cromatico pure: la bandiera tricolore avvolge Veltroni.
Ce l’ha pure con la bandiera italiana?
Così come viene esposta è il simbolo degli interessi delle classi dominanti.
A cui lei oppone la bandiera rossa…
Ovviamente. La bandiera rossa è una scelta di campo per i lavoratori.
Però Veltroni vi frega gli operai: li mette capolista.
Deve cercare di mascherare la realtà. Esibisce un operaio dopo aver fatto le leggi che hanno massacrato i suoi compagni. Per noi è indecenza e ipocrisia.
Un operaio, ma anche Colaninno l’industriale.
Nessuno stupore: è il suo vero mandante sociale.
Una decisione però criticata da Bertinotti.
Dopo che ha votato per due anni di governo le politiche di Colaninno e Montezemolo.
Ferrando, sembra che lei abbia il dente avvelenato contro il comandante Fausto.
Noi non cerchiamo, come fa Bertinotti, compiacenze nei piani alti della società italiana. Non vogliamo sottosegretari, né presidenze delle Camere.
Presidenza della Camera, che si stima potrebbe costare cara, elettoralmente, a Bertinotti.
È un’ulteriore espressione triste del trasformismo della sinistra italiana. Sarà la nostra migliore campagna elettorale. Anche se, ci tengo a dirlo, non facciamo campagna contro Bertinotti, ma contro il padronato con cui però Bertinotti sta.
È critico anche dei salotti che il presidente della Camera frequenta?
Tutto si tiene: chi cerca il benestare dei salotti deve pure frequentarli.
Quanto prendete, Ferrando?
Ci sono milioni di lavoratori che sono pronti a votarci: siamo la sinistra che non tradisce.
Ammetterà però che siete rimasti un po’ agli anni Settanta…
Ma che dice. Negli anni Settanta i comunisti erano compromessi con il potere. Noi siamo quelli del partito di Livorno. Quelli di Gramsci.
E del socialismo reale e realizzato che ne pensa?
Sono trotzkista. Veniamo dall’opposizione allo stalinismo: anche quando i liberali borghesi civettavano con Stalin noi eravamo contro.
Non male pensare a Hitler come ad un liberale borghese…
Siamo l’unica forza a sinistra che rispetto alle tragedie del ‘900 ha le mani pulite. E ci batteremo con la rabbia di chi sta sotto.
vasco_pirri_ardizzone Giovedì 28 Febbraio 2008 alle 9:47 – http://blog.panorama.it/italia/2008/02/28/ferrando-sono-figlio-di-gramsci-e-cerco-consensi-con-falce-e-martello/
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