Cinque patrioti cubani:
ANTONIO GUERRERO RODRÍGUEZ, FERNANDO GONZÁLEZ LLORT (RUBÉN CAMPA), GERARDO HERNÁNDEZ NORDELO (MANUEL VIRAMONTES), RAMÓN LABAÑINO SALAZAR (LUIS MEDINA) e RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT
sono prigionieri dal 12 settembre del 1998 e condannati con un primo processo farsa svoltosi non a caso a Miami dove la mafia dei dissidenti cubani è fortissima e rimangano prigionieri nonostante il 9 Agosto 2006 l’11° Circuito della Corte di Appello di Atlanta ha revocato, all’unanimità, le condanne ai Cinque cubani.
La colpa dei cinque è semplicemente quella di aver denunciato un attentato che si voleva fare a Fidel Castro, attentato che avrebbe portato secondo una attendibile stima a 1100 1200 morti civili.
Detto questo è facile capire quanto gli Usa siano assolutamente poco attendibile durante le loro proclamazioni di essere i paladini dell’ antiterrorismo mondiale.
Ancora prima della sentenza del tribunale americano vi era stato un giudizio ancora più pesante ul caso dei cinque patrioti questa volta ad esprimersi era stato direttamente l’ ONU attraverso la sua commissione per i diritti umani tramite una seduta di lavoro la commissione ha deciso quanto segue:
a) dopo l’arresto, e indipendentemente dal fatto che i detenuti erano stati informati del loro diritto a stare in silenzio e che il Governo aveva fornito loro la difesa, sono stati tenui in isolamento per 17 mesi, durante i quali la comunicazione con i loro avvocati e l’accesso alle prove, e pertanto, le possibilità di una difesa adeguata, sono state indebolite.
b) Dato che il caso fu classificato come di sicurezza nazionale, l’accesso dei detenuti ai documenti che contenevano prove era pregiudicato. Il Governo non ha contestato il fatto che gli avvocati della difesa ebbero un accesso molto limitato alle prove a causa questa classificazione, il che ha colpito negativamente la loro capacità di presentare prove contrarie. Questa applicazione particolare delle disposizioni legali della Legge di Procedura dell’Informazione Classificata (Classified Information Procedures Act – CIPA), come è stato fatto in questo caso e come rivela l’informazione che è stata messa a disposizione del Gruppo di Lavoro, ha minato anche l’equilibrio equo tra l’accusa e la difesa.
c) La giuria per il processo fu selezionata seguendo una procedura nella quale gli avvocati della difesa ebbero l’opportunità e si avvalsero degli strumenti della procedura per rifiutare possibili membri della giuria e garantire che nessun cubano-americano facesse parte della stessa. Ciò nonostante, il Governo non ha impedito che anche così, il clima di predisposizione e di pregiudizio contro gli accusati a Miami persistesse e contribuì a presentare agli accusati come colpevoli dall’inizio. Non fu contestato dal Governo il fatto che un anno più tardi lo stesso Governo ammise che Miami era un posto inadatto per il processo, nel quale era provato che era quasi impossibile selezionare una giuria imparziale in un caso legato a Cuba.
Il Gruppo di Lavoro osserva che risulta dai fatti e dalle circostanze nelle quali il processo ha avuto luogo e dalla natura delle accuse e delle severe condanne date agli accusati, che il giudizio non ebbe luogo nel clima di obiettività e di imparzialità che deve avere per concludersi in osservanza delle norme per un processo giusto, come determinato nell’Articolo 14 della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici, della quale gli Stati Uniti sono parte. Questo squilibrio, tenendo in conto le severe condanne ricevute dalle persone prese in considerazione in questo caso, è incompatibile con le norme contenute nell’Articolo 14 della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici che garantisce che ogni persona accusata di un delitto abbia il diritto di esercitare, in piena uguaglianza, tutte le facilitazioni adeguate per preparare la propria difesa.
Il Gruppo di Lavoro conclude che i tre elementi enunciati sopra, nel loro insieme, sono di una gravità tale che conferiscono alla privazione di libertà di queste cinque persone un carattere arbitrario.
Alla luce di quanto precede, il Gruppo di Lavoro emette il seguente parere:
La privazione di libertà dei signori Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehwerert è arbitraria, è in violazione dell’articolo 14 della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici e corrisponde alla categoria III delle categorie applicabili, vagliate nei casi presentati al Gruppo di Lavoro.
Avendo emesso questo parere, il Gruppo di Lavoro chiede al Governo che adotti le misure necessarie per porre rimedio a questa situazione, in conformità con i principi espressi nella Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici.
Ovviamente gli Stati Uniti non hanno rispettato nell’ ONU ne la decisione del suo stesso tribunale e tiene senza assolutamente il diritto di farlo ancora prigionieri i cinque patrioti cubano.
In questi giorni vi è un appello europeo a sostegno dei cinque diretto al popolo americano e al congresso, da poco rinnovato e a maggioranza democratica, di cui vi riporto il testo:
Cari amici,
Cinque anni fa gli avvenimenti dell’11 settembre ci hanno profondamente commosso. Condividiamo il dolore delle vittime e dei loro familiari. Condanniamo senza riserve questi atti terroristici. E’ per questo che i cittadini e le organizzazioni europee richiamano la vostra attenzione sul caso dei cinque prigionieri cubani: Gerardo Hernàndez, Ramòn Labañino, Renè Gonzàlez, Fernando Gonzàlez y Antonio Guerrero.
Il popolo degli Stati Uniti ha il diritto di difendersi dal terrorismo. Anche Cuba ha questo diritto. Di conseguenza speriamo comprendiate che il popolo cubano condivide questa esigenza. E’ risaputo che fin dagli anni ’60 i gruppi terroristi anticubani operano a Miami con l’obiettivo di attaccare Cuba. Questi gruppi si servono di ogni mezzo compreso l’assassinio di civili, l’uso di bombe e altri atti terroristici contro il popolo cubano. Anche alcuni cittadini statunitensi sono fra le vittime delle loro azioni. E’ logico che Cuba cerchi di proteggersi da atti di questo genere sul suo territorio. Nel passato l’FBI si è opposto a qualsiasi tipo di collaborazione con il Governo cubano riguardo a questo tema. Perciò Cuba ha inviato alcune persone per monitorare le attività di questi gruppi di terroristi in Miami e per ottenere informazioni al fine di prevenire attacchi sul suolo cubano.
Il 12 settembre 1998 5 cubani sono stati arrestati dall’FBI. Sono stati processati e condannati a pene che vanno da 15 anni di carcere, sino al doppio ergastolo, mentre l’unico loro reato è stato proteggere il popolo cubano dalle atrocità dei terroristi. Il processo fu celebrato a Miami, città in cui era impossibile garantire un verdetto giusto ed imparziale per “i 5 cubani”. Alti ufficiali dell’esercito statunitense testimoniarono al processo che mai “i cinque” hanno rappresentato una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA. Il Governo non ha potuto presentare prove a sostegno delle principali accuse: cospirazione per commettere spionaggio e cospirazione per commettere assassinio. Riguardo questa ultima accusa il Governo ha invano tentato di ritirarla, riconoscendo per iscritto che non poteva essere sostenuta da alcuna prova. Ciò nonostante i cinque sono risultati colpevoli per tutte le accuse. Le condanne ricevute sono severe ed il trattamento disumano; a due di loro è stato negato il diritto a ricevere le visite delle mogli e delle figlie.
Il 27 maggio 2005 il Gruppo di Lavoro dell’ONU sulle Detenzioni Arbitrarie ha stabilito che la privazione della libertà dei 5 era arbitraria ed illegale ed intimò al Governo USA di prendere immediatamente misure per rimediare a questa situazione.
Il 9 agosto 2005 una commissione di 3 giudici del Tribunale di Atlanta ha sentenziato che il processo di Miami non era valido, ha annullato le sentenze ed ha ordinato che venisse celebrato un nuovo processo. Tuttavia, trascorso un anno, la sessione plenaria dello stesso Tribunale, ovviamente dietro una fortissima pressione politica, ha revocato questa decisione. Questi giudici hanno emesso la loro sentenza proprio quando a Miami si sta invocando di farla finita con Cuba come stato sovrano, vengono sottratte da arsenali militari armi destinate ad azioni terroristiche contro l’isola, rappresentanti dei gruppi terroristi rilasciano pubbliche dichiarazioni nelle quali, con totale impunità, riconoscono la loro ribalderia, e vengono proibiti libri su Cuba per bambini.
In tutto questo periodo in Europa decine di migliaia di persone hanno firmato petizioni che esigono la liberazione di Gerardo, Ramòn, Renè, Fernando y Antonio. Speriamo che questo nostro sforzo solidaristico contribuisca a che il popolo statunitense ed i suoi rappresentanti eletti appoggino la nostra richiesta al Governo USA per l’immediata liberazione dei Cinque, che hanno già subito 8 anni di carcere ed il cui unico delitto è stato lottare contro il terrorismo.
Confidiamo che questa giusta richiesta venga sostenuta.
Il mio invito e a sostenere e firmare questo appello, cosa che potete tranquillamente fare a questo link http://www.freeforfive.org/home3/euro_camp/index.php?lang=it.
Detto questo vorrei ancora soffermarmi sul caso Posada Carilles altro esempio di lotta al terrorismo all’ americana, il signore in questione è uno dei terroristi con più morti civili sulla coscienza , uno di questi è Fabio di Celmo morto in un attentato all’HAVANA.
Il Venezuela ha chiesto più volte l’ estradizione del terrorista per giudicarlo per la scia di sangue civile che ha lasciato in quella nazione ma gli USA con la flebile scusa che il suddetto stato non è democratico e che applica la tortura, accusa che è facilmente verificabile come falsa rifiuta l’ estradizione. Suona al quanto ridicola questa decisione con il fatto che le uniche torture verso prigionieri degli ultimi anni sono state quelle americane ai prigionieri del carcere di Guantanamo.Se gli Stati Uniti che di dichiarano contro il terrorismo proprio non vogliono concedere Posada al Venezuela almeno lo facciano giudicare in Italia per l’ uccisone del cittadino Italiano Di Celmo, su questa posizione si sono spesi molti enti locali italiani tra cui la Regione Liguria, regione dove la famiglia Di Celmo è originaria.
Il governo italiano però nulla dice e nulla fa per avanzare la giusta richiesta di estradizione ancora una volta si può notare come la sinistra radicale governista tanto dice e poco fa.
Simone Anselmo Movimento costitutivo Partito Comunista dei Lavoratori sezione Savona
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