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DAL ROGO ALLA SCOMUNICA

Transitano veloci circa 400 anni dal “fattaccio”, ma l’opinione della Chiesa non cambia. Si, cambiano i tempi e i modi, ma la sostanza rimane e forse rimarrà inalterata. La Chiesa ha condannato l’uso del rogo, ma per il cardinale Sodano il giudizio definitivo rimane invariato, affermando che quel tipo di condanna: “costituisce oggi per la Chiesa un motivo di rammarico”. Questa affermazione, oggi più che mai fa intendere come la libertà di espressione, le ingerenze delle alte sfere ecclesiastiche sul dibattito sulla laicità e della vita quotidiana siano oggi più che mai attuali. Un passato così vergognoso doveva essere nascosto in uno dei tanti meandri bui del Vaticano, coperto da strati e strati di polvere, improponibile fare un’affermazione del genere non prima di aver chiesto scusa alla comunità per i tanti delitti compiuti in nome di “Cristo”. Lui, Filippo Bruno, condannato al rogo perché ha espresso le sue idee che andavano contro una delle più grandi potenze culturali del mondo, la Chiesa. È morto per questo, contro le ottusità della psiche, contro i pregiudizi, contro ordini prestabiliti, contro il potere temporale della chiesa, contro forze incontrastabili, contro i poteri forti, in nome del libero pensiero. C’è chi ha detto che Bruno sia stato addirittura un: “sciupa femmine” (Indro Montanelli “Corriere delle Sera”), o chi ha voluto plasmare il suo pensiero e metterlo alla gogna per le esigenze di stampo anticlericale e addirittura femminista! Bruno nel suo animo e nel pensiero non portava il cilicio, volava alto con le sue idee, irraggiungibile e non catalogabile. Oggi un discorso così non potrà mai essere accettato, come non lo è stato in tempi andati, la necessità principe è quella di sapere l’orientamento ideologico e politico dell’interlocutore, il libero pensiero e il libero dibattito nella società attuale non potrà mai essere accettato perché è subdolo, pericoloso e vincolante. Bisogna rifugiarsi e riconoscersi immancabilmente in una corrente politica e culturale per ricercare lì le proprie certezze e sanare i propri dubbi, mettendo al bando il pensiero scevro da ogni ibridismo ideologico. L’8 gennaio del 1600 fu dichiarato eretico, per eterodossia e docetismo, ma non è importante il fatto che fosse in accordo con le teorie copernicane o no, o che avesse la stessa visione di Dio della Chiesa Cristiana o no, il fatto è un altro, lui non abiurò mai portò avanti sino alla fine dei suoi giorni le sue idee, fu ucciso per quello in cui credeva! Le fiamme e la polvere che si alzarono il 17 febbraio di quello stesso anno sono servite a non farci dimenticare e non rimanere indifferenti. Per questo che essere “brunisti” è un qualcosa di innato che va comunque ricercato nella vita, non è simbolo di diversità o una malattia, c’è chi avrebbe detto anche: “odio gli indifferenti” (Antonio Gramsci “Scritti Giovanili”) ed è per questo che al giorno d’oggi è necessario esprimere le proprie idee che quasi sicuramente andranno in pieno contrasto col “potere forte” non bisogna avere paura o remore di parlare liberamente. Tante persone la pensano come lui, “il martire del libero pensiero”, ma nessuno ha la forza di esprimersi perché si andrebbe contro una “grande istituzione”, che è stata superata nei tempi ma continua a fare la storia.

Lai Enrico

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